Il nastro in Teflon per idraulica è la soluzione ideale per sigillare le filettature dei raccordi delle tubazioni ed evitare spiacevoli perdite. Si tratta di un materiale molto semplice da usare, anche per chi non ha esperienza in campo idraulico.

Cos'è il Teflon?

Dalla sua scoperta, avvenuta nel 1938 ad opera del chimico Roy J. Plunkett nei laboratori della DuPont, il politetrafluoroetilene (più semplicemente detto PTFE) ha saputo ricavarsi un ruolo chiave in diverse applicazioni. Questo composto, a cui spesso ci riferiamo col nome commerciale di Teflon, è conosciuto al grande pubblico come antiaderente in pentole e padelle.

Il PTFE o Teflon è un polimero, ossia una struttura composta da una catena di molecole di tetrafluoroetilene legate come "mattoncini" una con l'altra. Il Teflon è un materiale che presenta un punto di fusione molto elevato ed è anche stabile a basse temperature, quindi è molto resistente alla corrosione.

Il Teflon trova vasto impiego per congiungere un tubo filettato con un raccordo di un impianto idraulico o pneumatico ad aria compressa. Il nastro viene utilizzato come una vera e propria guarnizione.

Teflon vs. Canapa: Qual è la Differenza?

Il teflon e la canapa svolgono lo stesso lavoro: impedire all’acqua in pressione all’interno di un tubo di fuoriuscire dalla filettatura di un raccordo. Il teflon rispetto alla canapa permette di conseguire dei tempi di lavorazione più rapidi, permettendo alla tubatura di essere messa subito in “funzione”. Inoltre, l’aspetto estetico è più gradevole per una minore visibilità della sigillatura.

La canapa per idraulica e la pasta verde sono ancora molto adoperati da chi esegue riparazioni idrauliche o impianti di nuova posa; tuttavia, la manualità dell’utilizzo necessita di una maggiore esperienza, e molti idraulici o tubisti disdegnano l’utilizzo del teflon, indicandolo come strumento per il fai da te.

Come Applicare Correttamente il Nastro in Teflon

Prima di applicare il nastro sui tubi da raccordare, ci sono alcune cose che devi sapere per poter eseguire un lavoro a regola d'arte:

  1. Assicurati di pulire accuratamente entrambe le filettature (maschio e femmina) dei tubi da raccordare. Cerca di rimuovere qualsiasi residuo di sporcizia o accumulo di materiale o di vecchio sigillante rimasto sulle filettature, in modo da ripristinarne lo stato originale. In questo modo potrai applicare il nastri in teflon in maniera uniforme e ottimale. Spruzza il prodotto direttamente sulla filettatura dei tubi che andranno raccordati, quindi puliscila con un panno morbido.
  2. Prima di applicare il nastro in teflon, attendi che la filettatura sia completamente asciutta.
  3. Tieni il rotolo di nastro nella mano dominante e il tubo da sigillare nell'altra. Trova la seconda cresta del filetto partendo dalla fine del tubo e allineala con l'inizio del nastro in teflon. Se parte del nastro in teflon copre la prima cresta della filettatura o sporge dalla fine del tubo, potrebbe bloccare il flusso d'acqua o di gas al suo interno.
  4. Applica il nastro in teflon tenendolo ben teso mentre lo avvolgi sulla filettatura seguendo sempre la medesima direzione. Consiglio dell'Esperto: si dovrebbe sempre applicare il nastro seguendo la direzione della filettatura che nella maggior parte dei casi si sviluppa in senso orario.
  5. Mantieni il nastro ben teso e avvolgilo con cura intorno al tubo seguendo la direzione delle spire della filettatura dall'inizio alla fine. Mentre avvolgi il nastro intorno al tubo, fai in modo che metà si sovrapponga all'avvolgimento precedente e metà alla filettatura. Una volta raggiunta la fine della filettatura taglia o strappa il nastro per completare l'avvolgimento.
  6. Fai scorrere il pollice lungo tutti gli avvolgimenti di teflon che hai applicato sulla filettatura in modo da farlo aderire perfettamente. Se non riesci a vedere la sagoma della filettatura attraverso il nastro in teflon, significa che non è abbastanza teso o che ne hai applicato troppo.

Ulteriori Suggerimenti e Avvertenze

  • Usa il nastro sigillante e il sigillante per tubi se stai realizzando un impianto di tubazioni che dovranno trasportare acqua sotto pressione. Dato che il nastro in teflon potrebbe cedere o allentarsi se utilizzato da solo per sigillare i raccordi di tubi ad alta pressione di acqua o gas, abbinalo a del sigillante per tubi per avere una protezione aggiuntiva contro le eventuali perdite.
  • Se stai lavorando con dei tubi in PVC, assicurati di acquistare un sigillante liquido creato appositamente per questo tipo di materiale o adatto alla plastica.
  • Applica uno strato sottile e uniforme di sigillante su tutta la filettatura ad eccezione della prima cresta del filetto. Se il sigillante che hai acquistato è dotato di pennello direttamente attaccato al tappo della confezione, usalo per applicare e stendere uno strato di sigillante su tutta la superficie del nastro. In caso contrario, applica un po' di sigillante sulla filettatura e poi spalmalo uniformemente usando un dito o un vecchio pennellino pulito.
  • Se stai costruendo un impianto idraulico civile standard, usa il classico nastro in teflon bianco o in PTFE per uso idraulico. Se stai realizzando una conduttura per l'ossigeno, allora usa il nastro in teflon di colore verde o creato appositamente per questo utilizzo (fai riferimento alle istruzioni sulla confezione).
  • Dopo aver avvitato i tubi, smetti di stringere non appena avverti resistenza. Serrando eccessivamente i raccordi rischi di spanare la filettatura o di danneggiare il filetto.
  • Dopo aver collegato fra loro i segmenti di tubo, esegui un test alla ricerca di eventuali perdite.
  • Occorre evitare di usare il nastro in teflon o il sigillante per tubi nel caso si utilizzino guarnizioni oppure tubi e raccordi a compressione. Ispeziona l'interno dei tubi e dei raccordi che devi collegare alla ricerca di guarnizioni nere all'interno. In questo caso, saranno le guarnizioni che dovranno avere un effetto sigillante ed evitare le perdite; aggiungere quindi il nastro in teflon non darà alcun beneficio.
  • Se il tubo che devi raccordare presenta la filettatura danneggiata o deformata, il nastro in teflon o i sigillanti per filetti non sarà efficace nel bloccare le perdite.

PFAS e Sicurezza del Teflon

Nonostante i composti fluorurati siano stati usati sin dagli anni '40, i PFAS sono diventati materia di discussione soprattutto a fine anni '90, con una prima causa intentata contro DuPont da William Tennant, un cittadino di Parkersburg (West Virginia, USA) e dal suo avvocato Robert Billot. Proprio Billot, dedicando decenni di sforzi al caso e ad una delle più grandi class action della storia USA, ha portato alla luce l'avvelenamento delle falde acquifere e degli ambienti di lavoro causato dall'acido perfluoroottanico (PFOA), una sostanza utilizzata nella produzione del Teflon. Gli effetti dannosi del PFOA erano già stati scoperti negli anni '70 e '80 da studi su animali e evidenze cliniche raccolte da aziende come 3M o la stessa DuPont, che però omisero di avvisare le autorità statali o di diffondere i dati alla comunità scientifica. Tra le più gravi conseguenze possiamo elencare diversi tipi di cancro, infertilità e malformazioni fetali.

In Italia, la situazione più preoccupante è quella del Veneto: decenni di attività industriale in questo settore hanno portato all'inquinamento delle falde in un'area tra le province di Verona, Vicenza e Padova. Uno studio del 2013 a cura dell'IRSA (Istituto di ricerca sulle acque) ha individuato concentrazioni di PFAS superiori ai valori all'epoca suggeriti dall'EPA, in assenza di livelli di riferimento o limiti di legge. In seguito a queste vicende, una ordinanza regionale ha vietato l'uso dell'acqua di falda se non a seguito di trattamenti con carboni attivi per abbattere gli inquinanti; a livello nazionale, sono state introdotte concentrazioni di riferimento per i composti fluorurati.

I Nostri Oggetti in Teflon Sono Pericolosi?

È il caso quindi di disfarsi di tutti gli oggetti in Teflon? Le indicazioni dell'AIRC, l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, sono rassicuranti sulla sicurezza degli oggetti di uso comune. Negli anni i processi produttivi sono cambiati, per cui anche durante la produzione della nostra pentola probabilmente non è stato utilizzato PFOA, che costituirebbe il pericolo maggiore. Il PTFE non risulta infatti un prodotto cancerogeno e non contamina i cibi, per cui possiamo utilizzare tranquillamente le moderne stoviglie. Lo stesso discorso può valere per altri oggetti come indumenti o guarnizioni e filtri usate nelle nostre case. In base ad uno studio pubblicato su Chemosphere, anche il "fine vita" dei prodotti in PTFE, qualora destinati ad inceneritori, non dovrebbe preoccupare, visto che le alte temperature di questi impianti causano la completa combustione dei prodotti ad anidride carbonica e acido idrofluoridrico.

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