La Cina, uno degli stati più grandi dell'Asia centrorientale, ha una storia millenaria di sviluppo territoriale e gestione delle risorse idriche. Questo articolo esplora l'evoluzione dell'assetto agrario e le complesse opere idrauliche che hanno plasmato il paesaggio cinese nel corso dei secoli.

Dai Primi Insediamenti al Fenomeno Urbano

Dai primi insediamenti al fenomeno urbano, l'organizzazione del territorio è rimasta legata a una dimensione cantonale, entro cui si coordinano le attività produttive e di scambio locale.

Le gerarchie insediamentali, desumibili dalla documentazione archeologica, sono integrabili per l'età storica da informazioni testuali che distinguono anche le città capitali, le città minori e gli anonimi villaggi. Il rapporto numerico varia nel tempo e nello spazio, ma si può suggerire un modulo-tipo con una capitale, una decina di cittadine e un centinaio di villaggi.

I collegamenti tendono a disporsi a raggio in pianure a regime pluviale; si correlano ai canali in pianure irrigue; seguono l'andamento vallivo delle aree montane. Negli stati estesi le unità cantonali permangono come "province".

La delimitazione delle unità territoriali risulta archeologicamente visibile nel caso di stele confinarie, in forma di cippi mobili o di rilievi rupestri. Il valore delle stele confinarie oscilla tra i due estremi di un preciso valore giuridico-catastale e di una simbolica affermazione di sovranità.

Dai testi che definiscono la delimitazione dei confini emerge una doppia natura del confine stesso: c'è una concezione ideologica del confine dinamico e c'è una concezione giuridica del confine come delimitazione dei territori tra due stati contigui.

L'Assetto Agrario e l'Irrigazione

L'assetto agrario del territorio nelle grandi vallate alluvionali è legato alla rete dei canali e alle modalità dell'irrigazione. In ogni caso la distribuzione e il controllo delle acque determinano un assetto compatto.

La sistemazione irrigua del territorio, oltre a variare regionalmente, si scagliona diversamente nel tempo: la rete dei canali in Bassa Mesopotamia è ancora di raggio locale alla fine del IV millennio e assumerà dimensione regionale alla fine del III e inizi del II millennio, per entrare poi in crisi per crescente salinizzazione, impaludamento e drammatici spostamenti nel corso del basso Eufrate.

Fuori dell'alluvio la sistemazione territoriale ha scala più modesta; le zone insediate e coltivate rimangono come isole divise da boschi e montagne per tutta l'età del Bronzo. Con l'età del Ferro iniziano più massicci interventi di disboscamento e terrazzamento dei declivi montani, la cui datazione archeologica resta ancora problematica.

A livello microanalitico l'assetto territoriale è legato alla forma dei campi. Tra tutti i sistemi, quello che comporta un intervento umano più drastico, e maggiore visibilità archeologica, è quello basso-mesopotamico dei campi lunghi.

La colonizzazione pianificata comporta interventi di ingegneria idraulica assai cospicui: sono attestati, dall'età neosumerica a quella neobabilonese, campi lunghi oltre 1 km, larghi pochi metri e dalla pendenza leggera ma continua.

Se le ricognizioni archeologiche rivelano un palinsesto di successive reti di canali, databili in base ai periodi di occupazione dei siti collocati sugli argini, dalle fonti vengono informazioni di dettaglio. I testi "catastali" relativi alle proprietà pubbliche e le descrizioni di campi privati danno le misure dei quattro lati, oltre a notizie sui confinanti utili per la ricostruzione del paesaggio agrario.

Tipologia ed Evoluzione del Villaggio

Tipologia ed evoluzione del villaggio - Nel corso dei millenni e sugli ampi spazi del Vicino Oriente, il villaggio muta per natura, struttura interna e per il rapporto con la città.

Una distinzione va stabilita tra il villaggio neolitico, di età preurbana, autonomo, e quello di età storica, economicamente tributario della città e politicamente dipendente dal palazzo reale.

In varie forme si assiste ad un flusso di risorse dal villaggio verso la città, cui corrisponde un flusso contrario, spesso modesto, in termini di protezione, servizi e tecnologie. Nelle zone di alluvio irriguo la centralità della città e la sua crescita demografica portano ad una crisi del villaggio, visibile nelle zone in cui siano state effettuate ricognizioni regionali dettagliate.

Attorno alla città, il territorio degli alluvi irrigui si popola piuttosto per fattorie isolate e nuclei amministrativi decentrati, con perdita delle forme di autogoverno che caratterizzano le comunità di villaggio. Più vitale è il villaggio nelle zone ad agricoltura pluviale, come risulta dai testi e dall'evidenza archeologica.

Il villaggio vicino-orientale dell'età del Bronzo ha una dimensione che va dalle poche case alle centinaia di nuclei familiari. Perso l'autogoverno e ridotto ad unità di computo per l'amministrazione centrale, il villaggio mantiene comunque i suoi organi collegiali, con competenze giudiziarie e di gestione interna, e mantiene forme comuni di gestione di certe risorse e forme di limitazione nell'alienabilità delle terre di proprietà familiare.

Con la prima età del Ferro la distanza tra città e villaggio diminuisce: i maggiori villaggi sono fortificati e dunque meglio protetti, si irrobustiscono le competenze di autogoverno e negli ambienti a forte componente tribale si identifica il villaggio con un eponimo in modo da collocarlo nella griglia genealogica mediante la quale lo stato "etnico" si autoidentifica con una comunità gentilizia.

L'espansione imperiale assira sin dal IX sec. a.C. porta a distruzioni e saccheggi di villaggi, con spopolamento delle zone interessate e perdita di ruolo dei villaggi. Verso la metà dell'VIII sec. a.C. si assiste anche a processi di ricolonizzazione, con creazione di nuovi villaggi che però per genesi e modalità di popolamento (deportati) sono semplici unità produttive palatine decentrate, senza tradizioni né possibilità di autogestione.

Altri Insediamenti Rurali e Pastorali

Se il villaggio è la forma insediamentale rurale prevalente, non mancano altre forme legate allo sfruttamento agro-pastorale. Centri di raccolta e inoltro delle messi sono attestati già in Alta Mesopotamia preaccadica.

Soprattutto dai testi emerge il tipo della "fattoria palatina" dotata di un frantoio per olio e dall'aspetto di torrione ben munito. Nell'Anatolia hittita il territorio agricolo ospita fattorie palatine e "case del sigillo" cioè magazzini di smistamento.

Specie nella Mesopotamia sumerica la terminologia diversificata degli insediamenti rurali fa sospettare una varietà tipologica che non si può ancora correlare alle realtà archeologicamente visibili.

Gli insediamenti pastorali erano certamente più diffusi di quanto la documentazione farebbe pensare. Si tratta di campi stagionali che seguono il ritmo della transumanza caprovina, per tutta l'età del Bronzo, e poi anche del nomadismo cammelliero, con l'età del Ferro; dunque, campi estivi in altura per la transumanza "verticale" e campi invernali nella steppa per la transumanza "orizzontale".

Insediamenti Speciali

Oltre ad insediamenti per la produzione primaria, si hanno insediamenti extraurbani che ospitano specifiche attività artigianali: villaggi di minatori, metallurghi e vasai possono essere attestati sia dall'archeologia sia dalla toponomastica antica.

Il caso di gran lunga più importante viene dall'Egitto, col villaggio di Deir el-Medina che ospitava gli artigiani occupati nella decorazione delle tombe reali durante il periodo compreso fra la XVIII e la XX Dinastia.

La pianta del villaggio, chiuso da un muro di cinta e con case ai due lati di un'arteria centrale, il contenuto delle abitazioni e la ricca documentazione epigrafica consentono di delineare la struttura socio-economica e la vita quotidiana di una comunità peraltro assai atipica, ma di grande interesse archeologico.

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