Ferrara è una città abbracciata da 9 chilometri di mura che ne racchiudono il cuore storico. Oggi le mura costituiscono un enorme giardino da vivere nel tempo libero e non solo, un luogo di incontro, relax e benessere, conformatosi attraverso i secoli. Baluardi, torrioni, porte ne scandiscono il ritmo, testimoniando anche l’evoluzione delle tecniche di difesa.

Le mura estensi, costruite tra il 1493 e il 1505 da Biagio Rossetti, Alessandro Biondo e Bartolomeo Tristano, segnano il passaggio dalla difesa verticale piombante a quella orizzontale o radente e rappresentano uno dei più qualificati esempi di architettura militare italiana di transizione rispetto al sistema bastionato successivo.

Un modo diverso per scoprire la storia delle Mura di Ferrara, dalle origini fino ai più recenti restauri? Andiamo alla scoperta dei Bagni Ducali.

La Residenza di Diporto dei Bagni Ducali

La residenza di diporto, detta della Montagna, fu fatta costruire sull’omonimo torrione da Ercole II d’Este: oggi nota come Bagni Ducali, venne edificata nel 1541 su progetto di Terzo Terzi.

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo il palazzetto viene denominato nelle fonti “Fabbrica del Bagno” o Bagni Ducali, toponimo ancora in uso, derivato dalla presenza di una stanza da bagno risalente all'epoca di Ercole d'Este. Nel 1799 le truppe francesi adibirono l’edificio a presidio militare e stalla, in seguito ulteriormente adattato a “reclusorio” dei precettati.

Architettura e Caratteristiche

Il piccolo palazzo rustico presentava i prospetti esterni affrescati da Battista Dossi, Girolamo da Carpi, Camillo Filippi e dal Garofalo. La montagna era rivestita di vigne e fiori e ai suoi piedi si estendeva una peschiera lunga oltre 200 metri (l’attuale viale Alfonso I d’Este).

Nata con funzioni prettamente militari, l'altura divenne presto una delle attrazioni naturalistiche della delizia della Montagna, ossia la residenza da diporto fatta costruire sopra l'omonimo baluardo dal duca Ercole II d'Este nei primi mesi del 1541: il progettista, probabilmente l'architetto Terzo Terzi, creò qui una serie di raffinati ambienti disposti attorno a un cortile quadrato con portici rustici su due lati, mettendo altresì a punto sofisticati impianti idraulici aspiranti l'acqua dal sottostante vallo al fine di soddisfare la grossa esigenza idrica delle strutture e degli ambienti superiori.

La rinomanza della residenza era però legata allo spettacolare e ricercato contesto ambientale, ricco di acque movimentate da complessi congegni idraulici e ruotante attorno alla montagna rivestita di vigne e fiori, ai piedi della quale si estendeva una peschiera lunga oltre 200 metri (l'attuale Viale Alfonso I d'Este).

La colossale montagna artificiale di terra venne innalzata nel corso del secondo decennio del '500, quando il duca Alfonso I d'Este decise di ricostruire tutta la cinta sudorientale, ammassando in questo punto tutta la terra ricavata dagli scavi delle nuove fosse.

Ecco una descrizione dell'epoca:

[…] delizioso Palagio, e giardino detto la Montagna di San Giorgio, nella quale entrandosi per il vaghissimo portone, che alla detta via della Giara fa dilettevole prospettiva, si scopre una gran Piazza, che dalla parte destra è ornata d'una bellissima fabrica dal Duca Hercole Secondo edificata, la quale oltre alle nobilissime stanze contiene in se un gran bagno, e per di fuori è abbellito di pitture diverse, di mano di Girolimino Carpi, e di Benvenuto Tisio detto il Garofolo, nella quale cenò Henrico Re di Francia nel suo ritorno di Polonia. Alquanto distante da questa evvi un'uccelliera, ove ne gli andati tempi vi si conservavano vivi diversità di uccelli paesani e forestieri. In prospettiva del detto portone nell'uscire della detta Piazza, entravasi in un folto bosco di piante diverse, che nel mezzo haveva una fonte da un laberinto intorniata. Alla sinistra eravi, sì come al presente si ritruova, una gran Montagna artificiosamente fabricata, ch'al piede alquanto indietro haveva una bellissima grotta, che per di dentro nel primo ingresso era fatta in forma di rotonda, con alcuni nichi lavorati di Grotteschi, e più oltre seguitando s'entrava in una picciola stanzetta quadrata lavorata di musaico, con pitture, e arabeschi dorati dilettevole molto. Alla Porta de detta grotta, per di fuori era situato un gran vaso quadrato, scolpito in finissimo marmo, come una fonte, e tutto il sopradetto hora sta negletto, e poco che distrutto. La detta Montagna si ascendeva e discendeva per dissotto a vaghissimi ed ombrosi pergolati di varie viti coperti, ed altre verdure, nella cui sommità haveva una mediocre Piazza serrata da pergolati a braccio di larice, con altre viti; dalla quale poi si scorgeva con gusto mirabile non solo la Città, ma il paese ancora. La detta Montagna era senz'ordine piantata ed imboschita di varie piante, e quella parte che risguarda la Città all'Occidente dal piè fin'alla cima era piantata d'una vigna bassa d'uve diverse.

Per il Portone della Giara più non s'incontrano altrimenti Giardini, non Laberinto, non Uccelliera, non Grotte, e non fonti per essere stati tutti rovinati, disfatti e spianati. Più non si discerne Peschiera, per essere stata ripiena di letame, et uguagliata al suolo. Più non Vigne, non Pergolati, e non fruttari, per essere stati tutti tagliati, e sradicati.

Le Mura di Ferrara Oggi

Se oggi i Bagni Ducali restano la sola testimonianza della grandiosità della Residenza estense della Montagna e del suo incredibile giardino, sono le mura intere a essersi trasformate in un vero e proprio parco, vedendo estendere il loro interesse da quello storico-architettonico, anche a quello naturalistico-culturale. Recuperato a partire dalla fine del secolo scorso attraverso un’oculata operazione di restauro, il perimetro è oggi restituito in tutto il suo fascino a chiunque abbia il piacere di fruirne.

Le mura mutano al mutare delle stagioni, delle luci nell’arco della giornata, e in chi le attraversa cambiano profondamente vista e sensazioni optando per il vallo, in passato pieno d’acqua, o per la sommità. Per chi a Ferrara vive, le mura appartengono alla quotidianità, quella quotidianità che esse stesse contribuiscono a definire, delineando, non solo per lo sguardo, un orizzonte e una soglia e concedendosi come locus amoenus. Per chi arriva alla scoperta della città sono loro il primo approdo: un luogo - idealmente circolare - da varcare per raggiungere il centro storico e da poter percorrere liberamente in tutta la sua lunghezza o anche solo su una parte degli attuali nove chilometri.

Flora e Fauna delle Mura

Il parco che delinea le mura accoglie circa 240 specie differenti di erbe, alberi e arbusti. È anche il luogo urbano col maggior numero di specie rare. Tanta ricchezza è dovuta all’andamento circolare della cinta muraria e alla presenza dell’ampio vallo circostante, che determinano molteplici e differenti condizioni di insolazione e umidità.

Gli alberi che si possono incontrare più facilmente sono gli alti bagolari e le robinie. Le mura sono popolate da numerose specie animali. Tra quelle avicole vi sono civette, passeri d’Italia, cinciallegre e cinciarelle, merli, pettirossi, ghiandaie, piccioni, rondini, rondoni, colombacci, cornacchie grigie e taccole, gazze, gheppi, gufi, tortore dal collare. Nella zona nord, più vicina al Po, si trovano aironi cenerini, garzette, gallinelle d’acqua, nitticore e tarabusini.

Fra i mammiferi si registra la presenza di topolini delle case e selvatici, pipistrelli, crocidure e ricci. Anfibi e rettili autoctoni sono presenti e protetti dalla legge regionale sulla “fauna minore” (L.R.

TAG: #Bagni

Potrebbe interessarti anche: