Nel cuore di Ortigia, tra le strette vie chiamate "rua" o "ruga", si cela uno dei più antichi bagni ebraici d'Europa. Situato nell'antico quartiere ebraico, la Giudecca, questo miqweh testimonia la presenza di una fiorente comunità ebraica siracusana, tra le più antiche del Mediterraneo.

Il Miqweh: Un Bagno Rituale di Purificazione

Il termine miqweh (in ebraico מקווה) si riferisce a un bagno ebraico utilizzato per abluzioni rituali. Questi bagni erano fondamentali per la purificazione prima di importanti rituali ebraici. A Siracusa, il miqweh si trova a 18 metri sotto il livello stradale, nei sotterranei di un edificio patrizio che oggi ospita un hotel, in via Alagona, civico 52.

La Scoperta e il Restauro

Al tempo del ritrovamento, il quartiere ebraico era in stato di completo abbandono. La famiglia della marchesa Daniele, decise di acquistare e ristrutturare un palazzo nel cuore della Giudecca, Palazzo Bianca. Durante il recupero architettonico, si accorsero che contigua ad un cortiletto, c’era una costruzione senza alcun accesso. Sopra questo blocco, vi era una stanzetta e allora intuirono che doveva esserci qualcosa sotto di molto prezioso.

Così, con opera certosina e spinti dalla voglia di riportare alla luce un passato prezioso appartenente alla storia millenaria dell’isola di Ortigia, cominciarono a bucare il muro e trovarono una piccola stanzetta piena di terra, con una volta a crociera. La ripulirono e scoprirono con grande sorpresa l’esistenza di una lunga scala. I lavori di sgombero dei detriti richiesero molto tempo e un grande impegno economico. Alla fine dei lavori di scavo, sgombero e restauro, vennero alla luce 58 gradini che formavano tre rampe di scale alla fine delle quali si aprì alla vista una grande sala, sommersa dalla fanghiglia, ma di grande magnificenza.

Architettura e Caratteristiche del Miqweh

Il miqweh di Siracusa è alimentato da acqua pura sorgiva. L’ingresso conduce direttamente al cunicolo scavato nella roccia che scende in una stanzetta rettangolare presso il cui centro vi sono tre vasche in cui sgorga ancora dell’acqua (proveniente dalla ricca falda acquifera siracusana che dà anche vita alla Fonte di Aretusa). La sala aveva forma quadrata, con quattro colonne che sostenevano una volta a crociera perfetta e, attorno a queste, vi era un ambulacro che le includeva tutte, con volte a botte.

Tutto intorno alla sala correva un sedile, scolpito nella pietra viva, a diciotto metri di profondità. Nel pavimento c'erano tre vasche poste a trifoglio con all’interno dei gradini. Durante la ripulitura dal fango, nel fondo delle vasche, ritrovarono anche dei cocci di ceramica delicatissima e delle piccolissime lucerne.

La sala ipogeica è di forma quadrata (m 5 per lato) con volta a crociera supportata da quattro pilastri risparmiati nella roccia che supportano anche le volte a botte che rappresentano la copertura dei corridoi che corrono lungo il perimetro della stanza. Lungo le pareti sono visibili i sedili. La volta a crociera sovrasta per un’altezza di m 2,23 tre vasche disposte a trifoglio, ma il progetto originario prevedeva l’escavazione di una quarta vasca, lavoro che non fu mai portato a compimento per motivi al momento sconosciuti. Sul piano di calpestio, rivestito di cocciopesto, le vasche sono state scavate ad una profondità di c.ca m 1,40 - con una capacità di 250 litri - e sono munite di 6 gradini che facilitavano l’immersione.

Condizione imprescindibile per un miqweh è che esso “deve essere costruito nel terreno o costituire parte integrante di esso, non può essere un recipiente mobile, nè può contenere acqua trasportata ma solo acqua che fluisce da una sorgente e si raccoglie o acqua di fiume che è a sua volta alimentata da una sorgente, o acqua piovana che deve raccogliersi naturalmente senza attraversare tubi di metallo o altro materiale come creta o legno che potrebbero rendere l’acqua impura, tranne che la conduttura non sia da considerare parte integrante del terreno".

Il Significato del Bagno Rituale

Nella comunità ebraica i rituali di purificazione assumevano un ruolo fondamentale. "Il bagno di purificazione nella religione ebraica rivestiva una funzione determinante ai fini della procreazione che, intesa come atto “divino”, richiedeva la donna libera dalle impurità derivanti dal ciclo mestruale". Esso poteva essere effettuato ogni qualvolta lo si desiderasse e non solo dalle donne.

"La donna deve bagnarsi completamente nuda con una immersione verticale, tenendo le braccia lontano dal corpo immergendo per qualche secondo completamente nell’acqua anche i capelli [..] Chi si converte all’ebraismo, se maschio, deve prima essere circonciso e poi immerso nel bagno, se donna deve solo praticare il rituale dell’immersione.

La Giudecca: Il Quartiere Ebraico di Ortigia

Il quartiere della Giudecca (chiamato Rabato, cioè sobborgo, rispetto al quartiere del Duomo) in Ortigia si venne ad organizzare lungo la parte orientale dell’isoletta e, fatto assolutamente importante da punto di vista topografico ed urbanistico antico, ricalcò esattamente l’andamento per strigas dell’impianto greco mantenutosi sino ad oggi pressochè inalterato. Faceva parte del quartiere ebraico il vicolo I alla Giudècca, la via del Crocefisso, fino alla contrada “di li muragli”, dove sorgevano piccole case con giardini e vigne.

Il centro delle attività commerciali erano le cosiddette platee, termine che può indicare sia le piazze che le vie commerciali con le botteghe. Non esiste giudecca senza sinagoga e bagno rituale (miqweh): a Siracusa questo complesso ebraico veniva identificato con la chiesa di San Filippo l’Apostolo.

La teoria della trasformazione da sinagoga a chiesa di San Filippo è stata smentita in base a due importantissime acquisizioni, una di carattere archeologico e l’altra di carattere documentario. La prima è un’iscrizione ebraica incisa su di un concio collocato nella parte alta dell’abside della chiesa di San Giovanni Battista che non si trova, ovviamente, nella collocazione originaria, ma che venne reimpiegato nella ricostruzione della chiesa dopo il terremoto del 1542. L’epigrafe, edita, trascritta e tradotta da Moshe Ben-Simon così recita: “...alla sinagoga di Siracusa /... fondata con giustizia e fede”.

Nella memoria collettiva dei siracusani era rimasto il ricordo dell’esistenza di una sinagoga che oggi si può con sicurezza far coincidere con la chiesa comunemente detta di San Giovannello, alla quale si collega il miqweh di Casa Bianca (oggi propietà della signora A. Danieli). Probabilmente abbandonato dagli ebrei dopo il 1492, venne scoperto alla fine del XVIII secolo e descritto ad esempio dal Logoteta nel 1786, dal Capodieci nel 1806 e dal Privitera nel 1879. Cadde poi nell’oblio sino alla riscoperta da parte della signora Danieli.

Un Tesoro Nascosto da Scoprire

Il miqweh di Siracusa è un luogo straordinario, ricco di storia e significato. Visitare questo sito offre un'opportunità unica per immergersi nella cultura ebraica e scoprire un aspetto affascinante del passato di Ortigia.

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