I Navigli di Milano rappresentano una delle caratteristiche più affascinanti e storicamente ricche della città. La storia dei Navigli inizia nel XII secolo, quando il canale Ticinello fu costruito per collegare Milano al fiume Ticino. Questo fu solo l’inizio di un ambizioso progetto di ingegneria idraulica che avrebbe trasformato la città.

L'Evoluzione dei Navigli: Un Percorso Storico

Nel 1471 la creazione della Martesana iniziò a modificare le sorti del fiume Seveso. Nel 1496 fu completato il tratto dalla Cassina de Pomm al ponte delle Gabelle, Seveso e Martesana si incrociarono. I problemi di inondazione continuarono creando gravi disagi nella parte meridionale della città.

A offrire la soluzione, sarà l’ingegnere Pietro Parea, ingaggiato da un gruppo di “Utenti della Vettabbia” che progetterà il prolungamento del Redefossi fino quasi a Melegnano: il costo dell’opera era assai elevato (un milione di lire milanesi), ma con molto realismo il governo austriaco rispose che la cifra era inferiore a quella sborsata per una delle ricorrenti esondazioni.

Uno dei periodi più significativi nella storia dei Navigli fu durante il Rinascimento, quando Leonardo da Vinci fu chiamato a Milano da Ludovico il Moro. Leonardo, con la sua mente geniale e la sua abilità ingegneristica, contribuì notevolmente al miglioramento del sistema dei canali.

Nel XVI e XVII secolo, i Navigli raggiunsero il loro apice. Milano era diventata un crocevia di commerci, con barche cariche di merci che attraversavano i canali giorno e notte. Il Naviglio Grande, in particolare, era vitale per il trasporto di legname, grano, vino e altri beni essenziali.

Tuttavia, con l’avvento della rivoluzione industriale e lo sviluppo delle ferrovie, l’importanza dei Navigli iniziò a diminuire. Nel XX secolo, molti tratti dei Navigli furono coperti o abbandonati, ma il loro fascino non svanì mai completamente.

La Nascita dei Bagni Pubblici e la Questione dell'Igiene

Oggi Milano è una città moderna, dove l’acqua scorre senza problemi dai rubinetti di ogni casa. Ma in passato non era così. Anzi, fino all’Ottocento, la maggior parte dei milanesi non aveva accesso a impianti igienici pubblici. Questo significava, di fatto, che non ci si lavava quasi mai!

La svolta arrivò solo nel 1887, quando nacque il primo bagno pubblico di Milano, situato al Ponte delle Gabelle, lungo il Naviglio Martesana. Non si trattava certo di un’elegante spa: il bagno consisteva in un’area delimitata da paratie di legno, con alcune cabine di fortuna. Incredibilmente, però, questo servizio era disponibile solo nei tre mesi estivi e, ancora più assurdo, era riservato esclusivamente agli uomini!

A cambiare la situazione fu Anna Maria Mozzoni, pioniera dei diritti femminili, che lottò per ottenere il diritto delle donne di usufruire dei bagni pubblici. Grazie alla sua battaglia, finalmente anche le milanesi poterono accedere a queste strutture. A colmare questa enorme lacuna arrivarono i Bagni dell’Annunciata, una vera e propria spa popolare per i milanesi dell’epoca. Situata tra i caseggiati, questa struttura offriva un piccolo giardino circondato da camerini con porticine e grate.

Il vero salto di qualità nell’igiene pubblica milanese arrivò nel 1934, con l’inaugurazione della Piscina Cozzi in viale Tunisia. Fu la prima piscina coperta d’Italia e la più moderna d’Europa, con trampolini da 5 e 10 metri e spalti capaci di accogliere un vasto pubblico.

I Bagni Popolari e le Piscine Lungo i Navigli

Per anni all’incrocio del Ponte delle Gabelle rimasero le vasche di smistamento delle acque tra la Martesana e il Redefossi. La presenza di così tanta acqua in quel punto, già sfruttata per l’antica Manifattura Tabacchi che si trovava lungo l’attuale Via della Moscova, tra Corso di Porta Nuova e Via san Marco, fece sì che in questo luogo sorgessero a partire dal 1870 delle piscine (l’acqua all’epoca era ancora ottima).

Le prime tra via San Marco e via Castelfidardo, 3 grandi piscine dei Bagni Popolari Castelfidardo, con annesse strutture ginniche e per tirare di scherma. Nel 1894 la singola piscina costruita al di là del naviglio dei Bagni San Marco, riscaldata, di dimensioni più ridotte.

Spesso comunque, attorno allo scolmatore i ragazzini si divertivano a tuffarsi e bagnarsi nei mesi estivi, rendendo molto popolare e fotografico quest’angolo di Milano. Il percorso lungo i bastioni fu tombinato negli anni Trenta, contemporaneamente alla copertura della fossa interna dei Navigli. Rimase scoperto ancora per pochi anni il tratto in questione, poi nei primi anni Sessanta, vista l’inutilità del canale, venne coperto.

Naturalmente anche il nostro bell’incrocio, che fu uno degli ultimi tratti ad essere nascosti.

La Vita Lungo i Navigli: Un Ambiente Cosmopolita e Popolare

MILANO - “A inizio ‘900 questo era un quartiere di persone povere, popolari. C’erano i marinai dei barconi, c’erano gli artigiani, gli operai che a Porta Genova facevano i facchini. C’era un sacco di osterie antiche e un po’ di malavita. Malavita bonaria. Ladruncoli, più che altro. Poi, durante la seconda guerra mondiale, con i bombardamenti, sono venuti qui gli sfollati perché si pagava molto poco l’affitto”. E’ la storia vissuta del Naviglio Grande di Milano raccontata da Giorgio Pastore, vecchio antiquario di ‘Porta Cicca’, proprietario dell’ultima Bottega Storica del Naviglio Grande, “L’Arzigozzoviglieria”.

“Ma no - risponde Giorgio - c’era tutto un sistema di vita differente. La gente abitava nelle case di ringhiera. Non aveva l’acqua in casa. Il bagno era in comune. La fontana era in comune. E vi era un tipo di vita molto solidale, molto rispettosa gli uni degli altri. Tanto è vero che dopo la guerra, quando sono arrivati gli immigrati dal Meridione, qui erano a loro agio. Magari gli davi del terùn, ma in modo amichevole. Si era amici comunque.

“Sì, certamente - mi dice convinto Giorgio, che prosegue nel racconto - arriviamo agli anni ’50. L’ambiente sul Naviglio era più confacente all’arte, all’innovazione, alla cultura popolare di Milano, a uno stile di vita che ricordava il passato. Onesto, laborioso, vivace, forte”. Giorgio è nato a Genova, ma da sessant’anni vive a Milano. Ormai è un profondo conoscitore dei milanesi.

“Dopo i pittori, sono arrivati gli architetti - riprende il filo del racconto - i rigattieri che facevano la “Fiera di Sinigaglia”, i restauratori. C’erano degli artigiani bravissimi che avevano un orgoglio del loro lavoro e più che pensare al guadagno pensavano a eseguire lavori a regola d’arte. Piano piano si è formato un ambiente cosmopolita, variegato, molto affiatato. Un ambiente cementato dalla cultura milanese, che rispettava i valori umani.

La Riqualificazione Urbana e il Futuro dei Navigli

Negli ultimi decenni, grazie a progetti di riqualificazione urbana, i Navigli sono tornati a splendere. Oggi, le sponde dei canali sono popolate da caffè, ristoranti, gallerie d’arte e negozi, diventando uno dei luoghi più vivaci e frequentati di Milano.

Abbiamo la sensazione che il grande progetto della riapertura dei Navigli a Milano, i famosi otto chilometri che sono stati chiusi nel periodo fascista dalla Cassina de Pomm alla Darsena, abbia perso un po’ di attenzione anche da parte dell’amministrazione comunale. Rispetto a dieci anni fa, quando la stragrande maggioranza dei cittadini milanesi andarono a votare per sostenere questa grande idea e la giunta Pisapia avviò la procedura per lo studio di fattibilità.Una disattenzione in netta contraddizione con la consapevolezza, che invece è cresciuta, che gli otto chilometri da riaprire sono assolutamente necessari alla riattivazione della grande rete dei Navigli lombardi.

Circa centocinquanta chilometri, da riqualificare, già esistenti, che potrebbero rappresentare con i Navigli riaperti a Milano, una delle più grandi reti di vie interne navigabili di tutta l’Europa. In contraddizione inoltre con la sensibilità crescente nei confronti degli antichi borghi milanesi, molti dei quali attraversati dai Navigli, come ad esempio è il caso della Martesana. Il borgo di Gorla attraversato dal Naviglio, che è stato più volte paragonato per bellezza a una piccola Parigi.

Infatti, riaprire in Navigli a Milano per realizzare la grande rete dei Navigli lombardi, per navigare con canoe, barche e barchette (così come avviene in tutto il resto d’Europa), per fare il bagno nelle acque pulite che arrivano qui dal Lago di Como. Ma riqualificare le nostre acque, soprattutto in una grande città come Milano, è conveniente da tanti altri punti di vista: è un investimento economico, soprattutto per il turismo, qualifica un approccio culturale nuovo, rende più bella la città e ci consente di recuperare un rapporto con la nostra storia. Che in altre parole, vuol dire recuperare un rapporto con le nostre radici e quindi con noi stessi.

L'Importanza dei Lavatoi e delle Lavandaie

Per esercitare un efficace ruolo di pulizia, l’acqua dei Navigli non deve essere né dura né stagna, ma molle e corrente, come dimostrano i requisiti chimico - fisici delle acque dei Navigli analizzati anche di recente. La pulizia del corpo dei Milanesi era in origine affidata alla cosiddetta “pulizia secca”, demandata cioè al cambio della biancheria; i frequenti cambi di abito, soprattutto degli indumenti bianchi, incrementavano il lavaggio a carico delle lavandaie.

“Anziché abbattere il coperto del Figini o ampliare la piazza del Duomo - raccomandava lo storico Cesare Cantù - preferirei vedere costruiti i lavatoi, dove il pezzente potesse andare, torsi di dosso l’unica camicia e gli unici calzoni, vederli risciacquati, lisciati lì per lì, e rimetterseli partendo con la spesa di un soldo”. I molti lavatoi costruiti lungo i Navigli, fuori dalla cerchia interna, servivano la città e i nuclei rurali da dove provenivano le lavandaie al servizio delle famiglie Milanesi.

Tra le mani delle donne che sciacquavano, strizzavano, sbattevano e coprivano di cenere gli abiti per la cosiddetta “imbiancatura”, non passavano semplici indumenti, ma anche la credibilità dei governanti di Milano: una grande responsabilità per le lavandaie, che conoscevano tutti i metodi ( “l’olio di gomito”) per restituirle al massimo del candore. Tra gli “ingredienti” più importanti del bucato erano utilizzati acqua corrente - quella dei canali milanesi - e un’energica sbattitura su una tavola di legno - il “brellin”.

89 è il numero dei lavatoi sulle sponde dei tre Navigli sopra indicati. 19 è il numero dei lavatoi nella città di Milano. “Moltissime lavandaie lavorano al Brellin. “El Brellin” è stato il primo lavatoio pubblico di Milano adiacente al Naviglio Grande e prende il nome dal panchetto dove le lavandaie si appoggiavano per lavare i panni con l’acqua derivata da un fontanile.

Di origine lombarda, egli studiò per circa dieci anni soggetti dal vero lungo il Naviglio Grande. Tra i lavatoi più importanti lungo il Naviglio della Martesana si segnala il lavatoio di Vaprio d’Adda, un lavatoio coperto sopra cui si erge la villa del duca Visconti di Modrone. La struttura presenta tratti simili a un tempio greco, con un colonnato a sorreggere la copertura.

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