Se la Spagna ha Ibiza e Formentera, l’Italia punta tutto su uno dei gioielli che si specchiano sul Mar Ligure: Forte dei Marmi. Questa rinomata località di villeggiatura, situata in provincia di Lucca, nel cuore della Versilia, attrae anno dopo anno il jet set.
Il successo di Forte dei Marmi come meta turistica ebbe inizio nel primo dopoguerra, quando la cittadina venne presa di mira da aristocratici, uomini d'affari, artisti e personaggi famosi che qui decisero di costruire prestigiose ville per godere di una vacanza all’insegna della privacy.
L'Esclusività di Forte dei Marmi
A testimoniare il suo essere sempre e comunque sulla cresta dell’onda è anche la ricerca condotta da Fimaa-Confcommercio, con la collaborazione di Nomisma, che ha confermato il prestigio e l'esclusività della località: se in altre regioni e località d'Italia cala il prezzo delle case vacanza, a resistere sul mercato con prezzi invariati figura proprio Forte dei Marmi con costi che aggirano intorno ai 14.000 a metro quadrato.
La lista degli ospiti vip da queste parti è lunga, lunghissima. Quest’anno le sue spiagge sono state prese di mira da personalità come Federica Panicucci e famiglia; Michelle Hunziker con il marito Tomaso Trussardi e le figlie Sole e Celeste nonchè i maschi di casa Briatore, Flavio e Nathan Falco, che godono di bagni in mare a tutto divertimento in assenza di mamma Elisabetta volata in Sardegna.
Bagno La Fenice: Un'Oasi di Relax ed Eleganza
La vita qui scorre piacevolmente tra i prestigiosi stabilimenti balneari come il Bagno La Fenice, uno dei più eleganti ed esclusivi. Qui si possono godere intensi momenti di relax tra la spiaggia di sabbia finissima e un mare cristallino. E che dire della piscina con tanto di vasca idromassaggio, la perfetta ciliegina sulla torta.
Nel cuore vivo e pulsante della Versilia, Forte dei Marmi, su una spiaggia di sabbia finissima e affacciato su un mare cristallino, il Bagno La Fenice Vi dà il suo caloroso benvenuto. Il Bagno La Fenice vuole offrire a tutti i suoi clienti una spiaggia dove poter trascorrere le vacanze estive all'insegna del relax, dell'eleganza e della modernità.
Il nostro stabilimento balneare è dotato di una vasta spiaggia, un'area piscina dove passare piacevoli momenti di tranquillità e un ristorante dove gustare le tipiche specialità di pesce della zona. Per scoprire tutto ciò che il Bagno La Fenice Vi può offrire, potete navigare sul nostro sito internet, che, anche attraverso le gallerie fotografiche, Vi fornirà una panoramica completa sui servizi del nostro stabilimento.
Il Fascino Senza Tempo di Forte dei Marmi
Agosto 1929: l’intrepido Achille Franceschi, primo sindaco di Forte dei Marmi, comprò per poche lire una piccola capanna sul lungomare di quello che era un minuscolo borgo di pescatori, di cui il mondo ignorava o quasi l’esistenza. Sembra incredibile, ma è in quel momento che nasce il mito del «Forte».
In un articolo del 1954 Indro Montanelli, allora ragazzino e protagonista di quei giorni: «Di grandioso non c’era nulla e nessuno poteva prevedere le conseguenze di quella iniziativa». Franceschi, attorno a quel disordinato ammasso di paglia, «costruisce una tettoia di frasche, la rivestì di tela di sacco, la tinse di verde, avorio e arancione», racconta il grande giornalista.
Poi: con due assi di legno, un po’ di corda e un po’ di paglia mise su un trespolo adibito a bar. E con quel suo tipico misto di candore e di megalomania, Franceschi diramò gli inviti per l’inaugurazione.
Quasi un secolo di storia, contraddistinto sempre da un lusso mai ostentato, dalla frequentazione di industriali, che però ospitavano spesso grandi intellettuali. Ma allora come si arriva alle feste in stile Miami o Ibiza (dipende dai gusti) di oggi? Come si arriva al party organizzato al bagno Annetta, con acrobati e ballerini, tavoli in riva al mare e, soprattutto, con un suv Lamborghini esposto in spiaggia in piena notte?
Il fastidio per le vacanze «Miami style» È poi chiaro che, se ci si volta indietro, in molti da queste parti rimpiangono i tempi in cui Eugenio Montale passeggiava (e litigava) con Carmelo Bene, Cesare Pavese era ospite a casa degli Occhetto o l’Avvocato girava a piedi con gli zoccoli di legno. E quando gli Agnelli se ne andarono, qui, fu un duro colpo.
Oggi, di quella genia lì, è rimasto poco o nulla, a parte la serenità di Massimo Moratti che gira con la sua bici mezza arrugginita. E sempre qui, secondo l’ultimo studio di Luxury estate, c’è il 77% dei 3,5 miliardi di euro di valore immobiliare stimato lungo i 20 chilometri di litorale della Versilia.
È questo enorme afflusso di capitali, in gran parte arrivati dalla Russia ben prima del Covid, che ha trasformato Forte dei Marmi: «Semmai snaturato» dice Tiziano Lera, storico architetto con studio sul pontile, che qui ha costruito molte delle storiche ville usando materiali e colori autoctoni.
«Ora prevale il “Miami style”, case tutte bianche, con le palme e altri ammennicoli che niente hanno a che fare con la cultura di questi luoghi».
Genovesi conosce la materia, alla quale dedicò un pamphlet, del cui titolo c’è poco da interpretare: Morte dei Marmi , racconto di quello tsunami di denaro che «qui ha stravolto tutto».
«Sono ovviamente d’accordo con la linea dura del sindaco: fa di tutto per impedire la distruzione definitiva di questo posto. È il minimo che si faccia così, però è anche vero che ci si trova ad arginare un fenomeno, quello del cafonal, che purtroppo ha dimensioni enormi. I ristoranti costano un occhio, i bagni idem... Pensi che noi fortemarmini, ormai, difficilmente ci possiamo permettere di mangiare qui, e addirittura di andare al “nostro mare”», si confessa con amarezza.
Tra i pochi «eroici» gestori di stabilimenti che mantengono prezzi «umani» c’è Roberto Santini, anima del bagno Piero, la casa dei Moratti, che accanto ha preso in gestione lo stabilimento comunale «Alle Boe», bello e colorato: 35 euro, invece degli almeno 150 euro di quello adiacente frequentato dai vip.
«Come sta il Forte oggi? Ha una forza interiore che sicuramente lo manderà avanti negli anni: è però importante mantenere la rotta giusta», precisa Santini.
E se uno dei simboli del Forte dà un segnale del genere, significa che il bivio davanti a cui si trova il sindaco è davvero importante: «È anche per questo che ribadisco il “no” dell’amministrazione al turismo sguaiato» spiega Murzi.
«Abbiamo 100 bagni: se fanno 100 discoteche il paese non regge. Chi vuole proseguire sulla strada degli eccessi, intese come violazione delle comuni regole concordate, sappia che non lo permetteremo, almeno fino a quando io sarò qui. E questo principio vale per tutti, non solo per gli stabilimenti balneari».
Onda Marina I: Un Secolo di Storia e Tradizione
In un paese sempre più divorato da griffe e investitori stranieri, c’è una romantica storia tutta in salsa fortemarmina. Il bagno Onda Marina I vanta la più antica concessione, datata 1904, con una gestione familiare ininterrotta.
Ai festeggiamenti del lusinghiero traguardo ha partecipato il sindaco Bruno Murzi visto che Onda Marina I ha volutamente mantenuto le caratteristiche della villeggiatura fortemarmina che si integra con l’ambiente: non a caso fu scelto nel 1995 dal regista Anthony Minghella per girare "Il paziente inglese" (9 premi Oscar) proprio per l’assenza di costruzioni alle spalle e solo vegetazione a incorniciare le cabine.
Era il 28 luglio 1904 quando Roberto Giannotti con la moglie Maria Teresa Balderi ottennero dalla Capitaneria la concessione dell’arenile che allora comprendeva anche gli attuali bagni Onda Marina II e La Fenice.
Oggi alla guida dell’Onda Marina I, 150 punti ombra tra ombrelloni e le particolarissime tende con copertura in rafia, ci sono i fratelli Marco, Maria Teresa e Franco Giannotti (ex presidente dei balneari) con i soci, terza generazione di una storia di salmastro e accoglienza.
"Siamo nati sulla spiaggia -racconta Maria Teresa - e anche se lo stabilimento si è naturalmente evoluto, abbiamo mantenuto la linea tracciata: qui arrivano tanti industriali in anonimato.
La Fenice e il Teatro: Un Nome Che Risuona nella Storia
La struggente cabaletta finale della Lucia di Lammermoor Tu che a Dio spiegasti l’ali è appena stata eseguita nel corso delle prove serali al Teatro La Fenice di Venezia: l’opera di Donizetti promette di far faville e c’è grande ottimismo per le rappresentazioni davanti al pubblico.
Il Teatro La Fenice fu inaugurato il 16 maggio 1792, era la Festa della Sensa. È risorta due volte dalle sue stesse ceneri e dall’acqua. È stato ed è sede di numerose prime assolute di opere di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Stravinsky, Prokofiev, Britten, Nono, Maderna.
Così recita il bando di concorso per l’erigendo Teatro La Fenice, pubblicato il 1 novembre 1789, una volta superati i limiti di una legge suntuaria che fissava a sette il numero dei Teatri funzionanti nella Dominante.
All’una e mezza di notte, infatti, il custode del teatro venne svegliato all’improvviso dall’odore del fumo denso e acre che stava cominciando a invadere la sua stanza. L’allarme venne dato immediatamente in quelle prime ore del 13 dicembre.
L’impegno di cui si resero protagonisti i pompieri di Venezia fu enorme, tanto da riuscire a salvare dalla distruzione e dalle fiamme l’atrio, la sala da ballo e le bellissime sale Apollinee. Per il resto, invece, non ci fu niente da fare, visto che l’incendio non si arrestò per ben tre giorni e tre notti, anche se bastarono poche ore per cancellare improvvisamente la platea e il palcoscenico.
In particolare, il pittore Tranquillo Orsi si occupò della decorazione del soffitto, mentre Giuseppe Borsato venne incaricato di fare altrettanto in relazione al palco reale. Gli stucchi dell’atrio beneficiarono di un restauro importante e grandi elogi vi furono per le scene affrescate settecentesche che furono sostituite e rimpiazzate da specchi e piccoli marmi, in modo da far risaltare meglio l’architettura.
Fu soprattutto Giuseppe Verdi a dare lustro a questo teatro rinato con molte prime rappresentazioni importanti di suoi lavori. Si possono ricordare, ad esempio, l’Ernani, la cui prèmiere avvenne proprio alla Fenice il 9 marzo 1844, l’Attila (17 marzo 1846), Rigoletto (11 marzo 1851), il celebre fiasco della prima Traviata (6 marzo 1853) e Simon Boccanegra (12 marzo 1857).
Sette anni dopo questa catastrofe si conobbe finalmente il risultato dei lavori di restauro e ricostruzione, i quali erano stati ispirati a un motto ben preciso: com’era, dov’era.
Le Cinque Terre: Un Paradiso UNESCO
Nel 1997 sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, dal 1998 sono divenute Area marina protetta (Amp) e dal 1999 Parco nazionale delle Cinque Terre, ma da molto prima, cioè da quando sono meta privilegiata dei viaggi culturali, oltre che per scopi naturalistici, le Cinque Terre sono tra i soggetti preferiti da artisti e scrittori di tutto il mondo.
Situate in Liguria, in provincia di La Spezia, ai limiti della Riviera di Levante, le Cinque Terre sono così chiamate perché cinque sono i paesi - tre comuni e due frazioni - che le vanno a comporre: da est a ovest Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare.
Ad accomunare questi luoghi sotto un unico nome proprio contribuiscono sia la conformazione geografica e territoriale simile, sia un’economia basata soprattutto sulla piccola pesca e sull’agricoltura, viticoltura in particolare.
Monti scoscesi (Dante Alighieri ne paragona l’aspro paesaggio alla rupe del Purgatorio), dirupi ai quali si aggrappano le piante della macchia mediterranea, specialmente la vite e l’olivo.
Muretti a Secco Protetti dall’Abbandono
I muretti a secco, come fanno parte del Patrimonio riconosciuto dall’Unesco, sono anche nell’immaginario di questi luoghi e rientrano opportunamente in un progetto di protezione del Parco delle Cinque Terre.
Presenti da almeno un migliaio di anni in questo angolo della Liguria, sono stati adottati dall’uomo quale ingegnoso espediente per contenere i terreni da coltivare una volta terrazzati. Si parla di oltre 7.000 chilometri di muretti a secco, quasi quanto è lunga la Grande Muraglia Cinese; interessano la fascia costiera fino a un’altezza di 450-500 metri s.l.m., partendo a volte da pochi metri dalla riva, e si dipanano su circa 2.000 ettari di terreni.
Questa monumentale opera dell’uomo che ha modellato la verticalità dei pendii in un numero enorme di piccoli e minuscoli appezzamenti di terra, chiamati nell’uso dialettale «cia’n», oggi però rischia l’abbandono.
Perciò, per contrastarne il declino, il Parco nazionale delle Cinque Terre ha avviato un progetto per tutelare e conservare questa importante testimonianza paesaggistica, storico-culturale e anche economica.
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