La splendida Santa Caterina, una vivace località della cittadina di Nardò, si caratterizza per ville candide affacciate sullo Ionio. Mare cristallino con colori e sfumature dal turchese al verde smeraldo, tra spiagge e punti rocciosi si svela Santa Maria al Bagno. Il paesaggio è delineato da una serie di gradoni che discendono verso il mare. La località nasce come avamposto difensivo contro gli attacchi dei Saraceni.
Sono presenti infatti due torri d’avvistamento del XVI secolo a pianta quadrata (Torre Santa Caterina e Torre dell’Alto) poste in posizione sopraelevata rispetto al mare. Lungo i 7 chilometri di costa del Parco (tra la periferia nord di Santa Caterina e la Palude del Capitano) sorgono 3 torri di vedetta, da sud a nord: Torre dell’Alto, Torre Uluzzo e Torre Inserraglio. Le torri erano un presidio della costa resosi necessario dopo che la presa di Otranto (luglio 1480) aveva messo in crisi il sistema difensivo medievale della città.
Il Circolo Nautico La Lampara: Un Punto di Riferimento per Santa Caterina
Il Circolo Nautico La Lampara a.s.d., costituto nel 1961 da un gruppo di amici, è diventato in breve tempo un importante punto di riferimento per Santa Caterina e per l’intero territorio di Nardò (LE). Da sempre dedicati alle attività sportive ed acquatiche, sin dal nostro esordio siamo stati affiliati alla Federazione Italiana Nuoto (F.I.N.), impegnandoci in una intensa attività che ha portato i nostri affiliati alla conquista di numerosi titoli regionali di categoria, fino a partecipare con successo al Campionato di Pallanuoto di serie D.
Dal maggio 1976 siamo affiliati alla Federazione Italiana Vela (F.I.V.); tale affiliazione ci ha permesso di dare il via all’attività agonistica portando alla convocazione di due nostri tesserati all’European Championship, nonché di essere autorizzati dalla F.I.V. come Scuola di Vela. Il Circolo Nautico La Lampara a.s.d. è affiliato con le principali Federazioni Italiane riconosciute dal CONI dedicate agli sport acquatici: in collaborazione con esse, organizza costantemente attività didattiche e sportive, sia agonistiche che ricreative, per adulti e bambini.
- Scuola vela ufficiale della Federazione Italiana Vela.
- Centro di Addestramento Sportivo riconosciuto e autorizzato dal CONI.
- Affiliati alla Federazione Italiana Nuoto.
- Affiliati alla Federazione Italiana Canoa e Kayak.
- Affiliati alla Federazione Italiana Sci Nautico e Wakeboard.
Il Circolo Nautico “La Lampara” è da sempre un luogo esclusivo dove i soci e le loro famiglie possono passare serene giornate estive, trascorrendo in tutta tranquillità il giorno nelle sale ricreative, oppure godendosi il sole nelle terrazze con accesso riservato al mare, o ancora gustandosi un gelato o un ottimo pasto preparato dal ristorante del Circolo, accompagnati solo dal dolce suono delle onde.
Per questo il periodo più ricco di attività è durante i mesi estivi, da giugno a settembre, durante i quali il Circolo si anima delle attività sportive, dei corsi dedicati a tutte le età, di serate mondane e ricreative, di tanti eventi culturali e iniziative sociali. Durante il resto dell’anno, proseguono le attività che impegnano i giovani atleti e lo staff tecnico, fra allenamenti e regate, nonché l’attività amministrativa che chiude l’anno trascorso, prepara la stagione nuova, coordina le varie attività invernali. Il Circolo Nautico “La Lampara” a.s.d. è incastonato sul litorale di Santa Caterina, direttamente nel mare.
La Tecnica della Lamparata: Un'Antica Tradizione di Pesca
La lamparata è un’antica tecnica di pesca che prevede l’accensione di una grossa lampada montata a poppa di un gozzo che attira i pesci grazie alla luce generata. Nel contempo un’altra imbarcazione, chiamata cianciola, cala una rete a circuizione in cui vengono catturati i pesci. L’esperienza ha inizio alle 21:00/21:30, il ritorno è previsto per le ore 00:30/ 1:00. Si svolge ogni mercoledì, giovedì, venerdì e sabato.
Ciànciolo, o anche saccoléva è il nome che indica la rete da circuizione per la cattura di piccoli pesci pelagici di banco (pesce azzurro). Tradizionalmente, la pesca avviene nelle ore notturne, con la rete a cinquecento metri in un preciso tratto di mare. La luce forte di una lampada (lampara) attrae il banco di piccoli pesci che saltano inconsapevolmente all’interno della rete e restano imprigionati in una sorta di cerchio che la cianciola, l’imbarcazione, fa girandosi su se stessa.
Quando arriva il segnale del lumista, la cenciola inizia a calare la rete a circuizione, per poi chiudere sotto di essa i pesci, mediante dei cavi d’acciaio. Qui sono già pronti altri marinai, che serviranno ai loro ospiti il menù: spaghetti con tonno (nostrano) olive e capperi, frittura di pesce pescato durante la serata, vino, acqua e anguriata finale. Un’esperienza esaltante da fare in totale allegria, pesca e cena compresa.
Al Marbella Club hai la possibilità di partecipare ad una lamparata organizzata con i pescatori del luogo.
Il Gozzo: Imbarcazione Tradizionale Ligure
Sulle spiagge di ogni paese della costa ligure, fino a pochi anni fa, potevano osservarsi i tipici gozzi, le piccole e caratteristiche imbarcazioni colorate dei pescatori locali: tirati in secca in attesa dell’uscita a pesca. Il gozzo veniva movimentato a terra con i pali (“parati”), tavole spesse di legno, a sezione trapezoidale, ingrassati con grasso animale bollito e posti trasversalmente alla spiaggia per farvi scorrere l’imbarcazione.
Il gozzo ligure è più piccolo del leudo (da una lunghezza di metri 3 - 4 a 10) ed un tempo utilizzato prevalentemente per la pesca, con propulsione che originariamente era a remi o a vela latina e più recentemente a motore (l’uso a motore trovò maggiore applicazione in ottica di utilizzo per altri scopi in ottica di maggiori guadagni, come il trasporto di turisti e più ampiamente per perseguire maggiore velocità di spostamento). Una particolarità dei tempi passati era misurare la lunghezza dei gozzi in palmi genovesi, dove un palmo equivale a circa 25 centimetri ed un normale gozzo da pesca era lungo da 22 palmi (5,5 mt.) a 26 palmi (6.5 mt.).
Questa imbarcazione veniva realizzata da un maestro d'ascia che conosceva a mente tutti i segreti costruttivi e, senza ricorrere a disegni, la costruiva ad occhio (posizionata la chiglia già completa di dritti sullo scalo, si partiva dall'ordinata maestra e con una serie di righelli verso prua e verso poppa venivano gradualmente sagomate le varie ordinate) o con l'uso di “garbi” (modelli di ordinata di legno dell'ossatura a grandezza naturale che, con le dovute correzioni era in grado di dare, partendo dall'ordinata maestra, una buona parte delle ordinate di prua e di poppa), trasmessi gelosamente di padre in figlio. L'elemento caratteristico di un gozzo ligure è la "pernaccia", il prolungamento di cm 20 - 30 del dritto di prora dal bordo, un elemento più decorativo che funzionale, anche se serve a legare (con un rapido nodo parlato) la cima dell’ancora o la cima di ormeggio.
Il gozzo era originariamente costruito completamente in legno, ma l’evoluzione dettata anche dall’installazione a bordo di un motore, che ha permesso di poter raggiungere velocità di 30 - 35 nodi, ha agevolato anche dalla sostituzione dell’originario materiale legno con la vetroresina per la realizzazione della carena.
La struttura portante del gozzo è una solida chiglia (di rovere, come i dritti di prua e di poppa che però potevano essere in alternativa di frassino), con sviluppo da poppa a prora, a cui sono attaccate una serie di costole (in rovere, frassino, olmo o acacia, ricavate da uno o più pezzi di legno a fibra curva naturale “i curvami”) che compongono l'ossatura dell'imbarcazione, formando una sorta di gabbia toracica, alla quale viene appoggiate le tavole lignee di fasciame (in genere di pino ligure, senza nodi, mentre le “cinte” cioè le tavole sotto il bordo, spesso impregnate e verniciate con prodotti trasparenti se di rovere o mogano, oppure lasciate a vista senza trattamenti se di teak), disposte longitudinalmente, installando la prima tavola dell'orlo ed il torello e seguite da tutte le restanti.
I masconi, la prua e la poppa sono molto tozzi e la chiglia ha funzione sia di struttura dorsale che da deriva, sporgendo sotto allo scafo e terminando a poppa all'altezza del timone, sorreggendo le femminelle, ed a prora con “pernaccia”. L’ossatura principale é costituita dai “madieri” sul fondo della chiglia, che si raccordano alle costole mediante gli “staminali” nel punto, detto ginocchio, in cui i fianchi dello scafo si collegano al fondo: dal centro barca verso prua, lo “staminale” si sovrappone al “madiere” verso prora, mentre la sovrapposizione avviene al contrario dal centro barca verso poppa.
Il piano di calpestio è costituito da un assito in legno, avente funzione di potervici camminare, ma senza avere un ponte continuo e stagno (trattandosi di una barca relativamente di piccole dimensioni), con alcune traverse (“banchi” con notevole “bolzone”, cioè molto incurvati verso l’alto, di teak o mogano, privi di braccioli verticali e puntelli a sostegno) sfruttabili da sedile per i passeggeri, e coperture all'estrema poppa ed all'estrema prora, sotto le quali vengono ricavati due gavoni (“gavone di poppa” e “gavone di prora”), delimitati da due paratie, usati per riporre attrezzatura nautica.
Il bordo può essere di frassino, rovere, mogano, e viene incastrato sulle teste delle costole e sulla cinta. Sulla falchetta si possono trovare due o tre paia di scalmi (di bronzo o di acciaio con gli stroppi di cuoio, o in fibra), a caviglia, sui quali poter fissare i remi (dotati di contrappeso, detto “girone”, per diminuire la fatica durante la vogata e renderli più equilibrati). I remi (solitamente di faggio, pesanti e con la pala lunga) sono bloccati sugli scalmi attraverso una legatura, detta “stroppo” (di cuoio).
Nei casi di gozzo a motore, quest’ultimo è di tipo diesel entrobordo (all'interno dello scafo), in un apposito spazio verso il centro nave, in modo da agevolare la tenuta al mare e l'efficienza dello scafo, collegato all'elica (posizionata all'estrema poppa dello scafo), attraverso un asse ed un pressatrecce o premistoppa a baderna, mentre il timone è incernierato a poppa, manovrabile con barra o con ruota, secondo le dimensioni dell'imbarcazione. Alcuni gozzi montano un motore fuoribordo (esterno alla barca), collegato da una piastra in legno impiantata a poppa al posto del timone, unendo il sistema di propulsione al governo dell’imbarcazione, potendo ruotare attorno ad un asse verticale. Altri hanno propulsione a vela latina montata su un unico albero a centro dell’imbarcazione ed issata mediante un'antenna.
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