A due passi dal mare si trova a Sori, a 100 metri da Spiaggia dei Bagni la Rotonda e 18 km da University of Genoa, in una zona dove potrete praticare l’escursionismo. Questo appartamento mette a disposizione un alloggio con balcone e WiFi gratuito. Questo appartamento comprende 1 camera da letto, un soggiorno, una cucina con utensili, frigorifero e macchina da caffè, e 1 bagno con bidet e doccia. Presso questo appartamento troverete asciugamani e lenzuola a disposizione. Aquarium of Genoa è a 19 km da questo appartamento, mentre Port of Genoa si trova a 25 km di distanza. Aeroporto di Genova-Sestri si trova a 27 km dalla struttura.
Sori, incantevole comune ligure affacciato sul Golfo Paradiso, offre uno splendido connubio tra mare e montagna. Questo borgo, circondato da una profonda valle e da versanti terrazzati, custodisce un patrimonio storico e culturale plasmato da generazioni di contadini, allevatori e marinai.
Il Territorio e le Escursioni
Il territorio di Sori, multiforme e talvolta aspro, invita all'esplorazione con numerosi itinerari escursionistici adatti a bikers e camminatori. Sono tanti i sentieri nella vallata di Sori, almeno una cinquantina di km, tutti curati con attenzione dall’associazione Amici Sentieri Golfo Paradiso. Questi percorsi, che si snodano tra pendii ripidi e crinali panoramici, offrono il privilegio di ammirare costantemente il mare. I tracciati ricalcano i sentieri e le mulattiere che in passato permettevano di raggiungere ogni punto del comprensorio.
Taluni sono di particolare rilievo, come un tratto dell’ Itinerario Storico Colombiano che da Terrarossa di Moconesi (ora Terrarossa Colombo) arriva a Quinto. Lungo il percorso si incontrano i resti dell’hospitalis di San Giacomo di Pozzuolo, una sorta di antica foresteria attiva tra il 1200 e il 1500. Altrettanto importante l’ultimo tratto dell’antica Via del Sale che collegava la costa alla Pianura Padana. Chi ama pedalare o camminare su percorsi semplici o impegnativi, sa che la costante compagnia di un panorama mozzafiato è un conforto e una gioia continua.
La Gastronomia: Un'Identità Plasmata dalla Tradizione
La varietà orografica di Sori e la tradizione divisa fra la vita marinara e l’agricoltura, hanno plasmato un’identità gastronomica basata su specialità talvolta singolari se non proprio uniche.
Le Trofie: Simbolo di Sori
Le trofie stanno a Sori come la fontina sta alla Valle D’Aosta. Se proprio non vogliamo sostenere che siano nate nelle piccole valli alle spalle del borgo marinaro - ci sono dati a sufficienza per suffragare la tesi -, possiamo affermare con certezza che la loro epopea moderna ha preso avvio proprio qui, grazie ad alcuni commercianti “visionari” - fra i quali Novella - capaci di lanciarle sul mercato genovese attingendo dalla produzione familiare.
Erano gli anni successivi al Secondo Dopoguerra. Le donne producevano le trofie nelle case, come avevano sempre fatto, ma anziché destinarle al solo consumo interno, o tuttalpiù al ristretto commercio locale, dovettero incrementare la produzione per far fronte alla richiesta del capoluogo. A Genova il termine “trofie” identifica da sempre gli gnocchi, e gli straordinari girelli che oggi tutto il mondo apprezza, si affacciarono sul mercato cittadino solo negli anni Sessanta, riscontrando da subito un notevole successo. Il resto è storia ormai conosciuta.
I Pansoti: Un Tesoro di Erbe Spontanee
A fare il paio con le trofie sono certamente i pansoti. Quelli fatti solo con le erbe spontanee - non parlate ai soresi di prepararli senza il preboggion! -, roba quasi sacra, da queste parti: pasta sottile, forma panciuta, ripieno leggero, cottura veloce, insomma, una chiccheria!
La Fainâ de Granōn: Un Tuffo nel Passato
Che poi qui un primato incontestabile lo hanno davvero, una di quelle specialità che sembrano riemergere da un passato lontano, fatto di cibi semplici e perfino rustici ma impareggiabili. La fainâ de granōn è una prerogativa di Sori. Ha l’aspetto di una sorta di polpettone per il quale gli ingredienti base sono la farina di polenta, ammollata in acqua o latte per alcune ore, le bietole e le cipolline in erba, entrambe crude e tagliate a listarelle, la prescinseua - per chi non la conoscesse, è cagliata leggermente acidula -, l’olio d’oliva e il sale.
Mescolati gli ingredienti, si prepara una teglia come si fa col polpettone e si distende l’insieme passandolo poi al forno per una mezzora. È roba d’altri tempi, quasi un tuffo in un passato sorprendente. Sono convinto si tratti di una ricetta antica, probabilmente anteriore all’arrivo del mais e dunque preparata, in tempi lontani, con semola di ceci, per esempio.
Le Focaccette: Un'Esplosione di Sapore
A dispetto del nome che potrebbe ricordare analogie con la focaccia, si tratta di una sorta di grossi ravioli ripieni di stracchino da friggere e servire caldi. La loro principale caratteristica è che la pasta, sempre molto morbida, dev’essere senza lievito. Il resto della lavorazione ricalca all’incirca quella dei ravioli: si tira una sorta di sfoglia non troppo sottile, si stende sulla spianatoia, si dispone lo stracchino a piccole dosi distanziate equamente, si ripiega la pasta su se stessa e infine si pratica un taglio con la rotella per separare le singole focaccette.
Prima di rimuoverle dalla spianatoia occorre premere bene i bordi saldando i due strati di pasta fra loro affinché lo stracchino non fuoriesca in cottura. Preparato l’olio ben caldo, si friggono avendo cura di rivoltarle affinché cuociano omogeneamente. Tutto facile, si dirà. Si, certo, scriverlo forse è semplice, prepararle a dovere richiede esercizio e manualità. Senza contare che ciascuna famiglia ha le sue “malizie”, chi nella preparazione dell’impasto, chi nel confezionare le focaccette, chi nel sistema di frittura. Insomma, sembrano tutte identiche, ma le piccole varianti di casa in casa rimangono.
Le Fugassette in Crescente: Una Variante Saporita
Capitolo a parte meritano le cosiddette fugassette in crescente, che presentano due differenze sostanziali rispetto alle “sorelle”: c’è lievito nella pasta e non contengono ripieno. In pratica, preparato l’impasto e formate le focaccette sottili a forma di grosso raviolo, si lasciano lievitare per poi friggerle in olio caldo. Subito dopo la cottura si possono farcire con formaggio, prosciutto o ciò che si preferisce, anche se in passato si mangiavano spesso come accompagnamento a cavolo nero lessato e salame. Entrambe le varianti spesso erano il cibo dei contadini impegnati nella fienagione.
La Storia delle Focaccette: Un Legame con il Passato
Quanto alla storia, pare che entrambe le varianti derivino dalla medesima ricetta arcaica. La leggenda più comune che ne fissa le origini rimanda al tempo delle incursioni saracene nei paesi costieri. Da queste parti si racconta che gli abitanti della costa si sarebbero rifugiati sui monti per sfuggire ai moreschi. Lassù avrebbero abitualmente preparato delle focaccette molto grezze, fatte di farina e acqua, cotte su piastre di pietra roventi e mangiate accompagnandole con formaggio autoprodotto.
Nei secoli successivi sarebbe stata la formaggetta a finire all’interno delle più “moderne” focaccette fritte. Nella storia della cucina ligure, almeno quella codificata nei ricettari classici ottocenteschi, non si trova traccia di focaccette col ripieno di formaggio ma solo di focaccie colla salsiccia, all’incirca analoghe a quelle con lo stracchino anche se preparate con pasta lievitata. E chissà se le focaccette citate nei libri di conto della famiglia Da Passano nel 1826 erano parenti lontane di quelle di Sori. Difficile dirlo, poiché la voce sui registri non reca traccia di spiegazioni in proposito.
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