Lido Azzurro e Torre Annunziata, entrambi simboli di un destino che sa di sconfitta, ma anche di speranza e rinascita. Sulla spiaggia di sabbia nera del vulcano Vesuvio, il racconto dei fasti di un tempo, quando artisti e intellettuali frequentavano il luogo, sbiadisce nei ricordi.

La Storia del Lido Azzurro: Dagli Anni d'Oro alla Rinascita

La storia del Lido Azzurro inizia con la scommessa di Luigi Manzo, che alla fine del secondo conflitto mondiale rilevò i Bagni Savoia dal commendatore Gargiulo. Quest'ultimo aveva ereditato i bagni Nunziante dalla famiglia che ancora oggi dà il nome alla rampa che sale dalla spiaggia al centro storico. A Manzo va il merito di aver trasformato uno stabilimento balneare in un esempio di imprenditoria turistica, centro della mondanità di una provincia tutt'altro che addormentata.

Gli Anni della Dolce Vita

Negli anni '60, la "Dolce Vita" aveva casa qui. Totò, Eduardo De Filippo, Renato Rascel, Carosone erano ospiti fissi del premio Ippocampo d’oro. Guttuso frequentava il premio di pittura ed Ennio Flaiano si intratteneva con Michele Prisco (nato a Torre Annunziata) per le settimane dello scrittore. Il concorso di bellezza Miss Ondina era un evento sulle passerelle.

Un Paradiso Ritrovato

Oggi, ciò che è ben definito è un presente uguale a un passato che dura da almeno quarant’anni. Un tempo in cui è consentito andare in giro armati, sparando e terrorizzando chi ancora “pretende” di godersi quel sole e quel mare che sta lì tra il Vesuvio, Sorrento e Capri. Quel mare è stato strappato all’inquinamento solo da sei, sette anni e restituito alle migliaia di persone perbene che cercano un po’ d’estate nel lido a due passi da casa.

Le DifficoltĂ  e la Speranza di Rigenerazione

Una notorietà improvvisa che non diventò specchio in cui riflettere l’intero tessuto sociale ed economico di una cittadina che andava inesorabilmente trasformandosi. La città perdeva i suoi pastifici e le botteghe artigiane per diventare ostaggio di quelle famiglie criminali che oggi, seppure disgregate, continuano a seminare paura. Occasioni perdute e promesse mancate ad ogni cambio di amministrazione.

Non poteva che andare così a Torre Annunziata, la città delle promesse mancate, delle eredità ignorate e della cultura cancellata. E dove la cultura arretra c’è più spazio per clan e malaffare.

Un Futuro di Rinascita Urbana e Sociale

Ora c'è un piano di “bonifica” che parte proprio da quella che fu la roccaforte della cosca di Valentino Gionta. Il governo lancia un progetto di rigenerazione urbana da palazzo Fienga, che sarà piazza della legalità, all’ex spolettificio che diventerà sede espositiva dell’area archeologica di Oplontis, (l’antica città-porto dove sorge la spettacolare Villa di Poppea).

Resta da definire la rigenerazione sociale di una città che non riesce più a vedere la sua bellezza, arresa com’è a un destino che non è volontà di Dio, ma umana, troppo umana. Ma peggio ancora è il danno all’immagine di Torre Annunziata e di quell’angolo di spiaggia che resta di paradiso, con i cancelli azzurri e le strutture bianche, le palme e la terrazza. Il Lido Azzurro ieri è rimasto aperto, scongiurato il danno economico all’impresa.

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