Il Golfo del Tigullio, un luogo dove il cuore si scioglie tra strade che si insinuano nella montagna e sentieri che guardano all’azzurro. Una dimora silenziosa, a tratti mondana, che deve il suo nome a una popolazione antica quanto l’aria che si respira nei carrugi fronte mare. Il Golfo del Tigullio non vive solo di pesca, turismo e artigianato, ma è molto di più.
I Liguri sono gente avara, ma qui, dove i Tigulli hanno preso dimora, l’attaccamento alla terra ha permesso a questi quartieri pacifici, alle loro spiagge e borgate, di non venire inglobati nella massiccia urbanizzazione, mantenendo alto il vessillo della storia. Questo fenomeno è connaturato nello stile di vita non solo del Tigullio, ma anche di Cavi, una piccola località a Lavagna.
Cavi di Lavagna: Un Tesoro tra Storia e Modernità
A Lavagna, addentrandosi tra leccete, ginestre e campi inondati dalla luce del sole, troviamo la piccola località di Cavi. Conosciuta anche come Cavi Borgo, Cavi di Lavagna si divide tra attrezzature all’avanguardia, alberghi di lusso e, poco distante, gli scafi dei gozzi che beccheggiano. Le radici torte delle vigne si confondono nel soffice tappeto degli aghi di pino, in uno scenario intimo e raccolto. Incorniciata da cespugli di lavanda selvatica e gelsi, l’attività dei pescatori si è beata degli esemplari più belli della macchia mediterranea.
Attività essenziale per l’economia del paese, i suoi segreti si tramandano di padre in figlio. Hanno la stessa valenza di chi strappa alla terra olio e vino tra i più rinomati della Liguria. Mani che, sporche di terra o di sale, sono dedite a quel tipo di lavoro onesto che manca, fatto di astuzie e arcaici trucchetti, assegnati alle nonne, alle massaie, agli umili frati delle diocesi.
Cavi si distingue per uno “spirito” legato alla sua storia e alle sapienze stregonesche, dal sapore medievale, grazie al legame con i Fieschi, che diedero vita al primo nucleo del contado. Ciò che oggi è in mano al comune va oltre il semplice concetto di villaggio, dividendosi in un mosaico di frazioni e paesi arroccati sulla costa.
Se siete alla ricerca del cuore pulsante, è a Cavi che dirigerete i vostri passi, sede di una tradizione cantieristica di lunga data e dell’arte di costruire barche di tutti i tipi e grandezze, fin dai primi del seicento. Crocevia degli habitat più belli della valle dell'Entella, a Cavi è presente un’area denominata “degli orti”, suddivisa in un numero di zone più piccole tra Chiavari, Lavagna, Cogorno, Carasco e San Colombano. Fazzoletti di primizie che troverete estesi per circa 200 acri, su un'altitudine che arriva con facilità a 50m. sul livello del mare. Li circondano i muretti a secco, simbolo per eccellenza dell’agricoltura ligure.
L'Orticoltura a Cavi: Un'Antica Tradizione
Diamo importanza a questa attività, poiché legata alla persistenza delle tradizioni già note, alla tenacia dei nonni che hanno dissodato la terra ventosa del litorale, collezionando dei veri e propri vivai accanto agli abitati. L'orticoltura a Cavi si è mantenuta immutata fino all'inizio del XX secolo, incurante dei grandi cambiamenti che la piana ha subito con la fine dei conflitti mondiali. Dopo la guerra, verso l'interno collinare hanno preso piede olivi e vigne, qualche castagneto, unito a ceci, fagioli, prezzemolo, grano quarantino, morbide pesche e fichi dolcissimi.
Cavi è una vera e propria miniera di benessere, accanto alla più concreta pietra grigia estratta nei dintorni. I terrazzamenti e il tripudio di diversità che accompagnano le file dei prodotti arrivano alle zone sopra Rezza, Moggia, e fino a San Salvatore dei Fieschi, accarezzando il nastro gentile del sistema di torrenti, a monte.
Turismo e Paesaggio Costiero
Oltre al turismo enogastronomico, la cittadina si vanta di essere stata forgiata in un paesaggio costiero per lo più sabbioso. Prima della guerra era caratterizzata da pochissime case, e il mare era importante quanto i pomodori, attirando la borghesia dell’Europa che contava. Nel mare ci si bagnava per curare l’asma, i malanni, gli acciacchi bastardi della vecchiaia, e dal mare veniva il sostentamento. Tonni, ricciole, acciughe, veri e propri tesori delle “armie”, ossia le indicazioni geografiche per orientarsi e trovare il pesce migliore.
Cavi, originariamente, era un borgo dedito alla pesca, e le sue case a due piani, con i porticati di ardesia, si srotolano ancora adesso su un litorale prezioso, di sabbia bianca, che concede stagioni sempre ricche di manna. La pesca non dava lavoro solo agli uomini, ma anche alle donne, che riparavano le reti quando i compagni erano via. Le successive istituzioni delle aree marine hanno permesso che il lavoro dei pescatori non recasse danno all’ambiente. Così, sia i fondali che i promontori sono rimasti incontaminati quasi come un tempo.
Le alture della Val Fontanabuona proteggono quest’area dalle perturbazioni, creando un felice connubio tra inverni tiepidi ed estati invidiabili. Cavi può contare sulle sue antiche cave di ardesia, nella cornice delle colline soprastanti: i cunicoli formano la Via dell’Ardesia, stretta tra la val Fontanabuona e la Val Graveglia. Se dell’estrazione della pietra grigia il borgo è testimone, dei rigeneranti bagni in mare il turista è fautore.
Lunga a sufficienza da saziare ogni voglia di sole ed ogni vostro male, la spiaggia si scopre facilmente come uno dei tratti costieri più lunghi nel versante di Levante. Se vi capitasse di alzare lo sguardo dal natante in vetroresina che avete appena affittato, o dalla nicchia sotto un pino, accarezzate l’idea di fare una gita per il sentiero di Sant’Anna, che parte da Cavi Borgo e arriva a Sestri Levante, immersi fino alla cinta tra corbezzolo, agavi e un fitto intrico di boschi, sinuosa parentesi dei cinque ponti romani, resti della Via Aurelia Scauri.
Gastronomia e Ristorazione
Cavi borgo è sinonimo di cucina di pesce freschissima, vantando all’attivo alcuni tra i più importanti ristoranti specializzati della zona. Perciò anche la ristorazione risulta un’arte: dopo ore di fatica, il carico viene spesso lavorato direttamente sui pescherecci e non è inusuale che proprio i locali ne possiedano uno proprio, garantendo all’avventore gusto e sapidità uniche.
Come tante scatole cinesi, i borghi tra Cavi e Lavagna si incastrano perfettamente nel contesto scenico della Riviera di Levante, e Cavi si pone come uno dei centri più gradevoli per chi è alla ricerca di una vacanza all’insegna del relax. Nel comune che li custodisce, numerosi sono gli eventi che si propongono di animare le estati, principale dei quali è la Torta dei Fieschi: ogni anno, il 14 di agosto, la manifestazione storica rievoca il matrimonio avvenuto tra il conte Opizzo Fiesco e la nobildonna senese Bianca de’ Bianchi. Durante l’avvenimento, tutta la città di Lavagna partecipa a questa sfilata in costume per le strade del centro, fino ad arrivare in piazza Vittorio Veneto, ai piedi della Torre Fieschi. In questo angolo di Lavagna, leggenda vuole che gli sposi tagliarono a fette una gigantesca torta, donata poi dai nobili ai cittadini accorsi per le nozze.
Ogni anno, la semplicità del momento di festa raduna un vero e proprio corteo per la cittadina ligure, così come è stato centinaia di anni addietro. Al taglio della gigantesca torta, tredici quintali di dolce confezionato dai maestri pasticceri della zona, e alla notte di contese, duelli e spettacoli d’arme, il turista si confronta con un mondo nuovo, summa del quale è la propaggine capace di Cavi, in grado di fare tesoro del passato, senza tuttavia restare indietro sulla tabella di marcia del progresso.
Conclusione
Cavi è una cittadina conscia delle ricchezze conservate al suo interno, non le serve ostentare alcunché. Ha dato un lavoro ai braccianti delle tonnare, ai mastri cordai, di ascia e, con l’aggiunta del femminile, alle maestre del pizzo a tombolo, si è adoperata persino per i frantoi. L’ultimo regalo che Cavi può fare anche a noi stranieri, a giugno, arrivati i primi caldi, è colorare i suoi tramonti di magia.
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