La storia dei Bagni Piero Lavagna è indissolubilmente legata alla storia della famiglia Neri, una famiglia di marinai originaria di Sestri Levante, in Liguria, che si trasferì a Livorno alla fine del 1600.
Le Origini della Famiglia Neri
La presenza della famiglia Neri a Livorno risale ai tardi anni del 1600, quando una famiglia di marinai provenienti da Sestri Levante in Liguria si spostò nella costa Toscana a Livorno. Di conseguenza i membri della famiglia Neri trovarono opportunità di lavoro come marinai, stivatori portuali, pescatori e barcaioli nei secoli 1700 e 1800. Questa famiglia di origini umili trovò nel Porto di Livorno maggiori opportunità di lavoro, dal momento che Livorno stava diventando un’ampia zona di libero scambio delle merci e zona franca di importanza mediterranea.
Il Supporto a Garibaldi nell'Unità d'Italia
Nel periodo precedente l’unità d’Italia, conosciuto come Risorgimento, i membri della famiglia Neri presero parte ad alcune spedizioni comandate ed indette da Giuseppe Garibaldi. Una truppa di Garibaldini prese il mare su un navicello a vela da Livorno e fece naufragio a Baratti, procedendo poi a piedi per le campagne verso Roma. Tra queste, la spedizione per liberare Roma dal potere temporale del Papa, affinchè Roma diventasse la capitale del nuovo Stato Italiano (1867).
Giovanni Neri, che era un soldato garibaldino volontario, morì nella battaglia di Mentana dove combattè contro i Francesi alleati alle truppe Papaline nel 1867. Roma divenne capitale quattro anni dopo nel 1871. Nel 1861, l’Italia diviene uno stato unificato sotto la Monarchia dopo decennia di lotte interne.
Costante, il Pioniere
Il fondatore dell’ impresa Neri fu Costante, che visse dal 1863 al 1932. La sua attività aveva base sugli Scali Novi Lena 1 a Livorno. Egli si trovava a capo di un gruppo di stivatori, che caricavano e scaricavano i velieri che arrivavano in porto a Livorno. Nella sua attività lo aiutavano i figli: Tito, che visse dal 1888 al 1973, ed Alfredo, che visse dal 1892 al 1950.
Ancora giovanissimo, incurante delle avverse condizioni meteorologiche, usciva dal porto di Livorno a bordo di piccole imbarcazioni per andare incontro ai velieri e alle navi a vapore che si avvicinavano alla costa. Insieme ad altri piccoli “ risicatori “ ( cosi come venivano chiamati all’epoca questi braccianti del mare ) , seguiva poi la nave all’ormeggio, dove le si affiancavano i navicelli pronti ad accogliere il carbone scaricato, raccolto con le mani e depositato nelle coffe (cesti di giunco). Raggiungeva il bastimento ben sapendo che chi per primo arrivava sottobordo si aggiudicava il diritto a scaricare.
Coloro che si erano aggiudicati il diritto di discarica della nave dovevano successivamente recarsi nelle vicine spiagge, caricare ghiaia e tornare indietro a zavorrare la nave stessa. I navicelli percorrevano quindi i canali interni di Livorno per portare la merce a destinazione. Le condizioni di lavoro erano dure, ma quei giovani andavano fieri della loro attività. Prima risicatori e poi “ zavorranti “, neri di fumo in volto, col sudore che inzuppava i vestiti e le mani già piene di calli.
“ Il giovane Tito “, così come racconta il nipote Piero Neri, “aveva studiato solo fino alla terza elementare e ogni centesimo che guadagnava lo usava per imparare l’inglese presso una scuola di Livorno. Così facendo si avvantaggiava rispetto agli altri risicatori, soprattutto con le navi che arrivavano dall’Inghilterra, perché contrattava personalmente in lingua inglese il prezzo del servizio offerto “. Fattosi più adulto, Tito capì che i navicelli dovevano pur sempre essere trainati e si prodigò nella realizzazione di un piccolo rimorchiatore a vapore. Fu l’inizio della sua impresa portuale.
La Diversificazione (1910)
Accanto allo scarico e alla caricazione delle navi, Costante ed i suoi figli iniziarono una nuova attività - il recupero di relitti e il salvataggio. Il lavoro era rischioso, ma-quando di successo, sortiva profitti ragguardevoli. Dalla corrispondenza che la professoressa Algerina Neri ha rinvenuto tra Costante Neri e i Regi Uffici Marittimi Italiani di Livorno, Piombino e Baratti, sappiamo che nel 1910, Costante intraprese il salvataggio e recupero di molti velieri commerciali naufragati sulla costa Toscana.
Riconoscimento del Governo Italiano (1911)
Le capacità di Tito Neri erano molto conosciute nel mondo marittimo, al punto che nel 1911 durante la Guerra coloniale in Libia, Tito fu chiamato dal Governo Italiano a recuperare centinaia di relitti affondati sulla costa nord Africana.
La ditta “Fratelli Neri” (1916)
Dalla fine del 1800, Costante ed i suoi due figli avevano iniziato la loro attività familiare che negli anni si era sviluppata. Così il nuovo quadro giuridico imponeva la registrazione della società alla locale Camera di Commercio. Costante, che già a quell’epoca non era più giovane impose ai figli, Tito ed Alfredo, di registrare la loro società come “Fratelli Neri,” che aveva sede legale in Scali Novi Lena 1, a Livorno. La loro attività vennne registrata il 31 Marzo del 1916, ed oggetto della società fu individuato “lo scarico e il carico di navi e l’impresa marittima”.
L’ampliamento della flotta (1918)
Durante la Prima Guerra Mondiale il traffico marittimo nel Porto di Livorno era divenuto intenso, e così l’attività marittima aumentò e si rese fruttuosa, specialmente nello sbarco di materiale carbonifero. I guadagni furono impiegati per acquistare nove unità navali, tra cui “il Grado,” il primo rimorchiatore di quella che divenne poi una numerosa flotta. “Il Grado” fu acquistato dai Cantieri Navali Orlando insieme con una motobarca da palombari. L’ispezione subacquea alle navi danneggiate - prima della riparazione, era un’altra attività di specializzazione che i Fratelli Neri intrapresero. I loro sommozzatori e palombari divennero famosi in tutto il Mediterraneo, e la società continuò ad investire in unità navali anche negli anni seguenti.
L’espansione (1924)
Nell’ottica di espandere la sua impresa nel 1924 Tito Neri effettua un altro importante salvataggio di una nave olandese (S/S Rijperkerk) incagliatasi e andata a fuoco nel porto di Bastia, in Corsica. Salvataggio intrapreso insieme alla nota ditta Fratelli Chiesa di Livorno. La sua è ormai un’organizzazione consolidata e Tito non ha difficoltà ad entrare nel giro di coloro che effettuavano rimorchi nella zona di mare compresa fra la Toscana e la Liguria.
Hollywood bussa alla porta (1924)
Due anni dopo il mondo del cinema gli apre le porte: nel 1926, infatti, viene contattato dalla nota casa di produzione cinematografica americana Metro Goldwyn Mayer,divenendo presto amico di Mister Goldwyn. A Tito venne chiesto di costruire una flotta di galere romane per le riprese in mare. La MGM stava girando ad Anzio, ma si trovò insoddisfatta con i risultati cinematografici e decise di spostarsi a Livorno per la realizzazione della battaglia navale del colossal “ Ben Hur “, dove si sapeva della maestria della ditta Neri.
Tito accettò e presso il suo cantiere avviò la costruzione della flotta. Tito lo applicò alla lettera, ben sapendo che più spendeva…, più guadagnava. Al momento di stipulare il contratto, un po’ imbarazzato, chiese agli americani: “Voi in America che tipo di accordo fareste? “. Per tutta risposta si sentì offrire lo stesso tipo di contratto in uso oltreoceano e cioè un “cost plus “, ovvero una percentuale di guadagno, il 20 per cento, su ogni spesa sostenuta da Neri.
Quando ogni sera tornava a casa con in tasca un pacco di dollari la moglie Algerina, donna di modeste origini sposata nel 1911, si stupiva di quei guadagni e temeva di essere presto tratta in arresto insieme al marito. Gli americani si ritennero così soddisfatti del lavoro di Tito Neri che a fine lavorazione, prima di tornare in patria, gli fecero dono dell’intera flotta e di un’automobile, autista compreso.
Buone Collaborazioni (1925)
Nel 1925, Tito Neri e Nullo Sgarallino, nipote del luogotenente di Garibaldi, Andrea Sgarallino, fondarono la società: “Società Rimorchiatori Livornesi,. La società era proprietaria dei rimorchiatori “Meloria,” (1909), e “Italia Nuova,” (1923). La società Rimorchiatori Livornesi vide un’altra espansione l’anno seguente, tuttavia, quando il nome ufficiale fu cambiato da “Società Rimorchiatori Livornesi” a “Società Rimorchiatori Riuniti: Chiesa, Neri, Sgarallino,” . Questa unione emerse dalla volontà delle tre famiglie livornesi: Chiesa, Neri e Sgarallino di unire le forze al fine di non competere all’interno del Porto di Livorno.
Sopravvivere alla seconda Guerra e riniziare (1944)
Alla fine della seconda guerra mondiale, la società di Tito Neri era proprietaria di circa 100 unità navali: pontoni, rimorchiatori, chiatte, palombari, ecc. Tito pensò bene di precederli e di provvedere lui stesso all’affondamento dei suoi rimorchiatori. Quando seppe che i tedeschi in ritirata stavano arrivando a Livorno per affondare le unità navali all’ormeggio.
Quando i tedeschi giunsero in banchina con le cariche esplosive non poterono fare altro che constatare l’affondamento della flotta e proseguire la fuga. Chi meglio di Tito Neri, professionista dei recuperi poteva permettersi una simile mossa? Infatti, al passaggio delle truppe americane, in breve tempo riportò in superficie i suoi mezzi navali. “Ragazzi, da domani si ricomincia tutto daccapo”.Nonostante questo i danni e le perdite erano state ingenti, tanto da costringere Tito a a chiamare a raccolta i suoi cinque figli: Corrado, Costante, Piero, Luigi ed Oreste e comunicare loro:
Fu il primo lavoro del dopoguerra, la riapertura del porto di Livorno, città pesantemente bombardata fra tutte in Italia. L’italia diviene una Repubblica.
Un uomo saggio per una nuova frontiera (1945)
Con il passare degli anni la sua modestia e la sua disinteressata generosità lo fanno ben presto diventare un punto di riferimento per la città, che lo “elegge” ad arbitro indiscusso di tutte le controversie nate all’interno del porto di Livorno.
Un uomo molto stimato (1973)
Nel 1973 il già Cavaliere del Lavoro, Commendatore e Grande Ufficiale Tito Neri, all’età di 85 anni, muore. E’ un lutto che coinvolge l’intera Livorno. Quell’ometto, sempre vestito di nero da quando aveva perso la moglie in gioventù, era entrato nel cuore dei livornesi. Stimato in patria, ma anche all’estero, da New York a Londra, da Rotterdam ad Amburgo, si era guadagnato rispetto e gratitudine in ogni ambiente.
Visse fino a tarda età, impegnandosi nel lavoro ogni anno della sua vita, nonostante personali tragedie lo colpiranno lungo la sua strada. Alfredo, suo fratello morì in una nave andata a fuoco nel 1950, solo 7 anni prima aveva perso la sua moglie Algerina Chiesa in un incidente stradale. Come se non fosse abbastanza, perse i suoi figli: Corrado e Piero, rispettivamente nel 1961 e 1964, e un nipote Pierluigi, morto in un incidente stradale all’età di 8 anni.
Tito rifiutò di farsi portare via dal destino crudele l’entusiasmo per la vita e per il lavoro. Ogni giorno arrivava al lavoro alle 5 del mattino. Una volta arrivato in Porto, offriva caffè e croissant alle guardie del Varco e della Capitaneria che uscivano dal turno di notte. A quel punto insieme decidevano quali navi fossero le prime ad entrare in porto quella mattina. Invero, il solo segno esterno di lutto fu quello di vestire sempre in nero ogni giorno della sua vita dopo la morte di sua moglie Algerina.
Furono centinaia i salvataggi e recuperi effettuati e decine in tutta Italia i lavori marittimi e i porti realizzati dai Neri (Loano, Piombino, Marina di Pisa, Marina di Carrara, Chiavari, Lavagna, Rapallo, Bari, Taranto, Napoli, ecc.). Nel dopoguerra Tito partecipò e promosse la costruzione di bacini di carenaggio, di depositi petroliferi costieri, creò i più bei complessi turistico-balneari di Livorno: i Bagni Fiume. Ora bisognava proseguire senza di lui.
La storia continua… (1997)
Dal 1997, Fratelli Neri società per azioni è di proprietà dei fratelli: Piero (1945) e Tito (1943), figli del primogenito di Tito, Corrado (1913 e sua moglie Ilva 1919). Negli ultimi 20 anni si sono realizzate importanti innovazioni e investimenti. Nuovi rimorchiatori di tipo azimutale e supply vessels sono stati acquistati e nuove imprese iniziate -spesso come joint ventures. In ricordo di tutti i predecessori i loro nomi rivivono oggi scritti a poppa dei rimorchiatori ormeggiati nel Porto Mediceo, fra i quali spicca il nuovo e modernissimo”Algerina Neri” la donna che sebbene ammalata di diabete, così rispose al dottore che voleva farle interrompere la prima gravidanza: ”Dei rischi non mi importa. Io devo fare il primo dei figli maschi sui quali Tito costruirà il suo avvenire”. Algerina ebbe 6 figli tutti maschi.
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