I Centri balneari della Polizia di Stato sono una valida attrattiva per tutta la stagione estiva. Si può entrare con ingressi giornalieri o con abbonamenti validi per più entrate. All'interno sono presenti bar, ristorante, cabine e servizi.

Indirizzi Centri Balneari Polizia di Stato

  • Abruzzo: Circolare C.B. Lido Dannunziano (PE) Stagione Estiva 2025
  • Lazio: Circolare C.B. Maccarese Roma Stagione Estiva 2025; Circolare Servizio trasporto bagnanti Centro balneare Maccarese stagione 2025; C.B. Foce Verde - Convenzione con Aeronautica Militare Stagione Estiva 2025
  • Liguria: Circolare C.B. Genova Quinto Stagione Estiva 2025
  • Marche: Circolare C.B. Ancona Marzocca Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. San Benedetto del Tronto (AP) Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Pesaro Villa Ardizio Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Macerata Fontespina Stagione Estiva 2025
  • Puglia: Circolare C.B. Lecce San Cataldo Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Brindisi Materdomini Stagione Estiva 2024
  • Sicilia: Circolare C.B. Ragusa Caucana Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Marina di Capaci Stagione Estiva 2024
  • Toscana: Circolare C.B. Pisa "Calambrone" Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Marina di Grosseto Stagione Estiva 2025
  • Calabria: Circolare C.B. Copanello Stagione Estiva 2025; Circolare C.B. Reggio Calabria Pentimele Apertura Estiva 2025
  • Sardegna: Circolare C.B. Cagliari Poetto Stagione Estiva 2024

L'Irruzione alla Scuola Diaz durante il G8 di Genova

Arnaldo Cestaro è nato ad Agugliaro, in provincia di Vicenza, l’11 maggio del 1939. Fin da giovane aveva aderito al Partito Comunista e, nell’estate del 2001 partì per Genova per partecipare alle manifestazioni di protesta contro il G8. Arrivato nel capoluogo, il 21 luglio partecipò alla manifestazioni della mattinata e, verso sera, decise di trascorrere la notte in città ma, non conoscendola, chiese quindi consiglio ad una signora che lo accompagnò alla scuola Diaz.

L’irruzione della polizia nella scuola, avvenne pochi minuti prima della mezzanotte mentre diversi ospiti già si erano addormentati. Alcuni degli ospiti all’interno della scuola, tra i quali numerosi stranieri, riposavano nei sacchi a pelo, stesi nella palestra della scuola. A dare il via all’irruzione è stato per primo il Reparto mobile di Roma seguito poi da quello di Genova e Milano. Mark Covell, un giornalista inglese, fu la prima persona che i poliziotti incontrarono al di fuori dell’edificio e fu sottoposto ad una serie di colpi che lo fecero finire in coma.

Durante l’irruzione gli agenti di polizia aggredirono violentemente chi si trovava nella scuola, ferendo 82 persone su un totale di 93 arrestati. Tra gli arrestati 63 furono portati in ospedale e 19 furono portati nella caserma della polizia di Bolzaneto.

Le Prove Inconsistenti e le Accuse di Violenza

In base alla ricostruzione data nelle successive indagini e sentenze, per tentare di giustificare le violenze avvenute durante la perquisizione (ed in parte la perquisizione stessa) alcuni dei responsabili delle forze dell’ordine decisero di portare all’interno della scuola Diaz delle bottiglie molotov, trovate in realtà durante gli scontri della giornata e consegnate al generale Valerio Donnini nel pomeriggio, oltre a degli attrezzi da lavoro trovati in un cantiere vicino, prove che avrebbero dimostrato la presenza nella scuola di appartenenti all’ala violenta dei manifestanti.

Arnaldo quella notte venne portato in ospedale con dieci costole rotte, un braccio e una gamba rotte, la testa piena di ematomi e il corpo pieno di lividi. Cestaro ha accusato le autorita’ italiane di aver violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani che proibisce la tortura e ogni trattamento degradante e umiliante, e l’articolo 13 perché è mancata un’inchiesta efficace per determinare la verità.

La Sentenza della Corte di Strasburgo

Il 7 aprile 2015 la Corte di Strasburgo accoglie il ricorso e sancisce che «deve essere qualificato come tortura» quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001, non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punireil reato di tortura. «Tenuto conto della gravità dei fatti avvenuti alla Diaz la risposta delle autorità italiane è stata inadeguata.

Altri Casi di Presunta Violenza da Parte delle Forze dell'Ordine

Il Caso di Paolo Scaroni a Verona

I fatti risalgono al 24 settembre 2005 in occasione del match Verona - Brescia, partita a rischio per la rivalità tra le due tifoserie. I veri problemi iniziano nel dopopartita alla stazione ferroviaria di Verona dove, dopo una prima fase di relativa tranquillità, la polizia lancia una carica “a freddo” contro i tifosi del Brescia. Non si è mai capito il motivo di quella carica. La questura parla di ultras che occupavano i binari, tesi smentita dalle testimonianze dei macchinisti e del personale di un treno. Fatto sta che la carica parte. Per terra rimane Paolo Scaroni stordito prima con lo spray urticante, illegale, poi selvaggiamente picchiato con pugni e manganelli. Finito il pestaggio il ragazzo riesce a scappare sul treno; pochi minuti, il tempo necessario a raccontare l’accaduto agli amici, poi perde i sensi.

I soccorsi arrivano in ritardo perché la polizia chiama il 118 segnalando un codice giallo 2, niente di grave. Una volta sul posto gli operatori del 118 attivano il codice rosso 3 ovvero paziente in condizioni critiche. Paolo rimane in coma per due mesi e al risveglio si rende conto che i suoi ricordi partono dal pestaggio. Dei suoi 34 anni di vita non ha più memoria. Infanzia, adolescenza, lavoro, fidanzata: tutto è svanito. Comincia un calvario fatto di riabilitazioni, visite mediche e lunghe visite dal logopedista.

Nel gennaio 2013 gli otto agenti di polizia del reparto celere di Bologna imputati per il reato di lesioni gravissime nei confronti di Paolo vengono assolti dal tribunale di Verona per insufficienza di prove. Al processo ci si arriva grazie a una poliziotta, Margherita T., che da sola ricostruisce una versione dei fatti ben diversa da quella fornita dai suoi colleghi dopo che Paolo risvegliatosi dal coma gli racconta come si sono volti i fatti. E’ proprio Margherita che scopre l’esistenza di un filmato di tutti gli scontri in possesso dei suoi colleghi. Sarebbe la prova regina. Peccato che quando arriva ai magistrati, questo filmato è stato tagliato proprio nel punto in cui Paolo è stato pestato.

L'Aggressione a Emmanuel Bonsu a Parma

Tardo pomeriggio del 29 settembre 2008 a Parma. Nel parco Falcone e Borsellino Emmanuel venne aggredito da quattro vigili in borghese. Gli agenti erano convinti di aver acciuffato un pusher. Quel giorno i poliziotti della municipale si erano appostati, avevano concordato gesti di intesa e quando sono riusciti a mettere le mani sul sospettato non hanno badato al capello: giù con calci pugni e sberle alla cieca. Immobilizzato con un piede in testa e la pistola puntata. Le botte hanno fracassato ad Emmanuel l’orbita sinistra. Botte durante il trasporto al commissariato e botte anche durante l’interrogatorio, il tutto condito da continui insulti razzisti.

Uno degli agenti si fece fotografare con Bonsu sanguinante ed ammaccato per i colpi ricevuti. Gli otto agenti accusati di sequestro di persona, lesioni, insulti razzisti e minacce sono stati tutti condannati con pene che vanno dai sette anni e nove mesi al vigile che si è fatto ritrarre nella foto con Emmanuel dopo il pestaggio, ai due anni (pena sospesa per la condizionale).

Il Caso di Isidro Luciano Diaz a Voghera

La perdita quasi totale di un occhio, l’abbassamento dell’udito, la ridotta mobilità di un braccio, un ematoma che investe quasi tutta la schiena e il torace: sono queste le lesioni riportate da Isidro Luciano Diaz in seguito a un presunto pestaggio nella caserma dei carabinieri di Voghera.

I carabinieri affermano che Luciano non si sarebbe fermato al posto di blocco e che dopo aver fatto il gesto dell’ombrello agli agenti si sarebbe dato alla fuga. Una volta fermato sarebbe sceso dall’auto minacciando i carabinieri con un coltello. Isidro Diaz è un gaucho, un domatore di cavalli argentino. Il giorno del suo arresto era reduce da una sessione di rodeo sportivo. Tutti sostengono che Diaz il giorno del rodeo non poteva essere ubriaco, perché sarebbe stato squalificato dai giudici di gara.

Nella sua deposizione Luciano dice di aver svolto regolarmente il rodeo ed essere arrivato secondo in due diverse specialità. Una volta finita la gara il suo unico pensiero era quello di tornare a casa dai suoi animali e un po’ per la stanchezza e un po’ perché sovrappensiero non avrebbe visto la paletta dell’agente al posto di blocco. Appena la volante lo raggiunge e lo blocca sulla corsia di emergenza Luciano scende con il coltello in mano con la chiara intenzione di consegnarlo agli agenti. Il gesto viene frainteso e scatena la violenta reazione dei carabinieri. Botte sull’autostrada, botte in auto lungo il tragitto e per finire botte in caserma.

Il Caso dei Fratelli De Michiel a Venezia

Venezia, notte del 2 aprile 2009, è da poco passata l’una. Tommaso e Nicolò stanno tornando a casa, sono a poche centinaia di metri dall’abitazione di famiglia, litigano animatamente. In quel momento passa un motoscafo della polizia per un normale controllo, il faro accesso illumina i due fratelli, la volante accosta vicino ad un’altra barca e scendono 4 agenti. Iniziano i controlli, Tommaso non ha documenti, il ragazzo fornisce le sue generalità, il fratello le conferma, precisano anche di essere figli di un loro collega. Il capo pattuglia se ne sta un po’ lontano, è il più tranquillo, gli altri tre agenti circondano invece Tommaso, piccole spinte, sempre più vicini, lo pressano.

Trascorre una ventina di minuti e alla fine il ragazzo viene caricato sulla barca per essere portato in questura. Tommaso nel salire sulla barca scivola, barcolla. Gli agenti diranno poi che voleva scappare, prendere il mitra che hanno lasciato incustodito sul mezzo e fuggire con il motoscafo. Quindi viene subito ammanettato e buttato a terra. Qui prende la prima serie di calci e pugni. In questura Nicolò, il fratello maggiore, quello calmo e ragionevole, viene bloccato, seduto a terra, braccio legato alla sbarra. Tommaso invece, che è molto agitato, braccia ammanettate in avanti, è libero di muoversi. Attorno a lui c’è una decina di agenti.

Un uomo in divisa gli sferra un potente calcio ai testicoli, il ragazzo cade a terra e grida:”Maledetti, me la pagherete!”. Un secondo agente allora lo calpesta con gli anfibi e così lo apostrofa: “Taci, zecca comunista , ora hai smesso di rompere i coglioni.” ” Siete dei fascisti” risponde Tommaso. Nicolò vede tutto da una stanza vicina e urla: ” Ma cosa abbiamo fatto? La reazione del ragazzo non è gradita e in tutta risposta anche per lui ci sono calci agli stinchi e viene chiuso dentro alla stanza, perché non possa più vedere nulla. Ma Nicolò sente, urla forti, poi rantoli, poi nulla. Cerca di togliersi le manette e prendere il cellulare.

I referti dell’ospedale di Venezia accertano questo:Tommaso De Michiel, 25 anni, una costola rotta e una incrinata, ematoma ai testicoli, trauma facciale, emorragia ad un occhio, labbra tumefatte, lesioni ai polsi provocate da trascinamento. I genitori chiedono espressamente di sottoporre Tommaso ad un esame tossicologico: negativo il test antidroga, tasso alcolemico 1 grammo per litro.

Il Caso di Filippo Narducci a Cesena

La storia che raccontiamo è l’esempio più classico dell’esistenza nel nostro paese di un reato di cui si fa un uso troppo spesso arbitrario, che porta a molte condanne e da cui è sempre difficile difendersi: la resistenza a pubblico ufficiale. L’ennesima vicenda che è solo una tra le tante riguarda Filippo Narducci, trentenne di Cesena che il 9 aprile 2010 viene fermato da una pattuglia della polizia nei pressi di un bar. La scena si svolge nella più totale calma, tanto che Narducci tiene per tutto il tempo le mani in tasca, segno che di certo le sue parole e i suoi modi non erano né alterati né minacciosi. Accade invece il contrario: l’agente che accusa Narducci di averlo spintonato è proprio quello che sferra un pugno in pieno volto all’uomo.

Gli altri poliziotti si avvicinano e Narducci, nonostante il comportamento aggressivo degli agenti, non prova a scappare ma solo a difendersi fino a che non viene buttato a terra e ammanettato. La differenza con altre vicende simili sta nel fatto che la scena è stata riprese dalle telecamere di sicurezza del distributore di fronte al locale. Il 27 giugno 2014 Filippo viene assolto da queste accuse e i tre agenti vengono indagati insieme ad un testimone per abuso d’ufficio, falso materiale ed ideologico, falsa testimonianza e lesioni personali.

Il Video di Roma Nord

L’ 8 maggio 2010 il programma “Chi l’ha visto?” diffonde il video di un gruppo di celerini intento a pestare due ragazzi su un motorino. Siamo a Roma Nord, quartiere Flaminio...

Tragedia a Quinto: Annegamento di un Giovane

Si sono tuffati in tre ieri subito dopo pranzo per tentare di salvare Fabio. Il mare agitato non ha lasciato scampo al 18enne, sceso in acqua insieme alla fidanzata. Quest'ultima, diciassettenne è riuscita a salvarsi. Nel frattempo a riva un agente di polizia ha avvisato i soccorsi, giunti a Quinto con un dispiegamento di forze, nella speranza di evitare una tragedia come purtroppo molte altre ne sono capitate. Dopo vari tentativi per rianimare il giovane, ai medici non resta che il triste verdetto.

C'è anche la fidanzata di Fabio, che non riesce a darsi pace per quanto accaduto. Distrutta anche la mamma di Fabio, subito avvisata di quanto era capitato a suo figlio. Fabio aveva compiuto 18 anni il 4 maggio. Al momento non è ancora stata fissata la data dei funerali, l'ultimo straziante saluto a un ragazzo strappato alla vita troppo presto.

Allarme Alga Ostreopsis Ovata a Quinto

Tre ragazze di 20 anni sono state ricoverate all’ospedale Galliera di Genova con eritemi, febbre e gonfiore, dopo un bagno sulla spiaggia di Bagnara, nel quartiere di Quinto. I medici ipotizzano che la causa sia un’intossicazione per il contatto con la fioritura dell’alga ostreopsis ovata. Si doveva intervenire subito se c’era un’allerta e la spiaggia andava chiusa, specie quella di Quinto, dove già c’era stato un allarme. Turismo o no, se un luogo è pericoloso va chiuso. In realtà non c’era nessun allarme.

L’Arpal (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure) aveva diramato un’allerta che però si basava solo sulle condizioni ambientali che potevano favorire la diffusione dell’alga. La ostreopsis ovata è un’alga microscopica, che in condizioni normali non è visibile all’occhio nudo ed è innocua. In questa fase le colonie di quest’alga si moltiplicano, diventando visibili nella forma di filamenti marroni. Le cellule rilasciano anche una tossina, che può causare i sintomi descritti nelle tre ragazze se viene a contatto con la pelle delle persone.

La ostreopsis ovata è un’alga di origine tropicale che si è diffusa nel Mediterraneo a partire dagli anni ’90 a causa del riscaldamento delle acque dovuto al surriscaldamento globale.

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