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Servizi e Regolamento
Crediamo che gli spazi personali siano importanti nel nostro stabilimento. Il lido è aperto da lunedì 9 giugno 2025 a domenica 7 settembre 2025, tutti i giorni, dalle ore 09.00 alle ore 19.00.
Regolamento:
- È vietato introdurre dall’esterno attrezzature, cibo, sedute di ogni genere, nonché monopattini, skateboard, pattini e biciclette.
- Non è possibile introdurre animali da compagnia, all’interno della struttura e nei suoi ristoranti.
- L’area giochi è riservata all’utilizzo da parte dei bambini dai 0 ai 7 anni di età, sotto la costante supervisione dei genitori o comunque di un adulto.
La Storia dei Bagni San Giorgio
La storia dei Bagni San Giorgio comincia con la bandiera sabauda: il tricolore con lo stemma e la corona. La custodisce in un cassetto Moggia, che ricorda: “Quando mio nonno Giovanni ha messo le prime cabine deve essere stato il 1924. Era falegname a Levanto, si è spostato a Bonassola e ha subito avuto l’intuizione. Li aveva chiamati Bagni Savoia. Poi con la Repubblica il nome è cambiato, non so perché ma ne sono contento: lo stendardo di San Giorgio è tra i più conosciuti, tra i più presenti nelle bandiere, quello dei crociati, della Repubblica di Genova,… in stagione lo vedete sventolare in spiaggia”.
Sarebbero stati cent’anni quest’anno. Un secolo di storia bonassolese, italiana, balneare. “Non abbiamo festeggiato il centenario perché la prima concessione di cui ho possesso data del 1926, per grazia della Regia Capitaneria di Sestri Levante. Anche se la provincia della Spezia esisteva, l’inclinazione al ponente è sancita nell’atto di nascita. In tanti anni ne abbiamo viste passare di mareggiate e di mode. E qualche vita l’abbiamo salvata, qualche morto recuperato”.
Altri tempi, solo un quadrisnonno fa. “A un certo punto il nonno Giovanni volle aprire uno stabilimento a Deiva Marina assieme a un socio: portava i materiali da un borgo all’altro sul gozzo a remi. Ma come si fa a immaginare la cabina navigante?”.
Sfide e Cambiamenti
“Come ha ben detto Buticchi (leggi qui), siamo sempre in cambiamento: che sia per i capricci meteomarini o per i capricci della società, ci dobbiamo rinnovare. E tutelare: faccio parte del sindacato nazionale di settore, slegato dalla politica. Abbiamo fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea e siamo pronti a rifarlo. La burocrazia è l’ostacolo più duro: se qualcuno dovesse aprire oggi, partire da zero, lo sconsiglierei. Per me è diverso: è una storia di famiglia. Va da Giovanni a Giovanni, da mio nonno a mio figlio”.
“Saranno trecentocinquanta/quattrocentomila euro di danni - conteggia Moggia -. Era da un po’ che non assistevo alla mareggiata sullo stabilimento: nel 2018 e l’anno scorso ero in viaggio”. Ecco, la vita invidiata dei gestori balneari: due o tre mesi l’anno di lavoro per poi andare a esplorare il mondo nei restanti mesi. È davvero così?
“Stereotipi. Invidie. Questo è il pensiero comune, il pensiero degli esterni, di chi non ha un lavoro che deve tener conto degli eventi naturali. Ma va bene, io auguro loro di non conoscere le mie notti bianche. Di non conoscere la sensazione di vedersi spazzare via il lavoro di una vita da un’onda. L’ultima mareggiata è stata anomala, è durata tre giorni, da venerdì a domenica e la domenica, quando è calato il vento che teneva schiacciato il mare, è stato il giorno che ha dato il colpo finale. Ma basta meno di un fine settimana.
Nel futuro ci sono meno cabine, conclude Fabio Moggia: “La fila che mi è stata recentemente portata via dal mare non la rimetterò. Stiamo finendo di smontare tutto il tavolato. Questo stava in piedi dal 1992, ma ora non posso ripetermi, il mare insegna. Devo fare qualche cambiamento. Qualche cliente sarà dispiaciuto, qualcuno forse viene qui dal 1924. Valuterò se ordinare asciugamani logati, in sostituzione agli spogliatoi.
Non vi sono certezze sulle concessioni balneari, in scadenza il prossimo 31 dicembre per la controversa applicazione della direttiva Bolkestein (2006/123/CE). Una questione annosa, che si snoda su un rinvio quasi ventennale, con una prima procedura di infrazione aperta dall’Europa nei confronti dell’Italia ormai nel 2009. “E se poi mettono lo stabilimento all’asta, chi me lo fa fare di ricostruire?”, si chiede Fabio Moggia, gestore assieme al fratello Stefano dei Bagni San Giorgio a Bonassola, alle prese con i danni dell’ultima mareggiata. L’abbiamo ancora negli occhi, attraverso il video pervenuto.
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