L'estate è sinonimo di vacanze, divertimento e, naturalmente, mare. Ma dove e quando sono nati i primi stabilimenti balneari in Italia? Facciamo un salto indietro nel tempo, nell'Ottocento, precisamente in Toscana, in Versilia.
Le Origini: Viareggio e i Primi Stabilimenti Balneari
Viareggio, estate 1828: aprono i Bagni Dori, inizialmente riservati a signore e religiose. Una palafitta si estendeva verso il mare, con una scaletta in legno per l'accesso. Le signore, vestite in costumi di lana, cappelli e scarpe, trascorrevano le loro giornate estive, attente a non bagnarsi troppo e a non esporsi al sole. Successivamente, furono ideate cabine su ruote per permettere alle donne di immergersi direttamente in acqua.
Accanto ai Bagni Dori, sorgeva il bagno maschile Nereo, con modalitĂ simili. Tuttavia, anche Livorno rivendica la paternitĂ dei primi stabilimenti balneari, con i Bagni Beretti, presenti giĂ alla fine del Settecento.
Il 28 giugno 1827, il Duca Carlo Lodovico autorizzò la costruzione dello stabilimento balneare a spese della comunità di Viareggio, concedendo anche il permesso di tagliare cento piante dalla pineta per il legname necessario.
Alcuni giorni dopo, il Gonfaloniere Alfonso Cittadella stabilì che sulla spiaggia di Ponente sarebbero stati attivati due bagni separati, uno per le donne e l'altro per gli uomini. Furono nominati Giuseppe Moscheni, Francesco Pacini e Bonifazio Del Beccaro per sovrintendere alla gestione dello stabilimento e all'osservanza di un regolamento speciale.
Era previsto che i bagni, aperti da luglio a settembre, funzionassero dalle 8 alle 13 e poi dalle 15 fino a un quarto d’ora prima dell’Ave Maria. Per ogni bagnatura era stabilita una tassa di soldi dieci, con possibilità di abbonamenti.
Il primo ad essere realizzato fu il bagno per gli uomini, il “Nereo”, seguito poi dal “Dori” per le donne. La struttura fu decorata dal pittore Giacomo Benedetti.
Erano modeste costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia tramite un lungo pontile. Giuseppe Giannelli, nel "Manuale per i bagni di mare" (1833), li descrive come "due comode ed eleganti fabbriche di legno, distanti fra loro 65 braccia, l’una per le donne e l’altra per gli uomini".
Comunque dovevano esservi altre costruzioni, infatti, in un documento del 1828 si legge che fu concessa a Domenico Maffei, detto “Ampolletta”, l’autorizzazione a costruire lungo la spiagga dei “capannelli per l’uso dei bagnanti come negli anni decorsi”.
Alla fine della stagione estiva del 1827 furono 1029 i biglietti d’ingresso staccati dai due bagni comunali, per un importo di lire 359, nel 1828 furono incassate 510 lire, 521 lire nel 1829, sempre aumentando negli anni che seguirono.
La novità di questi luoghi era che riproponevano al mare i modelli delle terme, sfruttando le scoperte sulle caratteristiche curative dell’aria e dei bagni di mare. Il successo fu immediato, seguito da altre località come Forte dei Marmi e la Costa Azzurra.
Ben presto, anche viaggiatori provenienti dall'estero presero l'abitudine di frequentare questi stabilimenti balneari, molti dei quali divennero rinomati e alla moda. Con gli anni, l'architettura dei lidi si trasformò, arricchendosi di sale da ballo, bar, negozi e ristoranti.
Le parole di Alessandro Manzoni, che trascorse a Viareggio l’estate del 1856, descrivono bene l'atmosfera delle vacanze in Versilia: “la vita qui è mangiare, dormire, bagnarsi, passeggiare“.
L'Evoluzione nel Novecento
Il turismo estivo divenne presto uno dei principali motori dell'economia cittadina, portando a cambiamenti nell'urbanistica del borgo: strade allargate, piazze abbellite, aumento di locande, alberghi e negozi eleganti. Dopo alcuni decenni, le attrezzature da spiaggia migliorarono esteticamente, e le prime capanne di paglia furono sostituite da grandi stabilimenti su palafitte in mare, come il "Felice Barsella", il "Nettuno", l'"Oceano", il "Balena" e il "Quilghini", che caratterizzarono Viareggio come uno dei principali centri estivi alla moda.
Il Novecento segnò un boom per le vacanze al mare e gli stabilimenti balneari. I costumi si fecero meno rigidi, l'abbronzatura divenne di tendenza e gli stabilimenti si trasformarono in luoghi di relax e svago.
La Versilia continuò a stare al passo con i tempi, aumentando i lidi e riducendo i centimetri di stoffa dei costumi. Coco Chanel lanciò la moda dell'abbronzatura con il costume da bagno modello sirenetta, il primo in maglina elasticizzata con ampie scollature sulla schiena.
Con il Fascismo, la Versilia divenne un luogo sempre più iconico. Gabriele D'Annunzio frequentava La Versiliana a Marina di Pietrasanta, consacrandola come luogo d'élite, mentre Viareggio era frequentata dai ceti più modesti.
Negli anni Quaranta, il bikini rivoluzionò l'estate, anche se in Italia fu a lungo vietato indossarlo.
Gli anni Cinquanta e Sessanta, con il boom economico, videro la Versilia diventare meta prediletta anche da molti italiani che scoprivano le vacanze estive. Sono gli anni della Capannina a Forte dei Marmi, che ospitò artisti nazionali e internazionali.
L'evoluzione della Versilia da semplice costa sul Tirreno a luogo mitico era compiuta: l'eleganza in stile liberty degli hotel si affianca ai nuovi locali di tendenza, all'insegna del relax.
Nomi e Storie dei Bagni di Viareggio
Molti stabilimenti riprendono nomi di capostipiti o membri di famiglia, altri fanno riferimento al mare o alla mitologia. La vicinanza dei bagni Bengasi e Derna ricorda le cittĂ della Cirenaica, annesse al Regno d'Italia nei primi del Novecento. Il Bagno Bengasi prende il nome da un fratello ufficiale di Marina di stanza a Bengasi, mentre il Bagno Derna era originariamente una succursale del Bagno Raffaello.
Anche sulla Marina di Levante e sulla Terrazza si trovano riferimenti alle vicende belliche, come i bagni Piave e Vittorio Veneto, che richiamano momenti simbolo della prima guerra mondiale. Il Bagno Piave prende il nome dal fiume sacro della Patria, dove il nonno dell'attuale proprietario fu ferito.
Altri bagni prendono il nome dalle principali cittĂ italiane, come Roma, Firenze, Genova e Milano. Non mancano i richiami ai grandi navigatori, come Marco Polo e Vespucci. Il Bagno Caboto prende il nome da Giovanni Caboto e da suo figlio Sebastiano.
Il Nuova Italia racchiude in sé un'altra storia: la concessione fu data a Giacomo Puccini per meriti artistici, e il nome riflette la rinascita e la trasformazione dell'Italia post-bellica. Il Bagno Amore riprende il nome dal villino Amore che si trova di fronte.
Bagni Storici e le Loro Caratteristiche
Diversi stabilimenti balneari di Viareggio vantano una lunga storia e tradizioni familiari consolidate:
- Stella Nord: Gestito dalla famiglia Pardini da 110 anni, offre ampi spazi per ombrelloni e tende, oltre a un "Lounge baretto" e un ristorante con cucina viareggina.
- Amore: Gestito dalla famiglia Cai dal 1947, con un Beach Bar aperto dalla mattina fino a notte fonda.
- Nuova Italia: Di proprietà della famiglia Bellandi dagli anni Cinquanta, è un bagno per famiglie con una grande piscina ristrutturata.
- Giusy Beach: Caratterizzato da un ambiente familiare e informale, con giochi per bambini e campo da beach tennis.
- Giuseppina II: Gestito dalla famiglia Lippi dal 1989, è un bagno adatto per famiglie con clientela stagionale.
- Gabriella: Un bagno semplice a conduzione familiare dal 1968.
- Caboto: Rinnovato con un cocktail bar al tramonto e servizi come teli forniti e lavaggio costumi.
- Alice: Di proprietĂ della famiglia Laras da 54 anni, con campo da beach e area ristoro.
- Roberto Felice: Storico stabilimento fin dai primi del Novecento, con clientela stagionale.
- Narcisa: Nelle mani della famiglia Pierini dagli anni Cinquanta, con una piscina costruita nel 1989 e clientela affezionata.
- Duilio: Gestito dalla famiglia Bonuccelli dagli anni Venti, con vasca idromassaggio, cabine con doccia calda e ampio ristorante.
Il Piazzone: Un Secolo di Storia
Una passeggiata nella storia del cuore di Viareggio, indietro di un secolo. A quando su progetto dell’architetto Alfredo Belluomini - artista che in città ha firmato alcuni capolavori come il Gran Caffè Margherita, l’Hotel Liberty e il bagno Balena... - cominciarono i lavori per la realizzazione del mercato con le sue logge. Era il 1924, e per celebrare questo anniversario - cento anni esatti dall’inizio di questa storia, adesso in attesa di trovare una strada verso il futuro - è stata promossa un’iniziativa popolare proprio per scoprire l’origine di piazza Cavour. O “Piazzone“, com’è più conosciuto tra i viareggini.
Come sempre a Viareggio, quando il progetto (era il 1919) cominciò a prendere forma venne accolto da una libecciata di polemiche. L’idea dell’allora amministrazione era trasferire il mercato cittadino dalla zona della Vecchia Viareggio - un tempo nella piazza Pinciana, sotto la Torre Matilde - in piazza Cavour.E quella che si scatenò fu "una sorta di lotta di classe", come ha ricordato recentemente anche la storica Antonella Serafini. Tra il popolo, che non voleva trasferire le sue attività e abbandonare le radici di Viareggio; e la borghesia cittadina, che invece temeva un’invasione. Nel mezzo il fronte dei favorevoli, composto per lo più dalle famiglie di marinai che abitavano tutt’intorno alla piazza, e che invece apprezzavano l’idea di poter far la spesa sotto casa. Di quel fronte faceva parte anche il farmacista del Piazzone, il papà di Mario Tobino.
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