Il dibattito sulla separazione dei bagni pubblici tra quelli per maschi e quelli per femmine è sempre stato vivace. Questo dibattito non riguarda solo la discriminazione che questa separazione comporta e il conseguente riconoscimento dei diritti delle persone intersessuali, transessuali e transgender, ma anche una visione paternalistica nei confronti delle donne.
Le implicazioni di questa discussione quindi vanno ben oltre i bagni. «I servizi igienici saranno nel prossimo futuro i nuovi campi di battaglia per le questioni di genere e sessualità», scrive Jeannie Suk del New Yorker.
La Domanda Chiave: Bagni Unisex per Tutti?
La domanda che sempre più persone si fanno è, in breve: non potremmo usare tutti e tutte gli stessi bagni, donne e uomini? La paura di quello che non è conforme alla norma ha portato a stabilire nel tempo un legame tutto pregiudiziale e irrealistico tra le persone transessuali e una loro innata propensione a molestare o a compiere violenza sessuale contro le persone nei bagni e negli spogliatoi.
«La vulnerabilità che la maggior parte delle persone prova in un bagno pubblico quando ha i pantaloni abbassati vicino ad altri è stata facilmente sfruttata e messa in relazione con la violenza sessuale», scrive Suk.
A Houston, lo scorso anno, con un referendum è stato abolito a maggioranza un decreto che permetteva, tra le altre cose, alle persone transgender di utilizzare i bagni pubblici in linea con la loro identità di genere: gli oppositori della legge sostenevano che avrebbe «permesso a ogni uomo, in qualsiasi momento, di entrare in un bagno per donne semplicemente affermando di sentirsi donna quel giorno», nonostante il pericolo che corrono i o le transgender nei bagni sia visto esattamente al contrario come motivo per sostenere il libero accesso al bagno che ritengono più adeguato.
Nel 2006, per fare un esempio più vicino a noi, la deputata di Forza Italia Elisabetta Gardini aveva dichiarato di essere rimasta scioccata dall’incontro nei bagni della Camera con Vladimir Luxuria.
I simboli di un corpo femminile sulle porte dei bagni delle donne e quelli maschili ai bagni degli uomini, attraverso la loro ripetizione, confermano il binarismo sessuale e la corrispondenza sesso-genere, mentre la presenza di un corpo “differente” (proprio lì dove i corpi si dimostrano vulnerabili e “fluidi”) crea disordine e viene percepita come una trasgressione che mette in pericolo le norme che reggono la struttura eterosessuale stessa.
È d’altra parte riconosciuto come le omo-lesbo-trans-fobie siano diverse dalle altre forme di paura: chi ha la fobia dei ragni distoglie lo sguardo dai ragni, chi ha paura di un corpo trans può reagire con l’evitamento, ma anche con comportamenti aggressivi.
Paternalismo e la Visione Vittoriana
Il secondo argomento contro i bagni unisex ha invece a che vedere con una visione vittoriana del rapporto tra i sessi: donne con la gonna, uomini con i pantaloni, come nei simboli sulle indicazioni dei bagni. La donna continua a essere percepita come una creatura fragile che deve essere protetta, come un “angelo del focolare”, visione alla quale corrisponde una condizione giuridica limitatissima.
Questi principi dell’età vittoriana (riassumibili nella parola “paternalismo”) hanno portato allo sviluppo, tra le altre cose, di ambiti distinti in base al sesso e alla designazione di alcuni spazi fisici riservati alle donne, inclusi i bagni dei locali pubblici: spazi sicuri e nascosti in un mondo in cui le donne erano e continuano a essere oggetti da proteggere.
«La nostra società», dice Suk, «sta vivendo una recrudescenza di questa stessa preoccupazione paternalistica che continua a considerare le donne come creature vulnerabili». Suk dice anche di non essere a conoscenza di statistiche affidabili che indichino che i bagni pubblici siano più pericolosi per quanto riguarda le aggressioni sessuali rispetto ad altri posti.
E dunque: il bagno è l’ultimo baluardo della differenza sociale di genere? «Quando uomini, gay o etero possono stare tranquillamente fianco a fianco negli orinatoi, perché donne e uomini non possono condividere lo stesso bagno, soprattutto in luoghi chiusi che rispettino la loro privacy?», scrive il New Yorker.
Il bagno pubblico è l’istituzione sociale più evidente e diffusa in cui la separazione per sesso è ancora la norma e disfare questa separazione potrebbe avere un significato che va oltre la questione dei bagni. Se una donna trans può usare il bagno delle signore il messaggio implicito è che sì, è accettata come donna. Se un uomo trans può usare il bagno degli uomini, vale la stessa cosa.
Perché, si chiede il New York Times schierandosi a favore di un bagno per tutte e tutti, Hillary Clinton non ha riconosciuto pubblicamente che il suo ritardo era dovuto a un’ingiustizia? Il bagno riservato alle donne era - ed è ancora molto spesso - scomodo, spesso c’è la fila, ed è il simbolo di molte verità su quanto possa essere difficile, quando si è una donna, vivere in un mondo costruito a misura d’uomo.
Ordinanze e Linee Guida
Lo scorso dicembre il senatore dell’Indiana Jim Tomes ha presentato una proposta che, se approvata, renderebbe un reato utilizzare bagni, docce, spogliatoi riservati a un sesso da parte di persone di sesso diverso da quanto indicato nel certificato di nascita. Ordinanze sui bagni simili a quelle dell’Indiana sono state proposte in diversi altri stati americani (Arizona, Texas, Florida e Kentucky, tra gli altri) e vogliono contrastare una tendenza contraria: quella che prevede di estendere le protezioni ai transgender e che permette di conseguenza alle persone transgender di accedere a una serie di servizi che corrispondono alla loro identità di genere.
Lo scorso anno il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha pubblicato nuove linee guida che raccomandano ai datori di lavoro di consentire ai e alle dipendenti transgender di usare il bagno che ritengono più adatto a sé. Lo scorso aprile la Casa Bianca ha aperto la sua prima “gender-neutral toilet” (si trova nell’Eisenhower Executive Office, l’edificio che ospita uffici e dipendenti dell’amministrazione).
Esperienze e Abitudini nel Mondo
In Cina, alcune abitudini "cessuali" includono la socializzazione nei bagni pubblici, l'uso del cellulare e il fumo. Alcuni bagni non hanno neanche le porte, ci sono solo dei muretti alti un metro circa, così da non essere proprio chiappia a chiappa, ma che permettono non solo di parlare, ma di portare avanti altri metodi di socializzazione, come giocare alla morra cinese.
In questi ultimi anni alcuni licei e atenei hanno adottato l’uso dei bagni gender neutral per sostenere gli studenti che non si riconoscono in nessun genere. A tal proposito, una dirigente di una scuola toscana aveva affermato: “Ci sono sembrati maturi i tempi per dotare le sedi di ’bagni neutri’ senza indicare il genere degli utenti, perciò possono usufruirne sia maschi sia femmine. La porta di queste toilette si distingue dalle altre perché ha una targa con scritto solo ’bagno’ e sotto c’è un arcobaleno. Ha realizzato il logo un ragazzo della scuola”.
Ad aderire sono stati anche la Bocconi di Milano, il liceo artistico di Brera, il Vittorini, ma anche il Politecnico di Torino, il liceo artistico Cassinari di Piacenza e l’Accademia di Belle Arti di Catania. Ma come vengono indicati? Si passa dai cartelli con le sagome unite di uomo e donna, all’aggiunta di una terza figura, come nel caso della Bocconi che ha usato un unicorno. In una scuola superiore di Washington hanno creato simpaticamente la “all gender toilet”.
Segnaletica Stradale e Linguaggio
La segnaletica stradale è maschilista? Vedere i cartelli fa pensare a una discriminazione di genere. C’è un segnale che indica un obbligo di velocità “a passo d’uomo”. Perché? Perché a passo d’uomo e non anche di donna? Alla guida di automobili, motori, biciclette e autocarri non ci sono solo guidatori di sesso maschile, ma anche di quello femminile.
Lo stesso fenomeno si segnala anche in altri aspetti del vivere civile. Dirà qualcuno che il termine “uomo” è un termine neutro (?), generale, generalizzante, che indica sia maschi che femmine. Ma allora si riformi la lingua, così come si debbono rivedere gli antichi testi sacri.
Simboli Creativi nei Bagni Pubblici
Quando andiamo in un bar o ristorante, in un locale o in una discoteca difficilmente non scappa un passaggio al bagno e quando le toilette hanno qualcosa di originale è inevitabile che ci restino impressi nella memoria. In giro per il mondo ci sono tanti bagni, pubblici o privati, davvero bizzarri, ma quando l'originalità si sposa con l'intelligenza è ancora più facile notare un determinato tipo di toilette.
"Paese che vai usanze che trovi" si dice, ma in questo caso si può modificare il proverbio in "bagno che vai simbolo che trovi". Già quando si viaggia e si cambia paese le scritte sono diverse e spesso anche i comuni simboli femminili e maschili si differenziano.
E così si trovano posti dove il bagno degli uomini è indicato con un semplice "Bla" e quello delle donne con infiniti "Bla" proprio per sottolineare che le donne nel bagno sono solite parlare tanto. Oppure il bagno maschile è indicato con una banana e quello femminile con una patata. Ma ce ne sono di ancora più originali come i simboli della birra tra le gambe maschili e del bicchiere da martini dry tra le gambe femminili per distinguere il bagno degli uomini da quello delle donne in un bar, oltre che la differenza di consumazioni generalmente esistente tra uomo e donna.
Bagni Gender Neutral in Italia e nel Mondo
I bagni gender neutral sono una possibile soluzione per rendere anche i servizi igienici un luogo meno discriminante; tuttavia, in Italia sono ancora poco diffusi e spesso osteggiati. È il caso dei bagni gender neutral, in Italia ancora poco diffusi, ma che iniziano a essere utilizzati da alcune realtà che diventano così esempi virtuosi.
La divisione tra bagni maschili e bagni femminili è talmente radicata nella nostra cultura che neppure ci si sofferma a pensare il motivo per cui questa divisione realmente esista.
L’accesso è consentito a tutte le persone che studiano nel liceo, senza distinzioni di alcun genere. Quello dei bagni inclusivi non è il primo provvedimento del liceo Brera a tutela della comunità LGBTQIA+: qualche mese fa era stata la volta della carriera alias, misura introdotta per permettere a tutte le persone in fase di transizione di genere di cambiare il nome sui documenti scolastici, utilizzando quello in cui si riconoscono.
Un esempio innovativo nel campo della pubblica amministrazione e con anticipo rispetto al dibattito recente è quello del comune di Reggio Emilia. Altro esempio positivo viene dai Paesi del Nord Europa come Danimarca, Svezia e Norvegia. In queste nazioni i bagni genderless sono praticamente la normalità in tutte le strutture pubbliche, tra cui scuole, musei, ma anche esercizi commerciali.
Nel Nord Europa si lavora molto fin dall’infanzia anche per eliminare gli stereotipi di genere a partire dalla scuola.
Burkini e Sensibilità Culturale
Il burkini, al contrario, rappresenta un’idea, che proviene dalla religione, ma che ha assunto in molti paesi del mondo un significato di coercizione e potere dell’uomo nei confronti della donna. Psicologicamente simboleggia non solo un modo di vivere ma il potere del maschio sulla donna che “deve” usarlo. In alcuni paesi una donna potrebbe essere incriminata o maltrattata dagli uomini se indossasse abiti per il bagno meno coprenti.
Nel momento in cui il burkini assume però un forte significato simbolico diviene offensivo per le altre persone. Sarebbe come se qualcuno andasse al mare con un costume con sopra stampigliata la svastica nazista o la bandiera dell’Isis: urterebbe in modo dirompente la sensibilità e la psicologia degli altri.
Alla fine di questo ragionamento ci troviamo di fronte a una certa difficoltà in quanto è difficile rispettare contemporaneamente tutte le sensibilità. La dicotomia non è burkini sì/burkini no, ma il modo e la misura con cui questo indumento viene utilizzato.
Se poi, forse inevitabilmente, si determineranno conflitti o difficoltà il singolo gestore del bagno o il sindaco del paese, così come regolamentano il modo di fare un falò sulla spiaggia, potrebbero avere l’autorità di regolare l’uso degli indumenti.
TAG: #Bagno
