Il tema della donna nella vasca da bagno ha affascinato artisti di diverse epoche, offrendo spunti per esplorare temi come l'intimità, la bellezza e la condizione femminile. Fin dall'antichità, gli artisti hanno raffigurato esseri umani che partecipano ai loro rituali di balneazione. I pezzi, siano essi sculture, ceramiche, dipinti o mosaici, si trovano nei musei, sui muri dei monumenti, negli antichi bagni e nei manoscritti miniati, intrecciati nel tessuto e oltre.

Rappresentazioni Classiche e Rinascimentali

Un antico vaso greco attraversa il tempo per raffigurare dei bagnanti maschi in piedi sotto i getti d'acqua di un bagno pubblico, evocando le docce di una moderna spa. I dipinti plein air spesso mostravano soggetti che venivano battezzati o che sperimentavano qualcosa di ultraterreno, come nella Fontana della Giovinezza di Lucas Cranach, dipinta in uno stile primitivo del Rinascimento settentrionale.

Nel XV e XVI secolo, il motivo iconografico del corpo che si bagna non mirava tanto a rappresentare la pratica del lavarsi, i gesti un po’ prosaici dell’abluzione, ma fungeva piuttosto da pretesto vuoi per un idealizzato omaggio alla bellezza e fecondità della natura, vuoi per evocare un rituale di purificazione dopo il parto. O ancora, è pretesto per illustrare pruriginosamente, in soggetti biblici o mitologici, la seduzione delle nudità femminili, come nel celebre dipinto di Tintoretto sulla bella e virtuosa Susanna insidiata dai vecchioni voyeurs.

Trasformazioni nel XVII e XVIII Secolo

In aggiunta ai consueti tabù religiosi per salvaguardare la salute dell’anima, nel XVII secolo anche scienza e medicina si alleano per demonizzare il contatto con l’acqua, ritenuta sommamente pericolosa per la salute del corpo: può veicolare dannosi “veleni”, e in particolare è considerata mezzo di diffusione della peste. Dipinti e stampe dell’epoca si soffermano dunque prevalentemente su rappresentazioni di toilette seches, a base di profumi, ungenti e creme. Davanti ad uno specchio posto su un tavolino in camera da letto, la donna si pettina e si incipria, e non di rado una domestica o un visitatore - sono toilette aperte al pubblico! - è compreso nella scena. Tuttavia più maliziosi e indiscreti diventano a volte gli sguardi che frugano nei boudoir delle leziose damine settecentesche, fino alla licenziosità di alcuni ovali di Boucher che le mostrano con le gonne alzate, intente ad adempiere funzioni corporali.

Il XIX Secolo: Intimità e Quotidianità

È la pittura del XIX secolo a restituire al tema del bagno, del lavarsi, i gesti e i movimenti dell’intimità quotidiana di un corpo in contatto con se stesso, collocato in uno spazio che è ormai luogo privato, e dove il corpo rappresentato è privo di idealizzata perfezione, ma più vivo e autentico nell’esperienza di rilassamento, di sensuale piacevolezza e sospesa concentrazione.

Opere come Donna che entra in una vasca di Edgar Degas si collocano nel filone delle donne che si fanno il bagno, colte nell'intimo della loro toilette. Come succede spesso nell'opera di Degas, anche in questo caso la donna è vista da dietro. Da parte di Degas c'è l'intento di offrire all'osservatore una rappresentazione naturalistica, priva di qualsiasi istinto sensuale. In questo senso va letta anche la preferenza, da parte di Degas, accordata al nudo visto di schiena: raffigurando un corpo da dietro, Degas poteva evitare di concentrarsi sulle espressioni e dunque sugli stati d'animo e sulla personalità della modella.

L'opera è realizzata a pastello, tecnica che Degas praticò ampiamente nella realizzazione di questi nudi. Nudi che, peraltro, riscuotevano un grande successo quando venivano esposti, e venivano copiati da altri artisti per i quali erano fonte d'ispirazione.

Esempi di opere del XIX secolo:

  1. Museo d'Orsay, Alfred Stevens. Il bagno noto anche come Donna che fa il bagno. Olio su tela, 1867 circa. Francia.
  2. Thomas Eakins (1844-1916), Swimming, 1885, olio su tela, Amon Carter Museum of American Art, Fort Worth, Texas.

La Pop Art e Roy Lichtenstein

Gli anni ’60, grazie alla nascita della Pop Art, rappresentano un periodo di rottura nella Storia dell’arte: colori, rappresentazioni e il linguaggio figurativo subiscono un radicale cambiamento. Era il 1963 quando l’artista realizzò La donna nel bagno, il ritratto di una figura femminile in una stanza da bagno, il tutto rigorosamente tratteggiato da uno stile che ricorda i comic books di quel periodo.

In questo quadro, l’artista ritrae una figura femminile su uno sfondo bianco, attraversato da linee orizzontali e verticali azzurre. Nell’opera si nota ancora una volta come un ambiente intimo e privato possa essere utilizzato come scenografia per rappresentare un momento di vita quotidiana: in questo caso c’è una donna sorridente immersa in una vasca da bagno piena di schiuma. I toni prevalenti del dipinto sono il bianco ottico e il blu elettrico, anche le piastrelle si presentano raffigurate mediante l’utilizzo di linee azzurre verticali ed orizzontali, schematiche e senza elementi di fregio.

Lichtenstein lega indissolubilmente la sua immagine a quella dei fumetti, sua cifra stilistica inconfondibile, dalla prima all’ultima opera. Siamo negli anni del consumismo e della cultura Pop, in un clima di fiducia nel futuro che si contrappone al precedente pessimismo esistenzialista. I suoi fumetti rispecchiano a pieno l’esigenza di circondarsi di immagini positive, nuove. I punti Ben-Day sono la sua firma.

Si tratta di un processo di stampa in cui puntini ravvicinati in colori diversi erano usati per creare mezzi toni sulla carta economica dei periodici. Una tecnica che deriva da Benjamin Day che, intorno al 1878, escogitò un metodo per la colorazione dei disegni divenuto famoso come “Ben Day Rapid Shading Medium” proprio per riuscire a trovare gradazioni cromatiche tramite linee e strutture. Anche se non erano quindi una sua invenzione, i punti Ben-Day diventano la caratteristica inconfondibile di Lichtenstein. In questo modo l’artista newyorkese obbligava l’osservatore a rallentare e cercare di trovare una strada attraverso l’immagine, senza sbirciarla velocemente.

La donna nel bagno rientra in una lista di altre opere simili che Lichtenstein realizzò sulla figura femminile. Voleva rappresentare l’ideale della donna moderna - per gli anni sessanta ovviamente - con le sue nevrosi e frustrazioni, ma anche con una nuova, plastica, felicità.

L'Arte Contemporanea

Nelle opere delle avanguardie ormai l’interesse è più sulla tecnica, su come evocare la sensualità di un corpo femminile nudo utilizzando un linguaggio espressivo che rifiuta il figurativo o la mimesi del reale, fino ad approdare ai nostri giorni, dove il tema della toilette si declina soprattutto nelle immagini della pubblicità, dell’industria della cosmesi e della moda.

Nella sua serie del 2017 Soak, l'artista britannica Emily Ponsonby ha dipinto un gruppo di donne al bagno. L'acqua ci colpisce ad ogni livello: mente, corpo e spirito. Il lavoro contemporaneo di Ponsonby segue una lunga linea dedicata a questo motivo.

Lee Miller: Fotografia e Storia

Un capitolo a parte merita la figura di Lee Miller, fotografa che visse due vite. Giovane, bionda, magnetica, misteriosa e caparbia, Elizabeth era nata a Poughkeepsie. Figlia di una famiglia borghese, trova in suo padre inventore un affettuoso mentore, che, da grande appassionato di fotografia, la introduce quasi per gioco ai trucchi e ai segreti della camera oscura; rendendola, fin da bambina, una fotomodella nata per i suoi scatti amatoriali.

Nel 1929, Lee Miller è già partita alla conquista di Parigi; dove conosce, si innamora e fa soprattutto innamorare perdutamente di lei il famoso fotografo Man Ray. Insieme elaboreranno una nuova tecnica nello sviluppo della fotografie: la solarizzazione. Nella ville lumière all'epoca del suo massimo splendore, la giovane musa e ormai talentuosa fotografa Lee Miller si divide tra le feste; dove viene notata e richiesta come modella dai surrealisti più in voga, da Éluard, Cocteau, Magritte; e da Pablo Picasso, della quale sarà anche amante; e le commissioni di stiliste affermate come Cocò Chanel.

Tra il 1939 e il 1945, Lee sceglie autonomamente di fare l’inviata di guerra per Vogue e Condé Nast. Insieme al fotografo e amico David Scherman, entra nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dachau dopo la liberazione. Sarà Scherman a scattare la celebre foto di Lee nella vasca di Adolf Hitler, a Monaco di Baviera nel 1945.

Profondamente turbata dalle immagini dei campi di concentramento, Lee cade in depressione. Fino al 1977, anno della sua morte, trascorre il suo tempo presso la Farley Farm House nell’East Sussex, acquistata dai Penrose, alternando momenti di crisi ad altri di ripresa. Morirà a 70 anni per via del cancro e sarà il figlio Anthony a pubblicare diverse fotografie mai rese note al grande pubblico.

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