La storia di Venezia è intrinsecamente legata alla gestione del suo territorio acqueo, come dimostrano le continue trasformazioni della laguna nel corso dei secoli. Le diverse configurazioni lagunari nel tempo, dal 1000 al 1700, evidenziano cambiamenti morfologici introdotti per rispondere agli interessi dominanti di ogni epoca.

Al di là delle prospettive storiche, è essenziale concentrarsi sulle dinamiche recenti che caratterizzano l'equilibrio lagunare, evidenziandone le problematiche attuali.

Il Problema della Conservazione dell'Ambiente Lagunare

Molti ritengono che la difesa dalle acque alte sia l'unico problema che affligge la laguna di Venezia. Tuttavia, secondo Luigi D’Alpaos, Ordinario di Idraulica all’Università di Padova, la vera sfida è la conservazione dell'ambiente lagunare, che si sta trasformando radicalmente, evolvendo da laguna a braccio di mare.

Questa trasformazione è un problema cruciale che richiede un'attenzione maggiore rispetto a quanto fatto finora. A questo proposito, sono significativi sia i risultati ottenuti con modelli matematici sofisticati, sia l'analisi sperimentale e cartografica dell'evoluzione della laguna negli ultimi 200 anni.

La laguna del Danaix nel 1811 presentava ancora ampie zone di barene e fondali relativamente profondi, con una profondità media di circa 50 cm nella parte centrale. Oggi, lo stesso fondale raggiunge una profondità di 1 metro e 50 cm, una variazione notevolmente superiore a quella attribuibile a eustatismo e subsidenza.

Le Cause delle Trasformazioni Lagunari

La causa principale di questi cambiamenti sono le opere realizzate dall'uomo all'interno della laguna di Venezia a partire dall'800, tra cui la costruzione dei moli e delle dighe alle bocche di porto, dei canali navigabili e, soprattutto, del canale Malamocco-Marghera.

La costruzione delle dighe alle bocche di porto ha portato a un funzionamento asimmetrico durante le fasi di flusso e riflusso. Durante il riflusso, grandi quantità di materiale fine vengono espulse dalla laguna verso il mare, sottraendole definitivamente al bilancio sedimentario.

I meccanismi che contribuiscono a questa perdita di sedimenti includono il moto ondoso, che risospende i sedimenti fini nelle parti centrali della laguna. Questi sedimenti, una volta risospesi, vengono trasportati verso i canali dalle correnti di marea, per poi essere espulsi in mare.

Strategie per Mitigare la Perdita di Sedimenti

Per mitigare questo fenomeno, si possono intraprendere due strade principali:

  1. Reintrodurre sedimenti fini all'interno della laguna di Venezia per compensare la scarsità di apporti fluviali.
  2. Mitigare il moto ondoso causato dal vento (fenomeno del fetch), dai battelli in navigazione e dalle attività dei pescatori.

Erosione e Perdita di Sedimenti: Un Problema Recente

Negli ultimi decenni, la laguna di Venezia ha subito gli effetti negativi di intensi processi erosivi e di una perdita netta di sedimenti fini negli scambi laguna-mare. Le cause principali di questi processi sono legate agli interventi umani degli ultimi due secoli, piuttosto che a fenomeni naturali come la sommersione.

Eccessiva costruzione, deforestazione, imbrigliamento dei fiumi e surriscaldamento globale stanno accelerando questi processi, amplificati da periodi di instabilità meteorologica nel Mediterraneo.

Il Monito del Passato

L'iscrizione su una lastra di marmo nel Palazzo dei Dieci Savi a Rialto, sede del Magistrato alle Acque, rappresenta un monito potente, soprattutto alla luce dei recenti danni causati dalle maree:

[Traduzione: “La citta’ dei Veneti per volere della Divina Provvidenza fondata sulle acque, circondata dalle acque e’ protetta da acque in luogo di mura: chiunque pertanto osera’ arrecare nocumento in qualsiasi modo alle acque pubbliche sia condannato come nemico della Patria e sia punito non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria. Il diritto di questo Editto sia immutabile e perpetuo”.]

Fenomeni Mareali e Sesse

La marea astronomica è causata dal moto degli astri, principalmente dalla forza gravitazionale della Luna e, in misura minore, del Sole, e dalla geometria del bacino idrico. Questo fenomeno può raggiungere notevoli proporzioni, con movimenti fino a 150 centimetri, soprattutto in primavera e in autunno.

Un fenomeno simile presente in Adriatico è la "sessa" (lat. aquam sessam), un movimento periodico originato da un'onda stazionaria in una massa d'acqua chiusa o parzialmente chiusa, in conseguenza di improvvisi abbassamenti della pressione atmosferica. L’oscillazione fondamentale della sessa nel Mare Adriatico ha un periodo caratteristico di 21-22 ore circa; ve ne sono poi di secondarie, la più importante delle quali ha un periodo di circa 11 ore. Nei giorni successivi a una mareggiata, anche quando la pressione atmosferica è in aumento e in assenza di vento, grazie allo sfasamento di quasi 3 ore tra la periodicità astronomica della marea (oltre 24 ore) e la sessa (circa 21-22 ore), spesso l’oscillazione può trovarsi in fase con il massimo di marea astronomica e produrre acqua alta, in alcuni casi con massimi del livello superiori a quello verificatosi durante la mareggiata.

In casi particolari di ampie escursioni di marea (sizigie), onde di sessa e venti di scirocco, nel Nord Adriatico si possono determinare notevoli innalzamenti del livello del mare sotto costa.

Eventi Storici di Acqua Alta

La prima testimonianza di acqua alta risale alla Historia Langobardorum di Paolo Diacono. Per quanto riguarda Venezia, Antonio Giordani Soika ne ha trattato abbondantemente nell’articolo “Venezia e il problema delle acque alte”, che è reperibile nel bollettino del Museo di Storia Naturale di Venezia, Vol. XXVII: la prima descrizione certa è relativa al 782 d.C., seguita dagli episodi dell’840, 885 e del 1102.

Nel 1240, "l'acqua invase le strade più che ad altezza d'uomo". Una cronaca del 20 dicembre 1283 riporta che Venezia fu "salva per miracolo". Il Giordani prosegue nel suo articolo con l’elencazione dei fenomeni del 18 gennaio 1286, e con l’elencazione degli anni 1297 e 1314; e ancora il 15 febbraio 1340 ed il 25 febbraio 1341 per saltare al 18 gennaio 1386; un altro salto temporale ci porta al 31 maggio e al 10 agosto 1410; a questi si aggiungono gli eventi del 1419, del 1423, dell’11 maggio 1428, del 2 marzo 1429 e del 10 ottobre 1430.

Il 10 novembre 1442 "l'acqua crebbe 4 passi sopra l'ordinarietà". Seguono le citazioni delle date del 21 dicembre 1727, del 31 dicembre 1728, del 7 ottobre 1729; ancora il 5 e il 28 novembre 1742; il 31 ottobre 1746; il 4 novembre 1748; il 31 ottobre 1749; il 9 ottobre 1750; il 24 dicembre 1792; il 25 dicembre 1794 e il 5 dicembre 1839.

A partire dal 1867, fu avviata l’osservazione sistematica delle acque alte secondo metodi scientifici. La schedatura dei dati ebbe inizio nel 1872, a seguito dell’installazione del primo mareografo per il controllo delle maree a Venezia.

Mentre il 4 novembre 1966 si verificarono contemporaneamente una serie di eventi anomali costituiti da alta marea, fiumi gonfi per le abbondanti piogge e un forte vento di scirocco che causarono l’innalzarsi dell’acqua dei canali di Venezia fino ad un’altezza senza precedenti di ben 194 cm sul medio mare.

Va tenuto infatti presente che le cronache passate ricordano quasi sempre solo gli eventi più imponenti ponendo l’enfasi più sull’impressione destata o su dettagli sensazionali sulle distruzioni subite, che non sull’altezza effettiva della marea, mentre i fenomeni minori, calcolabili su una media alta marea al di sotto dei +120 cm, probabilmente non furono considerati degni di menzione.

È comunque difficile confrontare fenomeni così remoti con quelli attuali non solo perché nelle cronache non si hanno osservazioni sistematiche certe, ma soprattutto a causa dei radicali mutamenti intervenuti nella Laguna di Venezia quali la deviazione dei fiumi da parte della Repubblica Serenissima, le sistemazioni delle bocche di porto, la realizzazione di isole artificiali, e ultimo in ordine di cronologico la costruzione di Porto Marghera e del MO.S.E.

Subsidenza ed Eustatismo

A questi fenomeni si aggiungono la subsidenza e l'eustatismo, sia naturale che artificiale, quest'ultimo accentuato dalle trivellazioni petrolifere in Adriatico, dove sono attivi impianti per l'estrazione di gas. Le maggiori criticità si registrano in alcune aree della costa emiliano-romagnola, dove questa raggiunge un abbassamento fino a 20 mm/anno, su una media di 5 mm/anno circa.

Proprio per questi effetti nell’area dell’Alto Adriatico con l’articolo 8 del Dl 112/2008 si ha “Il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia, di cui all’articolo 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, come modificata dall’articolo 26 della legge 31 luglio 2002, n.

Deviazione dei Fiumi e Trasformazioni Lagunari

La naturale evoluzione dell’ambiente lagunare prevede il suo interramento a causa dell’apporto di sedimenti dagli affluenti, apporto non compensato dall’effetto erosivo delle correnti di marea. Gli architetti della Serenissima, ben consci degli effetti erosivi della marea, pensarono di sfruttarli per escavare naturalmente la laguna.

A partire dal secolo XII furono avviati i primi interventi di rettifica sui corsi d’acqua, che vennero arginati nell’entroterra per limitare trasporto di sedimenti in laguna. L’operazione non ebbe il risultato sperato, e la laguna continuava a interrarsi, sino a compromettere la navigabilità delle bocche di porto e dei canali interni che conducevano in città.

Il primo fiume ad essere deviato fu il Brenta. Il 16 febbraio 1330 con un decreto del Consiglio dei Pregadi e l’avvio della costruzione delle opere idrauliche necessarie a preservare la città dalla mala visinìa[4] del Brenta il cui corso fu spostato dalla foce di Fusina fino al mare nel 1548.

Tra il 1488 e 1507 la Repubblica effettuò un’ulteriore modifica al corso del Brenta: il fiume venne sbarrato con chiuse artificiali nei pressi di Dolo e deviato in un nuovo canale, detto Brentone, sino a Codevigo, a sud della laguna.

Negli stessi anni venne deviato anche il corso del Marzenego, che intercettato immediatamente a valle di Mestre dal canale Fossanuova, venne portato a confluire nella foce del Dese, all’estremità settentrionale della laguna, poco distante dall’attuale pista dell’Aeroporto Internazionale di Tessera.

La già citata grande alluvione del 1533, obbligò la Serenissima ad un nuovo piano di difesa della gronda lagunare, quando il Piave esondò dal suo argine destro, irrompendo nel letto del Sile e provocando vasti interramenti nel canale Silone, ex foce del fiume Sile, nei pressi delle isole di Torcello, Burano e Mazzorbo.

Tra il 1565 e il 1579 venne realizzata nella odierna località di Fossalta la Tajada de Re per deviare a nord il corso del Piave, che fu deviato dalla originale foce del Cavallino sino a Cortellazzo, poi a S.

Impatto delle Opere Moderne

Dalla seconda metà del XIX sec. la Laguna veneta risente, sul versante costiero, di uno squilibrio fra i processi di sedimentazione e quelli erosivi, con una prevalenza di questi ultimi dovuta al minore apporto solido dei fiumi, a causa del totale abbandono delle chiuse di regimentazione e deviazione dei fiumi, e della più totale perdita della memoria storica ed ingegneristica delle stesse chiuse, della perdita di coscienza dell’appartenenza sociale dei veneziani, che chiamiamo identità collettiva, e che si basa sulla partecipazione a un sapere e a una memoria comuni, trasmessa in virtù del fatto di parlare una lingua comune o più generalmente, attraverso l’impiego di un sistema simbolico comune.

Infatti non si tratta qui solo di parole, frasi e testi, ma antropologicamente parlando, anche di riti, musiche, edilizia, costruzioni, del mangiare e del bere, di monumenti, immagini, paesaggi e… della delicata ingegneria idraulica che ha tenuto in piedi la città.

Un’evoluzione che non è un semplice «progresso tecnico-scientifico», ma “ecologia” della società umana. Cultura, spiega Lotman, è “quell’atmosfera che l’umanità crea attorno a sé per continuare a esistere, ovvero per sopravvivere.

In questo senso, la cultura è una nozione spirituale” e, al tempo stesso, una tensione etica ‒ fra sé e il mondo ‒ ineludibile per l’intellettuale. La cultura sopravvive solo grazie a una mite intransigenza, eppure oggi sentiamo sempre più spesso dire “per colpa del maltempo” oppure “la natura si ribella” “la natura sistema tutto da sé” “Perché il MO.S.E.

Analisi di Luigi D'Alpaos

Secondo Luigi D’Alpaos, il vero problema da affrontare è quello che riguarda la conservazione dell’ambiente lagunare. L’ambiente lagunare si sta, soprattutto in questi ultimi decenni, radicalmente modificando e siamo in presenza di fenomeni che stanno lentamente ma inesorabilmente trasformando la laguna, da laguna in braccio di mare.

La causa vera sono le opere che l’uomo ha realizzato all’interno della laguna di Venezia a partire dall’’800. Prima la costruzione dei moli alle bocche di porto, poi la costruzione delle dighe alle bocche di porto, poi la costruzione dei canali navigabili e soprattutto del canale Malamocco-Marghera. In particolare la costruzione delle dighe alle bocche di porto ha determinato un funzionamento asimmetrico delle bocche della laguna durante la fase di flusso e reflusso.

Durante il riflusso grandi quantità di materiale fine sono espulsi dalla laguna, allontanati verso il mare e definitivamente sottratti al bilancio nello scambio di sedimenti tra mare e laguna. I meccanismi che contribuiscono a questa perdita di sedimenti, così imponente, sono fondamentalmente questi: è il moto ondoso che risospende i sedimenti fini nelle parti centrali della laguna.

Questi sedimenti fini risospesi sono lentamente portati verso i canali dalle correnti di marea e dai canali portati verso le bocche e quindi espulsi in mare. Se perciò si vuole tentare di mitig...

La Laguna: Un Ambiente Unico e In Continua Trasformazione

Stefano Liberti, nel suo reportage sull’Italia fragile, descrive la laguna come un posto unico al mondo, difesa antica e al tempo stesso fonte di molti dei guai odierni di Venezia. La storia di Venezia è la storia dell’acqua alta che dalla laguna entra in città, la sommerge, portando grande scompiglio, danni, umidità. Ma al tempo stesso, la storia di Venezia è la storia di una città che grazie alla laguna è scampata alle invasioni per più di un millennio, ed è rimasta stata protetta e non direttamente coinvolta nei molti conflitti che combatteva altrove ma non sulle sue isole.

L’aqua granda del 12 novembre 2019, quando la marea raggiunse 187 cm, segnò un momento di non ritorno, evidenziando la necessità di un nuovo equilibrio tra laguna e città.

La subsidenza, in parte naturale e in parte dovuta alle attività industriali, e un evento meteo particolarmente intenso, con lo scontro di due correnti provenienti da due direzioni diverse, hanno contribuito a questo evento catastrofico.

Fino alla metà del secolo scorso, le acque alte erano molto più rare. Dagli anni ‘60 del '900 il fenomeno si è molto intensificato e così come aumentano le maree registrate sopra i 140 cm. In parte, questo è il risultato della crisi climatica, del cambiamento della circolazione delle correnti mediterranee con l’arrivo più frequente ed esteso degli anticicloni africani da sud a nord. Quando arriva lo Scirocco, il vento spinge l’acqua dal basso Adriatico verso la laguna. La crisi climatica ha però come ben sappiamo anche comportato un innalzamento del livello del mare in diverse parti del mondo, e in particolare a Venezia il livello assoluto è cresciuto di quasi 15 centimetri nel corso dell’ultimo secolo. La subsidenza, d’altro canto, ha fatto sprofondare la città di oltre 20 centimetri.

Gli studi sulla laguna diventano centrali per capire come difendere Venezia dall’acqua alta e come raggiungere un nuovo equilibrio tra la sua dimensione urbana e quella lagunare.

Nella sua lunga storia, la laguna è sempre stata un ambiente dinamico, con l’azione dei fiumi che portano sedimenti e il mare che spinge l’acqua verso l’entroterra. Tra mito e storia sappiamo che nel corso del 400 dC e del 500 dC le isole della laguna si sono popolate, almeno in parte sotto la spinta della fuga dalle invasioni di popoli barbari che arrivavano da nord e da est.

Sempre D’Alpaos riferisce di diverse ricostruzioni che indicherebbero che nella zona della laguna superiore gli specchi d’acqua si siano ristretti mentre il lido che separa la laguna dal mare si sarebbe ingrossato. Al contrario, nella zona della laguna inferiore, l’acqua avrebbe sommerso parte della terraferma, ampliando così lo specchio lagunare, mentre i lidi sono rimasti sostanzialmente gli stessi ma si sono assottigliati.

Nei primi secoli, le popolazioni abitanti la laguna hanno cominciato a lavorare per contrastare gli effetti delle maree e quindi della sommersione, da un lato, e dell’interramento dovuto all’azione dei fiumi dall’altro. Ma passato l’anno Mille, i problemi indotti dall’azione dei fiumi cominciarono a essere considerati molto consistenti e problematici da quella che nel frattempo era diventata una città importante e potente, con una popolazione assai più consistente, in piena espansione, e con traffici commerciali verso tutti i porti del Mediterraneo.

A partire dal 1300 dunque Venezia inizia a lavorare per difendere se stessa e la propria laguna, e lo fa in prima battuta costruendo dei canali che portino le acque del Brenta più lontano, verso il bacino di Malamocco.

Tale è l’importanza della gestione delle acque che nasce nei primi anni del ‘400 il consiglio dei Savi alle acque, affiancati poi dagli Esecutori e da un Collegio solenne, che nel loro insieme costituivano l’ufficio del Magistrato alle Acque. Da fine ‘400 inizia una massiccia operazione di grandi diversioni di tutti i fiumi che sfociano in laguna. Oltre al Brenta viene deviato anche il Bacchiglione che dopo una serie di lavori, anche in questo caso a più riprese, vengono portati a sfociare a sud di Chioggia, nella laguna di Brondolo e da qui direttamente al mare.

Viene poi disegnato a metà del XVI secolo un piano ad opera di Cristoforo Sabbadino per allontanare verso nord la foce del Piave e di tutti i fiumi che arrivavano al bacino lagunare. Il Piave viene così deviato verso est. Anche in questo caso l’opera non viene completata in un unico giro. Ci vogliono diversi interventi, anche a seguito dell’insorgenza di diverse problematiche e della rotta degli argini, per vedere il fiume arrivare al suo sbocco finale al mare nei pressi di Cortellazzo. Da inizio 1600 Venezia dà anche il via alla conterminazione, la delimitazione del territorio lagunare con una serie di cippi in pietra d’istria che delimita dunque i confini entro i quali valgono i regolamenti di protezione della laguna stabiliti dalla Repubblica.

Se è molto difficile, secondo diversi studi, incolpare queste prime grandi opere dei problemi attuali della laguna, non c’è dubbio che con la diversione dei fiumi ha inizio una tendenza, lenta ma continua, all’erosione.

Un altro momento importante di interventi in laguna è quello della sistemazione delle tre bocche di porto, tra inizio ‘800 e i primi anni del ‘900, quando nel frattempo Venezia e il Veneto sono stati unificati al resto d’Italia. La prima bocca a essere sistemata, con costruzione di dighe e moli a difesa dei fondali per favorire la navigazione, tra l’epoca napoleonica e quella di dominazione austriaca, è quella di Malamocco. Segue quella a nord, la bocca del Lido. E infine, con lavori interrotti dalla I guerra mondiale e completati solo negli anni ‘30 del ‘900, la terza, la bocca di Chioggia.

D’Alpaos fa notare che con la realizzazione dei moli alle bocche di porto, viene meno “la centralità del problema della salvaguardia della laguna enunciata da Sabbadino e fatta propria nei secoli successivi dai tecnici deputati dalla Repubblica a sovrintendere al governo delle acque.

Intanto però, ai margini della laguna, sta nascendo il nuovo insediamento industriale di Porto Marghera. E questo porterà nuovi e ben più pesanti impatti sulla laguna. Già da fine ‘600 erano stati effettuati diversi lavori di allargamento e ampliamento dei tracciati dei canali navigabili per consentire alle flotte navali di arrivare a Venezia. Ma gli effetti di queste opere sono trascurabili rispetto alla realizzazione dei due grandi canali navigabili realizzati per assecondare la costruzione del polo industriale di Marghera, il canale Vittorio Emanuele scavato nel corso degli anni ‘20 del ‘900 per permetteva la navigazione e l’attracco di grandi navi mercantili. Ampliato e approfondito ulteriormente dopo la II guerra mondiale, nel pieno dello sviluppo del polo industriale, il canale modificò sostanzialmente la direzione delle correnti e la velocità di propagazione della marea che entrava in laguna dalla bocca di Lido. Opere che hanno avuto, e hanno tuttora, un immenso impatto sulla morfologia della laguna. Che richiedono manutenzione continua, con interventi di dragaggio che ulteriormente modificano e danneggiano l’ambiente lagunare e che ne erodono i fondali.

Lo sviluppo industriale di Porto Marghera ha avuto anche un’altra immediata conseguenza molto concreta sull’ambiente lagunare. Per le necessità di raffreddamento degli impianti, si sono prelevate in modo massiccio acque sotterranee dalle falde, una pratica definita emungimento. A partire dagli anni ‘30 fino a metà anni ‘70, il prelievo è stato continuo, anche se con intensità ben diverse. Dal 1930 circa, quando per le esigenze idriche della nascente zona industriale s’iniziarono gli emungimenti di falda, questo esiguo tasso si accentuò passando a 1,8 mm/anno; ma solo dopo il 1950, con l’inizio degli sfruttamenti intensivi l’abbassamento del suolo raggiungeva i valori medi di 8 mm/anno. La fase più critica fu raggiunta tra il 1968 e il 1969 con 17 mm a Marghera e 14 a Venezia.” Nel 1970, l’emungimento viene interrotto e le falde vengono ripressurizzate, un’operazione che rallenta e l’abbassamento del suolo.

Sappiamo che oggi la laguna è nuovamente al centro di molte attenzioni sul piano scientifico, economico e tecnologico. Antonello Pasini, climatologo, ha più volte sottolineato in diverse interviste e documentari che la laguna è “un laboratorio naturale per studiare i cambiamenti climatici che ci dà il segnale di allarme per quello che avverrà sulle coste di tutto il mondo”.

Oggi la discussione pubblica si concentra soprattutto su due questioni: la navigabilità dei canali veneziani e quindi l’opportunità di avere o meno le grandi navi da crociera e le masse di turisti in giro per la città e la capacità, o meno, del sistema MOSE di difenderla dall’acqua alta.

“Nonostante la complessità degli interventi da attuare per invertire i processi di degrado che stanno seriamente compromettendo molte parti del bacino lagunare, snaturandole nella loro struttura morfologica secolare, in questa direzione è necessario muoversi con maggiore determinazione, se non si vuole correre il rischio di salvare solamente il tessuto urbano dei centri storici, in un ambiente completamente diverso da quello che ha visto nascere, svilupparsi e tramontare la gloria della Repubblica.

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