Leonardo da Vinci, una delle menti più brillanti del Rinascimento, ha condotto svariate ricerche scientifiche che spaziano dall’Anatomia alla Geologia, dall’Ottica alla Meteorologia.
La vita del genio toscano è all'insegna della costante riflessione e ricerca. Si pone soprattutto il problema del rapporto tra arte, natura e conoscenza: l'indagine scientifica e la creazione artistica collaborano alla scoperta delle leggi universali che regolano la natura. L'artista deve dunque fare esperienza della realtà e riprodurne lo spirito nelle proprie opere.
E' eccezionale il numero di disegni che ci sono giunti, ad accompagnare gli altrettanto numerosi appunti. Tra i più noti, l'Uomo Vitruviano (Gallerie dell'Accademia, Venezia), raffigurazione delle proporzioni ideali del corpo umano.
L'interesse per l'Idraulica
Quest’interesse per l’Idraulica nasce probabilmente dalla sua esperienza milanese (1482-1499) quando, lavorando come ingegnere alla corte di Ludovico il Moro, si è trovato ad operare in un territorio ricchissimo di acque, quali i navigli e l’ampia rete di canali che già solcavano la Lombardia.
Fino ad allora, le opere idrauliche erano state costruite basandosi solo sull’esperienza, tramandata nei secoli. Leonardo è riuscito, forse per primo, a far procedere di pari passo l’esperienza pratica e lo studio teorico, come testimoniano le sue parole: “Ricordati che quando parli di correnti d’acqua devi portare prima l’esperienza e dopo la ragione”.
La sua opera unisce quindi lo studio della tradizione antica e l’osservazione della natura da un lato e l’approfondimento teorico e la spiegazione scientifica di ciò che vedeva dall’altro, al fine di ampliare e supportare le conoscenze tecniche.
Ecco quindi che i suoi scritti riportano disegni di studi del deflusso delle correnti nei canali, anche in presenza di ostacoli o di aperture, di ruscelli e fiumi, onde che curvano e frangono.
Come fece per tutti i fenomeni naturali, Leonardo studiò la vera natura dell’acqua: «…Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento dove, non essendo molestata dai venti, si stabilisce e riposa con la sua superfizie equidistante al centro del mondo».
Tra le personalità più geniali della storia dell’uomo, c’è senza dubbio Leonardo Da Vinci (1452-1519). Tra i tanti interessi dell’artista c’era anche quello per tutto ciò che aveva a che fare con l’acqua, come testimoniamo i numerosi disegni a tema idraulico, contenuti nei Codici.
Leonardo cominciò ad appassionarsi all’idraulica dal 1482 al 1500, durante il suo soggiorno a Milano, città che già allora era ricca di navigli, dove progettò di collegare il Naviglio Martesana ai navigli interni attraverso delle chiuse che avrebbero permesso anche di attraversare la città in barca.
I suoi progetti arrivarono perfino oltralpe, in Francia, dove aveva ipotizzato la realizzazione di canali nella regione di Sologne, a sud di Parigi.
La passione di Leonardo per l’acqua faceva parte del suo approccio naturale alle cose: osservazione e studio per avvicinarsi a carpire la vera essenza e i meccanismi che regolano i fenomeni naturali. Una comprensione profonda e molto rispetto per ciò che lo circondava. Dell’acqua approfondì l’origine, il moto e perfino alcuni effetti ottici a essa collegati.
In seguito ai suoi studi giunse anche alla conclusione che alla fine, la Terra verrà completamente e inevitabilmente sommersa dalle acque: «Perpetui son li bassi lochi del fondo del mare, e il contrario son le cime de’ monti; séguita che la terra si farà sperica e tutta coperta dall’acque, e sarà inabitabile».
Opere e Progetti Idraulici
I suoi studi furono utilizzati prevalentemente per opere d’idraulica e ingegneria militare, ambiti che da sempre hanno suscitato grande interesse nel maestro. Esempio emblematico fu il progetto di deviazione del corso dell’Arno.
Nel 1502 Leonardo lavorò a un progetto richiestogli dal sovrano degli Ottomani, il sultano Bayazed II, per la realizzazione di un ponte sullo stretto del Bosforo. Leonardo ideò un ponte con un’unica campata di 300 metri ma, come accadde a molti dei suoi progetti, non fu mai costruito. Anche Michelangelo eseguì un progetto simile, sempre per il sultano Bayazed II, anch’esso non realizzato.
Correva proprio l’anno 1500 quando Leonardo, abbandonata Milano, mise il suo genio a disposizione di Venezia che lo inviò quale esperto di difese militari ai confini orientali della repubblica veneta, fra Gorizia e Gradisca d’Isonzo, territorio spesso invaso dai Turchi.
Nel foglio numerato come 638° verso del Codice Atlantico, la più vasta raccolta al mondo di disegni e scritti leonardeschi, egli progetta di realizzare un lago difensivo mediante un “allagamento programmato” della zona dove il Vipacco affluisce nell’Isonzo, 5 km prima di Gradisca.
Riguardo alla fattibilità tecnica di tale progetto, la ricerca degli studiosi sloveni Sitar e Svetik del 1989 è fra le più interessanti perché individua due diverse ipotesi costruttive sulla diga e sul lago retrostante. In base al database topografico numerico dell’area, tali ipotesi risultano da noi sostanzialmente confermate.
Concludendo, gli elementi fondamentali di ogni territorio, quali l’acqua (il fiume Isonzo) e la terra (la conca di Gradisca), hanno qui ispirato Leonardo a ingegnare un’opera di difesa del Friuli.
Tra la fine del XV secolo e la prima metà del XVI, sul territorio italiano si segnalarono diverse opere di bonifica e di irrigazione. Gli stati della Penisola attuarono un profondo sforzo di trasformazione capace di attingere alle più rilevanti scoperte tecnologiche e ridisegnare il paesaggio agrario.
In Lombardia ciò divenne evidente con il sistema delle marcite, del prato irriguo e delle sperimentazioni promosse da Leonardo da Vinci alla Sforzesca di Vigevano.
Le marcite costituivano un sistema che impediva il congelamento e quindi l’attivitò vegetativa durante i rigidi mesi invernali lombardi attraverso lo scorrimento continuo, sulla superficie del terreno, di un sottile strato d’acqua che favoriva un apporto suplementare di foraggio.
“… I maggiori scienziati e tecnici del tempo collaborano ora alla progettazione ed all’esecuzione delle opere, sempre più solidamente fondate sull’applicazione dei principi della scienza e della tecnica idraulica… il primo fra tutti Leonardo da Vinci, che ci lascerà numerosissimi ed elaborati studi, progetti, disegni, calcoli, piante topografiche per opere di bonifica, d’irrigazione, di navigazione interna”, annotò Emilio Sereni in Storia del paesaggio agrario.
Invece, Leonardo lavorò sicuramente alla Sforzesca di Vigevano tra il 1942 ed il 1945. In questo codice, dedicato prevalentemente allo studio dell’acqua, il nome di Vigevano compare più volte. Gli appunti di nostro interesse riguardano la mulina da Vigevine, ma vi compare anche una grande quantità di schizzi e progetti per la realizzazione di manufatti idraulici, ideali per la regolazione della velocità dell’acqua.
Per migliorare la canalizzazione dell’acqua, Leonardo puntò infatti sulla reggolazione dell’afflusso idrico attraverso manufatti in grado di coreggere i dislivelli del terreno.
Ancora oggi è possibile vedere il manufatto “tre incastri”, struttura trapezoidale che regola l’afflusso dell’acqua della roggia ai campi coltivati. Leonardo la presentò dicendo che “nessun incastro dee esser più stretto che il suo universal canale, perché l’acqua fa retrosi e rompe l’argine“.
A Milano, Leonardo studiò l’area intorno al Naviglio di San Marco, realizzando un progetto per collegare il Naviglio Martesana ai Navigli interni attraverso due chiuse. Ciò avrebbe permesso di attraversare Milano in barca e, potenzialmente, di collegare l’Adda con il Ticino.
Alcuni dei progetti idraulici di Leonardo consistevano nella deviazione di fiumi ed erano particolarmente ambiziosi e futuristici, come testimoniato dai suoi stessi scritti.
Intorno al 1630, Francesco Arconati, figlio del conte Galeazzo Arconati, da tempo possessore di diversi codici, incluso il Codice Atlantico, realizzò un trattato sul moto dell’acqua usando proprio gli scritti di Leonardo.
Le continue ricerche per comprendere al meglio i fenomeni dell’acqua e del mare, portarono Leonardo anche ai primi studi sui fossili, che gli permisero di teorizzare, da ateo qual era, l’impossibilità del Diluvio Universale, come ironicamente scrisse: «Della stoltizia e semplicità di quelli che vogliono che tali animali fussin in tal lochi distanti dai mari portati dal diluvio. Come altra setta d’ignoranti affermano la natura o i celi averli in tali lochi creati per infrussi celesti […] e se tu dirai che li nichi [ le conchiglie ] che per li confini d’Italia, lontano da li mari, in tanta altezza si vegghino alli nostri tempi, sia stato per causa del diluvio che lì li lasciò, io ti rispondo che credendo che tal diluvio superassi il più alto monte di 7 cubiti - come scrisse chi ‘l misurò!
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