La nudità nell’arte, e quindi nella pittura, nella scultura e più recentemente nella fotografia e nel cinema, ha generalmente riflesso gli standard sociali del tempo in termini di estetica e moralità.
Origini e Significato Antico
Si pensi alla minuscola statuetta, probabilmente progettata per essere tenuta in mano, popolarmente chiamata la Venere di Willendorfe, raffigurante una donna corpulenta, forse un simbolo di fertilità, il cui viso e altri dettagli sono ridotti al minimo mentre il seno, la pancia e il sesso sono accentuati. Per gli uomini, il pene è il più delle volte indicato da una linea, anche se ci sono anche figure con un fallo prominente che richiama sempre i simboli di fecondità (30-25.000 a.C.
Le statue Kouroi maschili e le Korai femminili esistono in Grecia dal 625 a.C. Il nudo maschile nell’arte greca, tuttavia, rappresenta spesso una figura di proporzioni ideali, usata sia come modo di commemorare persone reali, ma anche come rappresentazione di divinità ed eroi mitici divini (l’ideale eroico nudo).
Come si vede, sin dall’inizio della civiltà occidentale il maschio nudo e la femmina nuda sono trattati in modo molto diverso e hanno ruoli diversi da interpretare. Il radicato omoerotismo dell’antica società greca ha chiaramente molto a che fare con la preminenza dell’eroico nudo maschile.
Il Medioevo e il Rinascimento
Dopo l’ascesa del cristianesimo, la rappresentazione dei nudi in occidente diminuì drasticamente. Praticamente l’unica nudità consentita per secoli, infatti, era nell’arte religiosa, con raffigurazioni dipinte e scolpite di Adamo ed Eva (sebbene spesso drappeggiate con discrezione) e in alcune scene del Giudizio Universale.
Il Rinascimento italiano introdusse lo spirito razionalista. La nuova cultura rinascimentale, umanista, più antropocentrica, favorì il ritorno del nudo nell’arte, generalmente basata su temi mitologici o storici, anche religiosi, con connotazioni di eroismo e di virtù. Ciò non proibì a persone, come i Medici o i Borghese, aristocratici o uomini di Chiesa, di ordinare per i loro appartamenti privati tali soggetti mitologici che giustificavano l’uso della figura nuda.
Altri artisti italiani come Tiziano iniziarono a raffigurare nudi femminili nel XVI secolo, a volte usandoli come evocazione di un’età dell’oro perduta, in cui il paesaggio divenne molto più importante che nei dipinti precedenti. È in questo periodo che iniziarono le prime Accademie d’Arte in Italia.
Nella scultura, Bernini creò opere di nudo altamente drammatiche come il suo David, mentre Rubens fu forse l’artista più importante per la raffigurazione della donna nuda nel XVII secolo. Ammirava l’arte antica e il Rinascimento italiano, ma i suoi nudi, sebbene altamente sensuali, sono molto più naturalistici e abbondantemente dotati rispetto alle loro controparti italiane, ancora abbastanza idealizzate.
Il XVIII Secolo e l'Era Rococo
Nel XVIII secolo, il nudo iniziò a essere raffigurato in un ambiente più frivolo da artisti rococò come Boucher, artista favorito di Mme de Pompadour, l’amante di Luigi XV. In totale contraddizione con le correnti precedenti, questo periodo è caratterizzato dall’evidenziazione di scene private prevalentemente femminili e molto spesso erotiche.
Sembra chiaro che questi pittori usassero abitualmente modelli femminili per i loro nudi di donna, ma le grandi Accademie come l’Académie Royale francese continuarono a privilegiare i maschi fino al XIX secolo.
Il XIX Secolo e l'Impressionismo
Con il progredire del XIX secolo e l’ascesa della pittura francese, il nudo femminile divenne preminente anche nell’arte francese, sia nella pittura e scultura accademica che in opere ribelli come quella dell’artista realista Courbet, L’origine del mondo. La pittura romantica, reazione del sentimento contro la ragione , è caratterizzata da uno spiccato gusto per la drammatizzazione.
I pittori non esitano più a mostrare la realtà, per quanto violenta possa essere. Nel periodo dell’impressionismo, il nudo femminile continuava ad essere molto popolare. I nudi di Renoir, con la loro sensualità lucente e satinata, sembrano infatti ravvivare lo spirito di Rubens, ma venivano raffigurati negli ambienti della vita moderna tanto amati dagli impressionisti, piuttosto che come figure di storie mitologiche. Degas ha una visione un po’ meno sentimentale dei suoi nudi, spesso raffigurandoli in un ambiente davvero molto umile.
Il XX Secolo e l'Arte Contemporanea
Con le Demoiselles d’Avignon (1907) di Picasso , invece, assistiamo di nuovo a un deliberato sovvertimento della tradizione idealizzante classica del nudo femminile. L’artista raffigura quattro prostitute, disegnate con contorni quasi cubisti e innaturali, in pose provocatorie e con indosso i volti di antiche sculture iberiche e grottesche maschere africane, incorniciate da un impassibile malloppo classicizzante di panneggi.
Nell’arte contemporanea, con la nostra conoscenza moderna della psicologia freudiana delle pulsioni sessuali sommerse, le raffigurazioni della nudità sembrano sempre più spesso voler annullare deliberatamente la linea sottile tra arte e pornografia. I disegni di Egon Schiele abitano spesso questo territorio.
La Toilette nell'Arte: Una Mostra a Parigi
La storia della toilette nell'arte dal Rinascimento ai giorni nostri: è l'originale tema della mostra al Museo Marmottan di Parigi, celebre per la sua collezione degli impressionisti, in programma fino al 5 luglio. "Il bagno non è che un pretesto - osservano i curatori Georges Vigarello e Nadeije Laneyrie-Dagen -. E' il nudo in realtà che viene celebrato".
Nella seconda parte della mostra la toilette diventa più intima: non più in spazi aperti all'esterno, ma nel mondo privato della camera da letto. Subentra l'ideale della bellezza fisica e della perfezione delle linee, l'importanza dell'apparenza. Le scene sono più realiste: la donna seduta allo specchio, mentre si trucca o si aggiusta i capelli e si profuma.
Il ricorso del bidet per lavare le parti intime si fa ancora in presenza di domestici, ma non davanti a estranei. La parte più sociale della toilette assume un nuovo significato. Fa l'apparizione il 'cabinet de toilette' con la desacralizzazione del nudo che ispira Manet, Berthe Morisot, Degas, Toulose Lautrec.
Fino ad ora è sempre stata la donna ad essere ammirata dall'uomo. Bisogna attendere il 1960 e le rivendicazioni femministe affinché anche l'uomo diventi protagonista con 'Homme au bain' di Gustave Caillebotte o ancora lo sguardo delle donne su se stesse in una vasca da bagno con un smaschera per il viso (Bettina Rems) o con un reggiseno Chanel (Karen Mulder).
La loro toilette si stacca dall'estetica ideale o dalla moda della pubblicità e si mostra in tutta naturalezza con le rughe e i peli. "Un rapporto nuovo si instaura tra la donna e la toilette - concludono i curatori -. Centra meno il lavarsi e il preparasi.
Nudità e Cultura: Uno Sguardo Etnologico
La condizione di essere nudi rappresenta un concetto importante nello studio della vita di relazione dell'uomo. Il suo valore varia a seconda dei contesti culturali e la confusione tra il concetto di nudità e quelli di pudore e di morale ha generato in passato molti errori nel modo in cui l'Occidente europeo valutava i popoli 'primitivi' con i quali veniva via via a trovarsi in contatto.
In numerosi gruppi umani, infatti, il senso del pudore non è necessariamente collegato al fatto di avere determinate parti del corpo scoperte. Il concetto di nudità, lungi dall'essere marginale nello studio dell'uomo, pare importante nel definire l'essere umano in relazione al regno animale.
Infatti, fra le 193 specie viventi di scimmie, 192 sono ricoperte di pelo e solo l'uomo si presenta come uno 'scimmione nudo' (Morris 1967). Se fra i Primati la pulizia del mantello di pelliccia è una delle attività centrali attorno alla quale si organizza la vita sociale, fra gli esseri umani questa si connette alle abitudini e agli abiti con cui gli scimmioni nudi ‒ per dirla ancora con D. Morris ‒ si relazionano e ricoprono il proprio corpo.
Nelle discipline etnoantropologiche è possibile rintracciare il concetto di nudità su due livelli differenti. Da una parte, all'origine della curiosità dell'Occidente nei confronti delle culture 'altre' (si pensi alla scoperta dell'America) è spesso presente l'idea della nudità in quanto elemento caratterizzante l'immagine dell'uomo 'primitivo', sicché le forme di umanità che si pensavano attardate in uno stato di selvatichezza venivano spesso definite a partire dalla 'incivile' nudità: l'immagine del 'selvaggio nudo' ha segnato gli esordi della curiosità etnologica; solo successivamente lo sviluppo delle discipline antropologiche ha fatto emergere una concezione dell'essere umano in cui la nudità veniva svuotata di significati, mentre l'accento era posto su ciò che più conta nella definizione dell'uomo, gli abiti e le abitudini.
Dall'altra parte, ogni società umana ha una propria idea su che cosa sia la nudità e in alcuni contesti questo concetto acquista significati socialmente e culturalmente rilevanti.
A partire dal 15° secolo, l'Europa assume un ruolo centrale nella scoperta e nell'organizzazione del mondo. Inizia un lungo periodo di grandi viaggi ed esplorazioni, alla cui base possono essere individuati motivi di carattere commerciale e religioso. Nei diari e nei resoconti di viaggiatori è possibile rintracciare descrizioni, immagini e valutazioni inerenti le varie forme di umanità incontrate in terre esotiche e lontane.
L'uomo occidentale si confronta con altre culture e molto spesso contrappone la civiltà europea alla selvatichezza dei primitivi. In particolare, la scoperta dell'America e l'esplorazione del continente africano forniscono informazioni importanti che stimolano la riflessione non soltanto sulle altre culture ma, come in un gioco di specchi, anche sulla civiltà occidentale.
Una componente della 'selvatichezza', di solito marcata nei resoconti di viaggio, è la nudità. I selvaggi si presentano nudi, o meglio, senza un abbigliamento sufficiente a nascondere le parti del corpo che nella cultura occidentale vengono generalmente coperte. La stretta correlazione, presente nella cultura europea, fra l'atto del coprire il corpo e i concetti di pudore e decoro porta a giudicare gli indigeni non solo attardati su un livello evolutivo inferiore, ma ignari delle più elementari regole morali e civili.
Come si vedrà in seguito, l'errore di tale ragionamento risiede nella trasposizione in un contesto culturale diverso della relazione fra nudità e pudore, tipica soltanto di alcune culture e non dell'essere umano in generale.
Tabella: Nudità e Significati Culturali
| Cultura | Parti del Corpo Rilevanti | Significato |
|---|---|---|
| Culture Occidentali | Seno, genitali | Pudore, sessualità |
| Culture Africane | Cosce | Desiderio sessuale |
| Greci antichi | Pene (integrità del prepuzio) | Estetica, moralità |
Voyeurismo: Uno Sguardo Indiscreto
L'istinto umano di osservare il mondo che ci circonda è insito nella nostra natura, ma quando questo istinto si trasforma in un'ossessione segreta di spiare gli altri in momenti privati, entriamo nella complessità della parafilia nota come voyeurismo.
Il voyeurismo,(o scopophilia) è una parafilia caratterizzata dall'eccitazione sessuale derivante dall'osservare individui ignari, spesso in momenti intimi o privati, come durante l'atto sessuale o lo spogliarsi. Può causare disagio psicologico e, in alcuni contesti, configurarsi come reato.
Questo disturbo può manifestarsi anche attraverso l'uso della tecnologia, con casi di registrazione in cabine da bagno, installazione di telecamere in spazi privati o con il fenomeno noto come "upskirting", ovvero scattare foto o registrare sotto i vestiti di qualcuno.
Le vittime del voyeurismo possono sperimentare gravi conseguenze psicologiche, tra cui ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
L'atto di guardare o spiare è intrapreso dal voyeur con lo scopo di ottenere eccitazione sessuale, e se si cerca l'orgasmo viene solitamente raggiunto attraverso la masturbazione.
Parafilie e disturbi parafilici sono fantasie, desideri o comportamenti sessuali che si ripetono e coinvolgono oggetti inanimati, bambini o adulti che non danno il consenso. Il DSM-5 chiarisce che le parafilie sono diverse dai disturbi parafilici, che sono considerati veri e propri disturbi mentali.
Il Voyeur: Profilo Psicologico
In un recente studio (2023), è emerso che la maggior parte dei vouyer aveva vissuto relazioni negative tra pari e/o intime, che spesso avevano portato a comportamenti antisociali e sessuali non tipici. Questi comportamenti erano associati a diversi fattori di rischio precoci, tra cui: disregolazione emotiva, scarsa salute mentale, supporto emotivo limitato e strategie di coping maladattive.
Nel contesto del modello di studio, sono state individuate 3 diverse vie o percorsi che spiegano il coinvolgimento in comportamenti voyeuristici: soddisfazione sessuale, ricerca di connessioni malsane e accesso a persone inappropriate.
Diagnosi di voyeurismo
La maggior parte degli esperti attribuisce il comportamento a un'osservazione inizialmente casuale o accidentale di una persona ignara che è nuda, nel processo di spogliarsi o impegnata in attività sessuali. Le ripetizioni successive dell'atto tendono a rafforzare e perpetuare il comportamento voyeuristico.
Per essere diagnosticato clinicamente, i sintomi devono includere i seguenti elementi: fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti, intensi o sessualmente eccitanti e disagio significativo e o compromissione della vita quitidiana.
Cure e trattamenti
Il trattamento del voyeurismo rappresenta un aspetto cruciale per aiutare gli individui a gestire e superare le tendenze voyeuristiche, contribuendo al loro benessere e alla prevenzione di comportamenti illegali o dannosi.
Il trattamento del voyeurismo può essere guidato da una comprensione dei percorsi motivazionali che portano a questo comportamento. In generale il trattamento per il voyeurismo è di solito psicoterapeutico e consiste generalmente in un’analisi o terapia di gruppo ed in altre forme di terapia come quella cognitivo-comportamentale.
In alcuni casi può risultare efficace anche l'uso di antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Se tali farmaci non risultano efficaci e il disturbo è grave, si può ricorrere a farmaci che riducono i livelli di testosterone, riducendo così l’impulso sessuale.
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