Se in futuro avremo un problema in casa con un rubinetto che perde o una finestra che non chiude bene, potremmo non avere più qualcuno che ce li aggiusta. Nei prossimi anni sono infatti a rischio manutenzioni e riparazioni, perché in Italia stiamo assistendo a un continuo calo del numero degli artigiani. Con, anche, un’inevitabile trasformazione del tessuto urbano che ci accoglie. Addio artigiani: idraulici, fabbri, elettricisti, serramentisti… Questo lo scenario cui ci potremmo trovare di fronte tra non più di dieci anni se non sarà invertita la rotta.
Il Declino degli Artigiani in Italia
Secondo i nuovi dati appena elaborati dalla Cgia di Mestre sulla base dei numeri Inps e Infocamere/Movimprese, continua a scendere il numero degli artigiani presenti nel nostro Paese. Oggi, gli artigiani in Italia sono appena 1 milione 457mila, con una certa differenza tra le varie province; nel 2012 erano circa 1 milione 867mila: solo nel 2023 il numero è crollato di quasi 410mila unità. In calo non sono solo i singoli artigiani, ma anche le imprese artigiane. Secondo i dati Infocamere/Movimprese, anche il numero delle aziende attive è in forte diminuzione.
Le regioni che hanno registrato le maggiori perdite in percentuale sono state l’Abruzzo (-29,2%), le Marche (-26,3%) e Piemonte (-25,8%). Quelle con le riduzioni numeriche più significative sono state invece la Lombardia (-60.412), l’Emilia-Romagna (-46.696) e il Piemonte (-46.139). In futuro dunque potrebbe essere sempre più difficile trovare idraulici, sarti e carpentieri. Solo nell’ultimo anno sono andati perduti 73mila artigiani.
In Italia in undici anni ne sono scomparsi 410.000 (-22%). Gli artigiani italiani sono sempre meno. I dati evidenziano un netto calo di professionisti negli ultimi undici anni. Nel 2012 se ne contavano poco meno di 1.867.000, nel 2023 1.457.000.
Non tutti i settori stanno risentendo di questa crisi allo stesso modo. Il settore del benessere e dell’informatica, ad esempio, presentano dati in controtendenza. Si registra un aumento di acconciatori, estetisti e tatuatori, nonché di sistemisti e video maker. I giovani sembrano mostrare meno interesse verso i lavori manuali.
Se nel 2012 erano poco meno di 1.867.000 unità, nel 2023 la platea complessiva è crollata di quasi 410mila soggetti (-73mila solo nell’ultimo anno); ora il numero totale sfiora quota 1.457.000. In questi undici anni abbiamo assistito a una caduta verticale che si è interrotta solo nell’anno post Covid (+2.325 tra il 2021 e il 2020). Se questa tendenza non sarà invertita stabilmente, non è da escludere che entro una decina d’anni sarà molto difficile trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo.
Secondo i dati Infocamere/Movimprese, anche il numero delle aziende artigiane attive è in forte diminuzione. Se nel 2008 (anno in cui si è toccato il picco massimo di questo inizio di secolo), in Italia le imprese artigiane erano pari a 1.486.559 unità, successivamente sono scese costantemente e nel 2023 si sono fermate a quota 1.258.079. Va comunque segnalato che questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021.
Negli ultimi decenni tante professioni ad alta intensità manuale hanno subito una svalutazione culturale che ha allontanato molti ragazzi dal mondo dell’artigianato. Il tratto del profondo cambiamento avvenuto, ad esempio, è riscontrabile dal risultato che emerge dalla comparazione tra il numero di avvocati e di idraulici presenti nel nostro Paese: se i primi sfiorano le 237mila unità, si stima che i secondi siano “solo” 180mila. E’ evidente che la fuga dei cervelli in atto nel nostro Paese e, per contro, la mancanza di tante figure professionali di natura tecnica sono imputabili a tante criticità.
La contrazione degli artigiani e delle loro attività si possono notare anche a occhio nudo. Girando per le nostre città e i paesi di provincia sono ormai in via di estinzione tantissime botteghe artigianali. Insomma, non solo diminuisce il numero degli artigiani e le aziende di questo settore, ma anche il paesaggio urbano sta cambiando volto. Sono ormai ridotte al lumicino le attività storiche che ospitano calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco, orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri, etc.
Insomma, per farla breve, abbiamo più avvocati che idraulici. Oggi in Italia ci sono circa 237mila avvocati, mentre gli idraulici sono appena 180mila. Discorso simile per i camionisti, di cui sempre ha parlato la Cgia alcuni giorni fa: in Italia ne mancano almeno 22mila, così come mancano gli operai. Un problema, purtroppo, che non riguarda solo il nostro Paese: in tutta Europa trovare autisti da mettere alla guida di un tir è diventato proibitivo.
Cosa significa avere sempre meno artigiani? C’è poi l’aspetto puramente lavorativo, con sempre meno giovani interessati a questi lavori. E c’è anche un effetto urbano. Le serrande abbassate che un po’ ovunque osserviamo nei nostri quartieri - con non poca tristezza per un’Italia che rischia di trasformare il piccolo commercio in una vetrina luccicante per soli turisti - cambia faccia alle città. Con, anche, un impatto evidente sulla sicurezza delle nostre città, sottolinea ancora la Cgia. Uno scenario preoccupante, che ci sta lentamente facendo dimenticare quell’Italia di quartiere che ha sempre fatto tante piccole Italie dentro a una sola.
Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento di parrucchieri, estetisti e ora anche tatuatori. Nel secondo, invece - che non si inserisce infatti nei lavori “artigianali” originariamente intesi - sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i videomaker e gli esperti di social media, dai social media manager agli influencer.
Analisi del Mercato del Lavoro
La pubblicazione "Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2024-2028)" delinea gli scenari futuri del mercato del lavoro in Italia. L'obiettivo è aiutare cittadini, enti di formazione e decisori a orientarsi nel mercato del lavoro del prossimo quinquennio, comprendendo quali saranno le competenze e i profili professionali più ricercati. Il rapporto fornisce una bussola per l’orientamento, la formazione e per le politiche attive del lavoro.
Si stima che il mercato del lavoro italiano avrà bisogno tra 3,1 e 3,6 milioni di occupati nel prossimo quinquennio. La maggior parte di questo fabbisogno deriva dalla sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro, pari a 2,9 milioni. La pubblicazione analizza sia l’expansion demand che la replacement demand per filiere produttive.
Dal punto di vista territoriale, il Sud e Isole concentrerebbero la maggiore quota del fabbisogno (30,4%), seguite da Nord-Ovest (27,8%), Nord-Est (21,5%) e Centro Italia (20,3%). A livello regionale, la Lombardia con un fabbisogno di 669mila occupati nello scenario positivo determinerebbe oltre il 18% dell'intero fabbisogno nazionale.
Entro il 2028, la pubblica amministrazione italiana necessiterà di oltre 742mila dipendenti. Più di 60mila saranno le assunzioni derivante dall’expansion demand, mentre il resto servirà a sostituire i pensionamenti. Le assunzioni derivate dall’expansion demand interesseranno i servizi generali e assistenza sociale obbligatoria: 47% (circa 28mila unità), l’istruzione: 33% (circa 20mila unità) e la Sanità: 21% (circa 12mila unità). L'assunzione di nuovo personale è fondamentale per l'implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
In termini di profili professionali, si prevede un aumento dell’occupazione di dirigenti, specialisti e tecnici (41% del fabbisogno totale), delle professioni impiegatizie, mentre gli operai specializzati e i conduttori di impianti dovrebbero diminuire. Le competenze green e digitali saranno sempre più richieste nel prossimo quinquennio. Si stima che a più di 2,3 milioni di lavoratori saranno richieste competenze green e più di 2,1 milioni di occupati avranno bisogno di competenze digitali entro il 2028. L'Intelligenza Artificiale modificherà il mercato del lavoro, per il momento sembra destinata ad integrare, e non a sostituire, le competenze delle professioni ad alta specializzazione.
Si prevede che circa il 38% del fabbisogno occupazionale del quinquennio riguarderà professioni con una formazione terziaria (laurea, ITS Academy o AFAM), il 4% profili con un diploma liceale e il 46% personale in possesso di una formazione secondaria tecnico-professionale. In particolare nell’istruzione terziaria sarà elevato il fabbisogno di persone con un titolo in ambito STEM. Per l’insieme dei percorsi STEM potrebbero mancare tra 8mila e 17mila giovani ogni anno. Il disallineamento tra le esigenze del sistema e le competenze disponibili rappresenta una sfida cruciale per il futuro.
Si stima un minor valore aggiunto che sarà possibile produrre a causa del ritardato o mancato inserimento nelle imprese dei profili professionali necessari pari a 43,9 miliardi di euro nel 2023, corrispondente al 3,4% del valore aggiunto dei settori industriali e dei servizi.
Per affrontare le sfide del futuro, è necessario far fronte alle criticità e ai "colli di bottiglia" del mercato del lavoro, ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, aumentare i tassi di attività, adeguare il sistema formativo alle esigenze del mercato del lavoro ed investire in competenze green e digitali.
Evasione Fiscale e le Categorie a Rischio
Ogni anno lo Stato sborsa infatti per ogni singolo cittadino 2.223 euro in sanità, 1.322 in istruzione, 2.660 in assistenza sociale (le invalidità civili e di accompagnamento, gli assegni sociali, la maggiorazione sociale delle pensioni e, in generale, quello che va sotto il cappello del welfare). Questi soldi li prende dall’Irpef che ognuno, in base al proprio reddito, versa all’erario. Chi non ha reddito, o ne ha poco, è giustamente sostenuto da tutti gli altri in base all’articolo 53 della Costituzione: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
Il totale dell’Irpef versata è di 189,4 miliardi. Di questi 46,2, cioè il 24,3% sono versati dal 76% dei contribuenti formato da 31,8 milioni di dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi che dichiarano meno di 29 mila euro lordi l’anno e non versano abbastanza neppure per coprire la spesa sanitaria pro capite. Altri 23 miliardi, cioè il 12,2% dell’Irpef totale, è versato dai contribuenti che dichiarano tra i 29 e i 35 mila euro all’anno, che sono il 9%. Questi 3,8 milioni di cittadini coprono la spesa sanitaria e quella per l’istruzione, ma non il welfare. I 120 miliardi che restano, vale a dire il 63,2% di tutta l’Irpef, li versano il 15% dei contribuenti, autosufficiente per tutte le spese di sanità, istruzione e welfare.
I dati del Centro Studi «Itinerari Previdenziali» di Alberto Brambilla confermano che la sproporzione più marcata tra il numero dei contribuenti e la somma versata in imposte è all’interno di questa tipologia di contribuenti. Parliamo di 2,2 milioni di Partite Iva che versano complessivamente 26 miliardi di Irpef. Sono esclusi gli 1,8 milioni che sono in regime di «flat tax» e già beneficiano di un sistema fiscale agevolato con la tassa piatta al 15%.
Tra questi 2,2 milioni di autonomi, ci sono 1,3 milioni di Partite Iva che dichiarano meno di 29 mila euro e, dunque, versano in tasse solo 2 miliardi, appena l’8% del totale delle tasse degli autonomi. È dunque logico domandarsi: tra gli 1,3 milioni di autonomi «poveri» sono davvero tutti bisognosi, o c’è chi imbroglia facendo nero? E in quanti imbrogliano?
Un contribuente viene considerato fiscalmente poco attendibile, e dunque a rischio di evasione fiscale, sotto l’8. Facendo un esempio: se l’estetista o il ristorante/pizzeria o il commerciante o il meccanico non emette lo scontrino o la ricevuta e acquista senza fattura prodotti per l’estetica, alimenti, ricambi-auto (eccetera), oppure si avvale di collaboratori o dipendenti in nero, avrà verosimilmente un Isa con un punteggio inferiore a 8 perché i ricavi risulteranno più bassi rispetto a quelli di riferimento della propria categoria (in quella determinata zona) e a quelli che in realtà porta a casa svolgendo la propria attività.
Versano almeno più tasse, ma non si salva nemmeno il 59% degli elettricisti/idraulici che sotto il punteggio Isa 8 dichiarano 38.100 euro contro i 58.100 degli affidabili fiscalmente e il 50% degli imbianchini: 35.400 contro 52.800. Non ci sono dati attendibili sull’Isa dei tassisti (non hanno un codice Ateco specifico, che è formato da una combinazione alfa numerica che identifica l'attività economica svolta dall'impresa e su cui poi vengono fatti i calcoli dell’Isa).
L'Impatto dell'Intelligenza Artificiale nel Settore Idraulico
Sentiamo sempre più parlare di Intelligenza Artificiale, tra entusiasti delle nuove tecnologie e persone convinte che l’AI andrà ad estinguere professioni e a ridurre posti di lavoro. Le attività degli idraulici potranno essere facilitate grazie all’impiego della AI? Il lavoro sarà eseguito meglio e più velocemente? L’intelligenza artificiale aiuterà a ridurre l’impiego di energia e a migliorare la tutela dell’ecosistema? L’AI cambierà il settore idrotermosanitario, ma non è detto che le cose possano cambiare solo in peggio per gli idraulici. Anzi, non si parla certo di perdita di posti di lavoro. Potete immaginare un mondo in cui un robot arrivi a casa vostra per riparare un rubinetto che perde? Beh! Magari prima o poi succederà!
Negli ultimi decenni siamo passati dalle pinze a pappagallo e dal cannello di saldatura alle pressatrici portatili che realizzano le giunzioni dei raccordi pressfitting in pochi secondi, rendendo la realizzazione degli impianti idraulici un lavoro veloce e perché no, anche piacevole.
L’IA non sostituirà mai l’esperienza e la competenza degli idraulici ma, è destinata a diventare un supporto sempre più rilevante. In quali modi? In questo scenario, una risposta immediata o, meglio ancora, una manutenzione predittiva, potrebbe prevenire gli inconvenienti e ridurre i costi di gestione e di riparazione. La manutenzione predittiva, potenziata attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, sta iniziando a rivoluzionare il modo in cui gli idraulici affrontano le riparazioni e la manutenzione.
Formazione e Addestramento con l'IA
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la formazione e l’addestramento degli idraulici, sia nella parte teorica che in quella pratica. Le simulazioni di realtà virtuale (VR), alimentate dall’intelligenza artificiale, offrono ai tirocinanti ambienti realistici e interattivi per affinare le loro abilità pratiche. Grazie all’IA, le simulazioni VR possono adattarsi al livello di competenza di ogni tirocinante, fornendo feedback in tempo reale e suggerimenti per migliorare le tecniche. Oltre alla formazione teorica e pratica, l’IA può supportare gli idraulici anche durante il lavoro sul campo.
Gestione dei Ricambi e Logistica
La gestione dei ricambi è cruciale nel settore idraulico. I sistemi di intelligenza artificiale (IA) possono monitorare i livelli di inventario, prevedendo le necessità di approvvigionamento e ottimizzando gli ordini. L’IA è in grado di ottimizzare la distribuzione dei materiali analizzando i percorsi, i tempi di consegna e le esigenze dei tecnici sul territorio, riducendo anche i tempi di attesa e i costi di trasporto. Gli algoritmi di IA analizzano in tempo reale i dati di magazzino e dei veicoli di servizio, identificando rapidamente carenze o eccessi di articoli.
Sostenibilità e Smart City
Nel panorama odierno, la sostenibilità è diventata una tematica di primaria importanza anche nel settore idrotermosanitario. L’IA consente di monitorare e ottimizzare l’uso dell’acqua, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza. Nella climatizzazione degli edifici, l’IA può ottimizzare l’uso delle risorse energetiche, garantendo un equilibrio tra comfort e sostenibilità. L’integrazione dell’IA con le infrastrutture delle smart city permette una gestione coordinata e sostenibile delle risorse idriche ed energetiche. Dall’ottimizzazione dei consumi idrici alla riduzione degli sprechi, l’intelligenza artificiale contribuisce a rendere più sostenibile anche la climatizzazione degli edifici.
Il Futuro dell'IA nel Settore Idraulico
Il futuro dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore idraulico è ricco di possibilità sorprendenti. L’IA promette di rivoluzionare la diagnostica, migliorando significativamente le possibilità d’intervento degli idraulici. Questa evoluzione rappresenta non solo una tendenza tecnologica, ma un salto verso un futuro dove efficienza, precisione e soddisfazione del cliente sono pilastri fondamentali. Immaginate un mondo dove ogni tubo, ogni raccordo, ogni valvola e ogni sistema idraulico possa impiegare il proprio potenziale tecnologico al fine di migliorare uno dei mestieri più antichi ed essenziali. Grazie alla convergenza tra IA e idraulica, le case diventeranno più intelligenti, l’acqua sarà utilizzata in modo più sostenibile e l’arte idraulica raggiungerà nuove vette di eccellenza.
Distribuzione Geografica e Domanda di Mercato
Se ti sei mai chiesto quanti idraulici ci sono in Italia, sei nel posto giusto! In questo articolo esploreremo le statistiche aggiornate sul numero di professionisti, analizzeremo la domanda di mercato e vedremo come varia la distribuzione geografica degli idraulici. Scopriremo anche quali sono le qualifiche richieste e le tendenze del settore. Secondo le statistiche aggiornate, in Italia ci sono circa 150.000 idraulici attivi. Questi professionisti sono distribuiti in maniera abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale, con una maggiore concentrazione nelle grandi città e nelle aree industrializzate. La domanda di servizi idraulici è in costante crescita, grazie anche all’aumento delle ristrutturazioni e delle nuove costruzioni.
La distribuzione geografica degli idraulici in Italia evidenzia alcune differenze regionali. Le aree con una maggiore richiesta di servizi idraulici sono quelle con una più alta densità di popolazione e un maggiore sviluppo industriale. Per diventare un idraulico qualificato, è indispensabile seguire un percorso di formazione tecnica.
Concentrazione al Nord. Il primo dato emerso dalla ricerca è quello inerente la distribuzione territoriale degli operatori, che mostra una particolare concentrazione nel Nord Italia (il 68%), con una punta massima in Lombardia, che da sola ospita il 24,2% del totale dei tecnici.
Tabella: Distribuzione degli Idraulici in Italia
| Area Geografica | Concentrazione |
|---|---|
| Nord Italia | 68% |
| Lombardia | 24.2% (del totale nazionale) |
Installazione e Manutenzione
Per ciò che riguarda la tipologia di servizio offerta dalle società intervistate, è risultato che circa due società di installazione su tre si occupano sia di manutenzione sia di installazione, un terzo solo di installazione e il restante solo di manutenzione. Tra le società che forniscono interventi installativi, stando al censimento, sono un terzo quelle che operano in qualità di centro assistenza di specifiche marche.
Nella maggior parte dei casi, più del 72%, l’organico delle società di installazione idraulica italiane è piuttosto ristretto e si traduce in un numero di addetti che vanno da un minimo di due a un massimo di cinque.
Oltre l’85% degli installatori intervistati ha dichiarato di disporre di spazi destinati allo stoccaggio (sopratutto magazzini caldo/freddo) che, nel 40% dei casi, hanno una superficie inferiore ai 50 mq. Una tendenza che non trova riscontro nel Nord-Est, dove i magazzini si caratterizzano per le ampie dimensioni (più di 100 mq). Poco più del 70% degli installatori dispone, inoltre, di un indirizzo di posta elettronica dell’attività, con punte più elevate della media al Sud.
Considerando le tipologie di prodotti installati, dal censimento emerge come abbiano alta rilevanza caldaie, condizionatori (con quote che toccano punte superiori al 95%) e impianti solari-termici (trattati dalla netta maggioranza degli operatori).
Per gli installatori italiani il cliente privato rappresenta il cardine dell’attività: nella quasi totalità dei casi l’installatore lavora in cantieri di ristrutturazione o esegue interventi ordinari su impianti privati. Elevata anche la quota di installatori che lavorano in cantieri per nuove costruzioni, sia civili ( la metà dei casi) sia industriali (circa un terzo).
Un interessante dato di chiusura riguarda la percezione del trend del lavoro nell’ultimo anno: in crescita nel 14,7% dei casi, stabile per i due terzi circa e in flessione per i rimanenti. Giudizi che trovano una diversa distribuzione territoriale.
Il Settore Edile e l'Influenza Globale
Il settore edile ha dovuto affrontare sfide durante la crisi pandemica, ora si trova nella fase di ripresa. Nonostante le sfide economiche, il settore edile dell’Asia Pacifico ha registrato una crescita significativa nel 2021. La crescita è guidata dalla crescente domanda per il settore dell’edilizia residenziale, che è rimasta forte nelle grandi economie. Inoltre, il settore della costruzione di infrastrutture ha registrato crescenti investimenti.
Inoltre, paesi come Cina e Giappone stanno allentando le restrizioni sulle approvazioni immobiliari e sui prestiti per rilanciare il settore edile. Nel quarto trimestre del 4, un numero enorme di crediti bancari è stato offerto alle società immobiliari in Cina. Inoltre, l’aumento dei progetti di costruzione dei trasporti sostiene la domanda di servizi MEP nella regione MENA.
La domanda di servizi MEP in Nord America è guidata da nuove costruzioni, ammodernamenti e ristrutturazioni. Tuttavia, le attività di nuova costruzione in Nord America detengono la quota maggiore nel mercato dei servizi MEP, rispetto alle attività di ristrutturazione. Secondo l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, la produzione di elettricità nel paese rappresenta il 40% del consumo energetico totale.
Per soddisfare la crescente domanda, i fornitori della regione utilizzavano tecnologie MEP come collettori solari, ventilazione con recupero di calore, ecc., accompagnate dal loro servizio. Inoltre, gli Stati Uniti sono leader nel mercato dei servizi MEP nella regione del Nord America, poiché il paese sta registrando una crescita positiva nei nuovi progetti di costruzione, evolvendosi anche nel mercato residenziale. Inoltre, il paese sta assistendo a una crescita redditizia nel settore dei servizi MEP, dove la domanda è supportata da ammodernamenti e ristrutturazioni edilizie, e nel settore sanitario.
Il mercato globale dei servizi meccanici, elettrici e idraulici (MEP) è frammentato con molti attori. I principali attori del mercato stanno sfruttando partnership, acquisizioni e fusioni per conquistare quote di mercato. KTA è una società di ingegneria di quaranta persone con competenze chiave nell'ingegneria meccanica, elettrica e idraulica, che commissiona a terze parti revisione del progetto e progettazione illuminotecnica.
I servizi MEP comprendono le attività di progettazione, ingegneria, consulenza e manutenzione fornite da società di ingegneria in un'ampia gamma di settori verticali di utenti finali. Il mercato globale dei servizi meccanici, elettrici e idraulici (MEP) è segmentato per tipo (servizi meccanici, servizi elettrici e servizi idraulici), per utenti finali (commerciali e residenziali) e per geografia (Nord America, Europa, Asia Pacifico, Medio Oriente e Africa e Sud America).
Il mercato registra una crescita moderata a livello europeo, mentre in Italia l'espansione appare più sostenuta. I ricavi sono in aumento sia per la produzione che per l'installazione e la manutenzione di impianti idraulici, così come per la costruzione di opere idrauliche. La domanda è particolarmente elevata nel Nord Italia, almeno in termini di valore.
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