L'Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con 528.903 frane che interessano un'area di 22.176 km2, pari al 7,3% del territorio nazionale.

La finalità è stata raggiunta mediante la redazione di mosaicature delle aree a pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e delle aree a pericolosità idraulica ai sensi del D.Lgs. n.

In Italia, la superficie complessiva delle aree a pericolosità da frana PAI e delle aree di attenzione è pari a 58.275 km2 (19,3% del territorio nazionale).

L’Emilia-Romagna, la Toscana, la Valle d’Aosta, la Campania, l’Abruzzo, il Piemonte, la Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento presentano le maggiori superfici (in km2) a pericolosità elevata P3 e molto elevata P4.

Definizione di Alluvione

Un'alluvione è un fenomeno che corrisponde ad un allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua, prodotto da fiumi, torrenti, canali, laghi e, per le zone costiere, dal mare (Direttiva 2007/60/CE, recepita dal D.Lgs. n.

Le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia sono pari a 12.218 km2, le aree a pericolosità media ammontano a 24.411 km2, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.150 km2.

Più di un terzo delle coste sono alte, mentre oltre 4800 km sono coste basse, di cui circa il 70% sono spiagge ghiaiose o sabbiose, le più vulnerabili all’azione del mare e soggette a processi erosivi, di origine ormai prevalentemente antropica.

I comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 (PAI) e idraulica P2 (D.Lgs. n. 49/2010) sono 7.145 pari all’88,3% dei comuni italiani.

Popolazione a Rischio

La popolazione esposta a rischio frane e sita in P3 e P4 ammonta a 1.224.001 abitanti, pari al 2,1% del totale.

Le regioni con valori più elevati di popolazione a rischio frane residente in aree PAI a pericolosità P3 e P4 sono Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna.

Imprese a Rischio

Le unità locali di imprese a rischio in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3+P4) sono 79.530 pari all’1,7% del totale, con 207.894 addetti a rischio.

Le unità locali di imprese esposte a rischio alluvioni in Italia sono 576.535 (12%) nello scenario a pericolosità idraulica media P2 con 2.214.763 addetti esposti (13,5%).

Beni Culturali a Rischio

Se consideriamo le classi di pericolosità elevata P3 e molto elevata P4 i Beni Culturali esposti sono 10.335 pari al 5,4%.

Il numero più elevato di Beni culturali a rischio frane in aree a pericolosità P3 e P4 si registra in Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Campania, Liguria e Molise.

Inoltre, numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni franosi innescatesi o riattivatisi anche negli ultimi anni, quali ad esempio Volterra (PI) e Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo.

Nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3, sono risultati 12.563 beni culturali a rischio (6,6%), 29.005 (15,2%) nello scenario di pericolosità idraulica media P2 e 40.454 (21,2%) nello scenario di pericolosità bassa P1.

Il numero più elevato di Beni culturali a rischio nello scenario P2 si registra in Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana.

Tra i comuni con più elevato numero di Beni culturali a rischio alluvioni nello scenario di pericolosità media P2 figurano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa; se consideriamo lo scenario a pericolosità bassa P1 si aggiunge anche la città di Roma.

Rischio Meteorologico

Le condizioni atmosferiche influenzano profondamente le attività umane. In alcuni casi, i fenomeni atmosferici assumono carattere di particolare intensità e sono in grado di costituire un pericolo, cui si associa il rischio di danni anche gravi a cose o persone.

A titolo esemplificativo piogge molto forti o abbondanti, combinandosi con le particolari condizioni che caratterizzano un territorio, possono contribuire a provocare una frana o un’alluvione.

Rischio Idrogeologico e Idraulico

Il rischio idrogeologico corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane.

Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici, rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi.

Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.

Metodologia di Valutazione della Pericolosità

La metodologia applicata ha una spiccata valenza operativa, finalizzata alla stima delle condizioni relative di pericolosità, ovvero alla definizione di aree interessate da movimenti di massa o da altri processi geomorfologici che determinano dissesti causa di un livello di pericolosità relativo secondo le classi del PAI.

Taluni aspetti prettamente geomorfologici possono essere relegati in secondo piano, a favore di criteri di omogeneità a livello di bacino e per garantire gli adeguati livelli di coerenza con gli strumenti di governo del territorio delle amministrazioni locali.

La metodologia è di tipo “tradizionale” con l’uso integrato degli strumenti e di dati di ultima generazione; è basata sulla raccolta di dati storici e indagini geomorfologiche informatizzate di terze parti, prevalentemente banche dati geomorfologiche a supporto della pianificazione territoriale delle pubbliche amministrazioni, analizzate e trattate tramite fotointerpretazione (di tipo multitemporale almeno per l’analisi su ortofotopiani), affiancata da analisi dei rilievi LIDAR e dati interferometrici InSAR quando disponibili; contestualmente è attuata una verifica di campagna delle chiavi di lettura del territorio e delle situazioni di maggior rischio.

L’attività di campagna permette di verificare ed integrare le informazioni già disponibili e di rilevare nuovi dissesti.

La corretta pianificazione si esplica attraverso l’applicazione di vincoli e regolamentazioni circa l’uso del territorio; un esempio corrisponde al vincolo di inedificabilità nelle aree a pericolosità molto elevata (P4).

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