Il suicidio è un problema complesso e multifattoriale che colpisce persone di tutte le età e ceti sociali. È un errore comune associarlo esclusivamente a depressione o problemi mentali gravi, poiché può verificarsi in contesti diversi e per molteplici ragioni.
È frequente che un discreto numero di persone che per vari motivi interagiscono con me, si stupiscano del mio interesse e studio per il tema del suicidio manifestato persino in splendide giornate di sole e di festa; queste persone sostengono che il suicidio è un argomento mortifero, tetro e macabro che non si addice a tanta manifestazione di vita. Io sono solito rispondere sempre con un'affermazione che testimonia fortemente la vita, e vale a dire che il suicidio non dovrebbe essere considerato un movimento di avvicinamento alla morte bensì il tentativo estremo di allontanarsi da un dolore psicologico divenuto insopportabile.
Affrontare le difficolta' e i dolori della vita fa parte della nostra natura ma esiste una soglia di tolleranza del dolore psicologico del tutto individuale e che alcune caratteristiche di personalita' possono aumentarne o diminuirne la sopportabilita'. Nei soggetti che si suicidano sembra esistere una maggiore vulnerabilita' al dolore psicologico, che unito a molti altri fattori, conduce quell'individuo a cercare la morte.
La parola suicidio ha origini non molto remote; non compare ne' nel Vecchio ne' nel Nuovo Testamento. I romani non possedevano il termine ma usavano espressioni come "procurarsi la morte (sibi mortem consciere) o usare violenza contro se stessi (vim sibi inferre). L'Oxford English Dictionary riporta che il vocabolo fu introdotta nel 1651 da Walter Charleton quando disse "To vendicate ones self from... inevitable Calamity, by sui-cide is not... a Crime". Ma la data esatta rimane poco chiara.
Un modello nel quale ritrovo le caratteristiche degli individui suicidio e' quello proposto da Edwin Shneidman (1993) ovvero il suicidio come risultato di un dialogo interiore nel quale l'individuo, di fronte ad un problema percepito di grande entita', passa in rassegna le opzioni a sua disposizione. L'opzione del suicidio si presenta nella mente del soggetto, che la rifiuta per passare in rassegna le altre opzioni. Ma il suicidio torna di nuovo e dopo un certo numero di volte nelle quali la possibilita' di risolvere il problema con le altre opzioni disponibili fallisce, il soggetto finisce con considerare il suicidio come la migliore soluzione.
Come nel caso dei bisogni fisici, anche per i bisogni psicologici la frustrazione si traduce in una sofferenza sempre maggiore soprattutto nel caso di quei bisogni che riteniamo fondamentali per la nostra esistenza. Se questi bisogni psicologici vitali non vengono soddisfatti, l'individuo giunge a mettere in discussione la sua vita pur di alleviare il dolore derivante della frustrazione di questi bisogni.
Secondo la concettualizzazione della suicidologia classica, il suicidio e' il risultato di tre elementi fondamentali. Affinche' un suicidio avvenga deve esserci un processo di accensione della 'miccia', che passa attraverso diversi stati che precedono l'atto letale. Un primo stato che inequivocabilmente si ritrova sulla via che conduce al suicidio sembra essere l'inimicizia verso se stessi se stessi (inimicality) o in altri termini essere il proprio peggior nemico, agire contro il proprio interesse senza saper gestire l'aumento della pressione derivante da sconfitte, rifiuti, malattie, ecc.
Associato all'inimicizia si ritrova lo stato perturbato di cui si è già detto. Lo stato perturbato fa riferimento a quanto un individuo sia sconvolto, scosso e disperato. E' uno stato difficile da definire e da inquadrare in una precisa entita' diagnostica. Comprende stati emotivi negativi ed e' caratterizzato da un dolore psicologico insopportabile, spesso con manifestazioni somatiche e localizzazioni dell'angoscia come all'ipocondrio o alla gola, tipico del pianto trattenuto.
Conseguente a questo stato e' la visione tunnel o lo stato di constrizione (constriction) con il quale l'indiividuo perde la possibilita' di valutare opzioni alternative e far leva su sicurezze precedentemente acquisite. Il soggetto sucida volta le spalle al suo passato e permette ai suoi ricordi di divenire irreali focalizzandosi solo sulle emozioni intollerabili attuali e sul come liberarsene. Tipico di questo stato e' il pensiero dicotomico nel quale il soggetto tende ad usare parole come 'solo', 'sempre', 'mai', 'per sempre', 'oppure'. Il range delle opzioni si restringe a due: risolvere immediatamente il dolore (soluzione magica) oppure suicidarsi. Il soggetto vede la soluzione nel porre fine al dolore cessando di vivere.
Spesso il suicidio viene associato a qualcosa di lontano, di estremo, che riguarda persone fortemente depresse o con problemi mentali. Niente di piu' sbagliato. Il suicidio colpisce in modo 'democratico' tutti i livelli della societa'; non ha eta' e nella maggior parte dei casi avviene tra le mura domestiche.
Le statistiche ci dicono che in Italia ogni anno sono circa 4 mila le persone che si tolgono la vita. A Roma ce ne sono circa duecento l'anno, ma i tentativi sono almeno dieci volte di piu'. La maggior parte sono uomini. Negli ultimi anni, infatti, a causa della crisi economica, c'e' stato un aumento del 12 per cento di suicidi nella fascia d'eta' tra i 25 e i 69 anni. Ma in Italia il suicidio e' la seconda causa di morte nella fascia d'eta' dai 15 ai 29 anni. E si registrano casi di ragazzini tra i 10 e i 14 anni.
I metodi per suicidarsi sono diversi tra uomo e donna. I maschi sono piu' cruenti e preferiscono l'impiccagione, il salto nel vuoto e le armi da fuoco; le donne scelgono l'avvelenamento, i tagli e l'annegamento.
Suicidio Giovanile e Cyberbullismo
Non se ne parla abbastanza: in Italia, negli ultimi due anni, si è registrato un aumento del 75 per cento dei casi di tentato suicidio e la fascia di età più coinvolta è quella dei giovanissimi, che registra la media di un tentato suicidio il giorno. Sono i dati dell’Osservatorio suicidi della Fondazione BRF (Istituto per la Ricerca Scientifica in Psichiatria e Neuroscienze), dedicata alla prevenzione del suicidio.
A ciò si aggiunga che il 35% dei ragazzi presenta segni di malessere psicologico importanti. Di fronte a questa situazione ci sono Paesi che mettono in campo soluzioni. Altri, come l’Italia, non fanno nulla». Chi sono questi ragazzi? Figli di qualcuno, potrebbero essere figli e nipoti nostri. Non possiamo fingere che il problema non ci riguardi.
Ricordiamo il caso di Alice Schembri, di Agrigento, che nel maggio 2017 si è uccisa annunciando la decisione sui social, dove spiegava il gesto come la conseguenza di "un segreto capace di divorarmi”. Quale il segreto? Il fatto era accaduto due anni prima: era stata costretta a subire la violenza di quattro ragazzi. Quattro giovani di cui avrebbe dovuto fidarsi e che invece l’avevano violata e filmata, facendo poi girare il video tra i coetanei. Alice Schembri non si era mai ripresa e, a due anni dai fatti, si è lanciata dalla Rupe Atenea.
Al Festival del cinema di Roma il film "Il ragazzo con i pantaloni rosa” racconta la storia di Andrea Spezzacatena, sucida nel 2012 perché vittima di bullismo, un istituto comprensivo della periferia torinese sceglie di intitolarsi a Carolina Picchio, la prima giovane vittima di cyber bullismo e un altro suicidio ci ricorda che i giovani sono a rischio: sei novembre 2024 Larimar Annaloro é una bella ragazza, sempre sorridente, conosciuta da tutti, che ama lo sport e gioca a volley. Tuttavia la quindicenne si toglie la vita impiccandosi all’altalena nel giardino di casa.
Leonardo, quindicenne, era sparito domenica 13, di sera, portandosi dietro la pistola d’ordinanza del padre, vigile urbano di Senigallia. La madre, spaventata, si è recata in caserma e ha presentato denuncia ai carabinieri, elencando le terribili frasi che i bulli rivolgevano al figlio, ogni giorno e ha messo nero su bianco i nomi. Proprio in seguito all’allarme lanciato dai genitori, partono le ricerche nell’Anconetano, purtroppo non si può evitare il tragico epilogo: il ragazzo è trovato morto in un casale di campagna, nella frazione di Montignano. Leonardo non ce la faceva più a sopportare i pesanti insulti che riceveva a scuola dai bulli di turno.
Incidenti Domestici e Suicidio
Un uomo si e' tolto la vita impiccandosi nel bagno di casa. O ancora: una sessantenne con problemi mentali ha ingerito dei tranquillanti e si e' lasciata morire. Sono migliaia le notizie che ogni anno raccontano di persone che hanno scelto di suicidarsi. D'altronde il suicidio e' una delle possibilita' umane.
Tre giovani vittime di incidenti domestici in pochi giorni. Incidenti legati all'elettricità, che ha ucciso una ragazza in Calabria e una coppia di fratellini in Svizzera. Tutti sono rimasti folgorati nella vasca da bagno. L'episodio più recente è accaduto domenica sera a Kehrsatz, vicino a Berna: i due bambini di sei e sette anni, somali, sono morti per una scarica elettrica provocata dal phon con cui giocavano mentre facevano il bagnetto insieme.
Stesso tragico epilogo per una diciottenne che ha perso la vita venerdì scorso nella sua casa in Calabria, a Mesoraca, nel Crotonese. La giovane stava facendo il bagno e aveva deciso di caricare il suo cellulare con una ciabatta elettrica appoggiata al bordo della vasca. Fatale la caduta della multi presa nell'acqua che ha folgorato la ragazza provocandone la morte.
Ogni anno, secondo l’ultimo rapporto Eurosafe, in Italia sono circa 3 milioni e 200 mila gli incidenti domestici. Di questi il 6%, ovvero oltre 240 mila, ha cause elettriche, come rilevato dal Censis. Più di 8 milioni sarebbero le case con impianti non a norma. La cucina (38%) è l’ambiente più pericoloso, seguita dal bagno (11,7%). Nel nostro Paese si contano ogni anno quasi 6 mila decessi provocati soprattutto da cadute e scariche elettriche. Queste ultime sono responsabili di quasi un morto al giorno.
Micromort: La Misura del Pericolo
In quel periodo nacque anche l'unità di misura del rischio acuto (legato cioè a cause accidentali), che ha il curioso nome di micromort. Il micromort indica una probabilità di morte su un milione. E in base ai dati forniti dall'Istat corrisponde anche al rischio medio di morire che corre ogni italiano per il solo fatto di alzarsi la mattina. Per calcolarlo si procede così: ogni giorno in Italia muoiono di morte accidentale 63 persone. Visto che gli abitanti della Penisola sono 60 milioni, il rischio è, per l'appunto, di un soffio superiore a un micromort al giorno.
Per quanto riguarda, per esempio, i mezzi di trasporto le differenze sono enormi e, talvolta, sorprendenti. Per raggiungere un livello di esposizione al rischio pari a un micromort ci vogliono 40 chilometri in bicicletta e 43 chilometri a piedi, ma ne bastano 10 in moto, il più pericoloso tra tutti i veicoli. Quanto al confronto tra treno, aereo e automobile, il più sicuro, come è noto, il treno: 16mila chilometri sui binari equivalgono a 12mila chilometri in aereo e 530 in auto.
| Attività | Chilometri per 1 Micromort |
|---|---|
| Bicicletta | 40 |
| A piedi | 43 |
| Moto | 10 |
| Treno | 16.000 |
| Aereo | 12.000 |
| Auto | 530 |
Altri Fattori di Rischio
- 20° posto - essere colpiti da un fulmine
- 19° posto - punture di api, vespe o calabroni
- 18° posto - essere vittime di una tempesta
- 17° posto - troppo caldo
- 16° posto - colpo d'arma da fuoco accidentale
- 15° posto - incidente aereo
- 14° posto - incidente con la bicicletta
- 12° posto - annegamento
- 11° posto - incidente di moto
- 10° posto - essere investiti da un'auto
- 9° posto - colpo d'arma da fuoco
- 8° posto - essere tra i passeggeri in un incidente stradale mortale
- 7° posto - caduta
- 6° posto - avvelenamento accidentale
- 5° posto - ferita auto-inflitta
- 4° posto - al volante di un'auto per incidente stradale
- 3° posto - infarto
- 2° posto - tumore
- 1° posto - malattia cardiaca
TAG: #Bagno
