Il mercato del lavoro in Puglia è in continua evoluzione, con dinamiche occupazionali che richiedono un'analisi approfondita per orientare efficacemente le politiche attive del lavoro e soddisfare le esigenze delle imprese.
«Il primo rapporto ARPAL sui fabbisogni occupazionali rappresenta uno strumento prezioso per l’Agenzia per le politiche attive del lavoro della Regione Puglia e per tutti gli attori del sistema regionale, famiglie comprese, offrendo una base analitica solida per disegnare interventi mirati, promuovere una crescita occupazionale più inclusiva e qualificata in Puglia, orientare gli aspiranti lavoratori a studi che concilino le vocazioni personali con i possibili esiti occupazionali futuri», ha affermato il direttore di ARPAL Puglia Gianluca Budano, «serve un incrocio domanda-offerta più preciso e il rapporto è la bussola socioeconomica di questo servizio, costruito attraverso Centri per l’impiego guidati da dati concreti sui fabbisogni occupazionali.
L’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro della Puglia nasce con la Legge regionale n.
«La presentazione dei dati contenuti nel rapporto sui fabbisogni occupazionali in Puglia di Arpal rappresenta un momento di consegna dei risultati ottenuti dal lavoro svolto con attenzione ed efficacia in questi anni oltre che un momento di riflessione strategica sul futuro del nostro mercato del lavoro», ha evidenziato l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Sebastiano Leo, «anche grazie all’istituzione dell’Osservatorio regionale si conferma come sia essenziale approfondire le dinamiche occupazionali e le esigenze in evoluzione delle imprese per poter traghettare il futuro.
I numeri ci raccontano un aumento importante dell’occupazione e del Pil regionale, frutto di scelte strategiche significative.
Questa integrazione permette di superare le difficoltà derivanti dalle diverse fonti e di fornire un quadro estremamente dettagliato dei flussi di assunzione e dei fabbisogni occupazionali per specifiche professioni e territori, molti dei quali mai analizzati in precedenza.
«Spesso le istituzioni lavorano bene, ma in maniera isolata. È indispensabile unire strumenti e risorse, lavorare insieme e rendere i servizi più accessibili sia alle imprese sia ai cittadini in cerca di occupazione.
Le imprese pugliesi sono in gran parte micro e piccole: crescono i contratti e gli occupati, ma non cresce il PIL né aumentano le ore lavorate.
Questo significa che troppo spesso si tratta di lavori poco qualificati, a basso reddito e con un forte ricorso al part-time involontario, soprattutto femminile», ha sottolineato la presidente della Camera di Commercio Bari e Unioncamere Puglia Luciana di Bisceglie, «al Sud solo il 36,9% delle donne è occupato, venti punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord. Un divario che dobbiamo colmare con urgenza.
La struttura settoriale degli occupati pugliesi è diversa dalla media italiana, con un peso maggiore di agricoltura, edilizia e commercio, e inferiore per l’industria in senso stretto e i servizi avanzati.
Nel 2024, il 42% dei contratti offerti dalle imprese pugliesi ha incontrato difficoltà di reperimento dei candidati, un dato leggermente inferiore alla media nazionale ma in forte aumento rispetto al passato.
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