La realizzazione di un impianto idraulico a norma richiede la conoscenza e il rispetto di specifiche profondità minime per l'interramento delle tubazioni. Questo articolo esplora le normative italiane di riferimento, fornendo indicazioni dettagliate sulle profondità da rispettare in diverse situazioni, come terreni di campagna, aree rocciose e sedi stradali.

Profondità di Interramento Standard

Le tubazioni degli impianti idraulici devono essere interrate. La profondità di interramento di norma non deve essere inferiore a 0,90 m.

Eccezioni alla Profondità Standard

In casi particolari, le tubazioni possono essere interrate a profondità minori o anche essere poste fuori terra. Ecco alcune eccezioni:

  • Terreni di campagna: In terreni di campagna in corrispondenza di ondulazioni, fossi di scolo, cunette e simili, può essere consentita per brevi tratti una profondità di interramento minore di 0,90 metri ma mai inferiore a 0,50 m.
  • Terreni rocciosi: Nel caso di attraversamento di terreni rocciosi, é consentita una riduzione della profondità di interramento normale fino ad un minimo di 0,40 m.
  • Sedi stradali: Nei casi in cui le condotte poste in sede stradale non possano essere interrate alla profondità minima di 0,90 m, é consentita una profondità minore, fino ad un minimo di 0,50 metri purché si provveda alla protezione della condotta mediante struttura tubolare che la contenga e che resista ai carichi massimi del traffico ed alle azioni corrosive del terreno, o mediante sovrastante piastra in cemento armato o altro manufatto equivalente. La protezione deve essere prolungata per almeno 0,50 metri oltre il bordo della zona carrabile nei tratti di accesso e di abbandono della sede stradale. Questa riduzione di profondità di interramento non é consentita nei casi di tratti di condotta con percorso parallelo a strade nazionali, provinciali e autostrade posti a meno di 0,50 m dal bordo della carreggiata e nei tratti con percorso sotto la carreggiata, ivi compreso gli attraversamenti. Nei tratti di condotta posti in aiuole spartitraffico a distanza maggiore di 0,50 m dal bordo della zona carrabile, la profondità di interramento può essere ridotta fino ad un minimo di 0,50 m.
  • Interferenze con altre opere: Nei casi di interferenze con altre opere per le quali, ai sensi di particolari prescrizioni, é stabilita la posa ad una profondità inferiore a 0,50 m é consentita una profondità di interramento minore della normale purché si provveda alla protezione della condotta con strutture di idonea resistenza, analoghe a quelle di cui al paragrafo precedente.
  • Cunicoli: Qualora le tubazioni siano posate in cunicoli a protezioni equivalenti, é consentita una profondità di interramento ridotta fino ad un minimo di 0,50 m e, nelle zone non destinate a traffico di veicoli, fino ad un minimo di 0,30 m.
  • Condotte fuori terra: Nei casi particolari in cui la condotta debba essere collocata fuori terra (ad esempio: attraversamenti di corsi d'acqua o di terreni instabili, nodi di smistamento), essa deve essere sollevata dalla superficie del terreno e munita, in quanto necessario, di curve, giunti di dilatazione o ancoraggi.

In tutti i casi assimilabili a quelli di cui ai paragrafi precedenti, devono essere adottate prescrizioni analoghe a quelle sopra citate.

Parallelismi e Attraversamenti di Linee Ferroviarie e Tramviarie

Nei casi di parallelismi ed attraversamenti di linee ferroviarie e tramviarie extraurbane, si applicano le norme speciali emanate dal Ministero dei trasporti a tutela degli impianti di propria competenza.

  • Linee tramviarie urbane: Nei casi di percorsi paralleli a linee tramviarie urbane, la distanza minima misurata in senso orizzontale tra la superficie esterna della tubazione e la rotaia più vicina, non deve essere inferiore a 3 m per le condotte di 1ª e 2ª Specie, ed a 1 m per quelle di 3ª Specie. Nei casi di attraversamento di linee tramviarie urbane la profondità di posa della tubazione non deve mai essere inferiore ad un metro misurata tra la generatrice superiore della tubazione stessa ed il piano di ferro; la tubazione deve essere inoltre collocata in tubo di protezione che deve essere prolungato da una parte e dall'altra dell'incrocio per almeno un metro misurato a partire dalla rotaia esterna.

Condotte di 1ª Specie e Strade

Per le condotte di 1ª Specie, nei tratti con percorso parallelo a strade nazionali, provinciali, autostrade poste a meno di 0,50 m dal bordo della carreggiata e nei tratti con percorso sotto la carreggiata, ivi compresi gli attraversamenti, deve essere previsto l'impiego di tubi il cui spessore venga calcolato in base alla pressione massima di esercizio aumentata del 25% oppure, in alternativa, la posa entro un tubo di protezione di acciaio, di spessore non inferiore a quello prescritto al punto 2.2.3 e, ove possibile, protetto con rivestimento esterno di caratteristiche equivalenti a quello della condotta. Possono essere utilizzati anche tubi di protezione di materiali diversi dall'acciaio purché di equivalente resistenza ai carichi esterni ed alle azioni corrosive del terreno.

Nei tratti suddetti, per le tubazioni di 1ª Specie dimensionate con un fattore di sicurezza minore di 1,75 devono essere previsti l'impiego di tubi il cui spessore venga calcolato in base alla pressione massima di esercizio aumentata del 25%, e la posa entro un tubo di protezione; inoltre, tutte le saldature relative ai tratti indicati devono essere controllate con metodo non distruttivo.

Attraversamento di Corsi d'Acqua

Nei casi di attraversamento di corsi di acqua, dislivelli e simili, può essere consentita l'utilizzazione di opere d'arte esistenti, ad eccezione di quelle a struttura metallica di notevole importanza, salvo che non si installino opere di adeguata efficienza tenute presenti le circostanze incidenti. La tubazione può essere posata in vista aggraffata esternamente al manufatto, oppure interrata nella sede di transito, con l'esclusione del collocamento attraverso camere vuote di manufatti non liberamente arieggiati.

Parallelismi tra Tubazioni e Altre Canalizzazioni

Nei casi di percorsi paralleli fra tubazioni non drenate ed altre canalizzazioni preesistenti adibite ad usi diversi (cunicoli per cavi elettrici e telefonici, fognature e simili), la distanza minima tra le due superfici affacciate non deve essere inferiore alla profondità di posa adottata per la condotta del gas, salvo l'impiego di diaframmi continui di separazione.

Nei casi di sovra e sottopasso di tubazioni non drenate ad altre canalizzazioni preesistenti adibite ad usi diversi (cunicoli per cavi elettrici e telefonici, fognature e simili), la distanza misurata in senso verticale fra le due superfici affacciate non deve essere inferiore a 1,50 m. Qualora non sia possibile osservare tale distanza, la condotta del gas deve essere collocata entro un tubo di protezione che deve essere prolungato da una parte e dall'altra dell'incrocio per almeno 1 metro nei sovrappassi e 3 metri nei sottopassi, misurati a partire dalle tangenti verticali alle pareti esterne della canalizzazione; in ogni caso deve essere evitato il contatto metallico tra le superfici affacciate. Dette norme devono essere rispettate dagli altri utenti del sottosuolo nel caso in cui le condotte gas siano preesistenti.

Distanze di Sicurezza dalle Costruzioni

Le condotte di 1ª Specie sono generalmente utilizzate per trasportare il gas dalle zone di produzione alle zone di consumo e per allacciare le utenze ubicate all'esterno dei nuclei abitati. Esse devono essere poste ad una distanza non inferiore a 100 m dai fabbricati appartenenti a nuclei abitati. Qualora per impedimenti di natura topografica o geologica non sia possibile osservare la distanza di 100 metri suddetta, è consentita una distanza minore, ma comunque non inferiore ai valori che si desumono dalla colonna (1) della Tabella 1, purché si impieghino tubi il cui spessore venga calcolato in base alla pressione massima di esercizio aumentata del 25%, per tutto il tratto estendentesi a distanza inferiore a 100 m. Lo stesso dicasi quando per lo sviluppo edilizio successivo alla posa delle condotte non risultino soddisfatte le condizioni relative alla distanza prescritta.

Le condotte di 2ª Specie sono generalmente utilizzate per collegare, ove necessario, le condotte di 1ª Specie con quelle di 3ª Specie e per allacciare le utenze ubicate alla periferia dei nuclei abitati. Possono attraversare i nuclei abitati a condizione che vengano rispettate le distanze che si desumono dalla colonna (2) della Tabella 1 e in tal caso devono essere sezionabili in tronchi della lunghezza massima di 2 Km.

Le condotte di 3ª Specie sono generalmente utilizzate per costruire le reti di distribuzione locale. L'uso di condotte di 3ª Specie é obbligatorio ove si tratti di reti di distribuzione sottostradale urbana poste nei nuclei abitati e destinate a rifornire utenti ivi residenti.

Tabella 1 - Correlazione tra le distanze delle condotte dai fabbricati

La seguente tabella riassume le correlazioni tra le distanze delle condotte dai fabbricati, la pressione di esercizio, il diametro della condotta, la natura del terreno di posa e il tipo di manufatto adottato.

Parametro Condotte di 1ª Specie (Colonna 1) Condotte di 2ª Specie (Colonna 2) Note
Pressione Superiore a 60 bar Distanze maggiorate proporzionalmente N/A Fino a un massimo del doppio
Condotte di 1ª Specie (Fattore di Sicurezza < 1,75) Valori maggiorati del 50% (Categorie B-C-D) N/A
Terreno con Manto Impermeabile (Categoria A) Vedi normativa Vedi normativa Asfalto, lastroni di pietra o cemento
Terreno Senza Manto Impermeabile (Categoria B) Vedi normativa Vedi normativa Striscia larga almeno due metri e coassiale alla tubazione
Tronchi Drenati (Categoria C) Vedi normativa Vedi normativa Zona di permeabilità notevole con dispositivi di sfiato
Tronchi in Tubi o Manufatti Speciali (Categoria D) Vedi normativa Vedi normativa Diaframmi a distanza opportuna e dispositivi di sfiato

NOTE: Per pressioni superiori a 60 bar le distanze di cui alla colonna (1) vanno maggiorate in misura proporzionale ai valori della pressione fino ad un massimo del doppio. Per le condotte di 1ª Specie dimensionate con un fattore di sicurezza inferiore a 1,75, i valori della colonna (1), per le categorie di posa B-C-D, vanno maggiorati del 50%.

Giunzione dei Tubi

La giunzione in campo dei tubi per la formazione delle condotte deve essere eseguita normalmente mediante saldatura per fusione. Collegamenti mediante flange, filettature e giunti speciali di accertata idoneità devono essere limitati al minimo. L'inserimento nella condotta di valvole, raccordi ed altri pezzi speciali deve essere eseguito mediante saldatura per fusione o mediante flange, filettature e giunti speciali a condizione che siano soddisfatte le esigenze di resistenza e di tenuta. Almeno il 10% delle saldature deve essere ispezionato con metodo non distruttivo.

Per i tronchi di condotta di 1ª Specie, dimensionati in base ad un fattore di sicurezza inferiore a 1,75, le ispezioni delle saldature con metodo non distruttivo devono essere aumentate fino a raggiungere almeno il 50% delle saldature eseguite.

Realizzazione delle Tracce

L’esecuzione di tracce ad ampiezza e profondità variabili, per la posa all’interno della muratura di tubi e canaline per impianti idraulici o elettrici, è agevolata dall’impiego di particolari attrezzi scanalatori a funzionamento elettrico che permettono di operare con un’elevata precisione di taglio senza proiettare polveri o detriti nell’ambiente. Queste piccole macchine molto maneggevoli sostituiscono le operazioni manuali effettuate mediante mazzetta e scalpello o scalpellatore che rendono la traccia imprecisa e più difficoltosa da colmare una volta messe in opera le condutture. Grazie ai sistemi di aspirazione connessi, la polvere emessa è ridotta al minimo, condizione che consente di lavorare senza maschera di protezione anche per operazioni lunghe e continuative.

Gli scanalatori sono dotati di un robusto motore elettrico monofase costruito in doppio isolamento per consentire l’esecuzione di tracce con la massima sicurezza contro eventuali folgorazioni. Il motore trascina in rotazione due dischi diamantati paralleli regolabili per ottenere tagli a una distanza e a una profondità prestabilite.

Tutti i modelli sono costruiti con un interruttore protetto contro gli avviamenti accidentali, accessibile anche con le mani protette dai guanti, e con un dispositivo di blocco che funge da protezione in caso di sovraccarico derivato dal surriscaldamento del motore. I diversi dispositivi utilizzati su tutti i modelli, permettono di migliorare le prestazioni in opera dell’attrezzo come l’avviamento dolce per affrontare anche i materiali più duri senza rimbalzi e contraccolpi, il mantenimento costante del numero dei giri sotto carico, l’indicatore visivo di regolare funzionamento e l’arresto di sicurezza dell’albero di trascinamento delle lame. Il blocco dell’asse di rotazione da inserire manualmente rende più veloce il montaggio o lo smontaggio dei dischi che avviene con l’impiego dell’apposita chiave in dotazione.

Gli scanalatori sono costruiti con una potenza del motore, variabile in base ai modelli, da 900 fino a oltre 2000 Watt. La potenza condiziona le prestazioni di taglio, la velocità operativa e la capacità di intervenire con la stessa efficienza su materiali di varia natura e anche di tipo molto compatto.

Per una dotazione completa ciascun produttore tende a proporre al mercato due versioni di scanalatore, uno di minore potenza per eseguire tracce di piccola dimensione preferibilmente su murature di laterizio e l’altro di potenza superiore in grado di effettuare scanalature di misure più ampie, persino su manufatti di cemento e di calcestruzzo armato, su pietra dura e abrasiva o su altri materiali ad alta densità.

Per poter agire su ogni tipo di superficie anche irregolare, la parte anteriore e posteriore della base di solito sostiene una serie di rulli che favoriscono lo scorrimento dello scanalatore durante il taglio senza che avvengano impuntamenti. Il telaio, oltre al motore e alle altre parti della macchina, sostiene al centro il carter di sicurezza con funzioni di parapolvere che avvolge completamente le lame nella porzione verso l’operatore anche quando i taglienti sono abbassati fino alla massima profondità. Questo dispositivo di copertura serve a più scopi: impedisce durante la rotazione ogni contatto accidentale con le lame, protegge l’operatore dalla proiezione di schegge e di polvere e convoglia verso un bocchettone fisso o orientabile, collegato mediante una tubazione flessibile al sistema di aspirazione, tutta la polvere e i detriti che derivano dal taglio a secco.

L’attrezzo scanalatore utilizza due dischi diamantati che vengono trascinati dall’albero motore con un movimento in parallelo. I dischi diamantati disponibili per gli scanalatori, sono realizzati in più versioni per migliorare le condizioni di taglio nei diversi materiali di supporto. Secondo le versioni, i dischi possiedono un diametro compreso tra 115 millimetri e 230 millimetri che condiziona la profondità finale della traccia. La larghezza massima e minima del taglio è una caratteristica specifica dell’attrezzo e varia in base all’ingombro.

I dischi non sono soggetti a vibrazioni durante il funzionamento e, se l’operazione di taglio avviene correttamente, devono tagliare solo in direzione ortogonale alla parete, senza sfregamenti o attriti tra la superficie laterale dell’utensile e il materiale di lavoro e senza sollecitazioni anomale. I dischi sono costruiti per lavorare a secco senza subire deformazioni o distacchi a causa del surriscaldamento.

Il montaggio dei dischi diamantati sull’albero di supporto comandato dal motore è un’operazione molto rapida. Gli utensili rimangono distanziati tra loro grazie a una serie di anelli che consentono di regolare la larghezza della traccia in base alle specifiche esigenze. Questa misura, secondo i tipi, può variare da 8-10 millimetri fino a 30-35 millimetri e raggiungere anche 70 millimetri negli attrezzi di maggior potenza e dimensioni.

La regolazione della profondità di taglio viene effettuata con una manopola munita di bloccaggio che abbassa e innalza le lame facendole più o meno sporgere al di sotto della base di scorrimento dello scanalatore. Su molti modelli, la regolazione di profondità può essere eseguita in continuo, mentre per altre versioni la messa a punto della penetrazione avviene a scatti di misura predeterminata.

Il campo di impiego degli scanalatori si estende alle pareti di laterizi forati e alle murature di mattoni pieni e di blocchi prefabbricati oppure su manufatti di calcestruzzo anche se armato.

La rapida diffusione degli scanalatori deriva in gran parte dalla facilità d’uso e dall’immediato impiego anche per chi non possiede una particolare esperienza. La struttura di supporto di tutte le parti meccaniche dello scanalatore, è composta da una robusta carcassa provvista di maniglie antivibrazione che sono sistemate in posizione anteriore e posteriore, secondo principi ergonomici. I punti di presa permettono di afferrare con forza l’attrezzo e di operare senza fermare lo scanalatore in ogni direzione, anche in senso diagonale e partendo da qualunque punto.

Impianto Idrico: Adduzione e Scarico

L’impianto idrico, idraulico o idrosanitario è quel sistema di condutture e tubazioni che alimentano i servizi igienici del bagno (wc, lavabo, bidet, doccia), la lavatrice, il lavello della cucina e la lavastoviglie. Dalla rete pubblica, posta sotto la strada o il marciapiede e, attraverso una rete di tubazioni, valvole e pompe, l’acqua potabile arriva direttamente nella nostra abitazione sia essa casa unifamiliare o appartamento in condominio - per soddisfare i nostri bisogni: da bere o per cucinare, lavare le stoviglie o i vestiti, per l’igiene personale.

Nel sostituire o costruire ex-novo un impianto idrico (o idraulico) è peculiare - onde prevenire e ridurre al minimo gli errori - la conoscenza della normativa tecnica per operare in completa sicurezza.

Sistemi Separati

  1. Uno immette nell’edificio l’acqua potabile proveniente dall’acquedotto comunale che permette il funzionamento degli apparecchi sanitari, per lavaggi e da bere.
  2. L’altro complesso di condutture è invece dedicato alla fuoriuscita dei liquami di scarto (o acque reflue) ed è diretto verso la fognatura o un impianto di riciclo e riuso dei reflui.

Ricordiamo che gli impianti domestici devono essere progettati “a regola d’arte”, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.

Normative di Riferimento

La norma UNI 9182 del 2014, specifica i criteri tecnici ed i parametri da considerare per il dimensionamento delle reti di distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano, i criteri di dimensionamento per gli impianti di produzione, distribuzione e ricircolo dell’acqua calda, i criteri da adottare per la messa in esercizio degli impianti e gli impieghi dell’acqua non potabile e le limitazioni per il suo impiego. Si applica a impianti di nuova costruzione, a modifiche e riparazioni di impianti già esistenti.

La norma UNI EN 12056 del 2001, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche.

Materiali Accettabili

Non devono essere usati tubi o raccordi contenenti piombo. L’appendice A fornisce un elenco non esaustivo dei materiali accettabili. Tra questi abbiamo rame, materiali ferrosi (ghisa, acciaio zincato e inossidabile) e materiali plastici (PVC, PE-HD, PE-MD, PE-X, PP).

Impianti di Scarico

Per “Impianti di Scarico” si intende quell’insieme di tubazioni, raccordi e apparecchiature necessarie a ricevere, convogliare e smaltire le acque usate provenienti dagli apparecchi sanitari ad uso domestico.

Le reti di scarico devono consentire l’evacuazione, rapida e senza ristagni, delle acque di rifiuto verso il sistema di smaltimento esterno. A tal fine si devono realizzare le opportune pendenze e scegliere diametri adeguati per i tubi. Devono inoltre essere resistenti alle sollecitazioni meccaniche, termiche ed alle azioni corrosive dei liquami.

Le acque reflue si definiscono domestiche se provenienti da insediamenti di tipo residenziale e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art.74, D.Lgs n. 152/06). Solitamente le acque bianche vengono convogliate separatamente dai reflui domestici e vanno direttamente nel terreno.

Moltissimi sono i tipi di sistemi di scarico di acque reflue oggi in uso, ma In Europa e quindi anche in Italia, si preferisce dimensionare le diramazioni di scarico - a cui sono connessi i sanitari - supponendo un grado di riempimento pari a 0,5 50%- con relativa connessione ad un’unica colonna di scarico (Sistema 1 indicato nella UNI EN 12056-2).

Il sifone, elemento di raccordo tra l’apparecchio sanitario e le tubazioni del sistema di scarico, ha la funzione di impedire la penetrazione dei cattivi odori nell’edificio. Le reti di scarico sono soggette a fenomeni di pressioni e depressioni idrostatiche nelle condotte a causa della caduta dei liquami che per gravità spingono verso il basso comprimendo l’aria.

La configurazione più semplice è un’unica colonna dove convergono gli scarichi di tutti gli apparecchi sanitari. Il controllo della pressione nella colonna di scarico è garantito dal flusso d’aria nella colonna di scarico e dallo sfiato della colonna di scarico stessa. I materiali che costituiscono le condotte e le cappe di ventilazione, devono resistere alla aggressività dei gas di fognatura ed agli agenti corrosivi in generale.

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