Ieri, 15 settembre 2023, è scomparso l’artista colombiano Botero, celebre per il suo stile inconfondibile caratterizzato da forme ridondanti, che incuriosisce per la sua originalità e alta qualità artistica.
Verrà sepolto a Pietrasanta - con l’Italia ha avuto fecondi rapporti nella sua vita artistica - e in Colombia sono stati decretati 3 giorni di lutto nazionale.
Abbiamo ritenuto di onorarne la memoria ripubblicando i 3 articoli del giugno 2017 sulla grande mostra antologica al Vittoriano, seguirà l’articolo sulla mostra antecedente al Palazzo delle Esposizioni deicata alla sua speciale “Via Crucis”.
In questo primo articolo è inquadrata la sua figura artistica e umana, in quelli che usciranno nei giorni successivi saranno descritte le opere in mostra nel loro valore e significato.
La Mostra di Botero al Vittoriano
La mostra “Botero” al Vittoriano, dal 5 maggio al 27 agosto 2016, espone 48 opere, di cui 43 grandi dipinti e 5 grandi sculture, dell’artista colombiano dallo stile inconfondibile aperto e misterioso, solare ed enigmatico che stimola il visitatore oltre che il critico nella ricerca della chiave interpretativa della sua affascinante singolarità.
Promossa da Roma Capitale con il patrocinio della Regione Lazio, prodotta e organizzata da “Arthemisia” con MondoMostreSkira, a cura di Rudy Chiappini che ha curato anche il Catalogo Skira.
A distanza di un anno, un nuovo evento artistico ha per protagonista Botero a Roma: dopo la “ Via Crucis, la passione di Cristo” nella Pasqua 2016 al Palazzo Esposizioni, la mostra tematica al Vittoriano alla cui presentazione ha partecipato l’artista, con Iole Siena, presidente di “Arthemisia” - il gruppo che ha affiancato ripetutamente le grandi sedi espositive romane nell’organizzare le mostre e dal 2016 ha la titolarità esclusiva dell’Ala Brasini del Vittoriano - e con Rudy Chiappini, curatore della mostra, presente l’ambasciatore di Colombia.
E’ questo un tema appassionante data la singolarità nel panorama artistico mondiale di un approccio così originale e per tanti versi azzardato perché rischia di cadere nella caricatura e nel grottesco.
Ora si prova sempre tenerezza dinanzi alle figure prorompenti delle 48 grandi opere esposte, ma premono anche altre sensazioni e sentimenti ben diversi da quelli suscitati dal dramma della Passione.
La suddivisione delle opere in 7 sezioni tematiche sembra fatta per misurare queste sensazioni dinanzi a situazioni diverse anche se rappresentate con lo stesso stile inconfondibile: si va dalle Natura morta alla Religione, dalla Politica al Circo, dalla Vita latino-americana ai Nudi, fino alle Sculture, con la premessa delle Versioni da antichi maestri in cui Botero si è cimentato, come De Chirico e altri artisti, immagini per lo più serene.
Neppure nella precedente grande mostra di Botero a Roma, tra il dicembre 1991 e il febbraio 1992 al Palazzo Esposizioni, con 60 dipinti, 39 disegni, 16 sculture e in più la travolgente sezione di 37 opere sulla corrida, dalla vasta galleria antologica presentata in modo cronologico si avvertivano segni apprezzabili di mutamenti.
Pertanto tutto l’interesse si concentra nell’interpretare questa cifra stilistica costante, applicata a diversi contenuti accomunati da una visione che cercheremo di decifrare, partendo dalla formazione riflessa nella sua biografia di artista sudamericano legato al proprio paese, che ha però frequentato a lungo l’Europa e gli Stati Uniti, e ne è stato influenzato.
Formazione e Influenze
Nato a Medellin, nella provincia colombiana di Antioqua, dove studiò dai Gesuiti, fu affascinato dalla corrida, la sua prima opera è un acquerello con un torero, anzi per due anni frequentò una scuola per toreri, aveva 12 anni, è di quarant’anni dopo il suo celebre ciclo pittorico sulla Corrida.
A 20 anni, lascia Medellin per la capitale Bogotà dove fa subito la prima esposizione e conosce personaggi dell’avanguardia colombiana, impiega i primi guadagni per raggiungere l’Europa.
Un anno in Spagna, pochi giorni a Barcellona, poi Madrid; quindi Parigi dove più che l’avanguardia lo attirano gli antichi maestri al Louvre.
Ma è in Italia dal 1953 al 1955, che viene affascinato dagli artisti del Rinascimento, è conquistato dalle critiche d’arte di Berenson e Longhi; si appassiona a Giotto e Piero della Francesca, Masaccio e Leonardo, e alla metafisica di De Chirico.
Torna a Bogotà ma i suoi quadri dipinti a Firenze non hanno successo, ben diversi dallo stile di moda delle avanguardie, finché nel 1956 l’illuminazione del volume, nascono le forme dilatate.
Si sposa e si trasferisce a Città del Messico dove vive con la vendita dei propri quadri.
Di nuovo in Colombia nel 1959-60, e ancora a New York dove si stabilisce al Greenwich Village, ma arrivano i momenti difficili.
E l’Europa? Nel 1967 di nuovo in Europa, Germania e Italia, oltre che a New York e in Colombia, un pendolarismo senza sosta, è il periodo in cui si rafforza la sua formazione cosmopolita.
Dice che un artista latino-americano deve trovare un propria “autenticità”, che “l’arte deve essere indipendente”, la pittura deve trovare radici, “perché esattamente queste radici danno significato e verità al creato”, ma aggiunge: “Nello stesso tempo, però, non voglio dipingere soltanto campesinos sudamericani.
Parole che ci sembrano il sigillo della sua formazione, punto di arrivo e anche di partenza.
Ha interiorizzato i potenti stimoli della sua terra, poi ha conosciuto la grande arte rinascimentale e non solo, che lo ha colpito e affascinato, è anche entrato in contatto con la modernità statunitense, le avanguardie dell’espressionismo astratto.
Può superare l’angoscia che attanaglia l’artista fino a quando “non padroneggia il proprio mestiere e non sa esattamente quello che desidera esprimere”.
Ormai l’artista è lanciato, si divide tra New York, con un nuovo studio sulla 5^ strada, e Bogotà, ma affitta anche un appartamento a Parigi dove si trasferirà nel 1973 dopo 13 anni trascorsi a New York.
Tornano i momenti difficili nella vita familiare, nel 1974 la tragedia, il figlio Pedro muore a 4 anni in un incidente stradale, l’anno dopo si separa dalla moglie.
L'Influenza Cosmopolita e l'Identità Latina
“Il Presidente. Possiamo dire che la sua formazione è nella biografia, non tanto o non solo per gli artisti di cui ha conosciuto l’opera e lo hanno influenzato, ma soprattutto per il suo dividersi tra il Sudamerica, in Colombia e Messico, gli Stati Uniti a New York e l’Europa in Spagna e Italia.
Tutto questo gli ha dato un formazione cosmopolita, ma anche una lacerazione tanto che così precisa l’apparente contraddizione tra il suo sentire di artista con una peculiare forma espressiva e la sua formazione, che gli ha attirato critiche come se avesse tradito le proprie origini allontanandosi dalla sua patria: “Si trova in tutta la mia pittura un mondo che ho conosciuto durante la giovinezza.
E’ una specie di nostalgia e ne ho fatto il soggetto centrale del mio lavoro.
Ho vissuto quindici anni a New York, ma questo non ha cambiato nulla della mia disposizione, nella mia natura e nel mio spirito di latino-americano.
Il rapporto con il mio paese è totale”.
Lo ha dimostrato innanzi tutto con il ciclo “Corrida”, di cui non vediamo opere nella mostra attuale, ma presente in quella del 1991-92 con 36 opere di cui 18 grandi dipinti, e 18 tra disegni, sanguigne e acquerelli, che ci hanno fatto conoscere il modo distaccato con cui ha raffigurato in tutti i suoi aspetti questo importante momento tradizionale e ancora attuale della vita sudamericana.
Ma, come commentava Ana Maria Escallon, “Botero non condivide il denso e lacerante mondo di Goya; Botero omette il dramma”.
E spiega che “tutto lo scenario della corrida implica tumulto, frastuono, tensione e morte; tutto ciò è assente nei quadri perché essi non vogliono essere la realizzazione di una cronaca taurina, né la rappresentazione psicologica di un duello tra la vita e la morte; il quadro esiste solo come bisogno d’espressione, colmo di una realtà lontana che non può ammettere le regole della logica quotidiana”.
Quello di Botero “è un mondo dall’anima lasciva, colmo di poesia, di forme piene che lasciano spazio a colori armonici”.
Vicinanza alla sua terra rafforzata nel 2000 con il ciclo pittorico “Violencia in Colombia”, un impegno che lo ha fatto partecipare direttamente e intensamente alla tragedia del suo paese sconvolto dalla guerra civile, che lui fa risalire alla mancanza di giustizia sociale e all’ignoranza.
Ora vogliamo sottolineare che la nostalgia non si traduce in malinconia ma, come scrive il curatore Rudy Chiappini, è “corretta dal sorriso, da una diffusa, non sarcastica ironia in cui non trovano spazio gli stati d’animo estremi”.
E si esprime indirettamente nella presenza delle suggestioni della sua terra impresse in lui prima degli influssi cosmopoliti: l’arte precolombiana e l’artigianato popolare, le derivazioni creole e l’iconografia cristiana, con tutti gli altri stimoli delle realizzazioni delle civiltà latino-americane, Colombia e Messico, che ha ricevuto dall’infanzia.
L'Alchimia degli Influssi Cosmopoliti
Come ha potuto realizzare una simile quadratura del cerchio? Mediante l’alchimia degli influssi cosmopoliti che ha saputo metabolizzare avendo recepito dalla cultura europea la curiosità e l’inquietudine intellettuale per raggiungere l’arte autentica come “interpretazione della realtà attraverso l’intelligenza e la sensibilità che portano alla consapevolezza stilistica”.
Lo abbiamo visto nella biografia, i grandi maestri spagnoli come Velasquez e Goya, e soprattutto italiani, da Giotto a Leonardo, con particolare riguardo a Piero della Francesca, gli hanno rivelato, sono parole dell’artista, “l’essenza del classicismo per l’organizzazione dello spazio, la serenità della forma e l’armonia dei colori, trasmettendo un grande senso di quiete”.
Le Forme Stravolte e la Favola
I corpi gonfi dalle forme stravolte come trasfigurazione favolistica della realtàCon questa matrice insieme vasta e profonda, cerchiamo di decifrare il suo inconfondibile sigillo, le deformazioni dei corpi gonfiati che derivano dalla peculiare concezione del volume per lui fondamentale.
Non sono caricaturali, non suscitano il riso, al massimo ironia ma soprattutto tenerezza, abbiamo detto: “Tutto assomiglia ad un gioco da adulti su di un palcoscenico.
Forse ad un rito” - ha scritto Fabrizio D’Amico nel presentare la mostra del 1991-92 - Nulla nasce, cresce, si consuma e si estingue secondo il ritmo delle ore e delle stagioni; nulla avviene per conseguente, prevedibile, normale concatenazione logica”.
“Al riparo dei loro corpi inadatti all’azione - prosegue D’Amico - i personaggi di Botero rifiutano di sottoporsi ad ogni legge conosciuta della fisica e della ragione.
Della morale, perfino”.
Nessuna proporzione della realtà viene rispettata, i corpi sono trasbordanti rispetto ai letti e alle sedie che dovrebbero contenerli, gli arti non potrebbero svolgere le azioni richieste, come nel paradosso dell’acrobata sospeso in un impossibile equilibrio della sua figura tozza ma insieme aggraziata.
Così l’artista: “Nei miei dipinti mi muovo con una libertà che ho in un certo senso ereditato dall’arte antica italiana: quella di pensare che nessuna cosa corrisponda alla dimensione prospettica della composizione”.
E ancora: “Questo vuol dire che qualche volta lo spazio viene usato in modo soggettivo, al di là del rispetto delle proporzioni.
L’effetto non è solo visivo, è ben più profondo.
Botero ci presenta un mondo che non ritroviamo nella realtà e non è neppure stravolto dall’espressionismo astratto o dall’astrattismo che ne fa perdere del tutto i contorni.
Da parte sua, l’artista afferma: “Voglio che alla fine del quadro ci sia calma e che tutto trovi il suo posto.
Non voglio dipinti inquietanti, nel senso che per me il dipinto è pronto quando niente si può muovere, quando regna la calma.
Rembrandt ha detto una cosa bellissima: ‘Il quadro per me è finito quando smetto di pensare’”.
Dacia Maraini osservava, sempre nel 1991: “L’arcano che intrappola il nostro sguardo incuriosito sembra nascere dall’enigmaticità che accompagna la distillazione della bellezza.
Una bellezza che non consiste soltanto nella poetica scoperta della equiparazione dei corpi, animati e inanimati, ridotti al grado zero della pittura nella dilatazione sistematica delle forme.
L’elefantiasi biscottata dei fantocci che ingombrano le scene di questo teatro boteriano non racconta tutta la verità”.
E non si trova neppure nei contenuti evocati.
“Curiosamente, mentre osserviamo questi pesi massimi, rigorosamente fedeli alla loro estrema ‘lourdeur’, essi finiscono per diventare di una lieve e aurea leggerezza.
Alla fine ci troviamo di fronte a un mondo di corpi goffi, soffici, in procinto di volare via.
Ci voleva la fantasia della scrittrice, lontana dalle elucubrazioni cerebrali della critica, per entrare in sintonia e fare sintonizzare anche noi con il mondo favolistico dell’artista.
Usciamo dalla favola, torniamo alla realtà.
Paolo Mauri commentava:“In queste storie l’antagonista vero non è mai dentro al quadro, ma è fuori: è colui che guarda divertito, perplesso, incuriosito.
Informazioni sulla Mostra
Nella mostra ce ne sono quasi 50 da guardare, quante sono le opere esposte, compreso il grande “Cavallo” in bronzo nel largo antistante l’ingresso, anch’esso un richiamo quasi favolistico, ripensiamo al cavallo di Troia che ha popolato le fantasie di tutti negli anni scolastici.
Complesso del Vittoriano, lato Fori Imperiali, Ala Brasini, via San Pietro in carcere: tutti i giorni, compresi i festivi, apertura ore 9,30, chiusura da lunedì a giovedì ore 19,30, venerdì e sabato ore 22,00, domenica ore 20,30, festivi orari diversi, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Ingresso (audioguida inclusa) intero euro 12,00, ridotto euro 10,00 per 65 anni compiuti, da 11 a 18 anni non compiuti, studenti fino a 26 anni non compiuti, e speciali categorie, riduzioni particolari per le scuole.
Catalogo “Botero”, 2017, a cura di Rudy Chiappini, Skyra Arthemisia, pp. 144, formato 22,5 x 28,5.
Dal Catalogo sono tratte alcune delle citazioni del testo, altre sono tratte dai Cataloghi delle due mostre romane precedenti: “Botero Via Crucis. La passione di Cristo”, Silvana Editoriale - Palazzo delle Esposizioni, 2016, pp. 92, formato 24 x 30; e “Botero. Antologica 1949-1991”, Edizioni Carte Segrete”, 1991, pp.214, formato 24 x 28.
Gli altri due articoli sulla mostra usciranno in questo sito il 4 e 6 giugno p. v. con altre 13 immagini ciascuno.
Per i riferimenti del testo cfr. Le immagin, che rappresentano tutte le sezioni della mostra, i sono state riprese da Romano Maria Levante nel Vittoriano alla presentazione della mostra, si ringrazia Arthemisia con i titolari dei diritti per l’opportunità offerta.
In apertura, La Copertina del Catalogo; seguono, “Picnic” 2001 e “Piero della Francesca”, dittico, lato sinistro, 1998; poi “Natura morta con frutta e bottiglia” 2000 e “Il nunzio” 2004; quindi, “L’ambasciatore inglese” 1987 e “Il Presidente.
Arredamento Bagno: Spunti di Design
Oltre all'arte di Botero, considera questi elementi per il tuo bagno:
- Scala portasciugamani: In legno, dimensioni L44xPR8xH180 cm. Riproduce fedelmente le vecchie scale, con i laterali ricavati da un unico tronco di albero tagliato a metà.
- Specchio da parete: In legno massello vecchio riciclato, dipinto a mano. Misure L65,5xPR3,5xH180 cm.
- Sedia in stile Thonet: Larghezza 48 cm, profondità 52 cm, altezza 88 cm, realizzata in massello di frassino con schienale incrociato e seduta in fibra di rattan intrecciata.
- Tavolo quadrato allungabile: Realizzato in legno massello di tiglio, allungabile a 180 cm. Misure: lunghezza 90 cm, profondità 90 cm, altezza 80 cm.
Qualità Artigianale Italiana
La maggior parte dei nostri prodotti sono realizzati a mano in Italia da maestri artigiani per garantirti la massima cura del dettaglio, unicità e altissima qualità.
Vogliamo essere certi di fornirti il miglior servizio e di superare altamente le tue aspettative. Per questo offriamo un servizio di assistenza personale e dedicato sia pre-acquisto che post-acquisto.
TAG: #Bagno
