Nella storia dell’umanità, gli Egizi devono all’acqua fortuna e potenza, forse più di ogni altro popolo. In quest’area l’acqua certamente non mancava. Ogni anno, infatti, nella stagione estiva, in seguito alle importanti piogge, il fiume si gonfiava tanto da oltrepassare il proprio letto e straripare, inondando tutte le terre circostanti.

Gli antichi Egizi, in un primo momento storico, quando si organizzarono in villaggi lungo le sponde del fiume, erano dediti prevalentemente all’agricoltura e alla caccia. Tutta la vita di ogni villaggio ruotava intorno al fiume, alle sue piene e ai suoi ritiri. Le tre stagioni del Nilo erano le tre stagioni degli egizi.

Origini dell'Agricoltura Idraulica

A partire dal V millennio a. C. nel periodo del Neolitico vi furono delle comunità di cacciatori, raccoglitori semi-nomadi e pescatori che avevano creato delle vere e proprie opere idrauliche. Queste opere servivano per contenere in qualche modo il flusso proveniente dalle acque dei fiumi e per garantire lo sviluppo dell’attività agricola e anche per affermare il passaggio dall’essere nomadi alla sedentarietà. L'agricoltura basata sull'economia idraulica ebbe origine nel V millennio a.C.

L’economia idraulica ha delle particolarità come quelle di utilizzare come aree ideali per la produzione soprattutto i bacini artificiali, i canali e gli argini. Per cercare di preservare il terreno si iniziò a pensare di sottoporlo per una parte dell’anno alla semina e per l’altra parte dell’anno al riposo a maggese.

Lo Sviluppo della Civiltà Egiziana e le Sfide del Nilo

Una grande civiltà idraulica fu senz’altro quella egiziana. Sotto la dinastia dei Tolomei, gli Egizi erano stati in grado di portare avanti delle grandi opere di ingegneria idraulica volte a cercare di contenere le piene del Nilo, utilizzando ingegneri greci. Gli Egizi quindi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva.

Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi. Gli Egizi hanno sempre percepito la loro terra, povera di piogge e tuttavia assai fertile, come un dono del Nilo. La precisione delle inondazioni ha infatti costituito un vero e proprio orologio, a scandire ogni attività economica delle comunità.

L'Importanza delle Opere Idrauliche e l'Evoluzione Tecnologica

La necessità di tenere sotto controllo le acque con argini, dighe e chiuse ha creato i presupposti per lo sviluppo di saperi tecnici notevolissimi, non solo nel campo dell’idraulica e dell’agricoltura che da queste opere hanno tratto immediato beneficio. Le numerose cave di pietra hanno favorito la nascita dell’architettura monumentale, le cui opere sono state edificate per durare nel tempo.

Lo stato egizio nasce dall’unione tra questi gruppi, scaturita dalla necessità di affrontare e risolvere insieme i complessi problemi originati dalle inondazioni annue del fiume con un’efficiente canalizzazione delle acque, così da rendere fertile e abitabile quella lunga striscia di terra. Stabilitesi in quelle regioni per vincere le frequenti siccità, le comunità nomadi passano ad attività stanziali favorite dal clima, dal terreno e dall’abbondante fauna, mentre la piena annuale del Nilo crea le condizioni naturali migliori per le piante antenate di orzo e frumento.

È attraverso la figura del faraone che gli dèi rendono fecondo il paese e l’acqua del Nilo è il mezzo attraverso il quale essi si esprimono. La periodicità dell’evento, unitamente alla regolarità dei fenomeni astronomici, determina la concezione ciclica del tempo e la nascita del calendario di 365 giorni connesso alla piena del fiume e alla levata eliaca di Sirio.

Distribuiti in varie zone lungo il corso del Nilo, i villaggi fanno dell’agricoltura una pratica essenziale di cui resta conferma nelle pitture tombali, che frequentemente raffigurano scene di lavoro dei campi. L’organizzazione agricola si incrocia con le opere di gestione e controllo delle acque, rese necessarie anche dall’addensarsi della popolazione, che va accalcandosi sempre più numerosa nei villaggi.

Tecniche di Irrigazione e Strumenti Idraulici

Perché un nuovo ordine possa emergere dal caos conseguente a un’inondazione la civiltà egizia ha dovuto approntare importanti opere di ingegneria idraulica: drenare le terre troppo umide e irrigare quelle aride, in poche parole dominare i flussi di acqua incanalandola per gli usi necessari. Da qui l’acqua è sollevata e incanalata per giardini, orti e vigneti non raggiunti dall’allagamento naturale.

L’irrigazione non è comunque legata esclusivamente all’efficace sistema di canali che va creandosi sin dall’epoca della costruzione delle piramidi; documenti iconografici e letterari attestano infatti la presenza di macchinari più o meno complessi progettati e costruiti per sollevare e indirizzare l’acqua. L’iconografia ci mostra questi mezzi di sollevamento delle acque: dalle coppie di giare di terracotta sospese alle estremità di un giogo di legno impiegate nell’Antico e Medio Regno allo shaduf, che compare nel Nuovo Regno.

Nella sua versione più semplice lo shaduf è un sostegno verticale al quale è vincolato un elemento orizzontale libero di oscillare, con un recipiente all’estremità e un contrappeso a equilibrare il tutto: posizionato nei pressi di un corso d’acqua, per immersione del contenitore riesce a recuperare una certa quantità di liquido. Ovviamente è necessaria la presenza di un addetto, cosa da cui non è possibile prescindere anche per il funzionamento dell’altro dispositivo idraulico attestato in Egitto, la “vite di Archimede”. Così definita in quanto già da alcuni autori antichi attribuita allo scienziato siracusano nel III secolo a.C., questa macchina viene probabilmente ideata e ampiamente impiegata già in epoche precedenti in Egitto. In età tolemaica, infine, si diffonde la saqiya, una ruota idraulica che consente un innaffiamento continuo tutto l’anno. Importanti sono i “nilometri”, strutture formate da scale, pozzi o moli nei templi: vi sono segni per tenere sotto controllo il livello della piena, al fine di misurarne la portata e prevedere l’andamento dell’attività agricola.

L’attrezzatura di base per l’attività agricola può contare anche su un aratro semplice, leggero e adatto ai terreni della regione. Alle operazioni di immagazzinamento e verifica dei prodotti della terra si lega l’invenzione della scrittura, inizialmente per registrare quanto ricevuto e consegnato.

L'Egitto fu definito da Erodoto " il dono del Nilo". Con questa espressione l'autore delle "Storie" intendeva marcare la straordinaria importanza rivestita da questo fiume nella vita e nella cultura del popolo egizio. In primis il corso del Nilo svolgeva una fondamentale funzione economica, consentendo di rendere fertili terre aride e desertiche. Ogni anno, infatti, nel mese di luglio il fiume si gonfiava, oltrepassava il letto e travolgeva i territori limitrofi; le acque si ritiravano in novembre, rientrando nell’alveo, e lasciavano sui campi uno strato di fango di colore scuro ed estremamente fertile (limo).

Lungo la valle i contadini sfruttarono abilmente le piene, organizzando opere di bonifica a danno di paludi e acquitrini e pianificando ordinati sistemi di canalizzazione che consentivano di rendere produttive terre non investite dall’azione benefica delle inondazioni. I canali dedicati all’irrigazione erano utilizzati anche come vie di navigazione per raggiungere villaggi o località come templi o santuari. Il Nilo assicurava così la vita agli abitanti dell’Egitto, i quali consideravano una divinità (Hapi) il fenomeno che rendeva fertili i terreni e le rive e rivolgevano ad esso inni e preghiere.

Il calendario si fondava sui cicli del Nilo: la prima stagione, che andava da luglio a novembre, era associata al periodo in cui le coltivazioni erano ancora sommerse, la seconda, che cominciava in novembre e terminava in marzo copriva l’arco di tempo nel quale le acque si ritiravano e lasciavano riemergere i terreni; la terza, infine, segnava la fase della stagione secca, nonché il tempo della raccolta. L’inizio del nuovo anno era sancito dalla prima ondata del fiume, in luglio, e il punto cardinale di riferimento per gli Egizi era rappresentato dal Sud, direzione da cui provenivano le piene.

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