Il partitore idraulico - o semplicemente partitore - è un manufatto in muratura che divide la portata di un canale a pelo libero tra le varie utenze, per lo più irrigue.
Storia dei Ripartitori Idraulici
Nei trattati De architectura e De aquaeductibus urbis Romae, Vitruvio e Frontino descrivono i manufatti che la Roma antica usava per la ripartizione delle acque pubbliche, chiamati castella aquarum, termine tradotto in italiano con dividicoli e poi partitori. Il problema più difficile per gli architetti e i curatori d’acque romani era assicurare la ripartizione delle acque secondo rapporti precisi.
Accanto ai dividicoli pubblici esistevano quelli privati, che ripartivano un corpo d’acqua derivato in comune da più concessionari.
Il Partitore di Giambattista Barattieri
Nel trattato Architettura d’acque di Giambattista Barattieri si trova una descrizione dei partitori in uso nel Seicento nelle campagne lombarde. Il partitore di Giambattista Barattieri divide la portata di un canale fra tre utenti, teoricamente in parti uguali.
La Classificazione di Domenico Guglielmini
In Della natura de’ fiumi Domenico Guglielmini distingue i partitori in due tipi. Quando il corpo d’acqua deve dividersi in due parti uguali, basta un manufatto simile a quello descritto da Barattieri: con un solo sperone, posto sull’asse di simmetria della sezione, che garantisce la stessa distribuzione delle velocità trasversale e quindi la stessa portata assegnata ai due utenti.
Il Partitore di Antonio Lecchi
Nel suo trattato Idrostatica il milanese Antonio Lecchi descrive così i partitori: “Sono questi costrutti nell’alveo del canale, a somiglianza di speroni di mediocre larghezza, e di notabile lunghezza, i quali vanno a terminarsi in un taglio angolare, a fine di fendere le acque con la minore resistenza.
Il fondo del canale, dove s’hanno a posare i Partitori, ed anche per qualche tratto superiore, ed inferiore, de’ essere per ogni verso orizzontale; e per istabilirlo in questo stato, sogliono lastricarlo di pietre….
Il partitore di Antonio Lecchi serve per la divisione di un corpo d’acqua fra tre utenti, nella proporzione 1/5, 1/5, 3/5. Il canale d’invito allargato nella vasca HGEF ed il cuneo SRT consentono il riequilibrio trasversale delle velocità puntuali.
Gli errori aumentano in misura rilevante quando le acque d’un canale sono divise in più di due parti, poiché la pratica settecentesca continua ad essere basata su principi errati.
Il manufatto proposto da Lecchi innanzitutto corregge lo squilibrio delle resistenze: anziché dividere subito, con due speroni, il corpo d’acqua in tre canali, lo divide con quattro speroni in cinque canali perfettamente uguali. Questo aumenta la perdita di carico totale, che comporterà un maggior dislivello tra gli estremi del partitore.
Egli cerca inoltre di riequilibrare le velocità medie dei filetti liquidi che entrano nei vari canali allargando le sponde a monte del partitore, in modo da formare una grande vasca con fondo orizzontale. Questo fa sì che i filetti liquidi estremi entrino nelle rispettive bocche del partitore con velocità maggiore di zero. Un prisma triangolare è inserito per rafforzare l’effetto di riequilibrio nella ripartizione trasversale delle velocità puntuali, a favore delle due bocche estreme, svantaggiate nel riparto.
Il Partitore a Cascata di Antonio Tadini
Nel suo trattato Del movimento e della misura delle acque correnti il bergamasco Antonio Tadini cerca di superare il problema dell’iniqua ripartizione delle acque progettando un nuovo partitore a cascata, ossia a stramazzo, che consente la giusta ripartizione di un corpo d’acqua qualsiasi in aliquote.
Il partitore a cascata si può applicare sia a canali irrigui che a piccoli corsi d’acqua. La parte superiore, detta versatore, è uno stramazzo di larghezza e lunghezza variabile secondo le dimensioni del corso d’acqua. La platea orizzontale è lastricata di pietre o mattoni, mentre le sponde verticali sono in muratura. Esse vengono superiormente prolungate in due archi di dolce curvatura, che si uniscono alle ripe del canale o corso d’acqua.
Il partitore propriamente detto è costituito dalle teste affiancate dei canali, nei quali si versa e si divide l’acqua. Il partitore a cascata assicura che l’acqua cada con la stessa altezza e velocità lungo tutta la larghezza del versatore. La ripartizione della portata è quindi proporzionale alle larghezze dei tratti di grondaia che si versano nelle teste dei canali sottostanti.
Piante di partitori tratte dal Cabreo della Roggia Borgogna, costruita da Bartolomeo Colleoni, Duca di Borgogna (Amministrazione Principe Giovanelli, Bergamo 1826).
Divisori di Flusso Oleodinamici
Il divisore di flusso è un componente oleodinamico ad altissima precisione che suddivide l’olio in rapporti prestabiliti, che a loro volta possono essere uguali o diversi.
Anche i divisori a singola valvola possono essere utilizzati per dividere o combinare il flusso e moltiplicare la pressione ma, a differenza di quelli con più valvole, sono più semplici da regolare. Infatti basta agire sull’unica valvola presente nel componente per regolare tutti gli elementi.
MIA-FD, acronimo di Manifold Istantaneous Auto-compensating Flow Divider, è la nuova generazione di divisori. Al momento è disponibile solo per il gruppo 1 ed è caratterizzato dal riallineamento continuo delle portate. Inoltre è dotato di porte CETOP 3 che consentono l’applicazione direttamente sul divisore di elementi diversi per personalizzare le sue funzionalità.
Normalmente i divisori di flusso hanno la stessa cilindrata, ma in alcuni casi particolari potrebbe servire un divisore con portate diverse. Se invece il progetto prevede l’uso con cilindri a singolo effetto - quando, in fase di discesa, non sia presente un carico applicato - potrebbe servire una versione speciale di divisore di flusso: il divisore di flusso con motore.
In alcune applicazioni è utile poter verificare la velocità di rotazione degli ingranaggi per monitorare in tempo reale il funzionamento.
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