San Casciano dei Bagni continua a rivelare straordinarie scoperte archeologiche. Sono stati appena presentati i risultati della campagna di scavo 2024 presso il santuario etrusco e romano di San Casciano dei Bagni, che, negli anni scorsi, aveva restituito reperti in grado d’illustrare il momento di passaggio dal mondo etrusco a quello romano in una continuità sostanziale di culto.

Le Nuove Scoperte

Dopo i famosi ritrovamenti di statue di bronzo, il sito nel comune toscano in provincia di Siena ha svelato un altro incredibile tesoro: corone scintillanti, gioielli preziosi e casse di monete, aggiungendo nuovi misteri e oggetti di valore alla sua storia millenaria. Corone, gioielli, casse di monete, nuove statue di bronzo tra cui serpenti (di cui uno lungo quasi un metro) e un bambino con una palla in mano e persino uova di gallina perfettamente integre, è questo il “tesoro prezioso” emerso dagli ultimi scavi effettuati a San Casciano dei Bagni.

Il cuore delle nuove scoperte si trova nel fondo della vasca del Bagno Grande, un’antica struttura termale utilizzata prima dagli Etruschi e poi dai Romani. Nella vasca sacra del Bagno Grande, gli archeologi si sono imbattuti da subito in una serie di offerte vegetali e centinaia di uova, alcune delle quali ancora intere e incredibilmente conservate persino nella consistenza e nell’odore.

Le prime analisi, affidate a Beatrice Demarchi dell’Università di Torino, rivelano che si tratta prevalentemente di uova di pollo. Quello che invece sorprende, sottolinea, è proprio lo stato di conservazione di queste uova, davvero stupefacente se si pensa ai duemila anni trascorsi nel fango bollente.

L’ipotesi, spiega Tabolli, è che “la deposizione nel fango sia avvenuta velocemente e tutta in una volta insieme a quella delle statue e che lo strato di tegole disposto sopra i doni abbia in qualche modo sigillato l’intero tesoro togliendo ossigeno, come in una sorta di sottovuoto. Un’azione che sarebbe avvenuta in una fase precisa della lunga vita del Bagno Grande, più o meno nell’epoca dell’imperatore Claudio (I secolo d.C.), quando, probabilmente dopo la caduta di un fulmine, che lo aveva danneggiato, i romani ristrutturarono il sito e ampliarono la grande vasca ereditata dagli etruschi.

Ritrovamento di Serpenti in Bronzo

Da segnalare con evidenza è il ritrovamento, comunicato da Jacopo Tabolli ed Emanuele Mariotti che dirigono lo scavo, di una serie di serpenti in bronzo rinvenuti sul fondo del deposito. Qui gli archeologi hanno trovato un'impressionante quantità di serpenti in bronzo, tra cui uno particolarmente imponente, lungo quasi un metro. Questo esemplare, insieme agli altri ritrovamenti, aumenta il fascino misterioso del sito, già noto per le magnifiche statue di bronzo rinvenute in passato.

Uno di essi ha dimensioni ragguardevoli, arrivando a superare i 90 centimetri di lunghezza. Gli scopritori lo ritengono un serpente «agatomene», con valenze positive, di cui esemplari sempre in bronzo si trovano nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli e nel British Museum, ma con dimensioni inferiori.

Niente di spaventoso: con il corpo sinuoso, le squame rilucenti, la testa cornuta e barbuta, il grande serpente, fa notare Tabolli, "sembra quasi sorridere". E' un demone buono, di quelli che i romani definivano appunto agatodemoni, i simpatici serpentoni che adornano tanti larari nelle case di Pompei.

Pure la sua collocazione qui ha un senso: era stato deposto nel punto in cui sgorgava l'acqua, perché con le sue spire rappresentava la sacralità della fonte. Un personaggio fondamentale, dunque, "il genius loci" del sistema di offerte. Ecco allora l'altro elemento di novità: perché il serpente è associato da tempi antichissimi alla divinazione.

E il suo ritrovamento è la conferma che alla fonte si veniva anche "per avere un rapporto diretto con la divinità", per interrogare il serpente, ovvero la fonte, sulle incognite del futuro. La varietà delle offerte votive, che ricalca quanto già emerso nel 2022 e, allo stesso tempo, lo arricchisce e lo completa, offre uno squarcio ulteriore sul significato e suo ruolo di questo luogo di culto e cura, dove il rapporto col sacro, tra umano e divino, è forse percepito come diretto, quasi affidato allo continuo scorrere delle acque calde e al genius loci nella forma del serpente agatodemone.

Altri Ritrovamenti Significativi

Notevole risulta pure la statua di un bambino che presenta un’iscrizione in lingua etrusca sulla gamba destra, dove si ricorda il nome etrusco della vicina Chiusi, e tiene una palla tra le dita della mano sinistra in grado ancora di ruotare. Inutile cercare la storia di questo bimbetto perché anche lui, come il serpente, sembra legato alla divinazione: "Bambini che avevano il ruolo di piccoli auguri", spiegano, indicando il braccialetto, guarda caso proprio a forma di serpente che ne avvolge il piccolo polso.

E poi l'iscrizione sulla gambetta, che cita per la prima volta la città stato etrusca di Cleusi, l'attuale Chiusi. Ė stato proposto che possa raffigurare un giovanissimo augure. Una statua che di sicuro aveva un ruolo importante, tanto che la corona d'oro, ipotizzano, potrebbe essere appartenuta proprio a lui.

Degna di nota è ancora un’altra statua che rappresenta un corpo maschile tagliato a metà, a simboleggiare la parte anatomica per la quale si era chiesta una grazia, o ottenuta la guarigione. Essa venne dedicata da un uomo di nome Gaio Roscio, vissuto durante il I secolo a.C. Tra le tante - sono quattro quelle più grandi- sorprende il tronco tagliato a metà di un corpo maschile offerto alla fonte da un certo Gaio Roscio, vissuto nel I secolo a.C.

Un tipo di offerta, premette Tabolli, che ha dietro di sé una lunga tradizione: "Si offriva la parte risanata", spiega. A stupire, piuttosto, è la qualità altissima del manufatto, un modello che si ispira addirittura ad Alessandro Magno. Notevole è inoltre il modellino di un toro, che rinvia al mondo agro-pastorale in cui si muovevano i frequentatori del santuario. Sono stati scoperti anche ex voto in materiale prezioso come una corona e un anello d’oro.

Il Team di Scavo

Il team che ha guidato gli scavi è composto dal professor Jacopo Tabolli, dell’Università per Stranieri di Siena, dal direttore dello scavo Emanuele Mariotti e da Ada Salvi, responsabile per la soprintendenza. Dal 2019, questi esperti sono impegnati in un'accurata ricerca che ha portato alla scoperta di questi straordinari reperti, facendo luce sulla ricchezza storica di San Casciano dei Bagni.

Una Finestra sul Passato

Le scoperte a San Casciano dei Bagni non riguardano solo oggetti di grande valore, ma offrono anche una finestra sul passato delle antiche civiltà che abitarono la zona. Le statue di bronzo, gli oggetti preziosi e le iscrizioni ritrovate testimoniano l'importanza di questo luogo come centro di culto e scambio tra le civiltà etrusca e romana, contribuendo a ricostruire una parte fondamentale della nostra storia.

Tra le offerte restituite dal fango sono comparse le ninfe -un esemplare in bronzo e un'iscrizione- oltre a tantissime uova di gallina in alcuni casi incredibilmente integre. E poi monete, oltre 10mila, ammassate come se fossero state immerse in grandi contenitori che nei secoli si sono però dissolti. Le corone d'oro, una integra in forma di tenia,l'altra in frammenti, sono state tra le novità, così come un anello con l'ambra e altri gioielli.

Progetti Futuri

Nel futuro di San Casciano dei Bagni c’è il progetto di un museo per dare casa ai bronzi e raccontarne la storia e le storie. Un ambiente che verrà allestito, spiega il direttore generale Musei Massimo Osanna, con l’obiettivo di dare al visitatore l’emozione di un vero e proprio tuffo nella vasca sacra.

Per Tomaso Montanari, Rettore Università per Stranieri di Siena: “L’archeologia, come sappiamo, non si occupa di caccia al tesoro e ai tesori, ma si occupa dello studio e della ricostruzione dei contesti culturali e ‘non è possibile avere comprensione dei contesti passati se non si ha un vivo interesse e un amore per i contesti vivi”’; questo diceva Marc Bloch nel 1944 nell’Apologia della Storia prima che i nazisti lo uccidessero. Quindi impegno dell’Università per Stranieri è quello di costruire un HUB di ricerca che connetta passato e presente, laddove il presente sono le vive persone degli archeologi e delle archeologhe di tutto il mondo che speriamo vengano nella nostra foresteria.

Da qui, sottolinea il ministro, citando l’impegno dello Stato per l’apertura nel borgo di un museo, del parco archeologico e dell’hub di ricerca, l’obiettivo che queste scoperte restino nei loro luoghi e che la comunità venga aiutata e sostenuta.

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