Le fortune commerciali di Trieste iniziarono con l’istituzione del “Consiglio Commerciale” avvenuto a Graz nel 1715 per volere dell’Imperatore austriaco Carlo VI e finalizzato alla realizzazione di una marina austriaca per rilanciare i traffici mercantili.
Conclusa nel 1755 la guerra dei sette anni combattuta tra le potenze europee e la conseguente recessione economica, a Trieste scoppiarono tumulti tra il Supremo Direttorio e il Consiglio Comunale.
Con Leopoldo II, succeduto nel 1780 a Giuseppe II, le condizioni sociali sarebbero sensibilmente migliorate se il 22 marzo 1797 non fosse giunto il commissario francese Campana latore di una lettera di Napoleone Bonaparte in cui intimava la resa della città.
Due giorni dopo il generale Dugua con 230 dragoni irruppero a Trieste avanzando la richiesta di 2.600.000 lire torinesi in nome della “libertà rivoluzionaria”.
Il 10 settembre 1813 l’offensiva dell’esercito austriaco costrinse alla resa i francesi ormai asserragliati nel Castello di San Giusto.
Risolte le velleità napoleoniche, Trieste era destinata a divenire il primo emporio dell’Europa centrale e punto strategico per i traffici con l’impero e la costa adriatica.
Nel 1818 Leopoldo II concesse all’americano John Allen la gestione della linea di navigazione Trieste-Venezia che ebbe inizio con la “Carolina”, il primo “pachebotto a vapore” a cui seguì una lunga serie di battelli.
Dopo il 1859 l’Impero dovrà però affrontare le mire nazionalistiche dell’Italia esplose con le guerre d’Indipendenza.
Il territorio triestino rappresentava un’ambita meta di conquista ma nel 1866, terzo atto del conflitto italo-austriaco, quando sembrava ormai certo l’arrivo di Giuseppe Garibaldi, l’Ammiraglio Wilhelm Tegetthoff vinse la violentissima battaglia di Lissa giungendo trionfante al molo San Carlo.
Parallelamente alle aspirazioni liberali di una certa parte della popolazione, la ricchissima borghesia triestina lavorava per incrementare i suoi commerci.
Fu il suo più illustre esponente barone Pasquale Revoltella a collaborare attivamente alla colossale opera ingneristica di Lesseps per l’apertura del Canale di Suez, finanziato dalla Camera di Commercio e dal Lloyd Austriaco e inaugurato il 17 novembre 1869.
L’approntamento di nuove strutture portuali divenne così improcastinabile.
La poderosa impresa del Porto Nuovo fu decisa e finanziata dalla Società della Ferrovia Meridionale che fin dal 1863 incaricò l’ingegnere francese Paulin Talbot a progettare uno scalo sul modello di quello marsigliese.
Sistemati i fondali per accogliere navi di grande tonnellaggio, furono ricavati quattro grandi bacini compresi fra 5 moli con superfici da 210 a 230 m. di larghezza fino a 300 m.
Tra il 1880 e il 1890 i traffici dell’emporio Trieste ebbero un incremento del 33% e la sua popolazione salì a 157.466 abitanti ma l’improvvisa decisione della corte austriaca di togliere i benefici di “porto franco” causarono un sensibile aumento dei prezzi e il malcontento in buona parte della città.
Divenuta un riferimento per il Centro Europa e al culmine della sua floridezza economica a Trieste iniziarono i conflitti tra i liberali italiani e i nazionalisti sloveni talvolta istigati dallo stesso governo austriaco per frenare i crescenti movimenti irredentisti.
Trieste alla vigilia della Grande Guerra
Alla vigilia della Grande Guerra la crescita marittima e industriale di Trieste sembrava inarrestabile.
I traffici del porto tra il 1900 e il 1912 erano cresciuti del 118%, il maggior tasso di crescita del Mediterraneo e il secondo in Europa dopo Le Havre.
Nell’anno di grazia 1913 fu fondata la Società Pilatura del riso e iniziò a operare la Raffineria petroli di San Sabba con forniture di greggio proveniente dai giacimenti di Galizia e Romania, eppure proprio in quell’anno iniziarono a spirare i venti di guerra.
Una delle cause che originò il disastroso conflitto mondiale fu la nomina di un nobile tedesco, Wilhelm zu Wied, sul trono dell’Albania, creata nel 1813 per bloccare la possibile espansione serba e russa verso l’Adriatico.
I subbugli che esplosero dopo pochi mesi costrinsero il debole re a rifugiarsi in Germania e il governo austriaco a controllare le manovre militari in Bosnia.
Per quella rischiosa missione fu incaricato l’erede dell’impero austro-ungarico arciduca Francesco Ferdinando che salpato da Trieste assieme alla moglie Sophie Chotek sulla prestigiosa corazzata “Viribus Unitis”, il 28 giugno 1914 sfilò in gran parata per le vie di Sarajevo ritrovandosi in un corteo pieno di terroristi serbi.
Nell’aprile dell’anno successivo il presidente del Consiglio Antonio Salandra e il ministro degli Esteri Giorgio Sonnino siglarono a Londra un patto segreto secondo il quale l’Italia si impegnava a entrare in guerra a fianco dell’Intesa (Francia, Inghilterra e Russia) ottenendo in caso di vittoria il Tirolo fino al Brennero, il Trentino, l’Istria, parte della Dalmazia, un protettorato sull’Albania più le città di Gorizia e Trieste.
Il 23 maggio 1915 venne dichiarata l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa contro Austria-Ungheria-Germania e a Trieste scoppiò il finimondo.
Il 23 giugno iniziò la prima violenta battaglia sull’Isonzo.
Fu un inverno durissimo.
I soldati dovevano marciare su cime, forcelle d’alta quota e sentieri ghiacciati o colmi di neve fresca, allestire scale, passerelle, baracche di fortuna e scavare piccole caverne per proteggersi dal gelo.
Intanto nel castello di Schönbrunn il 21 novembre 1916 dopo quasi settant’anni di regno moriva a 86 anni Francesco Giuseppe.
Tra il 14 e il 15 giugno 1918 inizierà la battaglia del Solstizio su un fronte di 100 chilometri lungo tutta la linea del Piave.
Già dalla mattina del 30 ottobre a Trieste iniziarono a correre voci dell’arrivo di navi italiane sulla costa istriana.
Nonostante la città fosse ancora sotto il rigido governo del Lungotenente e presidiata da pattuglie austriache, a mezzogiorno un gruppo di giovani invase Piazza Grande sventolando la bandiera bianca, rossa e verde.
Il 3 novembre si profileranno all’orizzonte le navi della Marina Militare.
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