Per godersi appieno la propria piscina, è fondamentale conoscere le componenti essenziali e il loro funzionamento. Questo non solo offre una visione completa, ma aiuta anche a identificare potenziali malfunzionamenti.

Componenti Essenziali dell'Impianto Idraulico di una Piscina

L’impianto di base per il funzionamento di una piscina si compone dei seguenti elementi da posizionare nel locale tecnico:

  1. Pompa: Rappresenta il cuore dell’impiantistica, sopportando carichi di lavoro ingenti, soprattutto in estate.
  2. Filtro: Un contenitore attraversato dall’acqua “sporca” della vasca, destinato a trattenere le impurità fisiche (sabbia, foglie, polvere) aspirate dalla pompa mediante gli skimmer o la vasca di compenso.
  3. Centralina: Il quadro elettrico che si occupa del funzionamento e della protezione della pompa e degli altri impianti attivi (fari e altri dispositivi elettrici).

Altri componenti importanti includono:

  1. Presa di fondo piscina, in numero adeguato alle norme vigenti.

Tipologie Costruttive di Piscine

Per progettare una piscina, è necessario individuare la tipologia che si vuole realizzare. Le piscine possono essere di varie tipologie e dimensioni, con acqua calda o fredda, usate per fare il bagno o per nuotare, per relax, scopi agonistici o terapici. In base alle condizioni del sito e alla funzione occorre la tipologia costruttiva più appropriata. Distinguiamo piscine:

  • In cemento armato: È la tipologia più diffusa per la solidità e la durabilità delle tecniche costruttive e dei materiali impiegati.
  • Con struttura prefabbricata in pannelli d’acciaio zincato / in acciaio a corpo unico: Tipologia più utilizzata per le piscine residenziali perché è una soluzione che offre velocità di installazione e un risultato simile alla piscina in cemento armato.
  • Con casseri a perdere in polistirolo: Questa tipologia è la più moderna e permette di realizzare piscine interrate simili a quelle in cemento armato ma più velocemente, permettendo quindi di risparmiare sulla manodopera.
  • In vetroresina: Sono costituite da una struttura prefabbricata monoblocco o a due blocchi. Il lavoro di installazione consiste esclusivamente nel realizzare lo scavo e nell’appoggiare i blocchi prefabbricati, senza ricorrere ad alcun tipo di rivestimento.

Ai fini dell’utilizzo, ogni tipologia di piscina può essere:

  • Per nuotatori o per l’addestramento al nuoto.
  • Per tuffi ed attività subacquee.
  • Ricreativa, idonea per gioco e balneazione.
  • Polifunzionale, che consente contemporaneamente attività e/o usi diversi.
  • Per usi riabilitativi e rieducativi, sotto controllo sanitario specialistico, per usi curativi e termali, sotto controllo sanitario specialistico.

Le scelte progettuali relative a forma, dimensione e profondità varieranno dunque in funzione della tipologia di utilizzo della piscina.

Piscina Interrata: Forma, Dimensioni e Profondità

Le piscine possono anche essere interrate o fuori terra, a seconda della quota del piano di posa della stessa. La progettazione di una piscina interrata non può prescindere da un approccio integrato tra architettura, ingegneria e impiantistica. Gli elementi fondamentali (forma, dimensioni e profondità) devono essere valutati non solo per la loro funzione tecnica e strutturale, ma anche per la qualità spaziale, la fruibilità e l’integrazione paesaggistica del progetto.

Per quanto riguarda la forma del fondale esistono diverse alternative. Non tutte però sono fattibili, poiché molto dipende dalla forma perimetrale della piscina. In linea di massima esistono 4 tipi di fondale:

  • Fondo piatto: Tutta la superficie del fondale è della stessa profondità.
  • Fondo inclinato: Il piano inclinato inizia con una profondità di circa 50 cm inclinandosi ulteriormente e progressivamente fino alla profondità desiderata.
  • Fondo a cucchiaio: Il fondo è prima inclinato e poi precipita in un avvallamento proprio a forma di cucchiaio, in maniera tale da garantire la profondità massima nella zona tuffo.
  • Fondo a U: La parte più profonda si trova al centro della piscina.

Quindi, a seconda dello spazio a disposizione e della quantità e qualità del terreno disponibile si potrà optare per uno di questi fondi. La forma della vasca influisce direttamente sulla distribuzione delle spinte idrauliche e del terreno, ma al tempo stesso è un elemento architettonico primario. Le piscine rettangolari o a geometria regolare facilitano la progettazione strutturale, permettono l’uso di casserature lineari e una più semplice armatura dei setti e della soletta. Sono ideali per un design razionale e per l’uso sportivo (es. nuoto in corsia, esercizi lineari).

Viceversa, forme organiche, curvilinee o a “fagiolo” richiedono uno studio più accurato dei raggi di curvatura, delle discontinuità strutturali e della distribuzione delle armature, ma consentono una maggiore libertà espressiva e una migliore integrazione con contesti paesaggistici, giardini naturali o ambienti con preesistenze vincolanti. Dal punto di vista architettonico, queste configurazioni offrono la possibilità di creare zone funzionali distinte (relax, nuoto, idromassaggio) senza soluzioni di continuità.

Le dimensioni della piscina devono essere proporzionate allo spazio disponibile, ma anche all’uso previsto e al tipo di utenza. Una piscina residenziale di 8 × 4 metri è sufficiente per l’uso ludico-familiare, mentre per una funzione più sportiva o per garantire una fruizione simultanea da parte di più utenti, è preferibile arrivare a 10 × 5 metri o più. In spazi architettonici contenuti, si può optare per piscine compatte e profonde (es. 6 × 3 × 1,50 m), con soluzioni di bordo sfioratore e solarium integrato per ampliare la percezione dello spazio.

Rispetto alla profondità, la prima cosa da tenere in considerazione è la lunghezza della vasca. È inoltre importante sapere quale uso se ne farà: se si installerà un trampolino, un accesso a immersione o uno scivolo. Si deve considerare anche il tipo di materiale del fondale.

La profondità della piscina è un parametro tecnico, ma anche architettonico e percettivo. Vasche a fondo uniforme (1,20-1,40 m) sono ideali per uso familiare e per garantire una sicurezza maggiore anche in assenza di bagnino. Vasche con fondo inclinato o con zone differenziate permettono una segmentazione funzionale: aree basse per bambini o relax, aree profonde (1,80-2,20 m) per tuffi o nuoto.

Se il fine è quello del nuoto, la profondità minima per il nuoto è di 1.20 m. Se oltre al nuoto si prevede anche la presenza di un trampolino di un metro di altezza rispetto alla superficie dell’acqua allora si raccomanda una profondità di 2.5 m. Se il trampolino supera il metro di altezza fino ad arrivare a 2 metri o tre allora è consigliabile una profondità minima di 3 m.

Schema Impianto Piscina Interrata: Elementi Tecnici

Un impianto piscina ben progettato non può prescindere da uno schema tecnico funzionale completo, che rappresenti il percorso dell’acqua in tutte le sue fasi: aspirazione, filtrazione, trattamento, mandata e scarico. Devono essere chiaramente individuati tutti i componenti principali (pompe, filtri, tubazioni, valvole, sistemi di trattamento chimico), con particolare attenzione all’accessibilità per la manutenzione e alla compatibilità con i volumi d’acqua in gioco. La progettazione deve considerare anche la perdita di carico nelle tubazioni e il corretto bilanciamento idraulico tra aspirazione e mandata.

Vasca di Compenso, Skimmer e Bordo Sfioratore

La scelta tra impianto a skimmer e a bordo sfioratore influisce direttamente sulla configurazione impiantistica. Il sistema a skimmer è più semplice, adatto a piscine private di piccole dimensioni, e comporta un livello dell’acqua più basso rispetto al bordo vasca. Il sistema a sfioro, invece, richiede una vasca di compenso correttamente dimensionata in base al volume dell’acqua spostata dall’utenza (almeno il 5-7% del volume totale della vasca principale). Il corretto funzionamento del bordo sfioratore dipende anche dalla planarità del bordo e dalla distribuzione delle canaline, che devono garantire una raccolta uniforme dell’acqua.

Impianto di Circolazione, Filtrazione e Ricircolo

Il cuore dell’impianto è costituito da pompe, filtri e tubazioni. L’acqua viene aspirata da skimmer o canali sfioratori, convogliata alla stazione di filtrazione (spesso con filtri a sabbia quarzifera o vetro attivo) e successivamente reimmessa in vasca tramite bocchette di mandata. Il dimensionamento delle pompe deve garantire un ricircolo completo dell’acqua entro i tempi previsti dalla normativa UNI 10637 (normalmente ogni 4-6 ore per piscine pubbliche). La portata, la prevalenza totale e le perdite di carico lungo il circuito devono essere calcolate accuratamente per evitare inefficienze o sovradimensionamenti.

Reintegro e Rinnovo dell’Acqua

Ogni impianto deve prevedere un sistema di reintegro automatico per compensare l’evaporazione e le perdite fisiologiche, solitamente gestito tramite una valvola a galleggiante o una sonda di livello nella vasca di compenso. Oltre al reintegro giornaliero, la normativa impone il rinnovo periodico di una quota d’acqua (tipicamente il 3-5% giornaliero del volume totale) per garantire la qualità igienica dell’acqua. Il sistema di reintegro deve essere integrato con un contatore volumetrico e una valvola antiriflusso conforme alle normative di prevenzione della contaminazione dell’acquedotto.

Il Quadro Normativo

Per la progettazione di piscine private, esiste una normativa tecnica obbligatoria che tuttavia lascia margini operativi, mentre per quanto riguarda le piscine pubbliche o semi-pubbliche (condominiali o strutture turistico ricettive) è utile fare sempre riferimento a norme UNI molto specifiche. In particolare è bene conformare il progetto alla norma UNI 10637.

Le principali norme a cui fare riferimento per un corretto progetto piscina sono:

  • Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 sugli “aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio”.
  • D.M. 18 marzo 1996, integrato dal D.M. 6 giugno 2005 - Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi.
  • UNI 10637, UNI 16713 parti 1-2-3 e UNI 16582 parti 1-2-3, linee guide per la progettazione di una piscina e del suo impianto di filtrazione e ricircolo dell’acqua.
  • UNI 11718, sulle coperture per piscine.
  • Norme C.O.N.I.
  • Regolamenti F.I.N. e F.I.N.A. (per l’omologazione dell’esercizio sportivo).
  • Regolamenti edilizi locali e norme igienico-sanitarie.
  • Regolamenti regionali.
  • NTC 2018.

Gestione dell'Acqua Clorata e Normative sullo Scarico

La gestione di un impianto piscina richiede diverse operazioni periodiche, tra cui lo scarico dell'acqua clorata. Questo può rendersi necessario durante il controlavaggio dei filtri o quando si deve svuotare completamente la piscina. In Italia, la Legge n. 319 del 1976 (Legge Merli) e il Decreto Legislativo 152/99 regolano lo scarico delle acque per tutelare l'ambiente dall'inquinamento. Ogni scarico deve essere autorizzato dagli enti competenti.

La legge stabilisce che non si può scaricare in fognatura (sul suolo o in acque superficiali) acqua con una concentrazione di cloro superiore a 0,2 PPM. Pertanto, è necessario un sistema per abbassare efficacemente i livelli di cloro.

Come Abbassare i Valori di Cloro

Il processo di declorazione può avvenire tramite decantazione in una vasca di accumulo o, più semplicemente, con un sistema in linea.

  • Declorazione in Linea: Questo sistema inietta un declorante tramite una pompa collegata a un contatore volumetrico. Il declorinatore va installato sull'attacco dello scarico e, al passaggio dell'acqua clorata, questa viene mescolata con prodotti specifici che neutralizzano il cloro.
  • Declorazione con Vasca di Accumulo: Un'altra soluzione è utilizzare una vasca di accumulo, un serbatoio in cui conservare l'acqua prima dello scarico.

Costruzione di una Piscina Interrata

La costruzione di una piscina interrata richiede autorizzazioni burocratiche e il consenso del comune, seguendo le norme tecniche edilizie. Dopo l'approvazione, si effettua un sopralluogo per tracciare la posizione esatta della piscina indicata nel progetto.

Acqua SPA redige un progetto esecutivo specifico, indicando:

  • Ingombri di scavo
  • Interferenze con impianti
  • Distanze da elementi critici
  • Quote di riferimento
  • Posizione degli allacci elettrici ed idraulici
  • Posizione delle tubazioni dell'impianto tecnico

Dopo lo scavo, si realizza il basamento di fondo in cemento armato, dimensionato da un professionista strutturista. All'interno dello scavo vengono disposte le maglie metalliche e gli scarichi di fondo, preparando il getto del calcestruzzo.

Una volta maturato il calcestruzzo, si procede con la costruzione delle pareti, utilizzando una tecnica costruttiva che permette di interrompere lo scambio termico tra il terreno e l'acqua, garantendo un'acqua più calda. Si utilizzano casseri isolanti in EPS, incastrando ogni elemento fino a formare la struttura desiderata. Durante la costruzione delle pareti, vengono inseriti tutti i componenti necessari al funzionamento della piscina: skimmer, bocchette, presa aspirafango, casserature fari, giochi d'acqua, ecc.

Progettazione di Piscine Pubbliche: Aspetti Normativi e Funzionali

Quando si progetta una piscina pubblica, è cruciale considerare diversi aspetti normativi e funzionali per garantire la sicurezza, l'igiene e il comfort degli utenti. La normativa di riferimento è la Conferenza Stato-Regioni del 2003, che stabilisce requisiti specifici per la progettazione e la gestione degli impianti natatori.

Requisiti Specifici

Gli allegati del decreto stabiliscono requisiti specifici per la progettazione:

  • Facile controllo visivo di tutte le parti del bacino
  • Acque di lavaggio del bordo vasca non devono defluire nei canali sfioratori
  • Spazi piani privi di ostacoli lungo il perimetro della vasca (banchine perimetrali) di larghezza non inferiore a 2,00 m
  • Almeno un beverino di acqua potabile nelle zone perimetrali
  • Spazi connessi allo specchio d'acqua per la sosta dei frequentatori (almeno 0,6 volte la superficie dello specchio d'acqua nelle piscine coperte)
  • Separazione invalicabile tra le zone perimetrali e le zone limitrofe
  • Altezza del vano vasca non inferiore a 3,50 m
  • Assenza di sporgenze e spigoli vivi negli spogliatoi
  • Spogliatoi come elemento di separazione tra il percorso a piedi calzati e il percorso a piedi nudi
  • Accesso diretto del deposito degli attrezzi dall'ambiente vasca
  • Locale di primo soccorso chiaramente segnalato e facilmente accessibile
  • Temperatura dell'aria non inferiore alla temperatura dell'acqua nelle piscine coperte
  • Umidità relativa dell'aria non superiore al 70%
  • Velocità dell'aria non superiore a 0,15 m/s e ricambio d'aria esterna di almeno 20 mc/h per metro quadrato di vasca
  • Temperatura dell'aria non inferiore a 24° C negli spogliatoi e ricambio dell'aria non inferiore a 4 volumi/h
  • Livello di illuminamento non inferiore a 150 lux
  • Tempo di riverberazione non superiore a 1,6 secondi nelle piscine coperte
  • Livello di rumore non superiore a 50 dBA

Come funziona l’impianto idraulico: schema, componenti, caratteristiche e apparecchiature necessarie per il tuo progetto

Funzionamento impianto idraulico: le basi

In linea generale, l’impianto idraulico ad uso civile si suddivide, in due principali tipologie:

  • adduzione e distribuzione dell’acqua (fredda e calda), proveniente da acquedotto o serbatoio;
  • scarico delle acque nere, nella rete fognaria comunale, o, in assenza, in fossa settica. Le acque condotte nello scarico possono essere suddivise in acque bianche (quelle provenienti da lavatrici, lavabi, docce, ecc.) ed acque nere (provenienti dagli scarichi nel wc).

La parte dell’impianto che si occupa di condurre l’acqua ai diversi accessori, è appunto detto impianto di distribuzione.

Impianto di adduzione e distribuzione

L’impiego efficace dell’acqua all’interno di un edificio richiede un impianto di adduzione e distribuzione ben progettato e funzionale. Questo sistema è responsabile del trasporto dell’acqua potabile dalle fonti di approvvigionamento (serbatoi o reti pubbliche) verso i punti di utilizzo all’interno della struttura.

In genere, l’impianto inizia con un contatore, un dispositivo di chiusura (saracinesca, rubinetto di arresto) e un filtro per garantire la qualità dell’acqua in ingresso, seguito da una pompa o da un sistema di pressurizzazione che assicura il flusso costante e adeguato. Il percorso dell’acqua comprende tubazioni principali e diramazioni che portano ai vari punti di prelievo, come rubinetti, docce e apparecchi sanitari.

È essenziale che queste tubazioni siano dimensionate correttamente per evitare perdite di pressione e garantire un flusso sufficiente in ogni punto della rete. Per servire i vari punti di erogazione dell’acqua in un edificio, occorrono colonne verticali di maggiore sezione e reti di distribuzioni orizzontali ai vari piani. Le tubazioni di distribuzione possono essere in rame, rivestito in materiale plastico, o in PVC. Le colonne montanti devono, invece, avere una sezione via via decrescente verso l’alto e possono essere in acciaio zincato, polietilene ad alta densità (PEAD), in rame o in PVC.

Per l’impianto di distribuzione dell’acqua è preferibile la cosiddetta distribuzione a collettore, in cui ogni punto di erogazione è servito singolarmente da un unico tubo, senza giunzioni, che parte da un collettore centrale di distribuzione ed arriva alle singole utenze. In questo modo la chiusura di una singola utenza non pregiudica il funzionamento delle altre e si evitano giunture che sono spesso causa di perdite. I collettori devono essere posizionati in una cassetta incassata dedicata, posta in un punto facilmente accessibile per eventuali operazioni di manutenzione. La stessa cassetta ospita un collettore per l’acqua calda ed uno per l’acqua fredda.

Impianto di scarico

Questo sistema è progettato per convogliare le acque reflue provenienti da lavandini, docce, wc e altri apparecchi sanitari verso la rete fognaria o il sistema di trattamento delle acque reflue. Le tubazioni di scarico devono essere dimensionate correttamente per evitare intasamenti e garantire un flusso adeguato. Spesso, le tubazioni di scarico sono realizzate in PVC o polipropilene, materiali che offrono resistenza alla corrosione e alla formazione di incrostazioni.

È essenziale che l’angolazione delle tubazioni sia accuratamente calcolata per consentire il corretto deflusso delle acque reflue gravitazionalmente. Inoltre, l’installazione di dispositivi come sifoni e ventose previene l’ingresso di odori sgradevoli negli ambienti interni e contribuisce a mantenere il sistema igienico e funzionale nel tempo.

Gli impianti di scarico possono essere di due tipi:

  • a doppio tubo, cioè realizzati con due tubi distinti per lo scarico, per smaltire separate le acque nere e quelle bianche;
  • tubo singolo nel quale confluiscono indistintamente le acque nere e quelle bianche.

Ad ogni modo, per evitare il fenomeno del riflusso, esistono dei componenti di collegamento tra le singole apparecchiature igieniche e le condutture di scarico, costituite da un tubo ricurvo (in metallo, plastica o PVC) detto sifone.

Il sifone può avere una forma ricurva a “pera”, a“ U”, oppure a “S”, che ospita sempre una piccola quantità d’acqua in grado di impedire il ritorno e l’uscita degli odori sgradevoli. Proprio a causa della sua forma ricurva, il sifone tuttavia rallenta il deflusso delle acque di scarico, favorendo talvolta il deposito delle sostanze in sospensione con conseguente ostruzione della condotta. Per questo, i sifoni devono essere sempre ispezionabili e pulibili, in modo da poter asportare le sostanze che causano l’intasamento.

L’impianto di scarico è costituito da:

  • tubazioni orizzontali con leggera pendenza (superiore all’ 1%) che collegano i singoli apparecchi di servizio ad una cassetta di ispezione;
  • tubazione orizzontale, con pendenza superiore all’1%, che collega la cassetta di ispezione alla braga situata sotto al WC;
  • colonna di scarico (o fecale) che si sviluppa verticalmente, destinata a ricevere le acque nere e a convogliarle nell’impianto fognario pubblico, previa il passaggio in un pozzetto d’ispezione;
  • sfiato di ventilazione, collocato generalmente sulla copertura del fabbricato.

Apparecchiature igieniche dell’impianto idraulico

Le apparecchiature che compongono l’impianto idraulico solitamente includono:

  • lavello cucina - montato su staffe di acciaio o inserito in un mobile predisposto, il lavello deve essere posizionato in modo che il bordo superiore si trovi tra gli 80 e gli 85 cm dal pavimento. Le tubazioni per l’acqua calda e fredda devono avere un diametro di almeno 1/2 pollice e devono essere collegate a un gruppo miscelatore che permetta la regolazione della temperatura dell’acqua. Il tubo di scarico, con diametro di 40 mm, deve essere dotato di un sifone ispezionabile e deve seguire una pendenza superiore all’1% per convogliare l’acqua in un pozzetto ispezionabile;
  • lavatrice e lavastoviglie - per la presa d’acqua destinata alla lavatrice o alla lavastoviglie, è necessario solitamente predisporre una presa d’acqua fredda, con rare eccezioni per alcuni modelli di lavatrici che richiedono anche una presa d’acqua calda. Il rubinetto di alimentazione deve essere del tipo ad innesto a vite e posizionato a un’altezza compresa tra i 60 e i 70 cm dal pavimento. Anche per lo scarico, che deve essere situato a circa 80 cm dal pavimento, è essenziale prevedere un pozzetto ispezionabile e una pendenza del tubo non inferiore all’1%;
  • lavabo bagno - anche il lavabo del bagno può essere montato su staffe di acciaio, appoggiato su una colonna in porcellana, appoggiato o incassato ad un mobile bagno. In tutti i casi, è importante posizionarlo ad un’altezza di circa 80 cm dal pavimento. Il rubinetto, solitamente monocomando (in cui la miscelazione dell’acqua avviene sollevando e ruotando verso destra o sinistra la leva del rubinetto), deve essere dotato di rubinetti di arresto per consentire l’isolamento in caso di rotture. Anche il tubo di scarico, con diametro di 40 mm, deve essere corredato di sifone ispezionabile e seguire una pendenza superiore all’1%;
  • vasca e doccia - la vasca, solitamente in ghisa o in acciaio smaltato, può essere scelta, nei prodotti di più recente fattura, in acrilico (o metacrilato), resina, vetroresina o corian. Richiede un erogatore d’acqua con attacchi da 1/2 pollice e uno scarico con tubo da 40 mm, con pendenza superiore all’1% e dotato di pozzetto ispezionabile. Analogamente, per la doccia è necessario prevedere un piatto per la raccolta dell’acqua, un braccio a snodo con rubinetto e uno scarico con le stesse specifiche di pendenza e dimensioni del tubo. Anche i piatti doccia possono essere in resina o in materiale acrilico, composti da un impasto che li rende resistenti, leggeri ma anche personalizzabili per colore, forma e dimensione;
  • bidet - può essere appoggiato direttamente sul pavimento, filo muro oppure sospeso su staffe. È provvisto di miscelatore monocomando per l’erogazione dell’acqua calda e fredda. Lo scarico, da 40 mm., è provvisto di sifone e deve preferibilmente confluire in un pozzetto ispezionabile;
  • vaso - il vaso può essere con scarico a pavimento o attacco a parete, sospeso o filo muro. È già fornito coni sifone integrato. Lo scarico deve essere eseguito con bocchettone da 70/80 mm, con pendenza superiore all’1%, fino alla colonna di scarico verticale, che è di almeno 100 mm di diametro. La cassetta per la raccolta dell’acqua (sciacquone) può essere esterna oppure ad incasso nella parete. Ha una capacità da 10 litri ed è alimentata da un tubo da 3/8 di pollice con rubinetto di arresto.

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