Con l'arrivo dell'estate, molti cercano di sfuggire al caldo soffocante delle città e trovare luoghi dove rinfrescarsi e godere della natura. Il Piemonte, anche se non ha sbocchi diretti al mare, offre molteplici opzioni per chi desidera immergersi in acque cristalline circondati da un ambiente verde e sereno.

Torrente Borbera, Borghetto Borbera

Il Torrente Borbera è un vero gioiello nascosto nel cuore del Piemonte. In estate le acque del torrente Borbera all’altezza delle Strette di Pertuso sono frequentate dai turisti per prendere il sole e fare il bagno in acque limpidissime e sicure.

Ideale per famiglie con bambini, dato che l’acqua è bassa e il parcheggio dista pochi metri, le pozze naturali formate dal torrente sono l'ideale per nuotate rilassanti o semplicemente per godersi il sole in una delle aree attrezzate dei dintorni. Oltre alla balneazione, il Torrente Borbera è poi perfetto per gli amanti del trekking e della natura. Per raggiungere l’area attrezzata di Boscopiano, fra i punti di accesso prediletti, bisognerà seguire l’A7 da Alessandria e uscire a Vignole Borbera, per poi continuare verso l’interno.

Lungo il percorso trekking, poi, troverai spazi dove poter fare un pic-nic o semplicemente prendersi una pausa al fresco e ammirare la natura circostante. In tutte le stagioni questo tratto di fiume dai paesaggi spettacolari può essere percorso in canoa partendo dalla passerella di legno all’ingresso della gola. Dal parcheggio sotto la stele di Pertuso, salendo sulla ripida strada che conduce alla frazione Costa Merlassino, s’incontra un sentiero che conduce in breve a due palestre di roccia per arrampicatori esperti. Numerosi sono i sentieri che attraversano la valle adatta a tutti i livelli di escursionisti. Seguendo il corso del Borbera, vicino a Borghetto di Borbera si trovano le Strette, una gola fluviale lunga circa 6 km che arriva quasi fino a Cantalupo Ligure.

Un luogo di straordinario valore naturalistico per gli imponenti muraglioni di rocce particolari che costituiscono il canyon dove si può percorrere il greto del torrente, fare il bagno nei laghetti naturali e osservare le sorgenti petrificanti, ovvero quei ruscelli con presenza costante di acqua corrente dalla flora e fauna uniche. Curiosa e divertente per i più piccoli la visita alla frazione Vendesi di Albera Ligure, popolata da bizzarri abitanti fatti di paglia, legno e abiti vecchi. Da evidenziare che da un anno esiste una biblioteca dedicata alla letteratura per l’infanzia, con oltre seicento volumi.

Cammino dei Ribelli

Tante storie che si possono conoscere e vivere percorrendo il Cammino dei Ribelli. Un cammino sociale per la valle che invita chi lo percorre a cercare l’incontro con le realtà che vivono queste zone. Il percorso non richiede particolari conoscenze tecniche, ma un buon allenamento a camminare, affrontando ogni giorno un certo dislivello. Si cammina per circa 5-6 ore al giorno, con possibilità di sostare in ogni tappa in una struttura oppure può essere svolto scegliendo di dormire in tenda in aree attrezzate vicino ad una fonte d’acqua.

Lo strumento tipico è il piffero accompagnato dalla fisarmonica e da canti polivocali: la sera dell’11 agosto, a Cabella Ligure, c’è stato un appuntamento con il duetto I Pifferi. I volti qui sotto sono solo alcuni degli incontri che potreste fare sul Cammino dei Ribelli. Un cammino nato per consentire alla val Borbera di raccontare le sue molte e affascinanti storie. E per creare un’esperienza dentro la quale i camminatori in arrivo abbiano voglia di ascoltarle, di cercarle, di trasmetterle.

Un cammino sociale dà valore alle storie passate, presenti e future. Le storie passate perché fanno l’essenza e la memoria unica, irripetibile di un luogo, rendendolo differente da qualunque altro: queste storie le potrete trovare così solamente in val Borbera. Le storie presenti sono l’incontro con le energie vive e vivifiche che abitano un territorio spopolato, apparentemente senza nulla da offrire, e tratteggiano le realtà virtuose (agricole, artigiane, sociali, ospitali, artistiche, culturali, sportive…) che sanno dire oggi l’essenza più significativa di queste terre. Le storie future sono quelle che anche grazie al cammino, allo scambio tra camminanti e abitanti, potranno generarsi.

Cuore del Cammino dei Ribelli è il torrente Borbera, il cui nome sembra provenire da un termine indoeuropeo dal significato onomatopeico, il suono dell’acqua che scorre. Il Borbera nasce dalla confluenza dei torrenti Carreghino e Cosorella, e accoglie lungo la valle le acque di altri affluenti ormai stagionali come il Gordenella, il rio Campassi, il Sisola, il rio Avi. Abbiamo voluto fortemente che il tracciato del cammino sociale incontrasse spesso il Borbera. Il tratto che si percorre nelle Strette è un’esperienza chiave, anche se impraticabile nei mesi più freddi.

Paesi abbandonati, da Rivarossa (seconda tappa) a Reneusi, passando per Chiapparo (quarta tappa), Avi e Camere. Toccando qua e là anche gli antichi mulini come il Mulino Gelato di Croso o il Mulino di Agneto (quinta tappa), e in bassa valle gli essiccatoi per le castagne (prima e settima tappa). Il cammino vi porta a toccare con mano la storia della civiltà contadina, il dramma dello spopolamento, le intuizioni incredibili di un’altro modo di produrre, consumare, commerciare, che oggi in parte può forse essere recuperato e messo a frutto.

Sono storie di umanità, ingegno, fatica, comunità. A partire dall’estate 1944 i gruppetti di ribelli che si erano formati qua e là nella zona prealpina e sull’Appennino divennero più consistenti. Circolava la voce che la guerra stesse per finire e gli arrivi dalle città erano aumentati. Nel frattempo però molte cose erano cambiate. La ricerca di renitenti e disertori da parte di Salò si era fatta più feroce e l’idea che la montagna fosse un posto sicuro era tramontata.

Nell’aprile del 1944, nell’Ovadese un gruppo ribelle insediato alla Benedicta era stato sorpreso: molti i fucilati sul posto e i sopravvissuti deportati in Germania. Era chiaro che c’era bisogno di aiuto e specialmente di convincersi delle proprie ragioni. Importante fu l’arrivo nelle varie formazioni di persone, di 10-15 anni più vecchi dei ragazzi presenti, usciti dal carcere o dal confino dopo la caduta del fascismo. Al carcere e al confino il governo fascista aveva condannato comunisti, socialisti, cattolico-popolari e in generale gli oppositori politici. Furono loro a portare dentro i piccoli gruppi ribelli le parole della politica, le idee di libertà e specialmente l’antifascismo.

Tra i vari gruppi e gruppetti di renitenti e ribelli formatisi nell’area appenninica di Genova e la Riviera da un lato e l’Alessandrino dall’altro, due in particolare ebbero importanza per dare vita a quella in seguito sarebbe diventata la Sesta Zona Partigiana. Il primo, guidato da un ufficiale del Genio, Aldo Gastaldi “Bisagno” prese corpo a Cichero, in valle Fontanabuona, dalla primavera del 1944. Tra il 25 e il 27 agosto del 1944 alle “strette di Pertuso”, all’uscita delle della Val Borbera, partigiani della formazione di Marco e altri provenienti da quella di Bisagno combatterono una importante battaglia contro le truppe tedesche e repubblichine.

Da allora, distrutto a ottobre 1944 il ponte del Carmine alle strette di Pertuso per rendere la valle inaccessibile ai mezzi corazzati, la media e alta Val Borbera e le valli limitrofe Sisola e Curone, passarono sotto il controllo partigiano. Una presenza giudicata insopportabile da tedeschi e fascisti che tra novembre e dicembre organizzarono un duro rastrellamento col fine di cancellare i partigiani. Molti i paesi tra cui Rocchetta e Cabella furono invasi dai ‘mongoli’ della Divisione Turkestan, ex prigionieri caucasici addestrati dai tedeschi alla guerriglia antipartigiana.

Fu in realtà una azione di rappresaglia contro le popolazioni che subirono razzie, devastazioni e violenze specie ai danni della popolazione femminile. La battaglia di Pertuso, tra 25 e 27 agosto 1944, fu l’inizio di una collaborazione militare e di un coordinamento che toccò un po’ tutte le situazioni ribelli dell’area. Per le necessità della più elementare sopravvivenza, l’acquisto di derrate alimentari per le formazioni, i denari venivano dalle città dove nel frattempo si erano formati clandestinamente i Comitati di Liberazione Nazionale, i C.L.N. di cui facevano parte con un loro rappresentante tutti i partiti antifascisti (Democrazia Cristiana, Partito comunista, Partito socialista, Partito liberale, Partito d’azione, Partito repubblicano).

Dal punto di vista militare invece la montagna fece da sola. La svolta venne alla fine dell’estate del 1944. In agosto c’era stato un forte rastrellamento che aveva investito la val d’Aveto e la val Trebbia che solo per fortuna non si era trasformato in catastrofe. Era evidente che bisognava dar vita ad un coordinamento dei gruppi partigiani: definire con precisione le rispettive zone operative, equilibrare l’accesso alle risorse finanziarie, concordare precise regole di comportamento nei confronti della popolazione dei paesi ospitanti.

Per questo a fine settembre 1944 venne creato un Comando Zona (la Sesta Zona Ligure) con il compito di regolare questa materia e tenere i rapporti anche con le vicine zone di insediamento partigiano. Nell’occasione venne anche concordata l’articolazione militare (divisioni, brigate, distaccamenti e nuclei) e gerarchica del movimento (comandanti, commissari politici ecc.). Il Comando Zona, divenne l’interlocutore privilegiato delle missioni alleate presenti in Zona, piccoli gruppi di militari paracadutati alle spalle dei germanici e di Salò col compito di fiancheggiare i gruppi partigiani.

Le missioni, oltre ad informare il comando alleato sull’orientamento politico dei partigiani, erano impegnate a rifornirli di armi e vestiario con lanci coordinati dalle loro radio. Dopo la missione Walla Walla, comandata da W.C.Wheeler, paracadutata a Gorreto in val Trebbia il 12 agosto 1944 e rientrata a Sud alla fine dello stesso mese, nel gennaio del 1945, sulle pendici del Monte Antola, spartiacque tra Liguria, Piemonte ed Emilia, vennero paracadutate le Missioni americana “Peedee” (soldati e ufficiali italo-americani) e la britannica “Clover”.

Nella parte alta della Val Borbera, un territorio montano aspro e, specie in tempo di guerra, difficilmente accessibile, si trova Carrega. Da qui, lungo impervi sentieri e faticose mulattiere era possibile intrecciare le zone d’azione delle diverse formazioni partigiane dell’Alessandrino, del Genovesato, del Pavese e del Piacentino, senza dover scendere a valle.

Nei ristoranti, agriturismi e locande della Val Borbera potrai assaggiare e gustare con tutti i tuoi sensi questo territorio d’Appennino a lungo dimenticato. La prelibatezza del formaggio Montebore, presidio slow food, leggenda dice selezionato da Leonardo Da Vinci in persona, e salvato dall’oblio grazie ad un “ribelle” dei giorni nostri. La tradizione vinicola del Timorasso che - tenuto in vita da pochi viticoltori determinati e lungimiranti - ha saputo varcare i confini della valle fino a molto lontano. Il salame nobile del Giarolo prodotto in allevamenti locali a conduzione famigliare. E ancora varietà particolari e antiche come la fagiolana bianca e la mela carla.

In tavola troverete piatti semplici, caserecci, dalla storia mescolata come mescolati sono sempre stati gli scambi su questi crinali al confine di Quattro Province e quattro regioni. Selezione a cura di Paolo Ferrari.

Il Cammino dei Ribelli vuole offrirti una scoperta lenta, personale e variegata della valle. E darti un motivo per tornare. Può essere un bagno nel Borbera, una mangiata come si deve in qualcuno dei ristoranti e agriturismi lungo il percorso, ma anche l’esplorazione di quelle bellezze che il cammino non riesce a toccare (pensiamo al Castello di Borgo Adorno, al monte Giarolo o ai crinali dei monti Ebro, Chiappo e Antola).

Cascata di Fondo, Traversella

La Cascata di Fondo si trova in Valchiusella e, per l’esattezza a Traversella, un comune in provincia di Torino. Fondo è per l’appunto una frazione del comune e ospita una bellissima Cascata, originata dal torrente Ribordone. Il bagno qui è particolarmente piacevole grazie alla privacy che la natura circostante offre e alla qualità dell'acqua, sempre pulita e invitante. Inoltre, l'area attorno alla cascata è perfetta per un picnic o semplicemente per rilassarsi.

Oltre a fare il bagno, la Cascata di Fondo è un ottimo punto di partenza per escursioni nei dintorni. Partendo dal famoso ponte in pietra “a schiena d’asino”, potrai seguire diversi percorsi trekking alpini, come ad esempio quelli che conducono al Monte Marzo e al Monfandì. Arrivare alla Cascata di Fondo è relativamente semplice. Si trova a circa un’ora e mezza di auto dal capoluogo, rendendolo uno dei luoghi dove fare il bagno vicino Torino.

Orrido di Sant’Anna, Cannobio

Spostandosi nel Verbano Cusio Ossola si trova l’Orrido di Sant’Anna, ovvero una serie di laghetti, alcuni dei quali balneabili. Questa affascinante gola, scavata dalle acque del torrente Cannobino, offre quindi un paesaggio magnifico, ma anche l’opportunità per fare un bagno rinfrescante.

L’orrido si trova poi in una posizione meravigliose, a pochi chilometri dal Lago Maggiore e dal confine svizzero. Per raggiungere l'Orrido di Sant'Anna, e godere di questa zona dove trovare il fresco in Piemonte, è possibile arrivare in auto fino al piccolo paese di Cannobio e poi continuare verso l’interno.

Il torrente Cannobino, nel corso dei millenni, ha scavato le rocce della valle formando numerose insenature e piccoli laghetti. In alcuni di questi laghi le acque sono impetuose, in altre risultano calme e tranquille, ideali per fare bagni rinfrescanti in estate. Uno dei più belli tra i laghetti è, l’Orrido di sant’Anna che, a dispetto del nome, è un luogo stupendo e molto suggestivo situato nel comune di Cannobio. Si tratta di un’oasi tranquilla, immersa nel verde, dove bagnarsi nelle fresche acque e asciugarsi al sole nella piccola spiaggetta antistante il lago. Accanto all’Orrido insiste la Chiesetta di Sant’Anna, gioiello medievale e da qui partono vari sentieri da trekking per escursioni e passeggiate.

Torrente Guichard, Bobbio Pellice

Il Torrente Guichard è un'altra gemma nascosta del Piemonte, situata in provincia di Torino. Questo torrente è conosciuto per le sue acque limpide e fredde, che lo rendono il luogo ideale per un bagno rinfrescante lontano dalle folle delle spiagge più note.

Questo torrente è noto per aver “scavato” dei Tumpi, ovvero piscine naturali nella roccia con piccole spiagge fatte di ciottoli. Per questo è il luogo ideale per fare il bagno in famiglia. I piccoli laghetti sono facili da raggiungere: bisognerà infatti arrivare a Bobbio Pellice, il quale si trova a poco più di un’ora da Torino ed è raggiungibile anche cambiando diversi mezzi pubblici.

Torrente Gorzente, Lerma

Sempre in provincia di Alessandria, nei pressi di Lerma, passa il torrente Gorzente, un corso d’acqua lungo il quale è possibile fare bellissime escursioni e fermarsi a rinfrescarsi nel fiume. Molto belli sono anche i laghi artificiali, i quali, però, non sono balneabili.

Altre opzioni per rinfrescarsi in Piemonte

Quando il termometro supera certe temperature la prima cosa a cui si pensa è il mare. Pronti per un tuffo nel verde di montagna?

  • A Traversella, un comune di appena 350 abitanti nella provincia di Torino, e più precisamente nella frazione di Fondo si trova una cascata sormontata da un ponte antico a schiena d’asino che termina in una conca con acqua verde e cristallina. Qui, circondati dalla natura incontaminata potrete trovare sollievo al caldo estivo con un bagno.
  • Nel comune di Cannobio, in provincia del Verbano Cusio Ossola il torrente Cannobino ha disegnato un meraviglioso scenario naturale in cui potersi rilassare al fresco dell’acqua e degli alberi, l’Orrido di Sant’Anna.
  • In Valchiusella, a una settantina di chilometri da Torino, si trovano le Gole di Garavot, due specchi d’acqua che comunicano attraverso una stretta forra e circondati da pareti rocciose di un colore grigio-blu levigate dalle acque del fiume.
  • A pochi chilometri da Torino si trova questo piccolo laghetto di 30 metri di diametro, circondato da pareti rocciose in cui precipita una cascata (pis in dialetto) di una quindicina di metri.
  • Nella regione alpina che si trova a cavallo tra i comuni di Ivrea e Chiaverano si trova il Lago Sirio che fa parte dei Cinque Laghi della Serra di Ivrea.
  • Anche quest’anno, inoltre, le analisi di Arpa hanno garantito l’eccellenza della qualità delle acque per di diverse spiagge del territorio piemontese situate su 7 laghi e due corsi d’acqua: Lago Maggiore, Lago d’Orta, Lago di Mergozzo, Lago di Viverone, Lago Grande Avigliana, Lago Sirio e Lago di Candia.

Questa gola è lunga circa 6 chilometri e alta in certi punti anche 100 metri, e il tratto di torrente che qui scorre è ideale per i bagni estivi. Infatti sono presenti numerose spiagge di sabbia e sassi, dove stendere il telo e trascorrere una giornata di relax e divertimento. In Piemonte le Strette sono un luogo unico nel suo genere, di grande interesse geologico e naturalistico. La buona qualità delle acque ha permesso la sopravvivenza di numerose specie ittiche e soprattutto dell’ormai raro gambero di fiume.

Laghi Balneabili in Piemonte

Dove fare il bagno in Piemonte? In giro per la regione ci sono diversi luoghi in cui, con l’arrivo dell’estate, si può sfuggire dalla calura cittadina e trovare refrigerio per una giornata o un piacevole weekend. Scopriamo 10 posti perfetti per fare il bagno in Piemonte.

  • La sponda piemontese del Lago Maggiore vanta ben tre bandiere blu per la purezza delle sue acque e la qualità dei servizi: Cannero, Riviera e Cannobio. Tutta la sponda, però, è costellata da lidi dove poter fittare lettini ed ombrelloni, ristoranti e bar, e spiagge libere dove poter trascorrere una piacevole giornata. Famoso il lido di Cannobio con vista su un panorama mozzafiato che offre ai clienti la possibilità di fermarsi fino a notte tra un aperitivo e una romantica o allegra cena tra amici.
  • Il Lago d’Orta, incastonato tra le Alpi e la vasta collina, è situato tra le province di Novara e del Vebano-Cusio-Orsola ed è famoso per le bellissime cittadine che lo costellano. Questo lago rappresenta davvero un piccolo gioiello immerso nella lussureggiante natura con le sue acque cristalline e calme. Dal 2014 è uno dei 10 laghi più balneabili d’Europa. Le sue rive sono ricche di spiagge libere e lidi attrezzati con docce, lettini e punti di ristoro. Il lido di Gozzano vanta il primato del trampolino più alto d’Europa.
  • Il Lago Mergozzo è uno specchio lacustre delle Alpi Lepontine situato nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Poco conosciuto fino a qualche anno fa, oggi è una meta turistica per gli amanti delle spiagge e degli sport acquatici. Questo piccolo specchio vanta acque purissime e si affaccia su un solo borgo: Mergozzo, ricco di storia e archeologia.
  • Il lago di Sirio è uno dei Cinque laghi della Serra di Ivrea ed è considerato uno dei migliori posti dove fare il bagno in Piemonte. Sul lago, oltre una spiaggia libera, sono presenti due stabilimenti, campi da tennis, da calcetto, un’area camping, ristoranti e bar per rendere piacevole una piccola gita fuori porta.
  • Il lago di Viverone è un lago di origine glaciale in provincia di Biella, riscoperto da poco. È il terzo lago del Piemonte per dimensioni e nel fondo custodisce un villaggio di palafitte dell’età del Bronzo. È una vera oasi con spiagge spaziose ed isolotti dalle acque basse e grandi spazi verdi, ideale per grandi e piccini. Sulle sue rive si trovano punti di sosta con bar, ristoranti e zone pic-nic.

Il Fiume Messa e la Goja del Pis

A pochi chilometri da Torino, nel comune di Almesa, il Fiume Messa ha scavato nella roccia tante piccole “pozze” (detti goja) e piccoli laghetti dove trovare refrigerio in estate. Una di queste, la Goja del Pis (cascata in dialetto piemontese) è un vero laghetto del diametro di trenta metri in cui versa una bellissima cascata. Questo posto è l’ideale per trovare refrigerio nelle calde giornate estive.

Scegliete la vostra prossima meta e godetevi un'estate rinfrescante in Piemonte!

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