L'area che comprende l'antico bagno di Seiano, situata a Napoli, è ricca di storia e fascino, un luogo dove le vestigia del passato si fondono con la bellezza del paesaggio costiero. Questo sito, un tempo meta di ozio e delizie per i Romani, continua a incantare i visitatori con le sue rovine, le grotte misteriose e le ville imperiali.
Il Pausilypon e la Villa di Vedio Pollione
Fu Publio Vedio Pollione, un ricco liberto romano, a dare il nome a questo promontorio di rocce e verde che degrada verso il mare: Pausylipon, dal greco antico, "luogo per dar tregua agli affanni". Nel I secolo a.C. vi fece costruire la sua villa, un complesso imponente affacciato sulla baia di Trentaremi, con teatro, odeion, giardini, ambienti termali e peschiere. Oggi, l’intero sito - che alla morte di Pollione divenne Villa Imperiale - è uno straordinario Parco Archeologico e Ambientale reso unico dalla posizione: una conca naturale spalancata sul mare con un panorama che spazia dalle isole Flegree a Capri, da Capo Miseno al Vesuvio.
Le peschiere e i ninfei della Villa costituiscono la parte sommersa del Parco archeologico e Area marina Protetta della Gaiola, istituita nel 2002 per la singolare combinazione di aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici.
La Grotta di Seiano
Per raggiungere questo luogo ricco di storia, si può percorrere da via Coroglio l’imponente Grotta di Seiano, realizzata in epoca romana dall’architetto Lucio Cocceio, che fu riportata alla luce, riaperta e riadattata nel 1840 da Ferdinando II di Borbone. Il traforo, della lunghezza di circa 780 metri, attraversa la collina tufacea di Posillipo, collegando l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il Parco sommerso della Gaiola.
La Gaiola e le sue Maledizioni
Trovandoci a parlare di scalogna, accenno brevemente a due fugaci visite, ospite di Grappone, della dimora posta sull'isolotto della Gaiola e celebre non tanto per il fantastico parco sommerso che lo circonda, quanto per un'oscura maledizione che da decenni incombe sui proprietari e dalla quale credevo fossero immuni i visitatori.
Descrizione della Tavola numero 7 di Gaetano D’Ancora
Il brano che segue è a firma Gaetano D’Ancora, storico di prestigio che verso la fine del secolo XVIII elaborerà sia sul piano documentale che strettamente archeologico un numero considerevole di opere. Lo scoglio di Copino, o Chioppino, l’altro detto la Gaiola, e la grotta di Sejano, situata fecondo il Pontano, qua parte Pausilypus mons in mare protenditur, ci dimostrano le veftigia del diftacco del monte e de’ canali eseguiti a forza di ferro.
Descrizione della Tav. numero 7 allegata al testo:
I massi; A A , porzione una volta del vicino monte, divisi col ferro per farvi i canali BB CC , i quali ammettevano le acque sempre recenti nelle piscine DD. Questi canali erano coperti da una volta formata dalla stessa pietra, come osservasi fopra quello CC; il Canale BB il più largo e profondo congiungeva il mare orientale di Napoli e coll’occidentale di Pozzuoli F, onde formava la strada sotterranea e navigabile.
Si veggono i vestigj delle camere o ritiri GG per i pesci, se pure quelli in H non erano bagni, alveari o vivaj KK, fabbricati 0 scavati nel monte. Nella parte orientale E vi è un seno LL, difeso da’venti e dominato dal sole, con ripari M per custodirlo, e co’ vivaj N per introdurvisi i pesci ne’tempi freddi.
E’ quivi da osservasi un pozzo T di 5 palmi di diametro, in cui venendo P acqua pel canale PP, sembra che servisse per buttare il cibo a’ pesci, quando vi si racchiudevano. Per contrario nella parte occidentale F si veggono, vaste grotte QQ, prolungate nelle viscere del monte, per difendere i medesimi da’caldi estivi.
Marechiaro e la Scuola di Virgilio
I luoghi descritti nel testo di Gaetano Nobile ricordano il periodo di edizione del testo. Si giunge a Marepiano (marochiano), che da il suo nome alla più piacevole e ridente parte di questa spiaggia; ed all’antico bagno della Gaiola, (forse Caveola, dalle molte grotte) detta del volgo Scuola di Virgilio.
La sinuosità e le lingue del lido sono coverte di stupende ruine di antiche fabbriche, altre ricoverte dal mare, altre incavate nel monte. Nella regione alta la vegetazione e lussureggiante, mentre la spiaggia è ingombra di bassi fondi e di scogli. Qui basta scavare perché si trovino colonne infrante, piedistalli, bassi rilievi, statue mutilate.
E vuolsi ricordare che ne’ dintorni della chiesa di S.Maria del Faro cavando, si rinvenne il busto dell’ultimo de’ figli di Pollione, Asinius Gallus Saloninus, di cui Virgilio volle celebrare la nascita con la famosa egloga IV.
Le Ville e il Panorama Costiero
Il bordo della proprietà è costellato da una serie di ville e villette che permettono di ascoltare il fragore delle onde, di percepire l'odore del salmastro e godere di un panorama mozzafiato. Basta percorrere pochi metri e c'imbattiamo in villa Fattorusso, nota al pubblico per essere divenuta da alcuni decenni il più costoso stabilimento balneare di Posillipo: Le Rocce verdi, dotato di un ampio parcheggio, di una spettacolare piscina e di una affascinante discesa a mare tra anfratti, scogli e grotte misteriose.
Oggi è un luogo pubblico con un invitante ristorante, la possibilità di fittare kayak e canoe, trascorrendo una giornata gaia e gratificante. Bastano poche decine di bracciate e ci troviamo sugli scogli che sottendono al parco Sud Italia, un condominio di lusso, dotato anche di una invitante piscina, costituito da una seria di villette da sogno, di cui la più bella, che domina dall'alto il mare, appartiene alla famiglia dell'ingegnere, che negli anni Cinquanta ha regalato a Napoli questo gioiello che tutto il mondo ci invidia.
Proprio così, la magia non bacia più quei fiordi blu che disegnavano la splendida mappa delle cale di Posillipo, dalla Gaiola a Palazzo Donn' Anna, tra grotte romane e ville imperiali. Chi ricorda la spiaggia del Cenito, ricercatissima fino a qualche tempo fa? Di quei granelli resta un esile brandello. Ed il molo vicino alla Villa della Grotta San Giovanni? Ora è una piattaforma di sporcizia e desolazione.
La Grotta Romana
Come la Grotta Romana, ex tempio sacro, oggi sembra abitata da fantasmi. Antichissima, nacque come caverna preistorica, celebrata poi dai romani, infine dalla nobiltà. Diede il nome ad un famoso locale notturno, il luogo più ambito dal re d'Egitto Faruk, e da una giovane Gloria Christian. Tutto finito, anche il vecchio stabilimento in legno è sparito.
E' sempre off limits Villa D'Avalos, come Villa Peirce, divorate dall' invidia dei natanti in rada. Nell' ex ospizio di Villa Marino, un tempo Bagno dei Preti, il principe di Piemonte Umberto si tuffava qui, tra Riva Fiorita e Villa Volpicelli, insieme ai “guaglioni” E nelle 5 grotte aperte sul mare si costruivano apparecchi da bombardamenti di giorno e di sera, sopra la piattaforma, si ballava al suono del mare.
Bagno Elena: Un'oasi di storia
In quegli anfratti marini, cari ai viaggiatori del Nord e agli antichi romani, gli stabilimenti «aperti» si contano. Sopravvive il più antico, Bagno Elena, 160 anni di storia e un lenzuolo di sabbia per godere (nel caos) la vista sul Golfo.
Villa Imperiale: Un luogo di delizie
Villa Imperiale, splendido scrigno con piscine di acqua salata protetto dalla Villa degli Spiriti di Pollione ospitò Giulio Cesare e Tiberio: oggi è il lido più ambito di Napoli, forse perché frequentato dal sottoscritto.
Kayak Napoli: Alla scoperta di Posillipo dal mare
Con Kayak Napoli si va alla scoperta di Posillipo in canoa, tutto l’anno, pagaiando lentamente sotto costa: il mezzo più adatto per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili, piccole insenature e grotte nascoste.
Palazzo Donn'Anna: Un capolavoro incompiuto
Il seicentesco Palazzo Donn’Anna, che sembra galleggiare sul mare, è senza dubbio tra i capolavori della costa: “maestosa mole cadente e quasi una rovina, ma bellissima, al cospetto del mare”, scriveva Raffaele La Capria in Ferito a morte. L’edificio è opera incompiuta di Cosimo Fanzago che lo progettò per Donna Anna Carafa, moglie del Vicerè di Napoli. In tufo giallo, ha il fascino della rovina antica protesa sul mare che lo bagna dai tre lati.
Marina di Riva Fiorita e Marechiaro
Una cartolina è la piccola marina di Riva Fiorita che si raggiunge scendendo via Ferdinando Russo: tornante dopo tornante si arriva al mare e alla minuscola spiaggia sovrastata dai torrioni merlati della storica Villa Volpicelli. Nel fuori stagione si incontrano solo pescatori sulla scogliera e i residenti.
Alla fine di via Posillipo inizia la discesa per Marechiaro: è l’antico borgo di pescatori nato intorno alla chiesetta di Santa Maria del Faro e reso celebre dal poeta e drammaturgo Salvatore di Giacomo con la canzone Marechiaro. È un altro luogo iconico della città, in gran parte conservato nella sua semplicità: scale e passaggi nel tufo portano al mare.
Reti, gozzi di legno e pescatori ci sono ancora, alcuni sono diventati ristoratori, altri piccoli imprenditori traghettando per 5 euro i bagnanti al cosiddetto “Scoglione”, il posto più bello e selvaggio per fare il bagno in città.
La Napoli di Posillipo: Un tesoro da scoprire
Per ritrovare in parte la Posillipo di cent’anni fa si devono percorrere le vie secondarie: “calate” e “salite”, e antiche stradine che ricordano casali e insediamenti rurali e marinari. Ai piedi della collina di Posillipo, sullo spigolo di terra affacciato sul golfo di Napoli, si erge solenne Palazzo Donn’Anna. Ubicato nell’omonimo Largo, l’imponente e incompiuto fabbricato, dalla storia nebbiosa e travagliata, è uno dei luoghi simbolo della città.
Oggi appare come una grossa rovina affacciata sul golfo, ricca di suggestione e fascino. Nel suo “Leggende napoletane”, la Serao racconta un episodio verificatosi durante una festa organizzata a Palazzo. La messinscena si concluse con il consueto lieto fine e lo scambio del bacio tra i due protagonisti, tra gli applausi e i lazzi degli astanti. Tuttavia Donn’Anna riconobbe nel gesto del tenero tra i due ed esplose di incontenibile gelosia.
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