La questione del diritto di andare in bagno solleva diverse domande e interpretazioni a seconda del contesto. Che si tratti di una verifica scritta a scuola, di una pausa durante l'orario di lavoro o dell'accesso ai servizi igienici in un locale pubblico, esistono normative e consuetudini che regolano questo diritto fondamentale.
Andare in Bagno a Scuola: Un Diritto degli Studenti
Ă legittimo il divieto di uscire dallâaula durante una verifica scritta? Gli studenti hanno il diritto di andare in bagno in qualsiasi momento? I docenti sono tenuti a verificare periodicamente la preparazione dei propri studenti sottoponendoli a verifiche scritte e interrogazioni. Questi adempimenti non sono mere formalitĂ ma atti giuridici a tutti gli effetti: basti solo pensare che i compiti svolti in aula, una volta consegnati ai docenti, entrano a far parte della documentazione scolastica, alla quale si può accedere solo tramite formale richiesta scritta.
La domanda è molto diffusa in rete ed è posta da quanti si chiedono se sia legittimo imporre il divieto di uscire dallâaula durante le verifiche, al fine di evitare che, approfittando dellâassenza, si possa ricorrere a qualche stratagemma, come ad esempio consultare il proprio smartphone.
CosÏ come gli studenti sono tenuti a rispettare alcune regole, anche i professori devono tener conto delle necessità degli studenti. Può capitare che un professore sia restio nel concedervi il permesso di andare in bagno. Soprattutto durante i compiti in classe. Quante volte vi sarà capitato che un vostro compagno interrompesse la lezione per chiedere di andare in bagno? E in quante di queste situazioni alla richiesta di poter uscire dalla classe sono seguite lamentele da parte del professore che perde il filo della spiegazione?
âPerchè non sei andato durante la ricreazione?â o ancora "PerchĂŠ non sei andato durante il cambio dellâora?â, frasi che ormai fanno parte della quotidianitĂ a scuola. Ma quindi andare al bagno è un diritto imprescindibile degli alunni o è un permesso che può essere concesso a discrezione dellâinsegnante? La risposta è una sola: un professore non può impedire ad uno studente lâuso del bagno. Quindi sĂŹ andarci, nei limiti del buonsenso, è un diritto. Dâaltronde, non è possibile controllare la propria vescica e nĂŠ il docente nĂŠ lo studente possono reprimere un bisogno fisiologico.
Ovviamente, però, il bagno va usato entro certi limiti. Se lo studente chiede di uscire dallâaula ogni 10 minuti, il permesso di andare al bagno può non essergli accordato, a meno che non ci siano certificati medici che attestino eventuali problemi di salute dellâalunno. Qualche volta può capitare di dover usare il bagno proprio durante la lezione, ma questi devono essere casi sporadici e poco frequenti, magari evitando le ore dedicate alle verifiche o ai compiti in classe.
E non è finita qui. à un diritto degli studenti anche quello di andare in bagno e trovare la carta igienica, il sapone per lavarsi le mani, nonchÊ fazzoletti monouso o altri strumenti per asciugarsi le mani. La legge stabilisce che questi materiali debbano essere costantemente forniti alla scuola e messi a disposizione degli alunni.
Pertanto, l'uso del bagno è un diritto degli studenti, ma deve essere esercitato con buonsenso e nel rispetto delle regole scolastiche. La scuola ha l'obbligo di fornire servizi igienici adeguati e di garantire l'accesso agli stessi.
Accesso ai Bagni nei Locali Pubblici: Cosa Dice la Legge?
Ma come, non ho la libertà di usare i bagni di un bar? Una domanda legittima e molto frequente ma per la legge, se non si effettua una consumazione, non vi è alcun obbligo. La normativa, infatti, prevede che il diritto di utilizzare i servizi igienici in un locale privato possa essere riservato ai clienti paganti.
La spiegazione arriva da Massimiliano Dona, avvocato specializzato in tutela dei consumatori e Presidente dellâUnione Nazionale Consumatori. In un video sui suoi canali social, prendendo spunto da un cartello affisso in un locale - ÂŤSi avvisa la gentile clientela che i bagni sono riservati ai clienti previa consumazioneÂť - ha chiarito ogni dubbio: ÂŤLa legge prevede sĂŹ lâobbligo per chi fa somministrazione, quindi bar e ristoranti, di avere un bagno, ma sono obbligati a metterlo a disposizione solo della clientela paganteÂť spiega. Nonostante questo, però, ogni gestore ha la possibilitĂ di scegliere come comportarsi con i propri clienti e magari ÂŤessere piĂš generosoÂť, aggiunge lâavvocato.
Il mondo dei social si è mostrato dâaccordo con la norma vigente: la pulizia e lâigiene del bagno, frutto del lavoro del personale, meritano il giusto rispetto, quindi anche una ÂŤconsumazione simbolicaÂť diventa fondamentale. Tra i commenti al posto di Dona si legge: ÂŤIo di solito la consumazione la faccio ugualmente anche se non ne ho lâobbligo, mi stanno offrendo un servizio e anche un caffè è simbolo di ringraziamentoÂť. E ancora: ÂŤAnche io in genere, pur non previsto, consumo qualcosa se mi serve un bagnoÂť. Un caffè o una bottiglia dâacqua, secondo gli utenti, rappresentano un modo per ÂŤsdebitarsiÂť e ringraziare per il lavoro del personale.
La risposta breve è no: di norma il bagno nei locali pubblici è riservato a chi consuma nel locale stesso e quindi ne diventa cliente. Ma anche se questa risposta potrebbe risultare scontata per molte persone, la questione è stata oggetto di diversi dibattiti. Lo ha chiarito la sentenza del TAR Toscana, n. 691 del 18/2/2010, risultato di un ricorso contro la Delibera del Consiglio Comunale di Firenze, n.69 del 24 luglio 2007, che allâart. 29, comma 3, imponeva ai locali pubblici di garantire lâuso a titolo gratuito del bagno âa chiunque ne facesse richiestaâ.
La sentenza del TAR Toscana afferma che âlâeccessiva gravositĂ economicaâ dellâobbligo di fornire gratuitamente lâuso del bagno potrebbe comportare una limitazione della libertĂ di iniziativa economica, in violazione dellâart. 41 Cost. La prova di questa gravositĂ , indica la sentenza, âsi coglie agevolmente nel fatto che lâerogazione dello stesso servizio da parte del Comune (tramite la predisposizione di bagni pubblici) è onerosa e non gratuitaâ e che quindi âil Comune di Firenze pretende di imporre ai privati di rendere a titolo gratuito una prestazione che, allorchĂŠ venga resa dal Comune medesimo, è, invece, a titolo onerosoâ.
Questo riguarda tutti gli esercizi con unâattivitĂ di somministrazione di alimenti e bevande che prevedono una sosta da parte di chi consuma, come bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, tavole calde, self service, fast food, birrerie, pub, enoteche e simili. Il fatto che i locali pubblici debbano avere un bagno, però, non significa che chiunque abbia diritto ad usufruirne.
La normativa di riferimento è il Tulps, Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, che nellâart. Per essere considerati clienti paganti non esiste un importo minimo: anche acquistando il prodotto con il prezzo piĂš basso, la persona diventa cliente pagante del locale e in quanto tale ha il diritto di usufruire del bagno. Secondo il Tulps questo è possibile solo in caso ci sia un âgiustificato motivoâ. Chi possiede un esercizio di somministrazione e non ha un bagno a norma e funzionante è sanzionabile.
Il consumatore o la consumatrice a cui è impedito lâuso del bagno perchĂŠ non presente o perchĂŠ inagibile può chiamare la polizia municipale per una verifica. Ad esempio il Comune di Parma, con il Regolamento per la Convivenza approvato con Delibera di Consiglio Comunale n. Tuttavia, salvo diversa indicazione del singolo regolamento comunale, i bagni dei locali pubblici sono riservati ai clienti.
Pertanto, in linea generale, l'accesso ai bagni nei locali pubblici è un diritto riservato ai clienti. Tuttavia, esistono eccezioni e la discrezionalità del gestore può influenzare l'accesso.
Il Diritto alla Pausa Bagno sul Lavoro
La pausa bagno durante lâorario di lavoro è un diritto dei lavoratori. Esistono però dei casi specifici in cui non è previsto tale diritto o viene negato dal datore di lavoro in maniera illegale. Per questo persistono molti dubbi su quante volte si possa usufruire del bagno, cioè di una vera e propria âpausaâ e se un datore di lavoro o un responsabile di negozio può davvero limitarne lâuso.
Non esiste una normativa specifica che stabilisca un numero massimo o preciso di volte in cui un lavoratore può andare in bagno durante lâorario di lavoro. Non esiste perchĂŠ la necessitĂ di utilizzare i servizi igienici può variare da persona a persona (e anche di molto). La legge sullâorario di lavoro prevede 10 minuti di pausa ogni sei ore consecutive di turno. Per chi lavora al computer per almeno 20 ore medie settimanali è prevista invece una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di turno.
La norma generale prevede però dei casi âtipoâ, dati per esempio dalle vittorie in Cassazione dei dipendenti. Da questi si possono estrarre alcune realtĂ accettate. La risposta è piĂš complessa di quanto ci si aspetti. Infatti non si trova solo nella regolamentazione delle pause dal lavoro nazionali, come nei contratti. A questo si aggiunge ovviamente la legislazione nazionale, che prevede che i datori di lavoro non possano impedire ai dipendenti di utilizzare i servizi igienici quando necessario.
Se un datore di lavoro o un responsabile di negozio vieta o limita ingiustificatamente le pause bagno, questo può essere considerato un abuso dei diritti dei lavoratori. Infatti, anche se è comprensibile che i datori di lavoro debbano mantenere operativa lâazienda, questo non deve andare a scapito della salute e della dignitĂ dei lavoratori.
Un recente episodio avvenuto in un supermercato di Brandizzo, nel Torinese, ha sollevato la questione dei diritti dei lavoratori in merito alle pause bagno. La direttrice del punto vendita ha inviato un messaggio audio alle dipendenti, in cui vietava lâuso del bagno, affermando che le cassiere avrebbero dovuto âfarsela addossoâ piuttosto che utilizzare continuamente i servizi igienici.
In sintesi, il diritto alla pausa bagno è un diritto fondamentale dei lavoratori, che non può essere negato o limitato ingiustificatamente. I datori di lavoro devono garantire condizioni di lavoro dignitose e rispettose della salute dei dipendenti.
Bagni Pubblici: Un Servizio per Tutti?
A riguardo, va ricordato che i Pubblici Esercizi hanno lâobbligo di fornire lâaccesso ai servizi igienici solamente ai propri clienti. Di converso, allo stato, non sussistono fonti normative di rango nazionale prescriventi lâobbligatorietĂ per i Pubblici Esercizi di mettere a disposizione dei non clienti i servizi igienici.
Sul punto si è espresso il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana che, con sentenza n. Vale la pena sottolineare, infatti, che la gestione di una toilette comporta un costo per il titolare. à bene precisare, tuttavia, che a livello locale potrebbero esser previste delle normative non in linea con quanto prescritto dalla sentenza n.
Bagni pubblici e il loro usoIl bagno di un bar è fruibile da chiunque abbia bisogno in quanto pubblico esercizio? No, i bagni dentro i locali pubblici non sono âbagni pubbliciâ! Facciamo un poâ di chiarezza : quali le regole, come si è espressa la giurisprudenza e di conseguenza il comportamento legittimo.
Art.187 Regolamento al Testo Unico di Pubblica SicurezzaLâart. 187 del Regolamento (qui ) del TULPS recita: âSalvo quanto dispongono gli articoli 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzoâ. Pertanto due sono le condizioni: - domando una prestazione - ne corrispondo il prezzo Di conseguenza se entro in un bar consumo, pago, ho diritto di usare la toilette.
Quindi locale pubblico non equivale a bagni pubblici?La giurisprudenza: uso del bagno è un servizio privatoAbbiamo indicato che, per legge, la prestazione a fronte del prezzo pagato, non può essere rifiutata; e ciò vale anche per lâuso del bagno. In tal senso il Tar Toscana sent. 691 del 18 febbraio 2010 ha stabilito che âlâuso del bagno nei pubblici esercizi è un servizio privato fornito ai clienti e non un servizio pubblico a disposizione dei passantiâ Quindi se entri in un bar e paghi una prestazione (es. un caffè) hai diritto ad usare la toilette. Se vai nei bagni pubblici paghi un biglietto per lâuso del servizio (es. 0,50 euro). Se invece sei un passante il barista può negarti lâutilizzo del bagno se non lo fa è per gentilezza. Del resto servirsi del bagno ha un costo legato alla pulizia e manutenzione che viene compensato dal prezzo della consumazione.
Uso del bagni nei caffèLa sentenza del TAR è il risultato di un ricorso contro la delibera del Comune di Firenze che imponeva ai pubblici servizi di garantire lâuso del bagno a chiunque lo richiedesse, ritenendo che pubblici esercizi fosse sinonimo di bagni pubblici (Delibera del Consiglio Comunale n. 69 del 24 luglio 2007). In definitiva ha ribadito quella che è una regola di educazione e buon senso: fare una consumazione prima di adoperare il WC.
Se sono un cliente che ho effettuato una consumazione e ho necessita di servirmi del WC non possono legittimamente impedirmelo; sempre sulla base dellâart. 187 Reg. TUPL. Per cui la scusa che il bagno è fuori servizio, in manutenzione ecc.. non regge e posso validamente chiedere lâintervento della Polizia Municipale che eleverĂ loro una contravvenzione. Se invece sono un cliente molesto o in stato di ebrezza alcolica possono rifiutarmi lâuso del bagno. In questo caso è meglio cercare i bagni pubblici che di solito trovi vicino alle stazioni ferroviarie, ai parchi, ai centri commerciali..
Diritti dello Studente
Tabella dei Diritti Degli Studenti
| Diritto | Descrizione |
|---|---|
| Allo studio | Garantito dalla Costituzione, rimuove gli ostacoli economici e sociali. |
| Al rispetto della propria identitĂ | Formazione culturale e professionale che tenga conto dell'identitĂ di ciascuno. |
| Alla partecipazione attiva | Coinvolgimento nella definizione degli obiettivi didattici. |
| Alla privacy | Riservatezza dei dati personali. |
| Alla libertĂ di culto e allâintegrazione | PossibilitĂ di rispettare le proprie esigenze alimentari e convinzioni. |
| Di andare in bagno | Non può essere impedito, purchÊ esercitato con buonsenso. |
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