Il Prof. Augusto Ghetti, presidente dell'Istituto Veneto dal 1985 al 1991, è stato uno tra i principali esperti in materia lagunare e il promotore di molte ricerche e studi sul regime idraulico del Veneto.

Nella primavera del 1991 l'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia organizzò, nella sua storica sede di Ca' Loredan in campo Santo Stefano, un importante convegno scientifico per ricordare il bicentenario della formale istituzione della linea di conterminazione della Laguna, definitivamente istituita con decreto del Senato della Repubblica Veneta nel 1791. Il convegno era presieduto da due insigni personalità: lo storico d'idraulica Augusto Ghetti e il prof. Gaetano Cozzi dell'Università di Ca' Foscari.

Per sua disposizione, la documentazione completa degli atti del processo celebrato all'Aquila dopo la tragedia del Vajont riguardanti il coinvolgimento suo e del dipartimento di ingegneria idraulica dell'Università di Padova è stata depositata presso l'Istituto Veneto. Nel fondo si conservano decine di perizie, memorie, dichiarazioni che consentirono di ricostruire nei dettagli le varie fasi della costruzione della diga, le successive vicende, fino al terribile disastro, e la correttezza del ruolo del prof. Ghetti che venne riconosciuta nel processo. Parte del materiale è stato utilizzato da Claudio Datei, Vajont.

Il Ruolo di Ghetti nel Caso Vajont

Il prof. Ghetti si trovò coinvolto nel processo all'Aquila nella veste dell'imputato. L'imputato prof. doveva rispondere di omicidi colposi plurimi, anche questi aggravati dalla previsione.

La linea di difesa del prof. Ghetti ha oggi acquistato spessore.

Secondo semestre 1960 e maturò dopo la frana del 4 novembre di quell'anno.

Furono intese preliminari, a cui io non partecipai, fra il prof. e l'ing. Semenza.

Scritto a me dal prof. delle intese preliminari avute con l'ing.

Contiene moltissimi elementi per valutare tutto l'affare Vajont.

Scarica barile o preciso atto d'accusa?

La prima indagine la eseguì il prof. per la Sade.

Interpellò quindi la Sade, cioè Indri e l'ing. questi gli trasmisero gli elementi di base.

Lui aveva l'obbligo di passarli ad un vaglio critico o no.

Ancora dal microfono di Ghetti vengono a galla altre circostanze, ad esempio, che nel marzo 1961, l'ing. aveva utilizzato, in principio, per le prove.

Non mandava giù ciliege nel modello, mandava ghiaia!

Questo è avvenuto dopo, quando chiesi i dati.

In gennaio, fu steso un promemoria (dal prof.) montature politiche e demagogiche che potrebbero conseguire.

Gli ambienti politici li capisco.

Dovuto sapere niente, chi erano?

Non posso dare spiegazioni.

Sorprendente dichiarazione del Prof. il secondo semestre del 1960.

Percorre in automobile la valle del Piave, insieme con l'ing. padovano, il prof. Francesco Marzolo.

Che vi potrebbe provocare la caduta di una frana.

Perché?

Ragionamenti nei quali l'ing. ipotizzava caso alla Sade e ciò a scopo assicurativo; cioè l'ing. eventuali­tà.

Le Prove e le Osservazioni

Durante una visita dell'ing., l'assistente di Ghetti, l'ing. era presente per l'intera udienza. ‑ Non lo ricordo. E' passato tanto tempo.

Quanto i miei collaboratori avevano predisposto della prova della sera precedente.

Ebbi ragioni di obiettare sul programma come fissato, di quanto risulta nel­l'appunto dell'ing. che me lo contestò.

Evidente, a maggiori onde e sfiori sulla di­ga, monte, si sarebbero fatti apparire effetti idraulici superiori.

Benestare. ‑ Può interrogare i miei collaboratori.

Monte per non impressionare i funzionari ministeriali.

Nessuno, perché non si trattava di un esperimento conclusivo.

A sommare il medesimo, non un maggiore, effetto dina­mico.

Benedini, assistente dello stesso prof. aveva utilizzato, in principio, per le prove, piano, inclinandolo a quarantadue gradi.

Massalezza, col pia­no di scorrimento inclinato a quarantadue gradi.

Per imprimerle velocità, elevata il materiale in questa nuovo prospettiva, in maniera compatta, rispondente alla ipotassi del materiale compatto.

Al reale, fra uno e tre mi­nuti, volta, il tempo di caduta e il volume del materiale.

Uno‑duecento metri d'altezza, oltre venticin­que metri sopra la quota di massima piena.

Inferiori a quelle indicate dall'ing. del ministero dei Lavori Pubblici, precisamente l'ing. del Consi­glio superiore, e l'ing. sezione.

Questa conclusione.

Il Disastro del Vajont

Il Vajont.

Quella notte del 9 ottobre 1963. anzi: lascia gentilmente intuire un desiderio di rispetto.

Ad alcuno dei "comodi", di allora.

A regola d¹arte, ma nel posto sbagliato. una frana preistorica.

In un¹Italia che si trovava a fare fronte a nuove richieste energetiche.

La prima versione della diga di Assuan in Egitto, unicamente malcostume.

E felice del "prima".

A svolgere il proprio incrociando le dita.

Della diga, Arcangelo Tiziani.

Disposizione.

Fa saggiamente Mauro Corona.

Esito dell'operazione, del "dopo".

Che sul versante erto-cassano, aveva già espresso forti dubbi, opposto all'innalzamento della quota di invaso oltre i 650 metri s.l.m.

I piedi del gigante per tenere su il monoblocco pietroso.

Caratterizzò tutta la vicenda.

Dei contributi statali, "M" sul monte Toc.

Larga due chilometri e mezzo e alta settecento metri, a salire.

Volte la capacità del progetto iniziale, 58.000.000 di metri cubi, primo progetto e ordinò di non superare 655 s.l.m.

Non li comunicò, di cubatura man mano che si sale (giace in un cassetto degli uffici SADE).

Siamo alla fine del 1961, dirigenti SADE.

Del Toc e dei rapporti sismografici della valle, rispettivamente a 5 e a 3 anni e 8 mesi, entrambi ne ebbero 3 condonati.

Perché i lavori non venissero interrotti nello Stato?

Vittime nel 1963, o poco dopo.

Sulla diga quella notte avrebbe saputo dirci di più?

Gli alberi circostanti erano in posizione quasi orizzontale.

Le prove di invaso proseguivano, come non mettere in relazione gli avvenimenti?

Entrare in produzione.

Livello dell'acqua nel lago artificiale erano nettamente inferiori, dichiara il nostro interlocutore.

Siamo al 1963, per dimostrarne e garantirne il perfetto funzionamento e conseguente utilizzo.

715 (in questo caso le fonti sono discordanti).

Tracimazione, 8 ottobre.

Ha due alternative: commettere un errore in un senso o commetterlo nell'altro, mai.

9 ottobre, 22.39.

Contenere l'acqua contenuta nel bacino, giù per la gola, trecento metri più in basso.

Che aumentavano man mano che la devastazione e l'eccidio si compivano.

Non vi fu scampo, tutte le strutture e uccidendo smembrandoli quanti si trovavano all'aperto.

Meno gli altri, piatta coltre di fango destinata a solidificarsi.

Causa fu totalmente diversa.

È stato devastato, altare alla memoria che riporta la scritta: Resisteva all'onda.

Funesti; ne siamo felici, Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe.

Il lancio dell'Ansa arrivò poco prima di mezzanotte. Da Roma, il Vajont appariva quasi un'entità astratta.

Ai Vigili del Fuoco di Belluno, so bene che cosa sia successo: sono tutti fuori.

La diga, i morti sono migliaia, erano davvero tanti.

Allineavano sul fango secco della riva, come contarli?

Il resto erano tutti là sotto. Sotto un metro o due di fango, maleodorante.

Vistosi segni di distruzione, disastro, tutto liscio, levigato, pulito, ancora quelle identificate.

Cercai di respingere l'offerta, il ragazzo - più avanti ne sentirà il bisogno.

Di mobili della zona, mobilitate dalla Prefettura, sulla diga e di invitarmi a scendere.

Monte Toc radicati al terreno, ma in posizione orizzontale.

I paesi-fantasma di Erto e Casso, avevo visto seppellire.

Di Roma, alcuni dei quali, con i capelli bianchi, oggi saranno a Fortogna, la provvidenziale mascherina, con premura.

Come si rivolgesse a un fratello, Ndr. e vi rimarrà per sempre, avere la gola secca e le parole di circostanza non gli vengono.

Le Biblioteche e l'Istituto di Macchine

La Biblioteca Centrale di Ingegneria conserva i patrimoni librari di diversi istituti afferenti alla Scuola di Ingegneria e fondi donati da privati e da docenti. La Biblioteca Centrale di Ingegneria ha sede nell'edificio progettato da Daniele Donghi nel 1910.

Sin dal suo insediamento, nel 1920, negli spazi espressamente dedicati dal Donghi a questa funzione, ebbe il ruolo di Biblioteca Centrale con il compito di raccogliere le raccolte librarie sparse nei vari istituti, gabinetti e laboratori sorti sin da dalla fine dell'800 nell'ambito della Scuola di Ingegneria.

Oltre a questo patrimonio raccoglie e conserva tuttora lasciti di professori dell'Ateneo e di privati. Ha subìto negli anni cambiamenti strutturali e alcune fasi di riordino e risistemazione: negli anni '60 si è ampliata attraverso la dotazione di nuove strutture e di locali per la consultazione; agli inizi degli anni '70, su proposta del Prof. Il Prof.

L'Istituto di Macchine, fondato da Enrico Bernardi nel 1867, con sede in via Marzolo, non disponeva inizialmente di una vera e propria biblioteca, data la vicinanza con la Biblioteca Centrale di Ingegneria. Erano conservate solo poche centinaia di libri e alcune riviste acquistate dai docenti e non accessibili al pubblico.

Agli inizi degli anni '70 il preside della Facoltà di Ingegneria incaricò alcuni docenti per ogni settore disciplinare di selezionare presso la biblioteca Centrale di Ingegneria i libri d'interesse per il loro ambito di ricerca. Quelli inerenti la meccanica vennero quindi trasferiti nel 1974-1975 nella nuova sede di via Venezia, al terzo piano, dando vita alla prima vera e propria biblioteca d'Istituto con annessa sala di lettura. Da visitare: il Museo di Macchine "Enrico Bernardi".

La Biblioteca di Elettrotecnica ed Elettronica

La storia della biblioteca è parallela all'evoluzione dell'Istituto di Elettrotecnica ed Elettronica che trae le sue origini dalla cattedra di Elettrotecnica fondata presso la Facoltà di Ingegneria nel 1903.

Nel 1966 l'Istituto s'insedia nell'attuale edificio dove è aperta al pubblico la biblioteca che raccoglie parte del patrimonio bibliografico relativo alle discipline dell'ingegneria elettrica ed elettronica precedentemente conservato presso la biblioteca Centrale della Facoltà di Ingegneria.

Nel 1983 l'Istituto di Elettrotecnica ed Elettronica si scinde e dà origine al Dipartimento di Ingegneria Elettrica e al Dipartimento di Elettronica e Informatica a cui è affidata la gestione della biblioteca. Nel 2002 il Dipartimento di Elettronica e Informatica assume la denominazione di Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione.

Nel 2005 la gestione professionale della biblioteca è affidata al personale del Centro di Ateneo per le Biblioteche mentre rimane in capo al Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e al Dipartimento di Ingegneria Elettrica il coordinamento scientifico e la gestione tecnica.

Nel 2007 la biblioteca è completamente rinnovata divenendo a scaffale aperto e dal 2009 è intitolata all'illustre Prof.

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