La Basilica di Santa Maria Maggiore si trova in Piazza Rosate, nel cuore di Bergamo. Questo edificio rappresenta un esempio significativo di architettura religiosa e rituale.
Struttura e Architettura Romanica
La configurazione strutturale della basilica presenta un impianto romanico a tre navate divise da pilastri e un ampio transetto. Costruita nel XII secolo, Santa Maria Maggiore si distingue per la sua pianta a croce greca inscritta, con tre bracci absidati, oppure come una basilica a tre navate di due sole campate, transetto sporgente absidato e presbiterio absidato con collaterali.
Con una lunghezza interna di 43,5 metri (simile a San Vincenzo) e una larghezza del transetto di 44 metri, la prima lettura sembra adattarsi meglio all'alzato, che conserva quasi intatta la struttura romanica, anche se celata all'interno da volte e stucchi barocchi.
Il fulcro dell'edificio è il tiburio sottocupolato su quattro sostegni, che svetta all'incrocio con la successione piramidale di due ottagoni irregolari e cuspide esagonale, con gallerie su colonnine; una modulazione che richiamerebbe modelli renani.
I collaterali del presbiterio e della navata conservano volte a crociera replicate nei soprastanti matronei, serviti da scale in spessore di muro e forati da bifore a tutto sesto nel presbiterio e da trifore, con arco centrale a sesto acuto, nella navata; le une e le altre inscritte entro arcate a tutto sesto e sostenute da pulvini, capitelli fogliacei e colonnine (tutti gli affacci sono tamponati).
Pur se restano dubbi, è lecito ritenere con Porter che navata centrale e transetto fossero provvisti di copertura lignea, per una modulazione spaziale a risalto dell'impianto cruciforme. Tuttavia il polo privilegiato era il blocco presbiteriale, in cui ancora all'inizio del XVII secolo si concentravano otto su nove altari.
I Protiri di Giovanni da Campione
In origine, i bracci di transetto avevano absidi contrapposte, quelle occidentali con funzione di servizio. Nelle testate si aprono i due portali maggiori, inquadrati dai protiri di Giovanni da Campione. Le iscrizioni collocano il protiro nord tra il 1351 e il 1353, mentre quello sud nel 1360. Entrambi erano protetti da regia (tettoie).
L'emiciclo nordovest fu demolito per lasciare spazio alla Cappella Colleoni (sotto il pavimento ne restano le fondazioni); quello sudest è in parte celato dalla torre campanaria, elevata fra i secoli XV e XVI. Posto che la stessa San Nazaro potrebbe aver suggerito a magister Fredo l'impianto cruciforme con tiburio, pur inscritto nei collaterali a due livelli.
Sui caratteri normanni di tali collaterali, con matronei a bifore e trifore, e del transetto sporgente absidato ha invece puntato l'attenzione Paolo Piva.
Fasi di Costruzione e Materiali
Completato il presbiterio con parte del transetto e dell'ossatura della navata, in circostanze ignote il cantiere fu interrotto. Con la ripresa dei lavori, il paramento in arenaria (che nel 1483 meravigliava Jacopo Filippo Foresti per alto costo e raffinata eleganza) lasciò il posto a una meno sofisticata tessitura in blocchetti di calcare.
La seconda fase si salda alla prima a metà della testata di transetto sud e sopra l'emiciclo orientale del braccio opposto, per proseguire lungo la navata; la quale nell'arcata a sesto acuto e nei capitelli dei matronei tradisce il completamento tardo, di cui è indizio la citata testimonianza di Lanfranco Mazzocchi (nel 1187 la reparationem era nondum completam).
Ricco è il corredo plastico e scultoreo di prima fase, coordinato da quel Cristoforus che si firma nel tondo murato al centro dell'abside maggiore (con volto barbuto di incerta identificazione), e la cui officina di formazione emiliano-parmense è stata individuata anche in Sant'Andrea a Carrara e in San Simpliciano a Milano (Buonincontri 2005). Particolare cura fu riservata al blocco presbiteriale, preso a modello per San Giorgio ad Almenno.
Interventi Decorativi del Cinquecento e Seicento
Uno dei primi interventi interessò la decorazione a stucco della cappella del Voto e della prima crociera della navata laterale destra, affidate a maestranze milanesi (Francesco Brambilla), intelvesi (i Porta) e luganesi, tutte documentate sui ponteggi di Santa Maria Maggiore dal 1582 e coordinate dell'epigono milanese del Tibaldi, l'ingegnere e architetto Martino Bassi.
Negli anni Novanta, per quanto riguarda l'apparato pittorico, i Reggenti fecero ricorso ad artisti prevalentemente "foresti". Anche in questo caso gli indirizzi espressi dal Consiglio furono due: un orientamento più tradizionale rivolto alla patria veneta e un altro attento e aggiornato alle novità milanesi.
La ripartizione delle commesse rispecchia questo dualismo: da Venezia arrivarono le quattro tele di Francesco da Ponte (il Bassano) e da Milano il Sepolcro della Madonna di Camillo Procaccini (1594). Le presenze bergamasche furono invece ridottissime e dalla severa selezione vennero risparmiati soltanto Francesco Zucco, Enea Salmeggia e Gian Paolo Cavagna.
A quest'ultimo, beneficiario di un consenso inusuale, nel 1614 venne affidato l'incarico di affrescare con Storie mariane la cupola, appena ultimata nella parte architettonica da Francesco Maria Richino (anch'egli allievo del Tibaldi) e da Lorenzo Binago.
Decorazioni del Transetto nel Seicento
Dopo una lunga pausa causata dalla peste, la MIA riprese i suoi lavori concentrando gli sforzi sulla decorazione dei transetti. Dal 1651 venne abbellito quello meridionale, per il quale fu proposto l'intervento esclusivo e ad affresco del tedesco Cristoforo Storer su consiglio in particolare dei Terzi, suoi committenti di molti lavori realizzati nel palazzo di famiglia (vedi scheda).
Ma i Reggenti respinsero questa proposta e l'incarico venne affidato a una pletora di artisti di provenienza e cultura artistica diversa, che si spartirono l'esecuzione delle tele dipinte entro il 1659. Fra gli altri, furono accettati i lavori di Ottavio Cocchi, quelli del fiammingo Jan de Herdt, del comasco Giovanni Paolo Recchi e infine del perugino di nascita e milanese di adozione Luigi Scaramuccia.
L'impresa pittorica seguì di poco la realizzazione del fitto apparato decorativo in stucco impreziosito dai rilievi dorati e modellati con abilità e inventiva da Giovanni e Giovanni Angelo Sala da Lugano (attivi sui ponteggi della basilica dal 1651), coadiuvati da una folta bottega.
Gli stessi plasticatori, ai quali secondo le fonti a stampa da Angelo Pasta in avanti (Le Pitture notabili di Bergamo che sono esposte alla vista del pubblico, Bergamo 1775) si aggiunse anche l'eccentrico intelvese Giovanni Battista Barberini, furono impegnati anche nella decorazione delle volte del transetto settentrionale, dove gli affreschi - ovviando all'eterogeneità dell'impresa precedente - questa volta vennero affidati dai committenti esclusivamente al romano Ciro Ferri (1665-1667).
Ma lo stesso, a causa di profondi dissidi con i Reggenti, abbandonò l'impresa lasciandoli incompiuti. Oltre alla conclusione dell'apparato plastico lungo le volte e le diverse campate della navata centrale (ancora ad opera dei Sala e concluse entro il 1694), le imprese fra barocco e rococò vennero assunte da altri artisti provenienti dal Veneto come Antonio Zanchi, mentre negli stessi anni (fra il secondo e il terzo decennio del Settecento) nella cappella Colleoni, attigua alla basilica, la committenza locale invitò nella città orobica il veneziano - già apprezzato non solo in Laguna - Giovan Battista Tiepolo.
Origini e Contesto Urbanistico
Secondo un progetto grandioso coordinato da magister Fredo. Allo stato delle ricerche nulla è dato sapere della precedente Santa Maria, poiché né la struttura tri- o quadrilobata riemersa dagli scavi 2000-2003 sotto il barbacane sud-ovest, né le tracce di muri riportate in pianta nel 1959 da Sandro Angelini, in corrispondenza dell'abside sud-est, sono attribuibili senza dubbio a edifici di culto, essendo l'area fitta di stratigrafia romana.
Precede la rifondazione di Santa Maria il sacello quadrilobato di Santa Croce, situato nella corte delimitata a est dalla basilica e a nord dal Palazzo episcopale. Documentato dal 1133 e liberato da strutture addossate nel 1937, al tempo della riqualificazione dell'area coordinata da Luigi Angelini, il sacello si articola su due livelli.
Il piano inferiore, riportato alla luce dallo sterro stratigrafico della corte, fu impostato a cavallo dell'alto muro dell'acquedotto che sfocia nella fontana di Antescòlis, riducendo lo spazio interno a un triconco asimmetrico con probabile funzione di servizio. Nel secolo XV l'acquedotto fu dotato di una canalizzazione secondaria che aggirava il sacello, poi interrato fino alla soglia del piano superiore, modulato in specchiature a tre archetti scandite da lesene.
Ove non alterati dai rimaneggiamenti del XVI secolo, cui si deve anche il tiburio ottagonale, il paramento in conci calcarei sommariamente sbozzati, gli archetti e le monofore paiono coerenti con il tardo XI secolo. Pur in mancanza di riscontri documentari, è presumibile che Santa Croce fungesse anzitutto da cappella privata del vescovo.
Il progetto di Santa Maria, impostato sul braccio di fabbrica bergamasco, pari a 53 centimetri (Buonincontri 2005), dovette fare i conti con il contesto urbanistico, che a fronte dell'orientamento est-ovest impose una pianta contratta e un asse privilegiato nord-sud, fra la Platea Parva Sancti Vincentii e la Platea de Antescòlis, con prospetto ovest privo di ingresso poiché raccordato al Palazzo episcopale attraverso la cosiddetta Aula della Curia.
La valenza cittadina di Santa Maria Maggiore è documentata già dal tardo XII secolo, per via delle attività commerciali svolte sotto le tettoie addossate ai perimetrali. Ne sono riflesso le dime di misurazione individuabili nel paramento a sinistra del protiro nord.
L'acquedotto a cavallo del piano inferiore di Santa Croce alimentava il battistero ottagonale che nel 1340, su progetto di Giovanni da Campione, fu elevato nella prima campata sudovest. Lecito è supporre che il fonte, unico per città e suburbio, si trovasse anche precedentemente in quel punto.
Il Ruolo di San Carlo Borromeo e la MIA
La visita pastorale compiuta da san Carlo Borromeo a Bergamo nel 1575 fu l'evento chiave che segnò le successive vicende decorative del tempio mariano. Favorì il cambiamento dei rapporti tra la Fabbrica - la MIA, un "Consorzio/ Consiglio di laici" di antica tradizione che fra le sue fila annoverava i rappresentanti delle più importanti famiglie bergamasche -, le autorità civili - la Repubblica di Venezia - e quelle ecclesiastiche.
Inoltre, il passaggio dell'arcivescovo milanese fu l'espediente di cui la stessa MIA si servì per riaffermare la propria indipendenza. Lo fece fin da subito rispetto all'osservanza rigorosa delle disposizioni tridentine in materia di arredo degli edifici sacri, una circostanza in cui, significativamente, si fece garante di se stessa.
Dapprima cercando e in seguito accettando la supervisione iniziale di Pellegrino Tibaldi, l'architetto e collaboratore più titolato del Borromeo, che venne convocato a Bergamo nel 1576. Nella medesima circostanza i Reggenti si impegnarono a reinventare parte del programma iconografico del tempio che, per la prima volta, venne gestito all'interno di un'unica e ambiziosa regìa.
Gli stessi membri della MIA si adoperarono anche a riformulare le dinamiche dei rapporti con gli artisti aggiornandole alle esperienze, alle esigenze e al gusto del tempo.
Informazioni Utili per la Visita
- Indirizzo: Piazza Rosate - Bergamo (BG)
- Telefono: 035/22.33.27
- Ingresso: Libero
- Orari di apertura:
- Dal 1/11 al 31/3:
- Lunedì a Venerdì: 9.00-12.30; 14.30 - 17.00
- Sabato: 9.00-12.30 e 14.30-18.00
- Domenica e Festivi: 9.00-12.45 e 15.00 - 18.00
- Dal 1 aprile al 31 ottobre: 9.00-12.30 e 14.30-18.00 tutti i giorni
- Dal 1/11 al 31/3:
- SS. Messe:
- Feriali: 10.00
- Festivi: 11.00 e 12.00 (durante le funzioni non sono ammesse visite)
- Dopo la messa delle 7.30 la basilica viene chiusa fino alle ore 9.00
- Come arrivare: In auto: V.le Papa Giovanni XXIII - V.le V. Emanuele - Porta S. Agostino
Eventi Storici Chiave
- 1133: La popolazione di Bergamo pregò la Vergine per proteggerla dalla peste.
- 1135: Si deliberò di erigere una chiesa come voto di ringraziamento.
- 15 agosto 1137: Il Vescovo di Bergamo Gregorio benedisse la prima pietra della Basilica.
- 1342-1347: Affresco dell'Albero della vita.
- 1351-53: Giovanni da Campione realizza il portale verso piazza Vecchia.
- 1360: Realizzazione del secondo portale arricchito con formelle.
- 1472: Demolita un'abside per la Cappella Colleoni.
- 1522: Giovan Francesco Capoferri incaricato di approntare un nuovo coro.
- 1555: Completamento del grande coro bergamasco.
- 1576: Inizio della trasformazione interna della chiesa su indicazione di Pellegrino Tibaldi.
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