La Chiesa di Santa Maria in Organo a Verona, situata sulla riva sinistra dell'Adige, rappresenta un gioiello nascosto con un passato ricco di storia e arte. La sua posizione strategica, riconosciuta sin dall'epoca preistorica, ha contribuito a plasmare la sua identità nel corso dei secoli.

Origini e Fondazione

La fondazione del monastero di S. Maria in Organo presso Verona è attribuita al duca Lupo e a sua moglie Ermilenda. Un placito del 26 febbraio 845 testimonia questa origine. È ragionevole pensare che questo Lupo sia lo stesso che divenne poi duca di Spoleto. Nonostante lo scambio vocalico nel nome si è ragionevolmente concluso che fossero le stesse persone. La data esatta di fondazione rimane sconosciuta, ma il monastero esisteva già nel 744. Dalla seconda metà del IX secolo, dipese dal Patriarcato di Aquileia fino alla soppressione di quest'ultimo nel 1762. Questa datazione ne farebbe il più antico monastero di cui si abbia notizia per la città di Verona.

Fu distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1117 una prima volta. Dell’epoca di fondazione rimangono elementi nella cripta. Divenne parrocchia nel XIV secolo. Fino al 1800 era affacciata su un ramo secondario dell’Adige ora interrato, dando il nome Interrato dell’acqua morta all’attuale via che lo sostituisce.

L'Architettura e le Opere d'Arte

La fama di questa chiesa veronese è dovuta al Coro Monastico e alla Sagrestia, opere di fra Giovanni da Verona, preziose per le tarsie e lo studio delle prospettive. Per la sua maestria nella prospettiva, fra Giovanni da Verona conobbe molti artisti come il Pinturicchio e Andrea Mantegna. Proprio il Mantegna realizzò la pala per l’altare maggiore di S. La chiesa vanta uno degli organi più antichi della provincia, opera del maestro Nicola nel 1506 e più volte ristrutturato.

L'Organo e l'Iconografia Rateriana

La chiesa deve il suo nome alla presenza di un "organum", termine latino traducibile con strumento o meccanismo. Questo termine compare nell'Iconografia Rateriana, dove è scritto tra le colonne "orfanum", probabilmente un errore di copiatura nel corso dei secoli. La monumentale costruzione romana presenta strutture massicce sovrastanti un basamento a gradini, culminando in una corona di archi. La forma geometrica disegna un ottagono, figura usata da popoli antichi per costruire segnatempo solari verticali.

Ogni arco determina l’ora quaternaria composta di tre ore temporali, pertanto nel settore o arco rivolto ad oriente viene letto il primo orario, ossia l’ora terza, mentre nel secondo arco si rileva la sesta ora che chiude con la colonna centrale, continuando troviamo la nona ora e nell’ultimo arco seminascosto la successiva ora dodicesima, che chiuderà il ciclo col tramonto solare. Dal sorgere del Sole sino all’imbrunire, tutte le ore sono qui indicate e divise a destra e sinistra della colonna centrale di mezzodì, ora sesta.

La Clessidra Sonora

Vitruvio riporta nel suo IX libro «De Architettura» grandi clessidre con suonerie, «Buccinae canunt» suonano le trombe, dice parlando di loro, e più tardi A. Cassiodoro famoso ministro di Re Teodorico, riferendosi all’acustica di un orologio ad acqua scrive «Metalla mugiunt» muggiscono i metalli. Questi suoni di trombe o muggiti, si ottenevano facendo entrare l’acqua con impeto in recipienti in cui l’unico pertugio di uscita dell’aria era una specie di canna d’organo o zufolo appositamente studiati. Dunque una clessidra sonora, che doveva essere un imponente strumento idraulico, stava racchiusa sicuramente nel corpo centrale della Torre.

La difficoltà di lettura oraria là in alto sull’orologio solare da parte dei cittadini veronesi conferma maggiormente che l’Organum indicava attraverso suoni lo scorrere del tempo per la pubblica utilità. D’altra parte è logico arguire come una clessidra che funzioni sempre, bello o brutto tempo, notte e giorno dovesse essere accoppiata a un altro orologio esatto per accordarsi, tempo permettendo, con l’unico riferimento preciso di base: il Sole.

Il Legame con Teodorico e la Borgogna

Pochi secoli prima in Verona soggiornava la reale corte di Teodorico e, dalle epistole lasciateci dal suo noto senatore A. Cassiodoro, oltre a quanto già riportato, troviamo la esigente richiesta di Gundobado, re dei Burgundi, che pretende dal sovrano un orologio come quello ammirato con stupore dai suoi ambasciatori. È facile incorrere in errori ma è altrettanto facile pensare che il re Goto conquistatore di Verona smontasse per puro gioco politico l’«Organum» e lo inviasse in Borgogna, e chissà se oggi in quelle terre vi si trovino dei reperti dell’antico regalo.

Così l’Organum tolto dalla sua funzione di segnatempo nella città di Verona, è rimasto raffigurato solamente nella Iconografia Rateriana. Esso viene col tempo dimenticato sino a scomparire dalle memorie dei cittadini lasciando ai posteri come ricordo toponimico, il rione Organo, porta Organo, S. Maria in Organo.

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