Paese che vai… bagno che trovi! Basta andare oltralpe per notare le prime differenze. La storia dell’igiene non segue un percorso lineare: ha avuto periodi di grande considerazione e di sostanziale abbandono e solo nei primo decenni del XX secolo ha assunto un’immagine come noi, oggi la conosciamo.
Le Origini e l'Evoluzione dell'Igiene
I Greci le attribuivano grande importanza al punto da considerarla una dea, Igea, che sovraintendeva alla salute e a comportanti virtuosi ed equilibrati. I Romani furono maestri nel bonificare paludi, costruire acquedotti, pubbliche latrine, impianti termali. Nei momenti di massimo splendore ogni cittadino di Roma poteva disporre di 1000 litri di acqua al giorno.
Nei primi secoli del Medioevo prevale decisamente la cura dell’anima e solo dopo il XII secolo si rivaluta il corpo, la sua immagine, la sua pulizia grazie anche a influenze di origine araba. Nei secoli successivi si diffondono bagni pubblici, le cosiddette “stufe”, frequentati assiduamente non soltanto per necessità igieniche ma anche per incontri sociali e spesso a scopo sessuale.
Con la peste nera, che devastò l'Europa tra il 1347 e il 1351, si cominciò a ritenere che i bagni pubblici potessero essere luoghi di contagio. Si cercò quindi di sconsigliarne la frequentazione almeno nei periodi di epidemia, ma con scarsi risultati.
La sifilide, importata da Cristoforo Colombo di ritorno dalle Indie Occidentali e diffusa, a partire dal 1495-96, dagli eserciti spagnoli e francesi (morbo ispano, mal francese e poi mal de Naples), in un terzo di secolo, fece strage in Europa di 20 milioni di individui, cambiando profondamente le modalità e le abitudini di relazioni interpersonali.
La volontà di lottare contro tali malattie e la paura del contagio misero sempre più sotto accusa i bagni, che nel corso del secolo divennero oggetto anche degli strali della sessuofobia controriformista e riformista.
I bagni d’acqua e di vapore vengono considerati pericolosi perché comportano l’esposizione del corpo all’aria ed esercitano una azione quasi meccanica sui pori che aprendosi lascerebbero entrare l’aria infetta. Si sostiene che una donna possa rimanere incinta immergendosi in bagni nei quali fossero rimasti uomini per qualche tempo.
Restano accettabili i bagni per uso terapeutico che si pensa possano giovare per la cura dei calcoli o dell’itterizia o per predisporre il corpo, “inumidendolo”, a operazioni di salasso.
Il Cambiamento del Concetto di Igiene nel XVI Secolo
Solo le mani e la bocca continuano a venir lavate con acqua, spesso allungata con aceto, alcol o vino. Le misure di protezione del corpo, considerato permeabile all’aria e all’acqua si concentrano sull’abbigliamento che deve essere aderente, quasi una seconda pelle confezionata con tessuti di raso, di seta che lascino scivolar via l’aria malsana.
I poveri, che non possono permettersi tessuti preziosi, utilizzano grosse canape e tele cerate. I neonati, dopo il bagno al momento della nascita, vengono cosparsi di polveri e unguenti per renderli impermeabili e resistenti alle malattie e avvolti in strette fasciature che cambiano un paio di volte al giorno. Pratica questa che causa gambe storte, infiammazioni e malattie spesso gravi.
Il profumo entra necessariamente nella toeletta che uomini e donne usano per coprire i cattivi odori, e considerano utile per un’azione disinfettante. Conta avere un “aspetto” pulito, ed ecco che i nobili iniziano ad indossare di preferenza indumenti bianchi che vengono cambiati sempre più di frequente.
La pratica di prendere un bagno, considerati i rischi e le conseguenze debilitanti che si riteneva comportassero, viene considerata un’operazione da fare non frequentemente e con grande precauzione.
Nel 1610, quando il messo inviato da Enrico IV, re di Francia, alla residenza del ministro Sully per convocarlo a corte, lo trova intento a prendere un bagno, lo sconsiglia di uscire di casa per il timore che una sua esposizione repentina all’aria possa nuocergli.
Lo stesso re, informato della situazione, fa comunicare a Sully di non muoversi e gli ordina di aspettarlo a casa per il giorno successivo, ben coperto, in modo che il bagno non porti gravi conseguenze!
Il Journal de la sant é redatto dai medici di corte farebbe intendere che Luigi XIV dal 1647 alla sua morte, avvenuta nel 1715, avesse fatto un solo bagno. Si puliva unicamente il viso ogni due giorni con un batuffolo intriso di alcool etilico.
Il bagno "annuale", praticato dai più virtuosi, veniva fatto prevalentemente nel mese di maggio o in coincidenza dei matrimoni che avevano luogo a giugno: divenne abitudine che le spose, per contrastare il proprio e gli altrui“aromi”, si dotassero di un bouquet di fiori profumati, tradizione che vive tuttora anche se ormai pochi ne conoscono l’origine.
I parassiti in quel tempo erano considerati parte integrante del paesaggio “naturale” tant’è che il gesto di spidocchiarsi l’un l’altro è considerato un gesto di tenerezza o di deferenza: la presenza di pulci e pidocchi si pensava nascesse da un’eccedenza di umori corporei, da traspirazioni trascurate che potevano essere tenuti a bada tenendo puliti gli abiti e cambiandoli spesso.
Nelle città e nei borghi del tempo le strade erano il ricettacolo di tutti i rifiuti degli abitanti: acque nere, scarichi delle attività artigianali, immondizia di qualsiasi natura, i quali finivano nei fiumi che spesso erano punti di approvvigionamento per l’acqua usata per bere, lavare abiti e stoviglie: non ci si stupisce che periodicamente esplodessero epidemie di peste e colera che falcidiavano la popolazione.
La Pulizia che Prescinde dall'Acqua
Nasce quindi, tra Cinquecento e Seicento, un modo di pensare alla pulizia che prescinde quasi totalmente dall'acqua. Le nuove modalità si accontentano di tenere ben pulite le parti del corpo più visibili come viso e mani, asciugare il sudore frizionando la pelle con un panno e una spugna profumata e aspergere la pelle con cipria odorosa.
Questi atteggiamenti non fanno riferimento a precetti per la difesa della salute ma a manuali di comportamento che suggeriscono di affidare alla biancheria il compito di assorbire sudori e secrezioni corporee.
In pratica in luogo di lavare il corpo si lava la biancheria che da elemento fino allora nascosto dal lungo vestito medioevale piano piano emerge da sotto l’abito per decretare con la sua visibilità l’accettabilità formale della persona in base al candore della camicia.
Louis Savot, medico e architetto (1579-1640), pubblica nel 1624 un opera sulla costruzione di castelli e dimore (L’architecture françoisedes bastimens particuliers) nella quale afferma che, a differenza degli antichi, si può fare a meno di prevedere i bagni nelle nuove costruzioni, perché “l’uso della biancheria ci permette oggi di tenere pulito il nostro corpo più comodamente di quanto potessero fare gli antichi con i bagni”.
L'Importanza della Camicia
Sia per gli uomini che per le donne la camicia diventa un elemento fondamentale del vestiario. É simbolo anche dell’igiene della persona, assume un carattere proprio di eleganza: compare intorno al collo e ai polsi, sbuffa dal farsetto all’allacciatura di spalle e maniche, traspare dai tagli praticati nelle vesti appositamente per farla intravedere: il suo candore diviene così un indicatore dell’eleganza e della pulizia della persona che la indossa (il termine stesso “biancheria” lo richiama), e anche della sua posizione sociale.
Se le classi abbienti possono permettersi lini finissimi, più bianchi ma dai prezzi proibitivi, i ceti inferiori devono accontentarsi della canapa, meno costosa ma dal colore più giallastro.
Spesso poi non è l’intera camicia ad essere cambiata, ma gli“elementi esterni”, quali colli, polsini, che vengono confezionati staccabili dal resto dell’indumento e nei quali si sbizzarrisce la fantasia e il lusso grazie a pizzi, ricami, trine, merletti.
In una società in cui la pulizia consiste principalmente nel cambiarsi la biancheria, il bucato diventa un momento importante delle pratiche igieniche. Lavare i panni è un compito delle donne di casa o di lavandaie e lavandai specializzati che lavorano alle fontane o sui battelli lavatoio che dopo il primo quarto del Seicento iniziano ad animare le rive dei fiumi.
Il Riavviciamento alle Pratiche del Bagno
A metà del XVII secolo si comincia a rilevare un riavvicinamento alle pratiche del bagno. Questo naturalmente non vuol dire che siano diventate cosa abituale, né che si prefigga esplicitamente la pulizia.
Oltre alla funzione di piacere personale le immersioni in acqua vengono riconosciute utili a fini terapeutici. Si utilizza l’acqua calda per la sua azione emolliente; l’acqua tiepida, per attenuare gli stati di sovreccitazione, calmare il nervosismo e i disagi nei momenti di gran caldo; l’acqua fredda infine, per stimolare e tonificare i muscoli.
Nelle Mémoires del Maréchal de Richelieu si racconta che nel 1742 M.me de Chateauroux, favorita del sovrano, ha obbligato il re Luigi XV ad assistere ai suoi bagni. E su Architecture française dell’architetto J.F. Blondel si rileva che in un’abitazioni su dieci, a Parigi, si prevede uno spazio dedicato al bagno.
Sono senz’altro più numerose le vasche da bagno che vengono riportate sulle pagine de L’Encyclopédie del 1751 attestando con questo una presenza concreta nelle abitudini - pur minoritarie - dell’epoca.
Nelle abitazioni borghesi gli spazi cominciano a differenziarsi: alle alcove si affianca una stanza di toilette, alle camere uno stanzino di servizio. Il bidet inizia a essere utilizzato tra la media borghesia. Si diffonde la pratica di abluzioni parziali: esigenza che segna il passaggio di una pulizia personale che supera la sola considerazione di decoro e arriva a interessare la superficie della pelle.
Con la seconda metà del Settecento le esperienze terapeutiche dell’uso del bagno si sviluppano e il moltiplicarsi di guarigioni attribuite sia a bagni caldi che freddi aiutano a migliorare l’immagine di questa pratica.
In particolare si diffonde - anche al di fuori dell’ambito sanitario - l’occasione di bagni freddi, considerati sinonimo di virtù e robustezza prendendo a esempio riferimenti classici di Romani e Spartani che - si sostiene - traevano la loro forza da un comportamento che prevedeva il bagnarsi nell’acqua gelida dei fiumi.
A Parigi nel 1785 vengono aperti stabilimenti per bagnarsi nella Senna, sono istituite scuole di nuoto. Scuole militari e collegi adottano abluzione di acqua fredda e bagni al fiume come strumenti di irrobustimento fisico.
Ancora siamo distanti dal nostro modo di concepire l’igiene ma indubbiamente vengono fatti significativi passi avanti per sbarazzarsi dai vincoli di un’inutile apparenza a favore di una maggiore coscienza del proprio corpo.
L'Igiene e la Rivoluzione
Sul finire del Settecento la maggior parte della popolazione che andava ammassandosi nei grandi centri doveva subire una situazione urbana sempre più deteriorata per la presenza sulle strade di immondizia maleodorante nella quale veniva individuata la causa di epidemie.
Gli storici cambiamenti indotti dagli avvenimenti rivoluzionari e le mutate condizioni economiche portano a riconoscere nella salute della popolazione un valore sociale da tenere in conto e proteggere attraverso provvedimenti legislativi, strutture pubbliche organizzate e cominciando a considerare l’importanza della qualità dell’ambiente urbano.
Sotto la spinta delle idee illuministe che l’epopea napoleonica contribuirà a diffondere in tutta Europa, “igiene” non è più solo un termine per qualificare la salute, ma l’insieme degli accorgimenti e delle conoscenze che ne favoriscono.
Il Bidet: Un'Invenzione Francese Dimenticata?
Cari lettori e appassionati del mondo del bagno, oggi ci addentriamo in un vero e proprio enigma: perché i nostri cugini d’Oltralpe, i raffinati francesi, non usano il bidet? Sì, avete capito bene. Il popolo che ha inventato la haute couture e i profumi più eleganti sembra non apprezzare questo piccolo ma fondamentale pezzo di arredo bagno. Mistero o scelta culturale?
Il bidet ha origini decisamente nobili, nato proprio in Francia nel XVIII secolo. Eppure, nonostante le sue radici aristocratiche, sembra che i francesi abbiano ben presto deciso di non adottarlo nelle loro case. Ma perché?
- Associazione con i bordelli: Secondo questa teoria, il bidet era uno strumento di pulizia molto diffuso nei bordelli del XVIII e XIX secolo. Questo lo ha portato ad essere visto come un oggetto poco rispettabile, associato alla prostituzione e alla moralità discutibile. E chi vorrebbe avere in casa un oggetto che ricorda un bordello?
- Blocco culturale: Un’altra teoria intrigante è che i francesi abbiano sviluppato un vero e proprio blocco culturale verso il bidet. Non dimentichiamo che sono i maestri dell’arte del bagno con stile.
- Spazio: C’è anche una spiegazione più pratica: lo spazio. Gli appartamenti parigini, con il loro fascino bohémien, sono spesso piccoli e angusti. In questi ambienti, ogni centimetro conta, e un bidet potrebbe sembrare un lusso che non ci si può permettere.
Il Bidet in Italia: Un Amore Incondizionato
Invidiato o deriso dal resto del mondo, il bidet è per noi italiani il sanitario irrinunciabile. Definito “sedia di pulizie” negli inventari dell’epoca, è descritto come uno “strano sgabello a forma di violino”. A quanto pare, però, i francesi si sono dimenticati della loro invenzione. All’inizio si trattava comunque di un accessorio di appannaggio esclusivo della nobiltà. In molti casi infatti i bidet erano delle vere e proprie opere d’arte! Come quello che nel 1751 il laboratorio Duvaux realizzò per la Marchesa di Pompadour. Con schienale impiallacciato in legno di rosa e modanature floreali. Il tutto sorretto da piedini in bronzo dorato. Oppure il bidet di Madame de Talmont Saint-Germain, in ciliegio selvatico con intarsi in legno di amaranto.
In Italia, invece, il bidet compare per la prima volta nella Reggia di Caserta, dove è ancora possibile ammirarlo in tutto il suo splendore. La diffusione di questo singolare sanitario nel nostro Paese, infatti, si deve alla regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. I Borbone avevano un concetto molto avanzato di igiene per l’epoca e nella Reggia crearono una vera e propria stanza da bagno. Con una vasca dotata di acqua corrente, una toilette e il nostro amato bidet.
Non pensiate che si possa già parlare di bidet come lo conosciamo oggi. Bisogna aspettare fino a inizio ‘900 perché le case comuni inizino a essere fornite di impianti idraulici. Nonostante questo la stanza da bagno resta ancora fuori dalle abitazioni e quindi il bidet non è così diffuso.
L'Evoluzione del Design del Bidet
Avete mai pensato a quanto è cambiato il design del bidet da quando ha iniziato a fare coppia fissa con il wc? Qualche nonna nostalgica lo avrà sicuramente ancora nel proprio bagno. Il bidet senza bocca di erogazione era dotato di sole manopole, rigorosamente separate, per l’acqua calda e fredda. Il modello evoluto prevede un rubinetto, ma ancora due manopole separate per acqua calda e fredda. Questo voleva dire che, purtroppo, la miscelazione non era mai ottimale…rischi del caso annessi!
La rubinetteria di oggi dispone di sistemi di risparmio dell’acqua, con limitatore di portata o rompigetto. L’ergonomia e il design dei bidet moderni si sono parecchio evoluti nel corso degli anni. All’inizio questi sanitari erano ancora staccati dal muro e quindi molto ingombranti. I modelli attuali invece hanno nascosto gli allacci all’interno della ceramica, diventando a filo parete. Inoltre oggi i bidet possono essere sia sospesi che da appoggio, con un design più o meno tradizionale, di ceramica colorata, o decorati.
Il primo wc con bidet risale al 1956 e se pensate che sia un’invenzione giapponese vi sbagliate! Fu infatti ideato dallo svizzero Hans Maurer e distribuito dall’azienda statunitense American Bidet Company ben 10 anni dopo. Nel 1978 è l’azienda Geberit a portare, timidamente, il wc con bidet in Europa. Solo negli ultimi tempi però, questa invenzione sta riscuotendo successo nel nostro continente.
Lo Stile Francese nel Bagno
Lo stile francese nel bagno si distingue per un’eleganza innata e senza tempo, capace di armonizzare elementi classici con dettagli contemporanei. Questa tradizione di interior design trae ispirazione da una sofisticatezza discreta e naturale, evitando ostentazioni e fronzoli inutili.
Che si tratti di un appartamento cittadino o di una casa in campagna, il bagno in stile francese si caratterizza per l’accostamento armonioso di arredi vintage, sanitari dal design sobrio e accessori che richiamano atmosfere del passato.
I mobili bagno, dei quali è possibile trovare un perfetto esempio sul sito www.iperceramica.it, costituiscono il fulcro del bagno in stile francese, offrendo un perfetto equilibrio tra estetica retrò e funzionalità moderna.
I sanitari presentano bordature importanti e un design sagomato, tipico dei classici intramontabili, conferendo all’ambiente un carattere distintivo. I mobili da bagno, spesso realizzati con materiali pregiati, combinano eleganza e robustezza, offrendo ampi spazi di stivaggio e versatilità.
Un’alternativa altrettanto elegante prevede pavimenti in piastrelle nere con inserti a fantasia e rivestimenti pareti in patchwork nei toni del nero e del blu, per un effetto più ricercato. Ancora, il gres porcellanato effetto legno a listoni abbinato a piastrelle in grande formato con fantasie effetto carta da parati rappresenta una soluzione che unisce calore e raffinatezza.
I sanitari nel bagno in stile francese rappresentano un omaggio alla tradizione, mantenendo al contempo un tocco di modernità; forme sagomate e bordature arrotondate evocano i classici del passato, mentre materiali innovativi garantiscono funzionalità e lunga durata.
La vasca da bagno, elemento centrale del design francese, si distingue per il modello freestanding, preferibilmente con piedi “a zampa di leone”, che conferisce un’aria regale e sofisticata.
Gli accessori retrò completano l’ambiente, aggiungendo personalità e coerenza estetica. Vecchi termosifoni in ghisa, al posto dei moderni scaldasalviette, esaltano l’atmosfera vintage, così come l’uso di antichi comò trasformati in mobili lavabo con cassetti, coniugando estetica e praticità.
Specchi con cornici elaborate e piccoli arredi vintage contribuiscono a creare un ambiente curato e affascinante.
Infine, l’introduzione di profumi per ambienti, come la lavanda, arricchisce lo spazio con una nota olfattiva tipicamente provenzale, aggiungendo un ulteriore strato di autenticità e rilassatezza.
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