La storia dei Bagni di San Antonio a Viterbo è profondamente radicata nel territorio e nelle sue antiche tradizioni. Il territorio è stato fortemente condizionato dalla presenza della via Cassia, sia nel periodo romano che medievale, quando assunse la denominazione Francigena. Il tracciato antico è ancora individuabile tra i campi, dove si è conservato, anche per lunghi tratti, il selciato originale. Inoltre sono ancora visibili resti di ponti, terrapieni e altre strutture di epoca romana. Tra i ponti si annotano quelli di Camillario e di S. Nicolao.

Le Tagliate Etrusche

La permanenza della viabilità antica costruita a partire dall’età arcaica si tratta di un sistema di strade che mettevano in comunicazione i centri etruschi dell’area. Queste strade, tuttora esistenti ed utilizzate, furono realizzate in gran parte tramite lo scavo dei banchi tufacei e costituiscono le cosiddette “vie cave” o “tagliate”. Tra le più significative sono quelle di strada Freddano e quella “del Signorino”; quest’ultima è sicuramente una delle tagliate più spettacolari di tutto il viterbese, con un lunghezza di oltre due chilometri, presenta ancora un notevole effetto suggestivo dovuto soprattutto all’altezza delle pareti tufacee, che in alcuni tratti superano i 10 metri di altezza.

La Tagliata del Signorino

La tagliata del Signorino deve il nome al proprietario dei luoghi, il nobile Signorino Signorini. In origine costituiva probabilmente l’antico percorso viario proveniente dalla zona costiera che, passando da Castel d’Asso, si dirigeva all’insediamento etrusco esistente sul colle del Duomo. È sicuramente una delle tagliate più spettacolari di tutto il viterbese, con una lunghezza di oltre due chilometri, questa strada, benché abbia subito nel corso dei secoli numerose manomissioni e allargamenti, nonché fruttata in alcuni punti come cava di pozzolana (per questo nota anche come Cava di S. Antonio o di Gorga) continua a mantenere i caratteri tipici delle tagliate di epoca etrusca e presenta un notevole effetto suggestivo dovuto soprattutto all’altezza delle pareti tufacee. Attualmente sono alte in media 4/5 metri, ma che in alcuni tratti superano i 10 metri di altezza.

Le tagliate del Freddano e quella del Signorino, oltre a diramarsi in altre tagliate minori, in località S. Nicolao sono collegate trasversalmente da un’altra tagliata attraversata dall’antica via Cassia. La tagliata del Freddano si biforca nella strada dei SS. Valentino e Ilario, conducendo sul promontorio su cui nel medioevo sorse l’omonimo centro abitato. La tagliata del Signorino si dirama nella strada di S. Nicolao a occidente e verso oriente nella strada del Salamaro.

Il Miracolo della Madonna della Quercia

Gianfranco Ciprini, noto cultore della storia della Madonna della Quercia, riporta uno scritto tratto dal “Libro dei Miracoli” pag. «L'anno 1502 [1506 questo è l’anno esatto] il sig. Gio.[vanni] Battista Spiriti viterbese colonnello di gran valore ritornando di Roma a cavallo dalla ambasciaria fatta papa Giulio secondo per la sua città, nel luogho detto il Guado fu all'improviso assalito da molti suoi inimici tanto a piedi quanto a cavallo con armi anco avvelenate. Fu da quelli ferito in diverse parti e costretto pure a cavallo fuggirsene verso un gran precipitio detto la rupe di S. Antonio, larga più di 10 braccia, e profonda più di 60: vedutosi dunque il Nobil Cavaliero serrata ogni strada naturale per la dìfesa, o scampo, si voltò a quella che è più potente di un ordinato esercito e disse: Santissima Vergine della Quercia liberate delle mani de questi inimici. A questa voce dissero quelli privi di senno dall'ira e dal furore. Né Cristo né la madre ti camperà dalle nostre mani. All'horrenda bastemmia ripieno di zelo e confidenza replicò: la Madonna della Quercia et il suo Figlio mi camperà et essendo già sopra le labbra della rupe, parveli dì sentire una voce sopra il cavallo, passa dall'altra banda. Mirabil cosa.

Infatti, sopraggiunto in prossimità della tagliata etrusca, «larga più di 10 braccia, e profonda più di 60», come leggo dal codice conservato dalla Fondazione Besso di Roma, trovandosi a percorrere i terreni soprastanti alla stessa, con alle spalle i banditi che lo pressavano davanti al burrone della strada etrusca, vistosi perduto, chiese aiuto alla Madonna della Quercia. Sentì una voce, «Tieniti Spirito che io salto». D’un balzo il cavallo, quasi fosse in volo, saltò dalla parte opposta della tagliata tufacea e salvò il suo cavaliere.

Le Terme di Viterbo: Un Patrimonio Storico e Culturale

Le terme di Viterbo, note fin dall'antichità per le loro proprietà curative, hanno rappresentato un importante centro di vita sociale e politica della città. Le acque termali, sulfureo-solfato-bicarbonato-alcalino-terrose, raggiungono temperature anche superiori ai 60°C e sono ricche di zolfo e azotati. Furono frequentate fin dall'antichità, come testimoniano poeti e artisti importanti quali Tibullo, Simmaco e Marziale.

Le acque erano di per sé già calde. Tiberio, Scribonio Largo furono assidui frequentatori. Resti di questi complessi termali del I - II secolo d.C. testimoniano un uso solo privato. Tra gli antichi complessi termali nel viterbese si annoverano l’Acquae Passeris, Paliano e Bullicame. Quest'ultima è la più importante e famosa, citata anche da Dante nella Divina Commedia (Inferno XIV, 79-81).

Dopo la scoperta o, per meglio dire, il ritrovamento della sorgente della Crociata nel 1217 la pratica termale conobbe un rinnovato impulso e una Domus Balnei venne arrivata per agevolare i pazienti bisognosi di cura. Durante il Medioevo vennero ripristinate. Papa Pio II edificò un Palazzo e l'edificio prese il nome di “Bagno del Papa”.

Nel 1846 iniziò una nuova rinascita. Le terme di Viterbo, da luoghi frequentati dalle classi aristocratiche, divennero accessibili per tutti. Sotto Starace le terme potettero godere di maggiore attenzione e manutenzione fino a quando, improvvisamente, nonostante gli impegni sottoscritti con il Comune di Viterbo, nel 1938 l'Opera Nazionale Dopolavoro cedette lo stabilimento e le sorgenti all'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale.

Le Proprietà Terapeutiche delle Acque Termali

Le acque termali di Viterbo sono indicate per trattamenti ginecologici, gastroenterologici e circolatori. Sono efficaci per le vie respiratorie e per le articolazioni, e per il metabolismo, procurando relax e un completo benessere. Sono particolarmente indicate per vasculopatie periferiche.

Il fango, da millenni sul fondo del laghetto termale, è bianco e utilizzato per i trattamenti estetici. L’acqua termale agisce come dilatatore sui capillari, rilassando l’organismo e favorendo un completo benessere.

Terme Salus

Le Terme distano circa 4km dal Centro Storico della città: per raggiungerle, uscire da Porta Faul e proseguire su Strada Bagni fino alla svolta a destra. Seguire le indicazioni per le Terme Salus.

Come Arrivare a Viterbo

Da Roma ci sono diverse possibilità per raggiungere Viterbo, a seconda dalla zona della Capitale da cui partite: si può percorrere la Strada Statale Cassia, oppure prendere l’autostrada fino ad Orte e da lì giungere a Viterbo. Viterbo ha due stazioni ferroviarie: Viterbo Porta Romana e Viterbo Porta Fiorentina. Arrivare in treno richiede più tempo, ma vi dà la libertà di spostarvi alla scoperta delle bellezze del territorio senza problemi di parcheggio ed a costi contenuti. Tante sono anche le soluzioni per arrivare con l'autobus.

TAG: #Bagni

Potrebbe interessarti anche: