Nell’alta valle Stura, in uno dei posti più incontaminati delle Alpi Marittime, a 1320 metri di altezza si trovano le Terme di Vinadio. Lungo il torrente Corborant, in una valletta laterale al solco della Stura di Demonte, sorge Bagni di Vinadio, stazione climatica e luogo di villeggiatura estiva e invernale.
La Storia di Vinadio e della Valle Stura
L’origine del Comune propriamente detto ebbe luogo verso la fine del sec. XI. La valle Stura venne in quei tempi divisa in due: Valle Soprana e Valle Sottana. La valle soprana aveva principio dal Comune di Aisone e fine, com’è naturale, al Colle dell’Argentera. I comuni della valle Stura Soprana per propria difesa fecero allora lega tra di loro armandosi e fortificandosi e in quell’epoca probabilmente venne costruito il castello di Vinadio.
La parte più antica del paese si sviluppa lungo Via N. Sauro, meglio conosciuta come la “Chariero Drecho”, per via dei 28 metri di dislivello che si devono superare per raggiungere il suo fulcro, la chiesa parrocchiale di S. Fiorenzo. Nello stemma del Comune è rappresentato un grappolo d'uva con la scritta "sicut vitis abudans", anche l'etimo del Comune richiama il vino che, sicuramente, non vuol significare “Vino addio”. Vinadio è, infatti, la traduzione italiana del nome occitano Vinai che potrebbe essere la contrazione di “Vin aigre - vino aspro” oppure potrebbe essere derivato dall’antica popolazione dei Galli Veneni che abitavano la valle. Anticamente a Vinadio, quota limite per la coltivazione della vite, si produceva vino locale, ma non così pregiato.
Le Sorgenti Termali
Note già in epoca romana, le proprietà terapeutiche delle acque di Bagni di Vinadio vengono descritte a partire dal Cinquecento. Durante il periodo sabaudo il sito sale in grande auge come luogo di soggiorno e cura degli ufficiali del regio esercito. Il primo nucleo di fabbricati destinati a sfruttare le proprietà benefiche delle acque, risalente alla metà del XVIII secolo, ha subito successivi ampliamenti e una radicale trasformazione all’inizio del Novecento; in anni più recenti è stato affiancato dal Grand Hotel Terme, oggi dotato di beauty farm, centro congressi e aree sportive attrezzate. Al piano seminterrato è stata ricavata una sontuosa piscina termale coperta, mentre il piano terreno ospita il bel reparto fanghi.
Le Sorgenti Principali
- Fonte Fango Antico. 52 °C solfurea.
- Fonte Roccia 2. 50 °C solfurea.
- Sorgente della Roccia 3. 61 °C solfureo-clorato-calcico-litiosa.
- Sorgente della Stufa Antica. 55 °C solfureo-clorato-calcico-litiosa.
- Sorgente della Stufa Santelli.
Le sorgenti della Stura di Demonte, sul colle della Maddalena, sono il punto di transizione dalle Alpi Marittime alle Cozie. La valle, all’inizio stretta e impervia - qui la Stura scorre impetuosa nelle forre dell’Olla - si apre poi in dolci declivi. Tipiche della valle sono le case in pietra e, singolare, il modo in cui sono state adattate alla morfologia del terreno.
Servizi e Attività a Bagni Sant'Anna e Dintorni
Se sogni un pranzo o una cena con i piedi quasi nell’acqua, il ristorante Bagni Sant’Anna è una tappa imperdibile durante il tuo soggiorno a Sorrento. Situato su una suggestiva piattaforma sul mare, regala non solo una vista mozzafiato sul Golfo di Napoli, ma anche un’offerta speciale per i clienti Alilauro e per i residenti di Ischia e Sorrento. Grazie alla nuova collaborazione tra Bagni Sant’Anna e Alilauro, chi mostra un biglietto Alilauro o una Resident Card può usufruire di uno sconto esclusivo applicato direttamente in loco.
A Borgo San Dalmazzo si può visitare la parrocchiale del santo patrono, un tempo fulcro di un’abbazia a lui dedicata, e l’annesso museo che raccoglie reperti romani e altomedievali. Il borgo di Demonte, principale centro della vallata, ha impianto medievale; l’oratorio secentesco dedicato a S. Giovanni, con facciata affrescata, ha all’interno un pregevole altare ligneo. Ad Aisone, interessante il campanile della parrocchiale, aperto da bifore.
Procedendo oltre Vinadio, si possono visitare la comunità dell’alta valle, il cui simbolo è la pecora sambucana da cui si ricavano formaggi, carne e lana pregiati. Le è dedicato il piccolo ecomuseo a Pontebernardo, frazione di Pietraporzio. Presso il moderno punto vendita è possibile inoltre acquistare i manufatti in lana di pecora. Tra le possibili escursioni non vanno trascurate le risalite lungo le valli secondarie: oltre a quella che porta a Bagni (1305 m), da non perdere quella al vallone di Sant’Anna con l’omonimo santuario del 1680, tra i più alti d’Europa (2010 m), accessibile solo durante l’estate.
La Pecora Sambucana
Uno dei simboli della valle Stura di Demonte, terra occitana, è la pecora sambucana, che prende il nome da Sambuco, un insieme di frazioni sparse dell’alta valle. Ha groppa larga e muscolosa, testa piccola senza corna e orecchie portate orizzontali; la sua lana è candida - rarissimi gli esemplari con vello nero e piccola stella sulla fronte - e assai pregiata per la produzione di maglioni e plaid. Speciali anche le sue carni, saporite e poco grasse; particolarmente apprezzate quelle del tardoun, l’agnellone che si macella a ottobre.
Verso la metà degli anni Ottanta del secolo scorso la razza ha rischiato l’estinzione e in tutta la valle non se ne contavano che un’ottantina di capi. Ma un oculato progetto di rivalorizzazione ne ha rilanciato l’allevamento presso piccoli proprietari che ne garantiscono la genuinità.
Sant'Anna di Valdieri e le Terme Reali
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento Sant’Anna di Valdieri e le Terme di Valdieri in Valle Gesso diventarono i luoghi estivi prediletti di teste coronate, aristocratici, politici, militari e personaggi del mondo dello spettacolo. Gli esponenti del jet-set internazionale col loro personale al seguito popolarono questo piccolo angolo di paradiso della montagna cuneese. La montagna, infatti, iniziò a esercitare un fascino particolare sui sovrani sabaudi dalla fine del Settecento. In questo periodo le prime scalate, come ad esempio quelle sul Monte Bianco di De Saussure, resero l’ambiente montano più accessibile. Ciò contribuì al superamento della Corona delle Delitie e delle rotte di caccia torinesi, a favore di una dimensione cuneese.
Il termalismo valdierese affonda le proprie radici nelle proprietà terapeutiche delle acque dei Bagni di Valdieri, note fin dal Medioevo alla dinastia sabauda. Esse furono oggetto di studio da parte di medici di Borgo San Dalmazzo, oltre a essere esaminate per volontà delle varie generazioni di sovrani sabaudi. Solfuree solfato-cloruro-sodiche, a temperature di 50°-75°C (ipertermali): ecco le caratteristiche principali delle acque termali. Queste ultime si rivelarono, e sono tuttora, dei potenti antinfiammatori, mucolitici, fluidificanti, utili a rigenerare i tessuti e ad aumentare le difese immunitarie.
Sviluppo Storico delle Terme di Valdieri
Nel 1588 viene fatto erigere dal Comune di Valdieri il primo stabilimento per i bagni. Varie altre opere vengono realizzate sulla riva sinistra del torrente verso il 1770. Un incendio, nel 1794, distrugge quasi tutto. Per la ricostruzione si deve attendere l’inizio dell’800. In un primo tempo viene restaurato il “Baraccone” e, successivamente, le altre costruzioni sulla riva sinistra del torrente. Una relazione del 1820 attesta che gli edifici dei Bagni erano ormai in massima parte restaurati. Eventi bellici legati all’avventura napoleonica bloccano completamente ogni crescita del complesso sino al 1830, anno in cui cominciano i lavori per la sistemazione della strada che sale da Sant’Anna.
Nel 1855 viene costituita una società per l’edificazione di un nuovo stabilimento termale. A Torino, nel marzo dello stesso anno, la Camera e il Senato, votano una legge che prevede la messa in vendita delle sorgenti e dei fabbricati dello stabilimento termale da parte del Regio Demanio e del Comune alla Società appena costituita. Nella discussione interviene Cavour: “La località di Valdieri è la più ricca di acque salutari che esistano nello Stato e forse anche in tutta Europa.
Sempre nel 1855 Vittorio Emanuele II Re di Sardegna visita la Valle Gesso e le sue terme rimanendone favorevolmente colpito per la bellezza naturale e per la ricchezza di selvaggina, tanto che i sindaci dei Comuni dell’alta valle, conoscendo la sua passione venatoria, stabiliscono di cedere al Re i diritti di caccia e di pesca su gran parte del loro territorio. Tra il 1857 e il 1870, vengono edificate da parte di Casa Savoia la residenza estiva di Sant’Anna di Valdieri, le palazzine di caccia di San Giacomo di Entracque e del Piano del Valasco. Alle Terme vengono costruiti quattro chalet di foggia svizzera, due dei quali ancora esistenti e oggi completamente restaurati: la ”Casa della Bela Rosin” e il prospiciente “Casino di Caccia”.
Testimonianze e Ricordi
Al piano terreno dell’abitazione, adibito a tavernetta, Marta aveva allestito in modo accurato il suo museo personale, che mostrava alle persone interessate. La stanza era ricca di cimeli di vario genere, legati alla famiglia reale: foto, cartoline, giornali, lettere e documenti. Tra i visitatori, c’erano anche gli ultimi esponenti di Casa Savoia, come Maria Pia e Maria Gabriella. Così iniziò la lunga ricerca di una location che dopo svariati tentativi terminò poi con l’iniziativa di Marta, sostenuta dalla sua famiglia, di allestire il Museo della regina Elena a casa propria.
Marta mi ha raccontato con grande trasporto e un po’ di malinconia storie extraordinarie. I protagonisti erano lei stessa, i valligiani, il re e la regina. Di Elena da Montenegro, Marta custodiva dei ricordi affettuosi, colmi di riconoscenza e gratitudine, come la maggior parte dei suoi compaesani. Infatti, la grande generosità, lo spirito di servizio e l’affabilità valsero alla sovrana l’appellativo di Regina della Carità.
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