La gloria dei Bagni Virzì è un lontano ricordo. Eppure quel litorale sarebbe il più vicino al centro della città. Da anni ormai la Costa Sud di Palermo, da Sant'Erasmo ad Acqua dei Corsari, passando per Romagnolo è una distesa di rifiuti e degrado. Il tema del recupero di questa zona è da anni nell'agenda politica sinora però senza alcun risultato. E ora anche la Giunta Lagalla promette che prima o poi quel mare sarà restituito alla città.

Carta spiega inoltre che "insieme al sindaco Roberto Lagalla e all'assessore Andrea Mineo stiamo correndo per utilizzare al meglio i circa 70 milioni di euro di fondi extracomunali a disposizione dei progetti per la bonifica e rigenerazione della Costa Sud. L'ennesima promessa a vuoto per chi sogna di ritornare a far un bagno in quelle spiagge o i primi passi verso l'agognato recupero? Il tempo lo dirà. Si rimane dunque in attesa.

I bagni di mare erano degli stabilimenti balneari frequentati dai cittadini palermitani già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. I cosiddetti Bagni di mare nella seconda metà dell'800 furono un fenomeno alternativo alla villeggiatura nelle ville di campagna. I bagni di mare nel secondo Ottocento sono un fenomeno alternativo alla villeggiatura estiva nelle ville di campagna che Palermo aveva imparato nel corso del Settecento.

Le prime strutture e le attività

Le prime strutture degli stabilimenti balneari erano rappresentate da palafitte di legno sul mare. Vi erano delle cabine dove potersi cambiare, piscine al chiuso con acqua iodata, si potevano praticare sport acquatici come la canoa, il nuoto, si organizzavano feste e balli di gruppo.

Dal libro La villa dei mostri (1888-1927) di Ruggero D’Alessandro ricavo che «Lo stabilimento Trieste-Virzì di Romagnolo venne fondato nel 1896 da Antonino Virzì che lo gestì per diversi anni: fino al subentrare del figlio Francesco Paolo, che a sua volta, negli anni Trenta, cedette il posto ai nipoti. Due grandi terrazze furono aggiunte nel 1939/40: una all’ingresso dello stabilimento balneare, l’altra posta sopra alcune cabine con affaccio diretto sul mare.

A partire dal 1911 l’attenzione della media e alta borghesia per i lidi balneari si sposta verso il nord della città, sta per nascere in quel periodo la notorietà di “Mondello” come luogo balneare. Dopo l’avvenuta bonifica del sito l’alta società palermitana comincerà ad edificare ville Liberty, secondo il gusto dell’epoca, tra le più belle e sontuose della città che possiamo ammirare ancora oggi. Il progetto prevede nel complesso una zona residenziale, con un Grand Hotel, centinaia di villini, una cattedrale (mai realizzata) e uno stabilimento balneare collegato con la città attraverso una strada ferrata.

Rosario La Duca, in un articolo del 1971 dice che «Si può ben dire che non c’era tratto della costa compresa tra le borgate di Romagnolo e dell’Acquasanta che non fosse utilizzato per i bagni di mare.

Da diversi anni molte associazioni, interloquendo con il Comune, si battono per il recupero del tratto di mare della costa sud, e in particolare per il recupero del Fiume Oreto per il quale è stato approvato un finanziamento di oltre 5,6 milioni. Già in passato sono stati realizzati nella costa singoli interventi come ad esempio il recupero del porticciolo di Sant’Erasmo e dello Stand Florio.

Ricordi d'infanzia

“Mio padre aveva libera solo la domenica. Lavorava al Capo, aveva un banco di frutta e verdura in società con il Signor Gioacchino, “u 'zu Iachinu”. Eravamo sei in famiglia. Mio padre Giovanni, mia madre Provvidenza (detta Enza) i miei fratelli Mario e Salvatore, io e mia sorella Angela. Abitavamo a Piazzetta Settangeli, alle spalle della cattedrale, e d'estate andare tutti insieme al mare non era una passeggiata e non avevamo un mezzo di trasporto privato. Capitava che qualche domenica prendevamo una macchina a “noleggio” per caricare tutto il necessario da portare al mare. Ricordo che fosse di solito una Fiat 600 blu scura. Era uno stabilimento balneare per il ceto popolare, il costo del biglietto era accettabile, mentre i ricchi andavano a Mondello, almeno sino ai primi anni Sessanta. Allora c'era una forte sensibilità per lo “scandalo”. Indossavamo il costume da bagno all'interno di una cabina angusta con qualche chiodo come attaccapanni. Ad ora di pranzo c'era la pasta al forno e da bere acqua, per noi piccoli, e vino per i grandi, mica come oggi aranciata e Coca Cola. Tra le cose che ricordo con più piacere c'era la “balera”, una pista da ballo. Ricordo che non vedevo l'ora di diventare grande come quelle ragazze che indossavano i primi bikini e, sedute s'una staccionata, aspettavano di essere invitate a ballare. Non andai più ai Bagni Virzì, da sposata ho avuto la fortuna di avere il mare vicino casa, ma ho un ricordo molto piacevole di quelle domeniche, sebbene sparute, passate insieme alla mia famiglia in modo spensierato.

Ordinanze e bonifiche

Se nel Medio Evo a Palermo si sguazzava nei bagni, dal XVII secolo in poi, per motivi etico-religiosi, si perse quest’abitudine. All’inizio dell’800, furono fatte alcune ordinanze prefettizie che regolavano l’uso dei “bagni di mare” al fine di tutelare la pubblica decenza. Era proibito, ad esempio, fare il bagno lungo la “passeggiata alla Marina”, meta giornaliera di tanti palermitani. Denudarsi parzialmente e lavarsi, fu considerato un peccato. A partire dalla seconda metà dell’800, l’Amministrazione palermitana incominciò a bonificare gran parte della costa prospiciente la Città. Poco dopo furono realizzati i primi stabilimenti balneari.

Grazie alle nuove concezioni igienico-sanitarie, s’incominciarono a frequentare le terme ed i bagni di acqua marina, credendo fossero un buon rimedio contro alcune patologie del corpo. Furono gli aristocratici a lanciare questa nuova esperienza. Già nel 1875, c’erano stabilimenti balneari a Sant’Erasmo, al Sammuzzo (Piazza Tredici Vittime) a d Santa Lucia (Piano dell’Ucciardone). Lungo la costa che da Palermo conduceva a Messina, il primo stabilimento balneare che si incontrava, era il “Risorgimento Italiano”, vicino alla Colonnella (Ospedale Buccheri La Ferla). Questo stabilimento, accoglieva solo donne, o coniugi; come reclamizzava un calendario del 1899 era fornito di

Stabilimenti balneari agli inizi del ‘900

Agli inizi del ‘900, alcuni stabilimenti pubblici, si fregiavano di insegne che si ricollegavano alla medicina. All’Acquasanta primeggiava lo Stabilimento Idroterapeutico dei “Fratelli Pandolfo“, dove scaturiva un’acqua purgativa che riscaldata, serviva anche per le abluzioni (lavaggio del corpo o di una sua parte). Sul luogo, lungo l’arenile antistante la piazza, accanto alla cosiddetta Peschiera Reale, c’era anche lo stabilimento di bagni di Vincenzo Tramontana, che, impiantato nel 1882, funzionava stagionalmente. Un vaporetto ed una linea di tram elettrico, collegavano Palermo alla borgata. In Vicolo Paternò, c’era il “ Bagno di Nettuno “, in Via Quattro Aprile (Kalsa) “Alla Stella“ e già nel 1902 c’erano persino i “bagni di luce elettrica“.

Incominciò allora ad essere di moda il bagno a mare. Nella Contrada denominata “Sperone”, nel 1928 sorsero lo stabilimento “Bagni della Salute” e poco dopo quello gestito da Vito Bajamonte e lo Stabilimento balneare “Savoja” di Bernardo Rizzo. Anche alla Bandita, di fronte alla Vetreria Caruso, dal 1926 sorsero piccole strutture balneari, realizzate da Francesco Ermini. Nella zona di Acqua dei Corsari, nel 1928 si ebbe la prima struttura grazie a un’istanza presentata dal sacerdote Vincenzo Palermo ed a partire dal 1930, sorse anche lo Stabilimento “Santa Rita”. Nel 1951, sul luogo, sorsero il “Lido Olimpo” e lo Stabilimento Bagni Italia. Nella Via del Borgo s’impiantò lo stabilimento di legno dei Fratelli Messina. Anche davanti allo specchio d’acqua di Porta Felice ne sorse uno, probabilmente il più chic, frequentato da nobili e borghesi.

Come si viveva negli stabilimenti balneari

Gli stabilimenti balneari dell’epoca, non assomigliavano minimamente a quelli odierni. Differente era il modo di vivere, si era superato il pregiudizio della peccaminosità dei bagni ma rimaneva ancora il pudore e la ritrosia delle anziane di casa. Si crearono quindi i reparti maschili e quelli femminili, i costumi avevano la fattezza delle sottane da notte. Altro che ammirare le forme! C’era anche l’usanza che le donne s’immergessero nel mare dentro uno stanzino chiuso da ogni lato sino ad un metro sotto il pelo dell’acqua. Ogni stabilimento aveva il cosiddetto “salone“, formato da un grande specchio d’acqua coperto e buio, delimitato sui quattro lati dagli stanzini. La divisione dei sessi era rigorosissima.

Il bagno quindi, era considerato una vera cura. Lo stabilimento dell’Acquasanta, fu quello che in breve tempo diventò il più famoso. In un quotidiano del 1924 si leggeva: .

Dopo qualche anno, lo sviluppo della spiaggia di Mondello, fece scomparire gli stabilimenti che si trovavano “sul mare della città“. Rimasero soltanto quelli di Romagnolo e dell’Acquasanta ma in seguito anche questi scomparvero.

Suddivisione del litorale palermitano

Il litorale di Palermo può essere suddiviso in due parti: in questa prima parte ci occuperemo della zona di mare che va verso Messina, nella seconda, della parte di costa che va verso Trapani. Dopo le ultime novità in termini di balneabilità di questa zona di mare, con un possibile ritorno ai fasti di molti anni fa, quando lungo la costa si susseguivano i lidi un tempo famosi: Bagni Italia, Virzì, Petrucci e altri ancora di perduta memoria, ecco tornare la curiosità del significato dei nomi di questi litorali.

Partendo dal Foro Italico, oggi riqualificato da una bella villa con tanta erba, ecco S. Erasmo. Deve il nome ad una antica chiesetta che sorgeva proprio in riva al mare. Subito dopo, la località Ponte di Mare. Il nome è legato ad un antico ponte che sorgeva alla foce del fiume Oreto. Era stato costruito dal 1581 al 1586 col nome di ponte di S. Erasmo. Nel 1772, dopo vari restauri, crollò definitivamente per via di una piena del fiume.

Seguono due località ormai scomparse anche nella memoria: la Tonnarazza e la Colonnella. La località che segue si chiamava la Colonnella, per via di una colonna eretta in quel luogo per sorreggere una statua della Immacolata. Si accedeva alla costruzione tramite due scale che conducevano al ripiano, come testimoniano antiche stampe della fine ‘800. La “Colonnella” esiste ancora oggi resa piuttosto anonima: si trova quasi di fronte all’Ospedale Buccheri La Ferla.

Andando avanti, comincia la rinomata Romagnolo, (anticamente chiamata Mustazzola) dove sorgevano i lidi balneari più famosi: lo Stabilimento “Trieste-Virzì” (1896) e lo Stabilimento “Delizia-Petrucci” (1888).Romagnolo si chiama così in onore e ricordo del fondatore di un piccolo villaggio che vi sorgeva insieme alla villa del senatore palermitano Corradino Romagnolo. La villa ormai non esiste più da quando venne inglobata nella struttura del Buccheri la Ferla.Poco distante un fortino fatto erigere dal Senato palermitano a fior d’acqua a difesa della città dalle incursioni piratesche aveva il nome di Fortino del Sacramento.

Segue lo Sperone che non deve il suo nome alla conformazione geografica della costa ma ad una macabra costruzione, in pietra, a forma di piramide, nella quale erano inseriti numerosi ganci di ferro nei quali venivano appesi i corpi squartati dei giustiziati. Un monito terribile che doveva dissuadere i malintenzionati dal compiere delitti. Proseguendo troviamo la Bandita, che ha una storia singolare, come del resto altre per altri toponimi cittadini. È infatti riferito ad una donna. Non ne conosciamo il nome ma il soprannome, la Sbannuta, poi italianizzato in Bandita, che offriva servizi di diverso genere, nella sua taverna.

Chiude il tratto del litorale Acqua dei Corsari. Il toponimo più che riferirsi a corsari che pur infestavano anche questo tratto di mare. Pare debba essere legato ad una sorgente che scaturiva dalle rocce del litorale e che sarebbe appartenuta alla famiglia Corsaro. Di quest’acqua ne facevano uso le navi che vi approdavano per fare rifornimento. Oggi questo litorale fa parte di un grande progetto di riqualificazione.

Costa d'Oro

C'era una volta il mare a Palermo. Era quel tratto di spiaggia davanti la Conca d'Oro, che i più nostalgici chiamano ancora la Costa d'Oro, con gli stabilimenti balneari costruiti su pali di legno incerti che ospitavano baracche tremolanti. I nomi degli stabilimenti erano Savoia, Petrucci, Virzì. Il più famoso era lo Stabilimento Delizia-Petrucci, fondato da Antonino Petrucci soprannominato "il galantuomo". Sorgeva davanti al vicolo Spanò ed era dotato di un'altalena e un trampolino per i tuffi, raggiungibili dalla riva a bordo di un'imbarcazione, e di un "campo di nuoto", fiancheggiato da imponenti gradinate dalle quali si poteva assistere alle gare sportive organizzate fra le squadre degli stabilimenti.

La Costa d'Oro oggi non esiste più. Al suo posto trovi i parcheggi dell'ospedale la Ferla, piccole fabbriche abbandonate, spazzatura e tanto degrado. Il fiume Oreto che rilascia le sue acque su questa riva è profondamente inquinato da scarichi industriali e fognari. Dopo gli anni Cinquanta si decise che tutto il materiale di risulta dovesse essere gettato in quel tratto di mare. Poche foto ricordano la Costa d'Oro e lo splendore che ha vissuto. Emanuele Drago, professore e storico innamorato della città, la ricorda perfettamente e la descrive nel suo splendido libro "Palermo in un romanzo". Drago è spesso guida turistica per piccoli gruppi di curiosi e nostalgici che vogliono visitare quei luoghi, memoria storica di un passato che sembra lontanissimo.

Il bagno come peccato

Nell’ottocento il bagno - sia pure casalingo ed a fine igienico - era considerato come qualcosa di peccaminoso e comunque da evitare. Soltanto verso la fine del secolo erano apparse nelle case delle famiglie borghesi tinozze, baganrole, e semicupi ma il bagno era più giustificato dalla terapeutica che dall’igiene. Anche i primi stabilimenti pubblici che erano sorti in città si fregiavano di insegne che, più o meno direttamente, si ricollegavano alla medicina. In quel tempo si avviavano a divenire di moda anche i bagni di mare.

Sin dall’inizio del secolo infatti erano già sorti a Romagnolo gli stabilimenti di Virzì, dei fratelli Petrucci e di Emilio Pirandello, a S. Erasmo ed al Sammuzzo quelli di Franco Carini; nella via del Borgo era stato impiantato lo stabilimento dei Fratelli Messina ed all’Acquasanta quello dei Tramontana. Si può ben dire che non c’era tratto della costa compresa tra le borgate di Romagnolo e dell’Acquasanta che non fosse utilizzato per i bagni di mare. Perfino nello specchio d’acqua antistante la passeggiata della Marina sorgevano alcuni stabilimenti. In realtà bisogna pur dire che la configurazione dello stabilimento balneare di allora era ben diversa da quella di oggi. E, come se questo non bastasse, c’era anche l’usanza che le donne si immergessero nel mare dentro uno stanzino chiuso da ogni lato sino a un metro al di sotto del pelo dell’acqua.

Esisteva in ogni stabilimento anche il cosdiddetto “salone” formato da un grande specchio d’acqua coperto e delimitato sui quattro lati dagli stanzini, ma anche qui la divisione dei sessi era rigorosissima. In queste minipiscine in scatola i nostri nonni si bagnavano in un mare pulito, iodato, al fine di ritemperare il corpo per meglio affrontare l’inverno successivo. Con la fine della Belle Epoque e l’emergere del nuovo ceto cittadino urbano, anche nel capoluogo isolano si assistette ad una generale massificazione degli usi e dei costumi sociali che non risparmiò nemmeno le pratiche più tradizionali.

Massificazione degli usi e dei costumi sociali

A partire dal primo ventennio del 900 lo spostamento delle località balneari e la frequentazione degli stabilimenti cominciarono a essere legati anche a momenti diversi della balneazione. Lo stabilimento divenne punto di incontro dove consumare i mutati rituali borghesi, e luogo nel quale era possibile fare il bagno, prendere il sole, praticare sport acquatici, assistere ai primi incontri di boxe e , a sera, sotto una moltitudine di lampade di carta colorata, location per feste e serate danzanti al ritmo di boogie woogie.

Quando parlo di Romagnolo con le persone che hanno conosciuto il periodo d’oro di questa borgata palermitana, affiorano sospiri nostalgici e qualche “sorrisino malizioso” legato a vecchi ricordi. Oggi è una delle zone urbanistiche più martoriate della nostra città, ma un tempo la borgata di Romagnolo aveva un fascino straordinario.

Il litorale di Palermo, in particolare la zona che va dal Foro Italico verso Messina, è ricco di storia e, un tempo, era costellata di lidi famosi. Il suo nome? Beh, deriva dal senatore palermitano Corradino Romagnolo del XVIII secolo, che aveva la sua villa dove oggi si trova l’Ospedale Buccheri La Ferla. Questa zona costiera, un tempo interamente dedicata all’agricoltura e soprattutto alla pesca, si trasformò a cavallo tra l’800 e il ‘900 in un vero e proprio centro turistico-industriale. Benedetto Bronzetti. I lidi erano il luogo dove si sono formate migliaia di coppie, oggi genitori e nonni di molti di noi! Tra i più noti e frequentati, soprattutto dalla piccola e media borghesia fino alla Seconda Guerra Mondiale, c’erano lo Stabilimento “Trieste-Virzì”, nato nel 1896, e lo Stabilimento “Delizia-Petrucci”, che aprì i battenti addirittura nel 1888.

C’erano anche altri lidi, come lo “Stabilimento S. Come trascorrevano le giornate nei lidi? Per accedere occorreva pagare un biglietto di ingresso, e come sempre un guardiano severo vigilava affinché i ragazzini del quartiere non entrassero di straforo. Tra gli edifici notevoli che possiamo incontrare a Romagnolo, dobbiamo ricordare lo Stand Florio, noto a Palermo come “La Taverna del Tiro”, costruito nel 1905 su un progetto di Ernesto Basile, ma rimasto solo una parte di un grande progetto immaginato da Vincenzo Florio Jr. Lo Stand , infatti doveva essere parte integrante di un Kursaal che prevedeva anche un teatro per spettacoli all’aperto, che non fu mai realizzato. Adiacente all’Ospedale Buccheri La Ferla si incontra il monumentale ingresso della villa Ugo delle Favare, costruita alla fine del 1800 dal marchese Pietro Ugo delle Favare.

All’altezza di via Amedeo d’Aosta si ergeva la Villa settecentesca Moncada di Larderia, che fu per anni la dimora della Famiglia Petrucci, proprietaria dell’omonimo lido. Questa villa, che oggi purtroppo è in rovina, era un gioiello. Si accedeva da un grande portone che lasciava passare le carrozze, mentre un ingresso più piccolo per i pedoni.

Ma purtroppo, come un’ombra lunga e scura, è arrivata la decadenza. Il secondo dopoguerra ha segnato un punto di non ritorno per Romagnolo. I problemi principali sono stati gli abusi edilizi post-bellici e, soprattutto, gli scarichi abusivi, con il mare che è diventato il luogo più facile dove smaltire i rifiuti edilizi e altri inquinanti. Nonostante i tentativi di riqualificazione, la realtà è ancora amara. Gli interventi eseguiti negli ultimi anni hanno già cominciato a mostrare pesanti segni di degrado.

Oggi, il litorale di Romagnolo fa parte di un grande progetto di riqualificazione della costa sud di Palermo, insieme alle spiagge della Bandita e di Acqua dei Corsari. Alcuni progressi sono stati fatti, e gli abitanti della zona continuano a reclamare la riabilitazione del tratto di Romagnolo chiedendo l’ufficializzazione della balneabilità da parte del Comune. Ma la speranza non deve morire. Il futuro di Romagnolo non può essere solo un ricordo nostalgico. Sarebbe bellissimo vedere rinascere questo meraviglioso litorale riallacciando per davvero la città al “suo mare”! È un sogno possibile, ma richiede la partecipazione e la volontà di tutti.

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