Trieste, città di mare e di storia, ha un rapporto speciale con il "bagno", inteso non solo come igiene personale ma anche come momento di svago e benessere. La consuetudine della "tociada" (tuffo in dialetto triestino) in mare ha radici antiche e ha preceduto la nascita degli stabilimenti balneari.

Le Origini Popolari del Bagno a Trieste

A Trieste, la “tociada” avveniva ancora prima della nascita degli stabilimenti balneari. Già all'inizio dell'800, infatti, ragazzini e marinai avevano l’abitudine di tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande per lavarsi. Ragazzini di Città Vecchia e marinari all’inizio dell’800 solevano tuffarsi nelle acque del porto oppure nel Canal Grande tra una barca e l’altra rischiando di essere investiti da un veliero che trasportava le merci. Questo avveniva, però, con il rischio d’essere investiti da una delle numerose imbarcazioni.

Nonostante ciò, norme precise vietassero la balneazione al di fuori delle zone consentite, con severe ammende in caso di trasgressione. Lo esplicitava il 7 giugno 1809 l’avviso del Cavalier Ignazio de Capuano, Preside del Magistrato: “Chiunque verrà trovato a nuotare nudo fra un Lazzaretto e l’altro sarà immancabilmente arrestato e punito, ed in quanto a’ ragazzi, gastigati verranno anche con vergate”. La zona incriminata era lo spazio fra il Lazzaretto Vecchio, quello di San Carlo (che sorgeva proprio dove oggi si trova il Museo del Mare) e il Lazzaretto Nuovo di Maria Teresa nella zona di Roiano.

“Luogo di pubblici bagni” quando compariva questa scritta su un palo si poteva fare il bagno. Sicuramente fuori dai lazzaretti e specialmente a Sant’Andrea dove i marinai potevano addestrarsi nel nuoto.

I Primi Stabilimenti Balneari

L’abitudine di andare al mare si diffuse poi a tutti i livelli della società e Trieste fu all’avanguardia nel recepirne l’influenza.

Del 1820 è l’inaugurazione del primo stabilimento balneare pubblico, evento che attirò numeroso pubblico tedesco. Il 24 maggio 1823, di fronte a piazza Giuseppina (oggi piazza Venezia), fu aperto il primo stabilimento balneare cittadino il “Soglio di Nettuno”, raggiungibile in barca o su di una passerella. Si chiamava ‘Il Soglio di Nettuno’ - racconta il libro ‘Trieste romantica’ - era ancorato in Sacchetta, presso il Molo Giuseppino (oggi Venezia), verso la Lanterna: uno stabilimento galleggiante ideato e voluto dal commerciante Domenico Angeli che offriva al pubblico pagante cabine per cambiarsi d’abito, vasche per le immersioni, una sala di conversazione, servizi di caffetteria e persino un’esposizione permanente sulla flora e fauna del Golfo. All’interno furono costruite vasche per fare bagni caldi e di acqua dolce, una caffetteria con rinfreschi, un acquario con flora e fauna del golfo e anche una sala per fumatori.

L’iniziativa ebbe un notevole successo e nell’arco di dieci anni Trieste ebbe altri due bagni, sempre galleggianti: uno ancorato più verso la Lanterna destinato alla società austriaca e austriacante, chiamato ‘Scuola militare di nuoto’; l’altro, ancorato proprio davanti Piazza Grande - oggi Unità - che portava il nome ‘Boscaglia’, dal suo proprietario. A frequentarlo abitualmente erano commercianti e impiegati che potevano comodamente e velocemente recarvisi in traghetto, godendo di una pausa dalle attività lavorative che infervoravano a poca distanza.

Seguirono la costruzione di altri “Bagni” galleggianti come il “Bagno Maria”, ormeggiato presso il molo San Carlo (oggi molo Audace). Era uno stabilimento galleggiante, costruito in legno, lungo 50 metri per 26 e d’ estate veniva ormeggiato presso il molo San Carlo (oggi molo Audace). Aveva una capienza di duecento persone, riservato,pare, soprattutto ai clienti del lussuoso Hotel “De la Ville”, sulle rive. Era stato costruito al Cantiere San Rocco a Muggia e, qui, in inverno, ci tornava per la manutenzione. Nel 1858 sorse, ad opera di una società per azioni, il celebre ‘Bagno Maria’, il più bello e il più grande. Ancorato dinanzi l’Hotel de la Ville - oggi sede di Fincantieri - disponeva di cento camerini, cabine, una sala d’aspetto con servizio di caffetteria. Dotato di personale istruttore per il nuoto e la ginnastica, disponeva di un bacino dedicato agli uomini, mentre una vasca era riservata a donne e bambini. Il prezzo per l’accesso, l’uso delle cabine ed il bagno ammontava a 20 carantani. Lo stabilimento era stato costruito nel cantiere Strudthoff e venne varato con una solenne cerimonia.

Costruito nel 1857, attivo fino al 1911, quando fu distrutto da una tempesta. Il “Bagno Boscaglia” con struttura in legno, ancorato in mare aperto, spesso smontato alla fine della stagione balneare oppure ancorato in Sacchetta d’ inverno. Un apposito vaporetto trasportava i bagnanti al “Boscaglia”. Dopo qualche anno dalla sua inaugurazione, cambiò proprietario e divenne il “Bagno Buchler” e nel 1898 fu ristrutturato completamente e modernizzato.

Mentre il Soglio di Nettuno chiuse per vecchiaia, il bagno Boscaglia si rinnovò nel 1898 assumendo anche il nuovo nome di Buchler. Fu lui a chiudere la stagione dei bagni galleggianti: il 14 giugno 1911 un fortunale lo investì riducendolo ad un ammasso di pezzi di legno galleggianti nel Golfo.

L'Evoluzione degli Stabilimenti Balneari a Trieste

In forme a noi più vicine, a poca distanza della Lanterna, venne creato nel 1890 il bagno Fontana, dall’aspetto orientaleggiante e dalla durata breve, avendo dovuto cedere il posto alla stazione di Campo Marzio. Il “Bagno Fontana” fu costruito verso il 1899 e non era un “Bagno” galleggiante ma ben posizionato a terra nei pressi della Sacchetta. Lussuosamente servito dal tram a cavalli sembra che sia stato distrutto per la costruzione della stazione di Campo Marzio.

Degli ultimi anni del 1800 è l’apertura del Bagno Excelsior a Barcola, che lanciò quel tratto di costa. Dotato di un teatrino, venne completato nel 1895 con l’omonimo albergo, cui nel 1910 si aggiunge la pista di pattinaggio. Poco dopo, sempre a Barcola, aprì il bagno Garzoni con le prime osterie nelle vicinanze, le quali illuminano alla sera le tavolate all’aperto, offrendo spettacoli pirotecnici e concertini.

Alla fine dell’800 la scogliera lungo il molo Santa Teresa (oggi Fratelli Bandiera) era il luogo preferito dalla povera gente per prendere il sole sulle rocce chiamate “cape” (come i merletti sugli abiti delle signore). Alla fine dell’800 si avvertiva la mancanza di specifiche strutture permanenti che permettessero soprattutto ai cittadini più indigenti di usufruire dei benefici del bagno.

Nel 1903 il Comune di Trieste costruì, nei pressi della scogliera lungo il molo Santa Teresa (oggi Fratelli Bandiera), il primo stabilimento balneare pubblico il “Bagno Alla Lanterna” il cui nome deriva dalla lanterna collocata sul molo nel 1832 come faro marittimo. Negli anni ’30 le strutture in legno vennero sostituite col calcestruzzo e nacque così il famoso muro che divide ancora oggi a metà lo stabilimento estendendosi fin dentro il mare.

Il Pedocin: Un'Istituzione Triestina

Una celebre e vivace eredità del passato è senz’altro lo storico e popolare stabilimento balneare La Lanterna, ‘El Pedocin’, con la storica separazione tra donne e uomini immutata dal 1903, data convenzionale di apertura.

Benefici del Bagno di Mare

Nel 1843 lo ‘Studio sull’acqua di mare’ del dottor Guastalla osservava le proprietà medicamentose dei bagni di mare, ancorchè attentamente disciplinati nei modi e nei tempi. Più del 70% del Pianeta è coperto d’acqua e la sopravvivenza dell’uomo sulla Terra è strettamente legata al mare. Mari e oceani hanno un ruolo fondamentale per la nostra salute: rappresentano una fonte di cibo e di altre risorse naturali ma sono anche importanti per il mantenimento della forma e del benessere fisico.

Trieste, lungo i moli corre la Storia. Dall’Audace al Venezia gli approdi lungo le Rive raccontano le trasformazioni della città nel corso degli anni e rappresentano gli indici del suo destino protesi in mare

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