Scegliere quali tra le storie degli ebrei stranieri presenti in Italia prima o durante la guerra, ma non internati non è stato facile, perché ciascuna presenta aspetti particolari interessanti da riportare alla luce. In questa pagina ne sono presentate solo alcune, divise in base alle diverse situazioni.
Storie di Rifugiati
Heinrich Ehrlich
Heinrich Ehrlich nel 1936 possedeva un laboratorio di gioielleria a Vienna. Nel 1938, quando i tedeschi occuparono l'Austria passò il confine cecoslovacco illegalmente e raggiunse Gablonz. Quando arrivarono i tedeschi si trasferì a Praga dove rimase fino a quando anche la Boemia non fu occupata.
Con un certificato di identità falso, nel 1939 raggiunse Bordighera e, da lì, con una guida, pagata 1000 lire, passò illegalmente il confine con la Francia, a piedi. A Nizza visse con l'aiuto di una organizzazione ebraica fino a quando, allo scoppio della guerra, non venne internato dalle autorità francesi come straniero. Riuscito a fuggire, tornò a Nizza.
Quando gli italiani occuparono questa città, con altre persone fu obbligato a vivere a Castellane, dove rimase fino al 1943, quando raggiunse Saint Martin Vesubie. Dopo l'armistizio temendo le persecuzioni tedesche, con altre persone passò il confine italiano e raggiunse Valdiera. Da lì, con un falso documento di identità francese (conservava ancora il documento con il cognome falso Colbert) giunse fino a Firenze e, da qui, Roma, nell'ottobre del 1943.
Dovette, però, rifugiarsi presto in montagna, per sfuggire alle deportazioni. Quando si rivolge all'IRO la sua condizione è la seguente: non può tornare a Vienna: il suo matrimonio è stato annullato, i figli rifiutano di aiutarlo. In più, teme il perdurare dell'antisemitismo, e, allo stesso tempo, l'influenza dei sovietici e rifiuta il comunismo. Nella valutazione viene indicato come il tipico eterno rifugiato.
Dopo molte richieste, il 12 dicembre 1949, finalmente viene riconosciuto come idoneo all'assistenza nell'ambito del repatriation found creato con accordo di cinque Stati il 14 giugno 1946 e amministrato dall'IRO.
Wiljem Reiter
Wiljem Reiter era nato a Vienna, da padre galiziano emigrato in Austria nel 1919. Nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria al Reich i suoi genitori fuggirono in Belgio. Poco dopo li seguì anche lui, insieme al fratello. La madre morì a Bruxelles nel 1940.
Wiljem, nel frattempo, aveva imparato la professione di pellicciaio, ma, in quanto rifugiato, non riusciva a praticarla, così, dopo la morte della madre, seguì il padre e il fratello che avevano deciso di trasferirsi in Francia, prima a Tolosa, successivamente, a Montpellier. Tra il 1942 e il 1943, sia il padre che il fratello vennero arrestati.
Il padre riuscì a liberarsi corrompendo un impiegato francese nell'amministrazione tedesca, il fratello fu deportato. Si trasferì a Adge-Vercult, dove visse miseramente. Quando i tedeschi temettero l'invasione degli alleati nel sud della Francia, rischiò di essere arrestato, così fuggì nei dintorni di Nizza e, da qui, passò i Italia, arrivando a Cuneo.
Combattè con una brigata di partigiani e, dopo la liberazione della zona, potè riunirsi con il padre e, nel 1946, con il fratello che credevano morto. Continuarono a vivere a Cuneo o nei suoi dintorni. Si rivolge all'Organizzazione per essere aiutato a raggiungere il padre e fratello che sono emigrati in Canada, ma nel 1951 è ancora in Italia, ospitato in un campo IRO.
Dragan Zvijezdic
Dragan Zvijezdic nel 1938 viveva a Zagabria e lavorava come dipendente della Schell-Oil. Nel 1934 era stato esonerato dal servizio militare per un problema di cuore, ma nel 1941, al momento dell'invasione della Jugoslavia, si era presentato - inutilmente - come volontario per combattere i nazisti.
Fu licenziato dalla Schell Oil, quando questa organizzazione passò sotto il controllo tedesco, e fu assunto dalla comunità ebraica come impiegato. Durante questo duro periodo iniziarono le persecuzioni antisemite e molti dei suoi parenti furono internati a Jasenovac e Nova Gradiska e da quel momento scomparvero.
Nell'aprile del 1942 fu arrestato come ostaggio in occasione dell'anniversario della fondazione del nuovo Stato croato. Gli ostaggi erano tutti gli ebrei, membri della RSS (chiamati dagli ustascia "Gli ebrei bianchi") aderenti all'idea jugoslava prebellica. Erano tenuti come ostaggi nel caso in cui dovesse succedere qualcosa durante le celebrazioni.
Rimase in prigione per alcuni giorni e poi fu liberato. Quando la polizia, dopo poco tempo, venne a cercarlo di nuovo non era in casa. Avvisato dai vicini, partì immediatamente. Era già in possesso di un finto "foglio di rimpatrio" per sé e la sorella rilasciato dalle autorità della Dalmazia in cambio di denaro. Così entrambi partirono per Spalato, zona passata all'italia.
Furono arrestati, incarcerati per qualche settimana e poi confinati nell'isola di Brazza (Brac). Nel mese di giugno furono trasferiti nel campo di concentramento gestito dagli italiani sull'isola di Arbe (Rab). Nel settembre del 1943 nel campo, che si era già liberato, arrivarono i partigiani, ma dichiararono che una seria resistenza sarebbe stata impossibile dato che tutte le isole circostanti erano in mano agli ustascia e ai tedeschi.
Dragan, insieme ad altri, rimase nel campo, aspettando l'agognato sbarco angloamericano. In breve, però, fu costretto a fuggire più lontano a causa del pericolo tedesco e si rifugiò, insieme a molti altri civili, sulle montagne della Lika a poche miglia dall'isola.
Anche se i partigiani (Esercito di Liberazione Nazionale) si assunsero nominalmente la responsabilità di garantire la loro sicurezza, i rifugiati rimasero in diverse occasioni soli e non protetti, cosicchè alcuni di loro finirono nelle mani degli ustascia. Dragan era membro della commissione ebraica con il compito di prendersi cura del benessere degli ebrei.
Il primo ministro inglese, Churchill, che in quel periodo si trovava a Topusko, vide le condizioni pietose dei rifugiati e suggerì di inviare a Bari una commissione per chiedere aiuto. Dragan, che ne faceva parte, nell'ottobre del 1944 partì con una jeep guidata dallo stesso Churchill fino al campo d'aviazione ausiliario di Glina.
A Bari ottenne un lavoro come membro della comunità ebraica locale, poi passò a lavorare con l'AJDC di Roma come segretario del dipartimento di approvvigionamento medico. Quando si rivolge all'IRO, dichiara di non vuoler tornare in Jugoslavia, perché non può vivere sotto un regime in cui i principi democratici non sono rispettati.
Come aderente al partito RSS per un lungo periodo è fautore del principio di libertà personale e politica e dell'iniziativa privata. Ha vissuto con i comunisti in montagna, dove solo i membri del partito erano al sicuro, mentre i rifugiati civili non protetti non erano affatto considerati alla pari. Non ha nessuno nel paese e vorrebbe emigrare in Palestina o in Argentina o in Nuova Zelanda.
La sua storia viene considerata vera in quanto suscettibile di controllo. Dragan, però rimane in Italia ed ottiene la cittadinanza il 9 marzo del 1954.
Ludwik Tramer
Ludwik Tramer viveva in Polonia, a Cracovia. Dopo lo scoppio della guerra, la città venne occupata dai tedeschi e il richiedente fuggì a Lwow, che era nella zona controllata dalla Russia. Vi rimase fino a quando, nel giugno del 1940, non fu deportato in un campo di lavoro in Russia.
Fu liberato grazie all'accordo Sikorsky tra il governo polacco in esilio a Londra e l'Unione Sovietica e si stabilì nell' Ouzbekestan, nella città di Samarkanda, dove rimase fino al 1942, quando partì con un trasporto di familiari di militari polacchi, per raggiungere il padre che era con il corpo militare polacco a Teheran.
Da Theheran si spostò in Palestina, dove egli si arruolò con il corpo polacco del generale Anders con il quale si spostò in Egitto e poi in Italia, fino a Cassino. Finita la guerra e smobilitato, si iscrisse alla facoltà di medicina di Bologna. Non viene considerato rifugiato, dall'IRO e nel 1951 è ancora in Italia.
Zygmund Woelfling
Viveva con i suoi genitori a Prsemyls in Polonia. Nell'ottobre del 1939 si trasferì a Lwow, nella zona occupata dai russi e si iscrisse ad una scuola musicale. Nel 1941 venne arruolato in un battaglione del lavoro a seguito dell'Armata Rossa che agiva nella regione di Tananrog, con numerose unità e comandi.
A giugno fu trasferito sulla sponda orientale del Mar d'Azov , fino al mese di agosto, quando venne rilasciato con altri polacchi in seguito all'accordo tra il governo polacco in esilio a Londra e l'Unione Sovietica. Si trasferì a Tashken in Usbekistan dove il conservatorio dipendeva da quello di Leningrado e riprese i suoi studi musicali.
Nell'aprile del 1942 raggiunse il centro di addestramento dell'armata polacca del generale Anders a Wewskaja. Successivamente il centro fu trasferito in Persia, vicino alla frontiera con l'Irak e poi a Kirkuk. Nel 1943 era a Gaza, in Palestina e nel febbraio del 1944 in Egitto.
A marzo, terminata la scuola ufficiali, fu trasferito a Taranto, poi a Cassino. Risalì la costa adriatica, fino a Forlì. Fu smobilitato a giugno e sposò una donna italiana. Quando si rivolge all'IRO vive a Roma, con la famiglia della moglie, studia economia all'università e fa lavori saltuari.
Non vuole tornare in patria, perché è contrario al regime comunista che, tra l'altro, sembrerebbe considerare traditori i militari del corpo polacco del generale Anders. Nel giugno del 1949, però, chiede di essere cancellato da tutti i servizi dell'IRO, perché in possesso di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato e ha iniziato le procedure per la naturalizzazione in Italia dove intende risiedere permanentemente. La domanda viene accettata.
La Brigata Anders
Ludwik Tramer e Zygmund Woelfling non erano i soli ebrei polacchi venuti a combattere in Italia al seguito della Brigata Anders. La presenza e la natura o meno di rifugiati da attribuire a questi militari, soprattutto a quelli che si erano creati una famiglia, sposando una italiana, fu oggetto di diverse discussioni all'interno della Displaced persons Division dell'UNRRA, come dimostra il documento che segue.
Il ritardo di questo memorandum è stato causato dalla considerazione dell'ampia questione politica [ ] se mogli e figli e altri parenti debbano ricevere la loro idoneità per la cura e il mantenimento da quella che il capofamiglia ha ottenuto da parte dell'UNRRA. A causa delle ampie considerazioni di questa politica, non siamo ancora in grado di dare una risposta definitiva a questa domanda in questo momento hanno avuto luogo discussioni con il Foreign Office e siamo informati che nessuna smobilitazione di qualsiasi unità dell' Anders'Army è contemplata fino a quando queste unità non saranno trasferite in Gran Bretagna.
In base a queste eccezioni, i polacchi che desiderano rimanere in Italia perché hanno sposato degli italiani, o perché hanno il permesso di emigrare in altri paesi, sono autorizzati alla smobilitazione locale in Italia. Il numero totale è piccolo, e siamo informati che in nessuno dei due casi sembrerebbe probabile che anche un numero trascurabile di essi sia incline ad emigrare in Austria.
Come sapete, la politica stabilita è chiara: gli ex-soldati hanno diritto all'assistenza dell'UNRRA solo se sono stati sfollati a causa della guerra e smobilitati come individui e non come membri di unità sciolte o smobilitate. I disertori dell'esercito del generale Anders sono tecnicamente ancora soldati e quindi ipso facto non eleggibili.
Firmato DV Rabinoff Asting Director, welfars and repatiration division.
Altre Storie
- Speranza Nacson: nata a Corfù, ma vissuta prima a Trieste e poi a Venezia; ospitata nell'ospedale di Venezia fino alla fine dell'occupazione nazi-fascista.
- Aurelia Schik: nata a Graz, rifugiata nel 1939 ad Abbazia (allora provincia del Carnaro) ha la possibilità di emigrare negli Stati Uniti dove vive un fratello, che ha pagato per lei anche il passaggio aereo da Roma a Lisbona dove avvenivano gli imbarchi, ma perde l'aereo e resta a Roma, dove rimane nascosta durante l'occupazione, aiutata dalla Delasem.
- Margit Klinger: Viveva in Ungheria, a Budapest, sposata con il dirigente di una grande azienda. Quando entrano in vigore leggi antisemite restrittive, il marito venne allontanato dal lavoro e si ammalò di cuore. Insieme riuscirono a raggiungere l'Italia nel 1943, con passaporto regolare e vennero ospitati a Venezia dalla figlia che aveva sposato un italiano molto ricco. All'arrivo dei tedeschi la figlia fuggì in Svizzera, mentre lei e il marito rimasero a Venezia con documenti falsi. Andò in Svizzera dopo la morte del marito, avvenuta nel 1944. Rientrata, vive con la figlia separata dal marito in condizioni disagiate, perché dall'Ungheria non arriva più la pensione del marito. Non vuole tornare in Ungheria, perché non ama il comunismo che considera una dittatura.
La Storia di una Donna di Berlino
Viveva a Berlino ed era sposata con il Direttore di una importante ditta. Dopo la morte del marito viveva con la sua pensione che le fu tolta nel 1939, poiché era ebrea. Tra il 1936 e il 1939 era stata di frequente a Roma, dove viveva una sua figlia sposata con un italiano.
Lasciò definitivamente Berlino nel 1939 e si trasferì in Belgio, dove viveva un'altra figlia e dove aveva anche un nipote, di cui non ha saputo più nulla. Si trasferì a Roma nel 1940, ma non fu internata come gli altri ebrei stranieri, perché nel frattempo, si era convertita alla religione cattolica.
Continuò a vivere con la figlia ed il nipote italiano. Il genero è un dottore, ma non guadagna molto e ha cinque figli da mantenere. Si rivolge all'IRO per chiedere assistenza fuori del campo; dice che non lo ha fatto fino a quel momento, perché non conosceva l'organizzazione: è quasi completamente sorda, così molte cose le sono sconosciute a causa della sua infermità.
Desidera continuare a vivere con la figlia e con i nipoti. In base a queste affermazioni, la domanda viene accettata anche se presentata fuori tempo.
Il Caso di Una Donna Nata a Breslavia
Nata Breslavia, in Germania, il 5 febbraio 1913, da genitori ebrei. Il suo primo lavoro fu quello della governante e poi di commessa in un negozio di tessuti. Il negozio fu chiuso per mancanza di merci e dovette vivere in casa della sorella, dove rimase, disoccupata, fino al 1941.
Per salvarsi dalla persecuzione, fuggì in Italia, con documenti falsi e si fermò a Bolzano, dove visse nascosta e disoccupata, mantenendosi con dei lavori saltuari. Quando i tedeschi occuparono l'Italia, temendo di essere arrestata e deportata in un campo di concentramento in Germania, fuggì a Lonato, in provincia di Bergamo, dove visse nascosta presso la famiglia Marchi fino alla liberazione.
Venne a sapere che anche la sorella era in salvo in Italia, nel Friuli Venezia Giulia, nel paese di Fanna e la raggiunse. Qui svolse il lavoro di governante presso diverse famiglie. Ha un'altra sorella che vive a Londra. Avrebbe trovato lavoro lì, grazie ad una agenzia che le ha spedito il permesso di emigrazione in Inghilterra presso la sede centrale dell'AJDC a Roma. Chiede aiuto all'IRO per completare la documentazione. Non vuole tornare in Germania.
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