Quarant'anni fa, l'11 giugno 1984, moriva Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano. Ancora oggi Berlinguer è riconosciuto come uno dei leader politici più amati, influenti e rispettati non solo della sinistra italiana. La sua prima figlia, Bianca, ne ha tracciato un quadro che rifugge dall’immagine austera e severa che da sempre il suo personaggio porta con sé.

“Ha incarnato un’idea della politica che non c’è più e di cui si avverte nostalgia. Se, però, papà è stato così tanto amato e continua a esserlo, lo si deve anche al fatto che ha guidato un partito capace di rappresentare una moltitudine di uomini e donne che si sono riconosciuti in una visione del mondo e in un programma politico”, ricorda la figlia.

Il Berlinguer Privato: Padre, Marito e Amante del Mare

È la prima volta che la figlia Bianca apre la porta di “casa Berlinguer”, anche se non è facile parlare in pubblico di un uomo che fece della riservatezza uno stile di vita. Il Berlinguer privato, il padre accudente e il marito innamorato, l’ironia e il gioco, le stravaganze e le passioni insolite.

Partiamo dalla somiglianza fisica. “Ho cominciato ad avvertirla dopo la sua morte. Poi è stata la televisione a restituirmi questa somiglianza, fin dal mio esordio in studio. Forse la sua stessa cocciutaggine, una qualche spigolosità e quello stile famigliare di riservatezza. ”

Il mare rappresentava soprattutto la libertà. Quando era segretario, la barca era l’unico posto dove non aveva la scorta. “Il timone lo teneva sempre lui, nel mare di Stintino. E usciva tanto più volentieri se il maestrale era forte, le vele gonfie di vento, quando tutti gli altri gozzi rimanevano a riva. Perché nel mare cercava la libertà e nel vento la sfida.”.

Si usciva con le barche a vela latina dei pescatori, e ogni fascia d’età aveva il suo gozzo. Prima ti insegnavano a manovrare le vele, a tenere il timone, a sentire il vento. Chissà. il mare gli piaceva tantissimo, soprattutto quando batteva forte il maestrale. Era una sua caratteristica: quando salive il vento, lui usciva.

Il rapporto di Berlinguer con Stintino era profondo, ancestrale. «In un certo senso - spiega il genero Luca Telese, marito di Laura - era la spiaggia di famiglia e, ancora negli anni Settanta, su quella sabbia si conoscevano tutti. I Berlinguer, i Segni, i Siglienti, i Cossiga. In molti erano pure parenti. Enrico non aveva un'abitazione di proprietà, ne prendeva in affitto una da un pescatore del luogo: era bianca, spartana e molto vicina al mare».

Un Padre Presente e Attento

Papà è stato anche un padre fisico, soprattutto quando non c’era mia madre. Avevo due anni quando nacque Maria e andammo con lui in Sardegna per quindici giorni. Io ricordo poco, ma le mie zie mi raccontavano che gli stavo appiccicata come una tellina. E lui era molto sollecito, mi lavava, mi cambiava, mi preparava da mangiare. La stessa cosa si sarebbe ripetuta con la nascita di Laura.

Avevo dieci anni, Maria otto e Marco sette e ci immergemmo nell’anarchia di Stintino. Però papà era attentissimo a certe regole: cambio di costume dopo il bagno, mai mangiare prima della nuotata.

Quando Laura era piccola, papà aveva l’abitudine di tenerle la mano finché non si addormentava. Mia madre non approvava: quando lui non c’era, toccava a lei assolvere il ruolo di “reggitrice”. Questa è stata la saggezza dei miei genitori: il ruolo pubblico di papà rimaneva fuori di casa. E tra loro c’era la più grande parità.

Vita Privata vs. Ruolo Pubblico

Di questa separazione tra vita politica e vita privata aveva bisogno anche mio padre. Il suo ruolo pubblico l’ha vissuto con dedizione massima, ma gli pesava. Era una persona riservata, a cui non piaceva esporsi. Sì, fu un’unione molto profonda, che si nutriva della loro diversità. Lui introverso, mite, anche un po’ timido; mamma estroversa, esuberante, desiderosa di socialità.

Gli hanno cucito addosso lo stereotipo dell’uomo triste e grigio, anche per attaccarlo politicamente. Ma non c’è niente di più falso. Amava l’arte e la musica, specie Wagner. Era un lettore onnivore, I dialoghi di Platone il suo livre de chevet. Gli piaceva il calcio e quando poteva andava al cinema.

Gli Anni Difficili e la Fermezza Politica

Già prima del rapimento, sapevamo che mio padre era nel mirino delle Brigate Rosse. Certo fu quello il momento più drammatico della sua vita politica. Non solo si esauriva il progetto in cui aveva creduto, ma la linea della fermezza lo metteva di fronte a una scelta che lo tormentava anche umanamente.

Una linea che difese con grande determinazione, nella convinzione che la trattativa avrebbe portato a un riconoscimento politico delle Br da parte dello Stato. Tant’è vero che un giorno ci chiamò da parte: se dovesse capitare a me di venire sequestrato, voglio che non ci sia alcun negoziato.

L'Eredità di Berlinguer

Molti analisti tendono a interpretare gli ultimi anni della sua vita come una fase di sconfitta. La sua grave colpa sarebbe stata quella di non aver compreso la portata innovatrice del craxismo. Io ho un ricordo diverso: furono gli anni in cui rafforzò il rapporto con la base del suo partito e si confrontava con i nuovi movimenti, con la questione femminile, con il tema del rapporto tra Nord e Sud del mondo.

Ed era convinto che una politica non fondata sull’etica fosse destinata a corrompersi. Ma questo non significa in alcun modo ridurre la politica a moralismo. Era uno che si spendeva totalmente per l’impegno politico. Ma non voleva fare il segretario a vita.

Evento Data
Nascita di Enrico Berlinguer 25 maggio 1922
Nomina a segretario del PCI 17 marzo 1972
Tentato attentato a Sofia 1973
Rapimento Moro 16 marzo 1978
Comizio a Padova e ictus 7 giugno 1984
Morte di Enrico Berlinguer 11 giugno 1984

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