L'Italia è una terra di miti e leggende che si tramandano di generazione in generazione. Molte città italiane vantano una leggenda legata al Ponte del Diavolo, e Gubbio non fa eccezione.

Umbria: Cuore Verde d'Italia e le sue Leggende

L'Umbria, cuore verde d’Italia, è una terra ricca di mistero, fascino e tradizioni secolari. Da secoli, nelle sue valli, borghi e montagne, si tramandano storie leggendarie che mescolano realtà e fantasia.

Il Drago del Lago Trasimeno

Tra le leggende più affascinanti dell’Umbria spicca quella del drago del Lago Trasimeno. I racconti popolari narrano che fu un coraggioso cavaliere a sconfiggere il mostro, ponendo fine al suo dominio sulle acque del Trasimeno.

San Francesco e il Lupo di Gubbio

Una delle leggende più celebri dell’Umbria riguarda San Francesco d’Assisi e il lupo di Gubbio. Gli abitanti, impauriti, si rivolsero a San Francesco, il quale decise di affrontare la bestia con parole di pace. Il lupo divenne così amico degli abitanti di Gubbio e visse in armonia con loro fino alla fine dei suoi giorni.

Altre Leggende Umbre

A Trevi, si racconta la storia di Sant’Emiliano, il patrono della città, che fu martirizzato nel 304 d.C. Narni, affascinante borgo medievale, nasconde un’antica leggenda legata a un misterioso tesoro nascosto nella sua rocca. Gubbio, città dal fascino medievale, è avvolta da numerose leggende legate a spiriti e fantasmi. Si racconta che, durante il Medioevo, un giovane soldato fu ingiustamente accusato di tradimento e condannato a morte.

Il Ponte del Diavolo: Leggende e Realtà

Dietro al nome del ponte c’è una leggenda sinistra, comune a quella di tanti altri ponti del diavolo. Il mito vuole infatti che la costruzione dell’attraversamento sia stata opera del Maligno.

La Leggenda del Ponte del Diavolo a Lanzo Torinese

Il Ponte del Diavolo (uno dei tanti così chiamati in Italia) è il simbolo di Lanzo Torinese e della stessa valle. Quasi tutti i piemontesi, almeno una volta nella loro vita sono andati al Ponte del Diavolo a Lanzo, o ne hanno sentito parlare. Ma cosa si cela dietro questo nome tanto spettrale, nonostante la sua bellezza? Il nome di questo paeseggio da fiaba, nasce dalla leggenda per la quale il ponte sarebbe stato costruito dal Diavolo in persona dopo che lo stesso crollò per ben due volte. Il prezzo sarebbe stata l’anima del primo malcapitato che lo avrebbe attraversato. Per aggirare l’accordo, gli abitatnti di Lanzo avrebbero fatto attraversare il ponte da un cane, scatenando così l’ira di Belzebù. Il Diavolo allora sbatté violentemente le zampe sulle rocce circostanti, come gesto dettato dalla rabbia e così, secondo leggenda si crearono le “Marmitte dei Giganti“.

Caratteristiche del Ponte del Diavolo a Lanzo Torinese

Il Ponte del Diavolo, con un’altezza di 16 metri e una lunghezza di 65, è uno splendido esempio di infrastruttura medievale a schiena d’asino. Fu eretto nel 1378 per collegare Lanzo e le sue valli con Torino, in modo da attraversare lo Stura e non dover passare per i territori amministrati da famiglie nobili ostili. Sulla sommità dell’arcata del ponte è stata costruita una porta.

Anche chiamato Ponte del Ròch, ovvero ponte in pietra in dialetto piemontese, fu costruito nel 1378 grazie al Vice Castellano di Lanzo. Il ponte ha una lunghezza totale di 65 metri ed è largo 2,27 metri; è situato in una gola stretta con le pareti a precipizio scavate fin da tempi preistorici dalle acque dello Stura.

Il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano

Il Ponte della Maddalena, meglio conosciuto con il nome di “Ponte del Diavolo“, è un’imponente costruzione medievale che unisce le due sponde del fiume Serchio in prossimità di Borgo a Mozzano (Lucca). Le dimensioni colossali e la precarietà strutturale hanno più volte messo in pericolo l’integrità di questo ponte richiedendo, nel corso dei secoli, continui interventi di restauro e dando vita ad una ricca fioritura di leggende.

La Leggenda del Ponte della Maddalena

Secondo questa leggenda, infatti, ai tempi della costruzione del ponte, il capo delle maestranze incaricate di eseguire i lavori decise di accettare l’aiuto di Satana per poter portare a termine il suo compito. L’uomo, infatti, non era riuscito a rispettare i tempi richiesti e sapeva con certezza che non avrebbe ultimato il ponte per la data prefissata. Ciò avrebbe gettato un enorme discredito sulla sua reputazione, e gli avrebbe attirato le antipatie dell’intera popolazione. Angosciato da questa terribile prospettiva, una sera sedette in riva al fiume in preda allo scoramento.

Gli operai sarebbero riusciti a completare la costruzione nell’arco di una sola notte, ma ad una condizione: il diavolo avrebbe portato via l’anima della prima persona che avrebbe valicato il ponte. Il capomastro, allettato dalla proposta che avrebbe risolto subito tutti i suoi problemi, accettò. In poche ore, il diavolo sollevò il ponte con sorprendente facilità e ne completò la costruzione.

Per il capomuratore, però la gioia fu di breve durata: subito gli sovvenne del terribile pegno che avrebbe dovuto pagare al diavolo e fu colto dai rimorsi. Disperato, si recò dal suo parroco e in confessione gli raccontò ogni cosa, chiedendogli consiglio. Dopo averlo ammonito, il prete lo rassicurò e gli suggerì una soluzione molto astuta: l’uomo avrebbe rispettato gli accordi, ma avrebbe fatto attraversare il ponte ad un cane bianco (o ad un maiale, secondo altre versioni della leggenda).

Il giorno stabilito per l’inaugurazione, il capomastro impedì alla gente del posto di avvicinarsi al ponte, facendo in modo che fosse l’animale ad oltrepassarlo per primo. Come previsto, il demonio si gettò sul cane, gli strappò l’anima e volò via: ma, resosi conto dell’inganno, per la rabbia si inabissò nelle acque del fiume e scomparve per sempre.

Il Ponte Gobbo di Bobbio

Questa versione del racconto somiglia molto alla leggenda del “Ponte Gobbo” di Bobbio, anch’esso detto “Ponte del Diavolo”. Nell’aspetto, questo ponte è straordinariamente simile a quello di Borgo a Mozzano, ma è più antico; sorge sul fiume Trebbia, in provincia di Piacenza.

Nella leggenda che lo riguarda, il costruttore è addirittura un santo: si tratta infatti di San Colombano. Il sant’uomo, non riuscendo a finire il lavoro nei termini previsti, accetta l’aiuto del diavolo in cambio della prima anima che oltrepassi il ponte. Al momento di assolvere ai suoi obblighi, San Colombano si serve di un cagnolino, beffando il demonio e rimandandolo all’inferno.

Ambedue le storie sono nate da un immaginario popolare facilmente impressionabile. A quei tempi, infatti, l’uomo era incline a ritenere le opere d’ingegneria veri e propri prodigi, tanto da attribuirne l’origine a un potere soprannaturale.

Come la costruzione di Bobbio, anche il Ponte della Maddalena è caratterizzato da un grande arco e da altre arcate di grandezza variabile che si snodano per tutta la lunghezza.

La morale di queste leggende serviva anche a minimizzare la paura del demonio, assai comune fra la gente del tempo. Il finale insegna infatti che il maligno può essere ingannato e che quindi non è invincibile.

La Pietra del Diavolo a Lucca

Per tutti i bambini, a Lucca, è arrivato questo momento: essere portati dai genitori o dai nonni in piazza Bernardini a toccare la "pietra del Diavolo" nel palazzo omonimo. Perché anche nella cattolicissima Lucca il Diavolo, come già abbiamo scritto, ha il suo posto. C'è il ponte omonimo sul Serchio, c'è la storia di Lucida Mansi. E c'è, poi, la pietra del Diavolo che campeggia in uno dei più bei palazzi di Lucca.

La pietra, lo ricordiamo, è in realtà un pezzo di cornicione di una finestra al pian terreno che sporge verso l'esterno. Secondo la leggenda, il nobile Martino Bernardini decise di costruire il suo bel palazzo (progettato da Matteo Civitali nel Cinquecento) proprio dove si trovava una sacra immagine della Madonna. In molti gli consigliarono di modificare il suo progetto o almeno di inserire la sacra immagine nel suo palazzo.

Il diavolo decise di intervenire e convinse il povero Martino ad eliminare la figura della Madonna. TerminatI i lavori di costruzione ci si accorse che lo stipite di una finestra non rimaneva fermo al suo posto, la pietra infatti, anche dopo molti tentativi di riposizionamento, continuava ad inclinarsi. In molti provarono a porvi rimedio per cancellare quell’azione diabolica, ma non vi riuscirono.

L'Isola di Torcello e il Ponte del Diavolo

Passeggio per la piazzetta di Torcello, dopo aver attraccato, non lontano dal campanile. D’estate è molto più affollato; oggi siamo in pochi a passeggiare tra la cattedrale ed il tempio.

Dopo una passeggiatina lungo la canaletta interna che taglia l’isola, eccolo là, ciò che stavo cercando. Un ponticello, un sottile e quasi insignificante ponticello in pietra… così sottile che…. reggerà se gli passo sopra? Quando mi trovo proprio sopra al ponte, una folata di brezza fresca della sera mi fa salire un brivido lungo la schiena, mentre il cielo volge all’imbrunire. Un gatto nero, a poca distanza da me, mi guarda in modo inquisitorio. Si vede che è di casa.

Capisco che è lui, ciò che stavo cercando; lui, che qui attende, incaricato dal Diavolo in persona, il pegno delle sette anime che la maga Ester ancora gli deve, dai tempi dell’occupazione austriaca. Ester strega e maga, contrasse un pegno con il peggior creditore; egli concesse alle anime di una bella nobildonna veneziana e di un giovane soldato di riunirsi nell’aldilà, dopo la loro morte. Ma la strega non pagò mai il suo pegno. Spero di non essere io, il pegno… forse è meglio che scenda da questo ponte.

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