Come altre zone di Napoli e la città stessa, via Partenope ha nella splendida vista sul mare di cui si può godere da ogni suo punto, la base del suo fascino e della sua bellezza, ma anche di quel pizzico di misticismo, che tanto la rende interessante agli occhi di turisti romantici e napoletani innamorati.
La Fondazione di Partenope
La città di Parthenope o Partenope, era una colonia della Magna Grecia, fondata dai Cumani intorno al terzo quarto del VII secolo a.C, in contemporanea alla fondazione di Cuma. Sorta in posizione particolarmente favorevole - circondata su tre lati dal mare - per i traffici marittimi, Partenope divenne ben presto molto più potente della città madre, a cui si oppose in alcune occasioni. Cuore pulsante di tutta la sua attività era il porto, situato verso l’attuale piazza del Municipio, dove approdavano tutte le navi dirette in Iberia, Sardegna e Baleari.
In seguito alla loro espulsione da Cuma, ad opera del tiranno Aristodemo di Cuma, alcuni membri dell’aristocrazia si stabilirono in città, facendo si che questa divenisse una dei più grandi porti del mediterraneo. La crescente importanza di Partenope, divenuta ormai “un’anti-Cuma”, produsse un crescente sviluppo urbanistico, che portò alla conseguente rifondazione della città come Neapolis.
L'Eredità di Partenope
Ma, per quanto si siano sforzati di trasformarla in una “città nuova” Napoli resterà per sempre legata alle sue radici, a quel nome, Partenope, che ancora oggi capeggia imponente nell’etimologia delle strade, come nel caso appunto di via Partenope; tra i monumenti della città, si pensi alla fontana dedicata a Parthenope, istallata in Piazza Sannazaro, e nel cuore degli stessi cittadini, orgogliosi di definirsi “ Partenopei”.
La Leggenda della Sirena Partenope
Il nome Partenope, che significa “verginale”, fu scelto per identificare una delle sirene che erano adorate nella Magna Grecia. Sono giunte fino a noi solo poche notizie storiche e attendibili inerenti i culti d’adorazione alla sirena, notizie, che riguardano principalmente una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore.
Pare infatti, che la sirena Parthenope la più bella del golfo, morì in seguito alle pene d’amore dovute al rifiuto del leggendaro eroe Ulisse. Il suo corpo senza vita approdò sulle rive dell’isolotto di Megaride in cui oggi sorge Castel dell’Ovo, e proprio lì sia stata sepolta una dei patroni di Napoli, santa Patrizia.
Secondo un’altra leggenda, invece, gli Argonauti passarono per l’isola dove viveva la sirena e Orfeo, che anche prese parte alla spedizione, suonò la cetra; Partenope morirà quindi suicida, affogandosi in mare. Fatto sta che i napoletani, da sempre famosi per la loro propensione al folclore e la loro “religiosità”, e probabilmente influenzati dalle credenze cumane, iniziarono a venerare la sirena come dea protettrice.
Il loro credo fu così forte da influenzare addirittura Virgilio, che utilizzerà il suo nome in senso poetico e Napoleone, a cui si deve il toponimo di Repubblica Parthenopea, altrimenti detta Repubblica Napoletana del 1799.
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