Il "Bagno di Nerone" sorge in prossimità dell’antica Porta a Lucca e non distante da Piazza dei Miracoli, in largo del Parlascio, termine che per i Germani significava luogo di combattimento di orsi. Situato nel Quartiere S. Antonio (Quartiere S. Antonio 1), si tratta di vestigia di epoca romana, di cui quella più cospicua è costituita da un edificio ottagonale absidato, con una cupola particolare. Si tratta di un locale per il bagno di aria calda (sudatio laconicum).

Archeologicamente si ritiene siano i resti di un ambiente molto più vasto, pertinente alle Terme (di Adriano?). Sono ruderi importanti essendo l’unico monumento romano ancora emergente in città. Situate sotto il livello stradale attuale (per accedere all’area, libera, si devono scendere diversi gradini), le vestigia daterebbero al I secolo d.C. (al tempo di Domiziano).

Cosimo III de’ Medici già le aveva fatte mettere in evidenza e restaurare tra il XVI e il XVII secolo. Si individuano poi dei muri perimetrali per altri locali (palestra, tepidarium, ecc.). Le terme romane del I sec. d. C., o Bagni di Nerone, erano un complesso molto vasto di strutture, dove la popolazione si recava quasi tutti i giorni per motivi igienici.

Origini e Denominazione

Le terme di Porta a Lucca, tradizionalmente note come terme o bagni di Nerone, sorgono in quello che doveva essere il settore nord-occidentale dell’abitato in epoca romana, immediatamente all’interno delle mura medievali, fra l’abbazia di S. Zeno ed il Duomo.

Le terme erano alimentate dall’acquedotto romano di Caldaccoli, del I sec. d.C., oggi visibile solo in parte nei pressi di San Giuliano Terme, da dove iniziava il suo percorso. Il coinvolgimento di Nerone nella costruzione delle terme non può essere avvenuto, perché il complesso termale è stato datato nell’ultimo ventennio del I secolo d.C., quindi quasi 20 anni dopo la morte dell’imperatore.

Perciò l’origine del nome è da ricercarsi nella leggenda di San Torpé, martire pisano, decapitato nel 68 d.C..

L’attribuzione a Nerone è dovuta ad una tradizione secondo cui l’imperatore romano avrebbe avuto nella sua vita intensi rapporti con la città di Pisa, ma è, secondo molti, un’attribuzione impropria.

Struttura e Architettura

La struttura quadrata all’esterno e ottagonale all’interno, che ancora mantiene i 4 muri perimetrali in laterizio, è stata identificata come il laconicum, per i bagni di aria calda. Alle terme romane la popolazione si recava quasi tutti i giorni per motivi igienici. Sono poi visibili i resti delle mura della palestra, dell’apodyterium (lo spogliatoio) e solo due pareti del tiepidarium.

Oggi, la lettura delle tecniche edilizie, delle caratteristiche strutturali e dei dati materiali, permette di datare l’edificio agli ultimi due decenni del I secolo d.C. e di metterlo in relazione con la famiglia dei Venuleii, protagonisti nel territorio pisano tra il I ed il II secolo d.C. Attualmente, le terme sono scarsamente conservate in elevato e percepibili sono in parte in estensione.

Dall’accesso posto a sud, a seguire di uno stretto corridoio, era presente un ambiente, l’apodyterium, una piccola sala riscaldata avente la funzione di spogliatoio, che si affacciava, a nord, verso la palestra, mentre sul lato occidentale era presente una prima sala riscaldata, il tepidarium. Si riconoscono, a seguire, ulteriori ambienti, come ad esempio il destrictarium, pavimentato con lastre di calcare ammonitico proveniente dai Monti Pisani, e il laconicum, l’unico ambiente conservato nella sua interezza. Il sistema di riscaldamento dell’impianto era, per la maggior parte del suo sviluppo, sotterraneo.

Nel 2014 l’area è stata ristudiata per l’elaborazione di una ricostruzione tridimensionale del sito, in particolar modo degli ambienti noti, in grado di far aumentare la comunicazione e la valorizzazione del complesso. In primo luogo è stato fondamentale recuperare le vecchie planimetrie realizzate durante i primi scavi archeologici.

Il Bastione del Parlascio

Nei pressi delle terme si trova il Bastione del Brunelleschi: durante la signoria di Cosimo il Vecchio de’Medici si avviarono alcuni progetti di fortificazione, tra cui la costruzione del Bastione del Parlascio che prende il nome dalla porta più antica, risalente al 1157 inglobata in esso.

Situato in prossimità dell’area archeologica delle Terme Romane, risulta un punto strategico dal punto di vista dell’interesse architettonico e dal punto di vista dell’accessibilità alle mura urbane, in quanto al suo interno è previsto un altro dei punti di salita. Il progetto di riqualificazione, del valore di circa 1.2 milioni di euro, è parte integrante del progetto mura con il suo camminamento in quota.

L’edificio, dopo alcuni interventi di sistemazione della copertura per evitare infiltrazioni d’acqua, si trova in uno stato di degrado avanzato ed attualmente non permette l’accesso alle mura. Il progetto prevede una fase di interventi preliminari, con scavi archeologici in prossimità della porta e dell’anteporta del Parlascio, ed interventi di restauro conservativo e di ripristino degli ambienti originari. A questi seguiranno i lavori per la rifunzionalizzazione degli spazi.

Il complesso architettonico dopo il recupero permetterà un’accoglienza turistica al suo interno con l’utilizzo degli spazi per informazioni, sosta, mostre. Inoltre consentirà il suo attraversamento interno con un percorso pedonale pubblico che sarà aperto nelle ore diurne.

La Chiesa di San Torpé

Di fianco ai cosiddetti "Bagni di Nerone" è situata la chiesa di San Torpé. L’edificio religioso è attestato a partire dal XIII secolo e appartiene ai frati Carmelitani Scalzi. La Chiesa, ampiamente restaurata nel XVIII secolo, dal 1260 conserva all’interno dell’altare maggiore, in un busto d’argento, la testa del santo, considerato uno dei Patroni della città.

La leggenda di San Torpé narra che nel I secolo d.C., il pisano Caius Silvius Torpetius, conosciuto anche come Torpé, Torpete e Tropez, fu ufficiale della corte di Nerone. Convertitosi al cristianesimo, fu catturato e torturato, morendo decapitato il 29 aprile del 68 d.C.

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