Umiltà è un termine ormai fuori moda e guardato con sospetto perché ambiguo. Nel pensiero comune, essere umili significa essere deboli.
Di fatto, basta consultare un paio di dizionari per verificare che la parola “umiltà” ha un significato diverso e riguarda la capacità di riconoscere i propri limiti, ma non solo. L’umiltà è un’attitudine positiva nei confronti della realtà che permette di imparare da ogni esperienza e porta con sé un’apertura nei confronti degli altri, priva di invidia e pregiudizio.
Umiltà s. f. [dal lat. humilĭtas -atis].
- Qualità di ciò che è umile, non nobile, modesto: u. di natali, di condizione; l’u. di un mestiere; l’u. di un lavoro non deve mai essere motivo di vergogna.
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- Sentimento e conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei proprî limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé: avere, dimostrare, fingere u.; è troppo pieno di sé, non ha un minimo di u.; l’u. è una delle virtù cristiane.
- Sentimento e atteggiamento umilmente riverente e sottomesso: se vuoi che Dio ti ascolti, devi pregarlo con u.; si presentò al direttore con molta u.; spesso l’u. dell’aspetto non corrisponde al modo di sentire.
- letter. Atteggiamento e contegno improntati a modestia e riservatezza: Ella si va, sentendosi laudare, Benignamente d’u.
Il Bagno di Umiltà nella Vita Quotidiana
Viviamo in una società competitiva in cui chi riesce a soddisfare ogni criterio imposto dall’esterno è considerato in linea con le aspettative; chi no, a volte, è spinto a ricorrere a imbrogli per mettersi in pari; altre invece si annienta (basti pensare a quei ragazzi che si sono tolti la vita, perché si sentivano dei falliti rispetto al loro percorso di studi). L’integrità è passata in secondo piano rispetto ai risultati individuali. Tendiamo a idealizzare le persone con i risultati che riportano in qualsiasi ambito. Si è soliti a considerare chi nella vita riesce come sovrumano, dimenticandoci, che nessuno è perfetto.
Diverse prove scientifiche hanno evidenziato come l’umiltà sia una potenzialità di enorme valore tanto nella sfera privata quanto in quella professionale. Ognuno può fare la sua parte coltivando tale valore. Ascoltando gli altri con rispetto, anche quando pensiamo di saperne di più, perché abbiamo sempre qualcosa da imparare, lasciando andare l’arroganza che spesso ci rende sordi, mostrandoci tolleranti, pazienti, riconoscenti verso chi ci aiuta, elogiando chi merita, chiedendo scusa quando sbagliamo. Alla fine siamo solo dei fili d’erba in un grande prato e la nostra insignificanza è una manna dal cielo che ci permette di affrontare la vita con leggerezza.
Siamo ciò che siamo, possiamo essere meglio, a patto di concentrarci sull’essere.
Il Significato Spirituale del Bagno di Umiltà
Gesù è il dono dell’umiltà di Dio. Gesù sceglie altrimenti. Gesù poteva starsene a casa sua e studiare un programma a tavolino delle cose che andavano fatte e poi scegliere le persone migliori adatte a fare i cambiamenti necessari…. Questo è ciò che piace a Dio ed è ciò che di più umano possiamo immaginarci.
La nuova alleanza di Gesù non è come la tradizionale alleanza tra chi sta in alto come Dio e chi è in basso come noi. È un linguaggio che tradisce e rinnega lo stile di Gesù che appunto ha scelto di scendere in basso, di immergersi e non di emergere. Ci hanno sempre insegnato che il battesimo lava via i peccati… questa cosa non mi ha mai convinto, perché poi di fatto l’esperienza ci mette quotidianamente di fronte allo smacco della possibilità di una vita impeccabile. Pensate al retaggio che ancora nella chiesa ci portiamo appresso quando chiamiamo: eminenza, eccellenza… coloro che dovrebbero essere a servizio.
Con Gesù facciamo un bagno di umiltà immergendoci nelle acque della miseria umana per toccare il fondo. È lì che, come Gesù, ci riconosciamo fratelli, bisognosi tutti di redenzione, e ci poniamo nei confronti degli altri come servi e accompagnatori.
Giovanni è il modello del discepolo umile e fedele. Egli si pone all’ultimo posto prefigurando in maniera inconsapevole che Gesù, attraverso il «battesimo di sangue» sceglierà quell’ultimo posto per offrire ad ogni uomo la possibilità di rinascere.
Dalle acque del Giordano si usciva confermati nella decisione di cambiare vita, dal «battesimo dello Spirito» si viene fuori trasformati. Il sacramento della riconciliazione, chiamato anche secondo battesimo, ci riporta idealmente al fiume Giordano e lì, sulla soglia, decidere da che parte stare, se seguire Gesù per lasciarci trasformare in terra promessa o tornare indietro e rimanere nel nostro deserto di solitudine.
Il Bagno di Umiltà come Consapevolezza
Non un bagno comune, nel quale si annacquano colpe e responsabilità. La presa di coscienza non la gestiamo noi, è lei che ci avvolge. Ed ecco che se guardiamo gli scenari tranquilli di sei mesi fa, ci chiediamo come possano esser stati possibile. La cornice cambia, cambiando il significato del quadro. Chi sta dentro e chi sta fuori. Cambiano i colori, le luci e le ombre si invertono e il senso della prospettiva ora si sviluppa, ora si perde.
Improvvisamente ti accorgi che non abbiamo saputo o voluto dare importanza, recepire e metabolizzare tutti i segnali che già erano sotto i nostri occhi. Ma come mai nessuno li ha visti? Tutto ciò è umano, non colpevolizziamoci. Lo sappiamo, ce lo ha insegnato la finanza comportamentale! È normale cogliere gli indizi che confermano le nostre convinzioni e non ascoltare le opinioni in conflitto, anche se a esprimerle sono persone del calibro di Mark Faber o George Soros.
L'Umiltà nell'Assaggio dell'Olio d'Oliva
Cosa significa ritornare alle origini? Significa ricordare cosa ci hanno insegnato al corso, ovvero che il giudizio del singolo non ha valore, ma è solo quello del gruppo (panel) che ha un qualche significato. E neanche solo il giudizio di un panel purchessia. Deve essere riconosciuto, molto meglio se accreditato, e ovviamente seguire tutte le regole del Consiglio oleicolo internazionale e Uni Iso.
Passando da questo bagno d'umiltà, in fondo piccolo piccolo, ogni assaggiatore può acquisire nuova autorevolezza. Riconoscendo che il giudizio del singolo è soggettivo, per definizione, si dà maggiore forza proprio alle competenze e alle esperienze che ciascuno ha acquisito nel corso del proprio percorso nel mondo degli oli d'oliva.
Lo stesso, ovviamente, vale per concorsi, guide & co che, per la stragrande maggioranza, sono la somma o la media di giudizi personali nell'ambito di procedure che non rispettano minimamente i requisiti del Consiglio oleicolo internazionale o della Uni Iso. Si tratta di gruppi di lavoro, non di panel. Non possono o debbono sostituirsi al panel test né diventare sostituti dei certificati di analisi, quali sono quelli di un comitato di assaggio.
Occorre evitare che i piani si sovrappongano o si confondano. C'è già abbastanza confusione nel mondo dell'olio di oliva perchè se ne aggiunga dell'altra.
Il Bagno di Umiltà in Psichiatria
Il 9 aprile 2025 sulla rivista scientifica Psychiatric Times è uscito un articolo che parla dei rischi e delle trappole in cui i professionisti della salute mentale possono incorrere.
Nicolas Badre e David Lehman descrivono tre storie cliniche. Sono racconti di errori, di eccessiva sicurezza, di rigide ideologie e di mancanza di umiltà. Queste storie devono aiutarci a riflettere, ad evitare etichette. Ci invitano a non ancorarsi a dottrine. Ci inducono ad evitare di restare fermi nel confort delle proprie conoscenze e delle proprie idee. Ogni operatore della salute mentale deve fare un bagno di umiltà.
Gli autori affermano che «senza di questi, la psichiatria rischia di scivolare nel caos, dove le etichette vengono applicate in modo approssimativo tanto da perdere il loro significato. Contro gli attacchi e le critiche ideologiche che non hanno alcun fondamento scientifico è necessario alzare uno scudo. È necessario, oggi più che mai, alzare una difesa dei modelli scientifici e culturali, ma senza innamorarsene. Bisogna restare vigili e in costante critica e rivisitazione.
Se c’è un aspetto che sottolinea l’azione di ciascun professionista sanitario è l’umiltà. L’umiltà emerge dal riconoscimento dei limiti del campo rispetto al vasto panorama della sofferenza umana».
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