La Reggia di Caserta custodisce uno dei più bei parchi al mondo, realizzato per volere di re Carlo di Borbone, con il suo insolito Giardino Inglese, il celebre Bagno di Venere, e il magico Criptoportico che riproduce suggestive rovine romane ispirate all’antica Pompei. Il fulcro del suo progetto, la Reggia di Caserta, è oggi una delle residenze reali più grandi al mondo, Patrimonio dell’Umanità dal 1997 insieme all’Acquedotto Carolino e al Belvedere di San Leucio.

Tra i siti dell’itinerario si trovano non solo sontuosi palazzi, ma anche vasti giardini. La Reggia di Caserta è parte di “Royal Europe”, un viaggio tra 10 dimore reali europee, alla scoperta dell’architettura del potere.

Il Giardino Inglese e il Bagno di Venere

Come detto, il verde della Reggia di Caserta è sostanzialmente diviso in due: il giardino all’italiana e il giardino inglese. Nell’ambito delle iniziative di promozione e comunicazione della Reggia di Caserta, sono state realizzate delle mappe di orientamento per i visitatori. Un angolo paradisiaco alle estreme propaggini del Giardino Inglese e della Reggia di Caserta è il Bagno di Venere, un'oasi di rara bellezza in un luogo appartato e incantato, dove una statua della dea della bellezza fa capolino tra le piante, prima di un tempietto a tholos.

Il Criptoportico

In quello inglese c’è il Bagno di Venere. Questo suggestivo spazio a galleria si affaccia sul Bagno di Venere, dando vita a una delle più affascinanti vedute del Giardino Inglese. Lì vicino c’è il Criptoportico che ha dentro statue romane, pavimenti non proprio safe e muri pericolanti.

Quando si entra, infatti, nel Criptoportico, Vanvitelli ci illude di trovarci in un’area archeologica, sul luogo di un antico ninfeo romano. Anfratto segreto contenuto in un ulteriore ambiente esclusivo e mistico, il Criptoportico è una sorta di grotta semicircolare dentro la quale si è ricostruito un tempio in rovina, con colonne e pilastri. Dentro una volta a cassettoni adornata da finti crolli e finte crepe, però, ci sono statue effettivamente reali, come una Venere e un sarcofago di marmo pavonazzetto. Il Criptoportico costeggia lo stesso laghetto nel quale si rispecchia la statua della Venere.

La Statua di Venere

Il Bagno di Venere è l’ambiente più suggestivo e ricco di scorci pittoreschi, così denominato per la presenza di una statua in marmo di Carrara - scolpita nel 1762 da Tommaso Solari - che ritrae la dea nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago, contornato da un bosco di allori, lecci ed esemplari monumentali di Taxus baccata. Lo specchio d’acqua ospita, infatti, una Venere in marmo di Carrara, ispirata al celebre modello classico dell’Afrodite accovacciata e scolpita da Tommaso Solari nel 1762. Scolpita da Tommaso Solari nel 1762 fu collocata qui verso il 1840.

Proprio dalle radici di un grande tasso secolare, piantato sul posto dal giardiniere Graefer, sgorga l'acqua che alimenta il laghetto, ulteriormente arricchito da una ricca vegetazione adatta al fresco e alla penombra. Le acque che la circondano scaturiscono dalla base di un albero di Tasso monumentale e da alcune cascatelle connesse alla Fontana del Pastore. La Venere quindi, proprio di fronte al Tasso dal quale la terra stessa sembra respirare, si china sul laghetto con una calma estrema, per osservarsi e osservare l’acqua, ogni goccia indistinta, come chi ha tutto il tempo a sua disposizione, un attimo prima del bagno.

Alle spalle della statua, un’apertura offre al visitatore un punto di vista privilegiato, dando vita a un intimo dialogo con la dea. In più (e infine) al visitatore, giunto un po’ per caso un po’ per istinto al cuore del Giardino Inglese della Reggia di Caserta, è offerta una prospettiva ancora più confidenziale della statua della dea. Superando un percorso parallelo con massi di tufo, in corrispondenza di una curva si giunge a un inaspettato scorcio che dà sulla schiena di Venere; ed è per questa furtiva vicinanza che si ha la definitiva sensazione di essere molto prossimi a un segreto.

Il Sogno di Carlo di Borbone

Nel 1734 il diciottenne Carlo di Borbone (1716-1788) giunge al trono di Napoli, un regno tornato indipendente dopo oltre 200 anni. Figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V, il sovrano porta in sé il segno di una cultura illuminata che gli consentirà di avviare importanti azioni di rinnovamento. Negli anni ’40 del Settecento il re comincia a immaginare un progetto visionario senza precedenti sul territorio. Il sogno di re Carlo prende forma nel 1750, con l’acquisto del feudo di Caserta per la cifra di 489.348,13 ducati.

L’idea di costruire una nuova capitale nell’entroterra, non lontano da Napoli, prende vita grazie ai progetti dell’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773). Il sogno di re Carlo non include solo l’edificazione della Reggia di Caserta, ma anche lo sviluppo della città e del territorio circostante, come dimostra la costruzione dell’Acquedotto Carolino. La sua realizzazione consente all’acqua di approvvigionare il Parco Reale ⎼ con le sue vasche e fontane ⎼ e il territorio, inclusi la città di Caserta e il Borgo di San Leucio. La visione di Carlo di Borbone ha cambiato per sempre le sorti del territorio.

La Reggia di Caserta è parte di World Heritage Journeys, il progetto sviluppato dall’UNESCO in collaborazione con National Geographic, finanziato dall’Unione Europea. Europe”, “Royal Europe” e “Underground Europe”. Comprende il Palazzo Reale, il Parco Reale, il Giardino Inglese, il Bosco di San Silvestro e l’Acquedotto Carolino.

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