Trieste, città di mare e crocevia di culture, vanta una lunga tradizione balneare. Dalle prime strutture galleggianti ai moderni stabilimenti, la costa triestina ha subito trasformazioni significative, mantenendo vivo il legame con il mare e le attività ricreative ad esso connesse.
I Primi Stabilimenti Balneari: Un'Innovazione del Passato
I primi stabilimenti balneari a Trieste rappresentavano un'innovazione per l'epoca. Tra questi, spiccano:
- Bagno Maria (1860 circa): Uno dei primi stabilimenti, immortalato in stampe colorate.
- Bagno (galleggiante) Buchler: Conosciuto anche come Bagno Boscaglia, veniva posizionato davanti al palazzo del Lloyd. Nel 1891, sotto la gestione della vedova Buchler, era chiamato "Galleggiante nazionale".
- Bagno galleggiante Soglio di Nettuno: Un altro esempio di stabilimento galleggiante che offriva ai bagnanti un'esperienza unica.
Lo Straordinario "Bagno Maria"
Il costruttore Edoardo Strudthoff volle iniziare i lavori dello Stabilimento Tecnico Triestino aperto nel 1857, con la costruzione dello “Stabilimento Balneare Maria”, il varo avvenne il 15 maggio 1858 nel cantiere di San Rocco, la costruzione fu rimorchiata nella rada di trieste, di fronte all’Hotel de la Ville e immediatamente messa in funzione. Il disegno a tempera dell’avvenimento è conservato al Museo Scaramangà di via Filzi. La struttura in ferro fusa da Ferrari e Chiozza, su progetto era dell’ing. Lorenzo Furian era larga circa 50 metri per 27, poggiava su una serie di tubi di ferro che formavano dei cassoni che ne permettevano il galeggiamento, tutt’intorno erano sistemate le cabine di legno. L’insieme era forte e resistente alle intemperie, ma allo stesso tempo molto elegante e arredato con lusso, c’erano due zone divise, una riservata agli uomini e una alle donne, aveva un ampio terrazzo, una sala e un caffè, i bagnanti avevano a disposizione il personale d’istruzione per il nuoto e la ginnastica. Dopo l’apertura della ferrovia, arrivarono forestieri soprattutto dalla Germania, Stiria e Carinzia, per approfittare dei benefici dei bagni di mare. Nel periodo invernale veniva rimorchiato in una zona riparata della Sacchetta.
L'Associazione Dopolavoro Ferroviario (DLF) di Trieste
L'Associazione Dopolavoro Ferroviario (DLF) di Trieste compie 90 anni. L’associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste è una delle realtà ricreative più conosciute sia in ambito nazionale che locale e che ogni triestino, almeno una volta nella sua vita, ha sicuramente frequentato. Per festeggiare l’evento, la sede locale del Dlf organizza una giornata di porte aperte al Museo Ferroviario di Campo Marzio, ad ingresso libero, domani dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per l’occasione, oltre ai plastici del Museo, saranno esposti anche quello Mittelberg di Lucio Chermaz, nonchè il nuovo impianto di vapore vivo, in scala 1, di Helmut Telefont.
Nel 1925 venne istituita l’Opera nazionale Dopolavoro (O.n.d.) racconta Claudio Vianello, presidente del Dlf di Trieste - a cui, in breve, aderirono tutte le realtà lavorative del paese, creando però all’interno una loro propria corporazione. Istituita con Regio Decreto n.1908 del 25 ottobre dello stesso anno quale struttura interna delle Ferrovie dello Stato, dipendente dall’Ufficio centrale del Dopolavoro Ferroviario, essa aveva lo scopo preciso di promuovere il sano e proficuo impiego degli agenti ferroviari nelle loro ore libere dal servizio.
Però nel corso degli anni il Flf subì vari mutamenti: nel 1992 nacque la S.p.a. Ferrovie dello Stato, cambiando la ragione sociale, e nel 1996 venne istituita ufficialmente l’Associazione nazionale Dlf, in continuità con il preesistente “Ufficio Centrale Dlf” che era stato soppresso.
Ma il DopoLavoro ferroviario a Trieste non ha bisogno di molte presentazioni vista la sua presenza diffusa e capillare sul territorio cittadino con varie strutture come lo stabilimento balneare Bagno Ferroviario, la mensa di via Filzi, il bar di piazza Vittorio Veneto, la Polisportiva e il campo di calcio a cinque di viale Miramare.
L’attività si divide in gruppi culturali e in sezioni sportive, come la sezione “Bocce”, ma include anche altre attività come lo sci, il gruppo subacqueo, il canottaggio, la pesca sportiva, il tennis e il judo. Accanto a queste discipline sportive l’associazione gestisce, tramite la Sat (Sezione appassionati trasporti costituita proprio nel 1975) il Museo Ferroviario di Campo Marzio, una realtà unica nel suo genere perché ospitata in un’ex stazione ferroviaria chiusa al regolare servizio passeggeri, importante soprattutto per la quantità di materiali raccolti ed esposti sia nella parte interna che in quella esterna.
Istituita con Regio Decreto n.1908 del 25 ottobre dello stesso anno quale struttura interna delle Ferrovie dello Stato, dipendente dall’Ufficio centrale del Dopolavoro Ferroviario, essa aveva lo scopo preciso di promuovere il sano e proficuo impiego degli agenti ferroviari nelle loro ore libere dal servizio.
La sede dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste, recentemente dalle sede storica di Piazza V. Veneto n.3 , si è trasferita in “ Scala al Belvedere n.1” vicino la stazione ferroviaria di Trieste Centrale. L’orario della sede è dalle ore 09. In tale periodo è possibile tesserarsi al bagno marino ogni giorno.
La tessera dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario, è una tessera nazionale e quindi può essere utilizzata in tutta Italia, presso tutte le strutture, per le convenzioni, o per le varie attività ricreative, culturali, sportive, turistico sociali e o di servizio.
Le foto documentano gli anni dall’apertura (maggio 1925) al periodo in cui l’OND (Opera Nazionale Dopolavoro), a cui aderiva Il Dopolavoro Ferroviario di Trieste, utilizzava le strutture per le proprie finalità ed il “Bagno Marino” veniva anche utilizzato come colonia marina.
ll CONI, appena costituito, vide l’immediata affiliazione del gruppo Canottaggio D.L.F. Nasce nel 1925 come colonia marina.
Va in pensione, dopo più di un secolo, la passerella in ferro, sospesa sui binari portuali di viale Miramare, che porta agli stabilimenti balneari del Dopolavoro ferroviario e del Cral dell’Autorità portuale.Da ieri è in funzione un passaggio in ghiaia, che attraversa a livello stradale la selva di binari diretti verso la Stazione centrale e il Porto vecchio.
Una svolta epocale per le abitudini di migliaia di triestini: a contarle, le generazioni che hanno utilizzato quell’esile struttura per raggiungere, festose, le acque del golfo, probabilmente non si finirebbe più.
Il “bagno del Ferroviario”, come si è sempre definito a Trieste quel tratto mare, è meta tradizionale dei bagnanti da prima della prima Guerra mondiale.
Resteranno comunque soddisfatti anche i tanti appassionati di storia triestina: la passerella non sarà smontata.
Altri Stabilimenti Balneari Storici di Trieste
Oltre al "Bagno Ferroviario", Trieste vanta altri stabilimenti balneari con una storia ricca e affascinante:
- Excelsior: Nato nel 1886, fu ampliato e dotato di attrezzature dall'architetto Edoardo Tureck. Nel 1909 fu dotato di un teatrino e di un ristorante, e l'anno seguente di una pista di pattinaggio, divenendo un ritrovo alla moda molto frequentato.
- GANZONI: Conosciuto come "bagno Megari", sorgeva accanto al castelletto della famiglia Cesare.
- CEDAS: Aperto nel 1926, fu ingrandito nel 1934 con un padiglione riservato agli uomini. Una violenta mareggiata nel 1966 ne spazzò via gran parte delle strutture.
- TOPOLINI: Costruiti nel 1935, questi padiglioni comunali offrivano un'alternativa gratuita per i bagnanti.
Il Porto Vecchio e il Contesto Urbano
Il comprensorio di Porto Vecchio si trova in zona centrale di Trieste (198.417 abitanti), e si sviluppa lungo la fascia costiera ricompresa tra l’abitato di Barcola e il Canale di Ponterosso (cuore della città); esso è delimitato dalla sede viaria di Viale Miramare e dal comprensorio della stazione ferroviaria centrale, occupando una superficie di circa 67 ettari.
La realizzazione dei fabbricati storici del Porto Vecchio si colloca in un arco temporale compreso tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900: il loro utilizzo era quello di deposito, conservazione e sosta delle merci, dal loro arrivo nel porto fino alla spedizione e distribuzione verso i paesi dell’Europa centro-orientale.
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