La Rosa di Natale: Un Fiore dal Significato Mistico
L’Elleboro fiorisce d’inverno. Per questo è chiamato più comunemente “Rosa di Natale”, denominazione suggestiva e talvolta fuorviante. Originario dell’Europa centrale, l’elleboro è diffuso soprattutto lungo l’arco alpino tra Italia e Austria e cresce prevalentemente nelle zone di montagna, elementi che ne fanno una pianta particolarmente resistente al freddo. Una curiosità: quelli che normalmente si chiamano petali, nei fiori dell’elleboro si chiamano sepali. Una volta fiorito, produce anche dei frutti. La pianta crescendo può raggiungere i 30 cm di altezza e le sue foglie frastagliate sono di un verde più o meno scuro.
Questa splendida pianta è chiamata “Rosa di Natale” non solo perché fiorisce verso la fine dell’autunno, nel periodo appena precedente all’arrivo del Natale, ma anche in virtù di una antica leggenda religiosa che la rende quasi mistica. Si narra infatti che nella prima notte della natività, il pastore Medeone, vedendo i Re Magi che si recavano alla grotta portando dei doni, cadde in preda alla disperazione perché non aveva con sé alcun regalo.
I suoi bellissimi fiori possono assumere diverse tonalità, dal bianco, al porpora, al rosa o addirittura al verde. Possiamo offrirvi una grande varietà di ellebori, guardateli qui. Per acquistarli bastano pochi e semplici click. Coltivate questi fiori, amateli.
La Rosa: Regina dei Fiori
La rosa è considerata la regina dei fiori ed è apprezzata per la sua bellezza e le tante varietà. Si usa a scopo ornamentale come fiore reciso oppure è coltivata in parchi, nei giardini o nei vasi. Se ne estrae l’essenza e l’aroma per utilizzarli in profumeria, in cosmetica, in erboristeria e in campo culinario. E’ tra i fiori più conosciuti dell’antichità.
Testimonianze della sua coltivazione arrivano dalla Cina, dall’Egitto, dalla Grecia e in generale da tutta l’area del bacino mediterraneo. Anche d’inverno è tempo di rose. Coltivatele piantandole a radice nuda. E’ il modo più efficace per ottenere splendide fioriture primaverili. Offriamo tante varietà per altrettanti colori. Le trovate nello shop on line.
Mito e Leggenda della Rosa
Afrodite, innamorata di Adone, cercò di soccorrerlo quando questi venne mortalmente ferito dall’attacco di un cinghiale. Nel farlo si ferì a causa di alcuni rovi: dal suo sangue sbocciarono magicamente delle rose rosse. Purtroppo la dea non riuscì a far nulla per salvare il giovane. In sua vece intervenne Zeus che, commosso dal suo dolore, concesse ad Adone di passare nel regno dei morti solo 4 mesi all’anno. Gli altri 8, equamente suddivisi, avrebbe potuto trascorrerli nel regno dei vivi e in un luogo a sua scelta.
Durante tutto il medioevo la rosa, in particolare quella di colore bianco, fu associata all’immagine della Vergine Maria ed assunse il significato di purezza. Così venne coltivata in tutti i luoghi di culto.
Pane e Pomodoro: Una Spiaggia con Storia
BARI - È definita la “spiaggia dei baresi”, perché frequentata per tutto l’anno da bambini, adulti e anziani, dato che rappresenta uno dei pochi accessi cittadini al mare, sicuramente il più vicino al centro. È il ritratto dell’amata Pane e Pomodoro, struttura balneare presente sul lungomare Armando Perotti dal 1997, ma in realtà da sempre esistita, seppur non come la conosciamo oggi. L’area su cui sorge porta infatti quel nome da tempo immemore. Pare derivi dal fatto che un tempo qui erano coltivate delle piante di pomodoro: chi veniva a farsi il bagno ne approfittava per cogliere i rossi frutti farcendo così il proprio panino.
Prima si trattava di un’insenatura con poca sabbia, composta più che altro da pietre e terriccio, che veniva però battuta da tanti baresi provenienti soprattutto dai quartieri Madonnella e Japigia. Poi dagli anni 70, con la realizzazione della strada costiera, anche Pane e Pomodoro (come l’intero lungomare sud di Bari) divenne pian piano preda del degrado più completo. Questo sino alla metà degli anni 90, quando il tratto di costa venne dotato di un arenile (grazie al riporto di tonnellate di sabbia) e di aree verdi e fu quindi inaugurato un vero e proprio “lido” aperto a tutti.
Da quel momento Pane Pomodoro, allargandosi verso corso Trieste e dotandosi anche di pontili, bar, attrezzi ginnici e giostrine, è diventata un punto di riferimento per bagnanti, runners, amanti degli sport acquatici, vecchietti che giocano a carte e anche stranieri. È qua infatti che studenti Erasmus, crocieristi e turisti giunti nel capoluogo pugliese da mezzo mondo, fanno sosta in estate per abbronzarsi e rinfrescarsi. Il tutto nonostante l'annoso problema dello scarico fognario, causa di inquinamento ogni volta che si scatena un temporale. Il punto è il troncone fognario presente in via Matteotti: quando piove molto, le acque bianche vanno a finire in quelle nere della fognatura, i depuratori non ce la fanno a sostenere il carico e quindi le paratie degli scarichi del “troppo pieno” si aprono e i liquami finiscono in mare.
Origini del Nome
Ma torniamo all’origine del curioso nome della spiaggia. «Io me lo ricordo ancora il contadino che aveva il suo campo nei pressi del litorale: si chiamava Girolamo - afferma il 77enne barese Vito Petino, assiduo frequentatore della zona sin dagli anni 50 -. Noi ragazzini venivamo dal quartiere Japigia e, dopo aver comprato una rosetta dal panificio Caricola, oltrepassavamo i binari grazie al ponticello che da via Messapia porta su viale Imperatore Traiano.
Negli anni 50 tra l’altro la spiaggia fu affiancata sul lato sud dal Gran Lido Marzulli: uno stabilimento all’avanguardia che, composto da seicento cabine, poteva in realtà definirsi un vero e proprio villaggio turistico. Gli anni 60 furono poi gli “anni d’oro” di Pane e Pomodoro. In alcuni video presenti su Youtube si vedono intere famiglie popolare il basso litorale. Notiamo donne, uomini e bambini che si abbronzano sul bagnasciuga per poi tuffarsi tra le onde del mare.
«La settimana di Ferragosto era la più intensa - ci dice ancora Petino -. Ma la situazione cambiò quando iniziarono i lavori per la realizzazione del tratto asfaltato del lungomare sud. Di lì a poco la zona fu presa d’assalto da delinquenza e prostituzione e Pane e Pomodoro si trasformò in una distesa dove parcheggiare l’auto e consumare rapporti sessuali. Un degrado da cui in realtà il lungomare sud fatica ancora oggi ad emergere. Buona parte del “quartiere” è infatti ancora caratterizzato dalla presenza di “donnine”, di palazzi occupati da rom, di strutture lasciate a marcire, di ville e case abbandonate.
Nel frattempo però la zona di Pane e Pomodoro è stata salvata. Grazie, come detto, alla “bonifica” dell’area che ha portato alla realizzazione della spiaggia attuale. Oggi a dare accesso al lido vi è un ingresso sormontato da un cartello a forma di onde sulle quali è inciso il nome di Pane e Pomodoro. Alla sinistra si sviluppa la distesa di sabbia protetta dai frangiflutti, lì dove i baresi piantano gli ombrelloni e stendono i teli colorati, i turisti ammirano lo skyline del centro storico e gli sportivi si cimentano nel surf, nel sup e nel kite. A destra invece si dispiega la parte verde dello stabilimento, in cui tra piccoli giardinetti si distinguono il pontile in legno spesso usato per fare yoga all’aperto, il tavolo da ping-pong di pietra e gli attrezzi ginnici per il corpo libero.
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